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	<title>MenteCritica &#187; Caffè nel Deserto</title>
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	<description>Non Esistono Questioni di Principio</description>
	<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 07:00:11 +0000</pubDate>
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		<title>La Forma del Cazzo</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 17:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saint</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>

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		<description><![CDATA[ Chiedo, il più umilmente possibile, scusa a J.L.B. Forse il modo migliore di mostrare il mio pentimento e la coscienza della pochezza di quanto scritto, sarebbe stato non pubblicarlo affatto e anzi distruggerlo, ma, da inane ed eterogeneo emulo degli sforzi del Menard, ho trovato difficile separarmi da questo stralcio faticosamente richiamato da uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><em> Chiedo, il più umilmente possibile, scusa a J.L.B. Forse il modo migliore di mostrare il mio pentimento e la coscienza della pochezza di quanto scritto, sarebbe stato non pubblicarlo affatto e anzi distruggerlo, ma, da inane ed eterogeneo emulo degli sforzi del Menard, ho trovato difficile separarmi da questo stralcio faticosamente richiamato da uno degli scaffali della biblioteca di Babele, dove tra l&#8217;altro avrebbe continuato in ogni caso ad esistere; ed ho inoltre, dopo lunghe riflessioni, convenuto con me stesso che quanto segue è, comunque, solo il mediocre frutto di un’ispirazione di molto più nobile e ammirevole provenienza, frutto di cui io non ho colpa, se non forse quella di averlo sognato, troppo frettolosamente, e senza alcun metodo, in una sola notte.</em></p></blockquote>
<p><span id="more-3476"></span><br />
Avvenne pochi giorni dopo. Alla morte di Mizar mi ero chiuso in casa; la tristezza l’aveva sostituito come unica compagna nei momenti in cui più debole su me si faceva la presa, tuttavia salda, della multiforme e monotona apatia; ma per qualche ragione, a causa di qualche motivo insondabile, di qualche misterioso o da me incompreso ente che con maliziosa vaghezza s’ingegnava d’interferire con le acquisizioni dei miei sensi e della mia ragione ingenerandomi sensazioni con esse contrastanti, avevo come un latente e tuttavia persistente sentore che nulla fosse cambiato, che lui fosse ancora lì accanto, che stessimo vivendo ancora i giorni che sapevo essere per sempre passati, che tutto nella mia vita, nella nostra, fosse sempre uguale a se stesso, e uguale attorno a noi il mondo e la terra in cui abitavamo. Le notizie, le facce, i rumori che venivano fuori dal medium (da poco c’erano state nuove elezioni, o dovevano esserci a breve) mi consolavano e confermavano nella mia quasi convinzione.</p>
<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/monstrorum1642.jpg" alt="monstrorum1642.jpg" /></p>
<p>Da questo stato d’incertezza mi riscossi di colpo: il mercato dei sogni mi vendette quel giorno solo l’amara verità. Camminando lungo Via dell’epifania, all’altezza di quell’anonimo bar dai tavolini laccati che tutti avranno notato, mi accorsi che la pubblicità sul cartellone ai piedi del quale Mizar soleva fare i propri bisogni era cambiata: fu allora che acquisii senza dubbio residuo la nozione che il mondo come lo conosceva lui già non esisteva più, che già veniva dimenticato, che tutto, quasi con crudeltà, continuava incessantemente ad evolversi e cambiare. Unica cosa immutabile era appunto la persistenza del cambiamento, meccanismo che impregnava il mondo intero, a prescindere dalle notizie, dissonanti, che per una settimana mi avevano sommerso, e comunque sentivo in continuazione, di quello che avveniva in parlamento. Lì sembrava regnare l’immobilità. Lì dentro, unico punto sulla terra, un’effimera avrebbe continuato a volteggiare nell’aria per decenni, forse per secoli. Pochi, e io non sono tra quelli, conoscono bene quel luogo, e io ne lessi per la prima volta su di un vecchio volume che riposava negli scaffali di mio nonno. Volume che divenne mio alla sua morte, e da cui riporto un brano:</p>
<p>«<em>Il parlamento (che altri chiama l’Italia), si compone – o sembra comporsi (il significato di questo inciso si comprenderà meglio dopo) -, secondo i riscontri più accreditati, di due ambienti principali, o camere, e da diversi e disparati ambienti accessori funzionali alla vita di coloro che lo abitano. Secondo la maggior parte delle fonti antiche, la struttura del luogo non sarebbe unitaria, trovandosi le due camere principali in due luoghi distinti e separati. Questo dato, che per lungo tempo è sembrato acquisito e immodificabile, viene sottoposto però negli ultimi tempi ad una severa verifica da diverse teorie e scuole di pensiero più o meno innovative. Il dibattito, di cui ci apprestiamo a dare un breve resoconto, scaturisce dalla constatazione di alcuni dati di fatto, della cui totalità non si può dare qui conto, riguardanti le due camere: in entrambe vengono fatte le stesse discussioni sugli stessi argomenti e prese le stesse decisioni, avvengono gli stessi scontri, si usano gli stessi toni. Secondo i teorici del relativismo della cognizione parlamentare su base biologica, scuola di pensiero a dir la verità ormai in disarmo, una sola stanza, l’unica esistente, sarebbe percepita da ognuno in modo diverso in base alla predisposizione personale, con la prevalenza, tra la popolazione, di due pattern percettivi principali. </em></p>
<p><em>La difficoltà nello stabilire l’origine genetica dei pattern di percezione, nonché il loro numero preciso, e nel comprendere se i due principali fossero degli schemi singoli ovvero degli insiemi di schemi affini, ha portato in breve, insieme al rapido apparire sulla scena di altre scuole di pensiero, al declino dei relativisti. Per un limitato periodo si è assistito quindi all’egemonia di una nuova teoria, originata dall’intuizione e dal lavoro del prof. A. Mutadotto, secondo la quale la percezione della natura dell’unica camera cambierebbe effettivamente, ma in base, questa volta, alle frequenti fluttuazioni energetiche del medium elettromagnetico attraverso il quale, noi abitanti dello spazio esterno, acquisiamo notizia di ciò che lì dentro avviene e dell’esistenza stessa di tale luogo. Teoria interessante, forse troppo poco approfondita e verificata, postulava tra l’altro che senza l’esistenza del medium quasi tutti ignorerebbero persino l’esistenza stessa del parlamento, e che un’eventuale scomparsa di quello, o del parlamento dalle sue trasmissioni, porterebbe in breve tempo all’oblio quasi completo del luogo in questione da parte della maggior parte degli abitanti dello spazio esterno. I risvolti più interessanti della teoria erano però, forse, altri. Molti studiosi si spinsero ad affermare che in effetti per la maggior parte delle persone non c’era molta differenza tra la verità fattuale e ciò che veniva veicolato dal medium come tale, e che al limite il parlamento, o qualsiasi altra cosa quello veicolasse, avrebbe potuto essere anche solo una bugia, un imbroglio, una creazione aleatoria di qualche software appositamente adibito dai gestori del medium, non essere mai esistito o accaduto; e questo non avrebbe cambiato niente. </em></p>
<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/box-0.gif" alt="box-0.gif" /></p>
<p><em>Su un piano più filosofico, di sicuro meno scientifico, quasi magico, si pone la teoria che attualmente riscontra più successo, che più delle altre, quantomeno, fa discutere e infiamma le menti, esposta da S. Avicefalo nel recente </em>Sulla natura della doppia illusione parlamentare<em>. Non rigettando completamente le argomentazioni di Mutadotto, specie sul ruolo deformante della realtà attribuito al medium, egli avanza ipotesi inquietanti, tacciate da molti di essere campate in aria e prive di riscontri scientifici, ma che danno la spiegazione ad oggi più affascinante di alcune peculiarità del fenomeno. Secondo Avicefalo esisterebbe una sola camera, mentre l’altra sarebbe il riflesso di quella stessa attraverso una sorta di specchio aereo ed impercettibile posto sul suo soffitto. La natura e l’origine di tale specchio sono il punto debole di questa teoria, poiché l’autore si limita a bofonchiare che esso è fatto di rabbia e d’incubo, e che si origina da un grumo denso di tali sentimenti che fluttua per l’aria. Se si riesce a tralasciare per un attimo questa questione, fondamentale, si legge sul tomo dell’Avicefalo che il riflesso di tale specchio non è fedele: riflette le stesse persone e gli stessi luoghi, ma traslati nel tempo. L’immagine che espelle è la proiezione futura di quella che fagocita. Questo spiegherebbe la differenza d’età, che molti testimoniano, tra gli occupanti delle due camere e, per sovvenuti e inevitabili decessi, quella di numero. Spiegherebbe altresì la comunanza di costumi e portamenti. </em></p>
<p><em>Il fatto che gli argomenti discussi nelle due camere, quella reale e quella apparente, o, meglio, quella presente e quella futura, siano uguali, sarebbe ulteriore prova dell’identità degli occupanti, e indice del fatto che gli argomenti di discussione siano destinati, per qualche motivo ancora oggetto d’indagine, ad essere sempre i medesimi, con l’unica variante di qualche permutazione di parole. Oscuro rimane anche, seppur l’Avicefalo l’ipotizzi collegato alla natura dello specchio, e forse proprio per quello, il processo di percezione di queste immagini (o dovremmo dire di quest’altra dimensione, di quest’altro tempo?) da parte di noi esterni. Si ipotizza qualche forma d’interferenza tra il campo energetico del medium e quello, comunque di natura diversa, dello specchio. Nonostante tutti questi passaggi oscuri, che forse necessitano solo di un po’ più di tempo e di studio per essere illuminati, quest’ultima teoria non risulta tanto incredibile se si considera per un attimo il carattere anch’esso magico, interlocutorio risulterebbe fin troppo eufemistico, di altri fenomeni che riguardano l’oggetto di questa breve e modesta dissertazione. Il fatto, ad esempio, che chi entri in parlamento, si dice, difficilmente riesca ad uscirne, nonostante molti disertino spesso la sala principale – o le sale? Il dubbio s’impone allo stato attuale delle speculazioni in merito – impegnati nell’estenuante ricerca di un pertugio dagli ambienti accessori verso l’esterno…</em>»</p>
<p>«<em>… e non ultimi, nell’elenco delle magie, vengono i leghisti, abitanti del parlamento quasi mitologici, novelli minotauri, poiché in loro risiederebbe la doppia natura di secessionisti e di governanti di uno stato unitario.</em>»</p>
<p>Credo che la citazione basti, non vorrei dilungarmi troppo; e poi il leggere dei leghisti mi ha fatto ritornare in mente una storia che ebbe a raccontarmi, ero ancora giovine, sempre il mio nonnino. Un giorno, parlavamo del grottesco e del paradossale, mi racconto di aver visto, sul medium, un uomo che parlava, uno degli abitanti del parlamento.</p>
<p>Più che quello che diceva l’aveva attirato però la sua faccia, la sua espressione. Non perché fosse sgradevole alla vista o buffa - erano banalità a cui egli non prestava attenzione i capricci che la natura spargeva qua e là sui suoi figli - ma perché gli dava una strana sensazione. Era come se, ad un livello sottostante a quello della pelle, o forse in un’altra dimensione percettiva, quella faccia fosse diversa, nascondesse un segreto, avesse un’altra forma.</p>
<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/pigsinthewind.jpg" alt="pigsinthewind.jpg" /></p>
<p>L’uomo criticava la legge elettorale (concetto sul quale risparmio un’altra citazione ancor più noiosa della precedente: vi basti sapere che serve a stabilire il meccanismo col quale si decidono gli abitanti del parlamento) a quel tempo vigente con toni aspri, enumerandone tutti i difetti e le brutture, utilizzando termini dalla valenza espressionistica che avrebbero fatto provare reale vergogna a chiunque ne fosse stato l’autore.</p>
<p>Mio nonno l’ascoltava, invero distrattamente, e continuava a scrutarlo, per carpirne il segreto, svelarne la vera natura, cogliere ciò che quella faccia voleva dirgli. A un certo punto l’oratore s’infervorò, il tono delle definizioni ingiuriose nei confronti della legge crebbe, finché in un infuocato accesso finale l’uomo, ormai quasi paonazzo, pronunciò il giudizio definitivo: “<em>E’ una porcata!</em>”.</p>
<p>Seguirono istanti di attonito silenzio; a chi avesse potuto scrutarli gli occhi del mio predecessore avrebbero mostrato, ammiccante dal fondo, la scintilla dell’intuizione; l’uomo riprese a parlare, lentamente, col sorriso monotono di prima, che acquisiva sfumature ora grottesche “<em>Ho giudicato la legge come se non fossi stato io a scriverla – disse - perché poteste biasimarla meglio. Ma sono io il suo autore. Al fine tutto è svelato. Adesso disprezzatemi!</em>” .</p>
<p>Che avesse detto questo veramente o no, che avesse forse semplicemente salutato i convitati e se ne fosse andato, non aveva invero importanza; mio nonno, aiutato dalla memoria, aveva sentito quelle parole. Le aveva sentite. Inequivocabili. E le aveva viste pronunciare. Come aveva visto la forma vera di quella faccia. L’aveva vista. Inequivocabile. La forma…</p>]]></content:encoded>
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		<title>Funeral Party</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 18:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diabolicomarco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[&#8220;Siamo qui per una ragazza che vive grazie all&#8217;amore che tutti noi proviamo per lei. Siamo qui perché così avrebbe voluto che fosse. Non un funerale ma una festa. Alcuni musicisti, suoi amici, suoneranno per noi.
Ascolteremo alcuni brani in silenzio. In seguito chi vorrà potrà alzarsi e donare agli altri un ricordo, un pezzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/funeral-party.jpg" alt="funeral-party.jpg" style="float: left; padding-right: 4px" />&#8220;Siamo qui per una ragazza che vive grazie all&#8217;amore che tutti noi proviamo per lei. Siamo qui perché così avrebbe voluto che fosse. Non un funerale ma una festa. Alcuni musicisti, suoi amici, suoneranno per noi.<br />
Ascolteremo alcuni brani in silenzio. In seguito chi vorrà potrà alzarsi e donare agli altri un ricordo, un pezzo di quell&#8217;amore che si tiene dentro o di dolore. Poi ci sposteremo nella sala qui accanto dove ci terrà la festa che ciascuno di noi ha contribuito a suo modo a realizzare.<br />
Grazie.&#8221;<br />
<span id="more-2331"></span><br />
Il teatro dell&#8217;oratorio ospita uno spettacolo insolito oggi. Sul palco una ragazza dai lunghi capelli corvini accorda l&#8217;arpa. Una signora di mezza età entra nella sala con l&#8217;aria di chi sa di essere in ritardo. Ha in mano una torta  ancora calda di forno che si sparge nella sala un profumo di mele caramellate. &#8220;Di là di là&#8230;&#8221;  le sussurra un&#8217;altra indicandole la sala del catechismo nella quale è stata imbandita una lunga tavolata.<br />
I bambini giocano nel cortile interno. Qualcuno è riuscito ad intrufolarsi nella sala e a sgraffignare qualche pizzetta e dei dolci. Ora si dividono il bottino fraternamente.<br />
La musica dolce e malinconica inizia ad invadere l&#8217;area. Le lacrime mi riempiono gli occhi, non posso sbattere le palpebre che rotolerebbero giù. Le ricaccio dentro a fatica. E&#8217; un funerale laico. Senza bara. Senza le ceneri di un giovane corpo cremato qualche giorno prima. Senza fiori. Senza preti che parlano di una persona che non hanno mai conosciuto. Ma il dolore&#8230; quello c&#8217;è.<br />
Qui parlano i suoi amici, i suoi parenti, gli studenti dell&#8217;università per la terza età per la quale ha speso tante energie anche quando la malattia che l&#8217;aveva colpita gliene aveva lasciate ben poche.<br />
Parla il compagno di una vita. Che non riesce a trattenere le lacrime.  E se ne scusa. Perché questo deve essere un giorno di festa. Perché così lei avrebbe voluto.</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/245-pink_posy.jpg" alt="245-pink_posy.jpg" /></p>
<p>Con il passare del tempo anche i più timidi vincono l&#8217;imbarazzo e si alzano. Per parlare di lei.<br />
Infine due ragazzi, giovanissimi, salgono sul palco con i loro flauti argentati tra le mani tremanti dall&#8217;emozione. Suonano l&#8217;inno alla gioia e altri brani. &#8220;Erano 3 anni che non suonava il flauto&#8221;, mi dirà la madre poi. &#8220;Diceva che non lo avrebbe mai più suonato. Ma ha voluto tornare a farlo. Per lei avrebbe voluto così&#8221;.</p>
<p>Non c&#8217;è più tempo. E non parlo del tempo che fugge, quello che <a href="http://www.mentecritica.net/sorella-morte/caffe-nel-deserto/lameduck/1912/">Sorella Morte</a> amministra come solo lei sa.<br />
Il prete ha storto il naso quando ha sentito parlare di una celebrazione funebre nei locali della parrocchia, per una persona che ha rifiutato il funerale cattolico e la sepoltura in terra consacrata. Devo constatare che con un&#8217;<em>offerta</em> esentasse di poche centinaia di euro non si entra forse nella Casa del Signore, ma nella sua sacrestia sì.<br />
Il tempo concesso però è di due ore. Tassative. Molte per un funerale cattolico da cui tutti non vedono l&#8217;ora di fuggire. Poche per un funeral party dove si mangia e si beve tutti insieme.</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/213-pink_lily_posy.jpg" alt="213-pink_lily_posy.jpg" /></p>
<p>Un sabato di fine novembre. La luce bianca del sole di mezzogiorno che entra verticale nel cortile accanto alla chiesa illumina i bambini che giocano, le loro mani appiccicose di zucchero, i loro sorrisi al cioccolato. Sembra quasi che Dio, che non era stato invitato, abbia deciso comunque di esserci.<br />
E&#8217; stata una festa bellissima, proprio come lei aveva desiderato.</p>
<p>Come dei bambini ce ne stiamo sperduti e persi davanti all&#8217;ignoto. Con le luci della festa, con le risate, insieme, vinciamo la <a href="http://www.mentecritica.net/la-paura-del-buio/caffe-amaro/dellefragilicose/1467/">Paura del Buio</a>.</p>
<p>Tornando a casa non posso che pensare: &#8220;Quando toccherà a me, vorrei che fosse così&#8221;.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Voglio Stare da Solo Insieme a Te</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Dec 2007 08:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>

		<category><![CDATA[persone]]></category>

		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

		<category><![CDATA[società]]></category>

		<category><![CDATA[solitudine]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; possibile vivere la propria vita tra la gente e con la gente ed essere allo stesso tempo soli? Le persone interagiscono continuamente tra di loro, si lavora insieme, si studia, si discute, si litiga, si compiono tutte quelle interazioni che comporta il vivere nella società.
Tuttavia ognuno di noi porta con se un bagaglio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; possibile vivere la propria vita tra la gente e con la gente ed essere allo stesso tempo soli? Le persone interagiscono continuamente tra di loro, si lavora insieme, si studia, si discute, si litiga, si compiono tutte quelle interazioni che comporta il vivere nella società.</p>
<p><span id="more-2135"></span>Tuttavia ognuno di noi porta con se un bagaglio di segreti, aspirazioni, invidie e sentimenti che difficilmente riesce a confidare ad un&#8217;altra persona, probabilmente per l&#8217;intimità di questi argomenti.</p>
<p>Mi chiedo come si fa a confidare queste cose ad una persona, che, per quanto vicina possa essere, non lo sarà mai così tanto da comprendere a pieno il nostro bagaglio emozionale, del resto non lo si può mica pretendere, ogni persona ha il suo carico di problemi e a sua volta è restia a condividere quelli che sono i suoi veri sentimenti.</p>
<p>Ma allora per quale motivo cerchiamo sempre di trovare delle persone con cui condividere questi aspetti della nostra personalità?</p>
<p>Per quale masochistico motivo siamo sempre alla ricerca di queste persone che consideriamo speciali, nonostante sappiamo bene che non ci sarà mai nessuno con cui poter condividere veramente il nostro vero io?</p>
<p>Possibile che questo comportamento sia una risposta alla solitudine delle persone?</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/solitudo.jpg" alt="solitudo.jpg" /></p>
<p>E&#8217; giusto nei nostri confronti e in quelli dei nostri compagni e amici accontentarsi di condividere il giusto e necessario al fine di garantire una lunga e proficua relazione? Come una sorta di tacito consenso a non rivelare rispettivamente il proprio vero volto, questa maschera pirandelliana  che scegliamo di mostrarci a vicenda,   magari per evitare di ferirci, di non mostrare troppo il fianco.</p>
<p>Abbiamo la paura di scoprire che la persone che consideriamo in un determinato modo, sono invece tutt&#8217;altro e quando lo scopriamo ci sentiamo feriti e amareggiati.</p>
<p>Ci sconsoliamo al solo pensiero che tutte le persone che conosciamo possano avere degli aspetti che non condividiamo, che queste persone che chiamiamo amici, fratelli, compagni, non siano le persone che crediamo, per poi rigettare subito il pensiero</p>
<p>Io credo che nonostante i nostri tentativi di condividere con il modo quello che siamo e che siamo diventati, alla fine non siamo altro che solitari che vagano per il mondo della vita attraversando folle di uno, nessuno e centomila persone altrettanto solitarie, e che ci abituiamo a portare queste maschere al punto di non sentirne più il peso, un piccolo sacrificio che facciamo per noi e per chi ci sta accanto.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Sorella Morte</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2007 08:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lameduck</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>

		<category><![CDATA[Leggere]]></category>

		<category><![CDATA[Oltre il Confine]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<category><![CDATA[morte]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se magari te l’aspettavi perché c’era stato quell’episodio precedente, un cuore che si ferma per interminabili minuti e poi riprende per un miracolo e lo sai che i miracoli avvengono solo una volta nella vita, quando perdi qualcuno che ti è caro è sempre una sorpresa, una scossa di terremoto, uno squarcio nell’ordine naturale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se magari te l’aspettavi perché c’era stato quell’episodio precedente, un cuore che si ferma per interminabili minuti e poi riprende per un miracolo e lo sai che i miracoli avvengono solo una volta nella vita, quando perdi qualcuno che ti è caro è sempre una sorpresa, una scossa di terremoto, uno squarcio nell’ordine naturale delle cose dove si affaccia chiassoso ed invadente il caos. E’ il non saper cosa fare adesso, la terra che ti manca sotto i piedi. Non può essere, ti ripeti. Ho capito male.<br />
<span id="more-1912"></span> Invece l’hai capito quando la dottoressina giovane giovane – potrebbe essere tua figlia, ti è venuta incontro con quell’espressione negli occhi che diceva “non ho potuto far nulla” e ha sussurrato “mi dispiace”.<br />
Questa volta i buoni miracolo sono terminati. Tu l’hai abbracciata perché dopo tutto l’hai vista fare tutto il possibile, quando è rimasta in ginocchio china per più di tre quarti d’ora su tua madre, cacciandole un tubo in gola, martellandole il petto ormai esausto, con te che reggevi una inutile e coreografica flebo. L’hai ringraziata per averci provato ad essere Dio invece che un semplice medico.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/albero.jpg" alt="albero.jpg" /></p>
<p>La botta personale l’hai ricevuta, ma tuo padre come reagirà? Cominci come al solito a preoccuparti più degli altri che di te stessa. E’ vecchio, sono stati assieme per cinquantanni, è diverso rimanere solo per un vecchio.<br />
Oh no, devi dirlo agli altri, ai parenti ed ai serpenti e sai già che nelle prossime ore sarà un disco rotto al telefono: “purtroppo devo darti una brutta notizia, questa volta se n’è andata davvero”. Ti stupirai di come tu rimarrai forte e lucida mentre i tuoi interlocutori scoppieranno a piangere al telefono. Tu sei forte, oppure ancora non te ne stai rendendo conto. Dicono che il peggio viene dopo qualche mese.</p>
<p>Sei privilegiata, potrai occuparti tu di tutto, nel settore li conosci tutti. Già, c’è da organizzare il funerale. Fai la telefonata: “sono io, sai la mamma…”, dall’altro lato una bestemmia, poi il conforto: &#8220;fai tutto tu, non ti preoccupare, pensa solo a mamma adesso&#8221;.  Sei esausta, per stasera ne sono successe abbastanza di cose. Riesci a dormire, nonostante tutto, con il tuo compagno che nel letto ti abbraccia ancora più forte del solito, senza parlare.</p>
<p>Ti risvegli e, certo, è successo davvero, non era un incubo. Non c’è tempo per la disperazione, il gioco si fa duro adesso. Entri nella sua camera dove tutto è rimasto congelato in un assurdo fermo immagine, con la pillola da prendere prima di andare a dormire ancora lì sul comodino. Devi scegliere gli abiti per vestirla e ti senti una ladra che rovista nel suo armadio. Ci vuole un cambio completo. Anche se è inverno scegli un bell’abito di seta. Sembra impossibile crederlo ma al funerale ci sarà, tra i parenti, chi noterà se il colore dell’abito si intona con le scarpe.</p>
<p>La tua amica l’ha vestita e pettinata e ti ha telefonato a fine turno chiedendoti se andava bene, perché se no tornava indietro con il treno per modificare qualunque cosa tu desiderassi.<br />
Ti solleva vederla così serena. Non avresti potuto rimanere con il ricordo di come l’hai vista ieri sera, con la sofferenza della vita che ancora appariva sul suo volto. Sono gli ultimi momenti che passi a fianco del suo corpo e cominci a sentirti mutilata. Ieri sera quando ti hanno detto che era morta hai pensato in un flash al cordone ombelicale, che ora è veramente tagliato per sempre. Oggi è una gamba che ti manca, un braccio. Lei è già in un&#8217;altra dimensione e devi solo abituarti a pensarla in forma diversa a sentirtela accanto comunque. Lei è lì in ogni caso, ed è più forte di prima. Siete soli te e lei e puoi piangere quanto ti pare. E’ domani che dovrai essere forte.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/fiore.jpg" alt="fiore.jpg" /></p>
<p>Una cosa è certa, non la lascerai sola. L’accompagnerai fino all’ultimo, rimarrai lì con lei quando conterai per 24 volte il suono dell’avvitatore, quando quel prete malandrino e anticonvenzionale ti farà leggere quel salmo così bello che si sente nei film americani, proprio accanto all’altare, anche se sei una peccatrice che non può ricevere la comunione.<br />
Andrai tu a prenderla quando sarà pronta la cassettina con le sue ceneri e la riporterai a casa.</p>
<p>La morte è burocrazia, lo sai: scartoffie, firme di parenti, fax, domande al Comune, moduli da compilare, marche da bollo. In questo caso, paradossalmente, tutta questa cartaccia ti ha aiutato a non pensare.<br />
Sorella morte ti ha fatto visita, ti ha messa alla prova, tu che la bazzichi tutti i giorni, e ha voluto vedere se eri tosta abbastanza come dicevi, se mantenevi il tuo professionale distacco. Tu l’hai guardata dritto negli occhi e le hai riso in faccia, anche se avevi il cuore spezzato.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Un Sogno Lungo una Vita</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 17:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nino</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[I sogni sono la risposta della mente al grigiore della vita, c&#8217;è chi sogna mentre lavora, chi sogna mentre passeggia, c&#8217;è chi sogna con una foto tra le dita mentre una lacrima gli solca la guancia, c&#8217;è chi sogna mentre abbraccia un cuscino memore di tanti notti insonni e di tanti pianti soffocati nel silenzio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I sogni sono la risposta della mente al grigiore della vita, c&#8217;è chi sogna mentre lavora, chi sogna mentre passeggia, c&#8217;è chi sogna con una foto tra le dita mentre una lacrima gli solca la guancia, c&#8217;è chi sogna mentre abbraccia un cuscino memore di tanti notti insonni e di tanti pianti soffocati nel silenzio assordante della notte, quella notte immensa che guarda da lontano, e che ascolta impotente i nostri desideri.<br />
<span id="more-1561"></span> La funzione dei sogni è quella di permetterci di aspirare a qualcosa di diverso per noi, per i nostri cari o perché no qualcosa di più grande, ci permettono di non rassegnarci allo stato delle cose e di sperare in un futuro o in una realtà più affine al nostro modo di essere, di pensare.</p>
<p>Non sono credente, ma se è vero che Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza è proprio questa abilità di sognare che ci rende simili a lui, quel tocco di divino che ci permette in qualche modo di creare interi universi dove le leggi che li controllano sono dettate dalla nostra volontà, realtà parallele dove siamo al tempo stesso registi e attori, dove possiamo permetterci di far girare il mondo intorno a noi o dove, in un ultimo estremo tentativo di creazione, possiamo sognare che l&#8217;universo, quello vero, non sia altro che il sogno effimero e infinitesimo della mente di Dio,  un tentativo di irrazionalizzare una realtà fin troppo razionale, fin troppo matematica tanto che nella sua linearità sfugge al nostro controllo. Ecco il sogno è quella zona franca dove ci rifuggiamo quando siamo travolti dagli eventi quotidiani, dalla routine.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/thedream-matisse.jpg" alt="thedream-matisse.jpg" /></p>
<p>I sogni, però, hanno la brutta tendenza a restare tali, difficilmente si avverano, spesso infatti restano una sorta di cuscino dove ci si culla a fine giornata al rientro dal lavoro, una sorta di coperta di Linus che ci protegge dalla quotidianità, perché questa difesa mentale dell&#8217;uomo e proprio quella che ci permette di <strong>vivere veramente</strong>, ci permette di non essere passivi di fronte alla vita di crearci degli obbiettivi, alcune culture hanno fatto del sogno la loro <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Solipsismo">filosofia di vita</a> a marcare l&#8217;importanza di questa pratica spesso osteggiata.</p>
<p>Spesso quando si vedono quei ragazzi con la testa tra le nuvole e li forziamo quasi a cambiare atteggiamento, a restare con i piedi per terra mentre loro vorrebbero solo raccontarci i loro universi e, perché no, un aiuto a cercare di concretizzare i loro sogni magari indicandogli solo la strada giusta, perché il mondo appartiene ai sognatori e i loro sogni sono la linfa dell&#8217;universo.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Pierangelo Bertoli: il Poeta</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Oct 2007 10:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spes74</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Il Pianeta che Ride]]></category>

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		<category><![CDATA[musica]]></category>

		<category><![CDATA[Pierangelo-Bertoli]]></category>

		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché l&#8217;ho definito il Poeta? Perché secondo me non c&#8217;è definizione più calzante. Quella è stata la sua &#8220;vera essenza&#8221; e continua ad esserlo anche a distanza di anni, esattamente cinque oggi, dalla sua morte. Pierangelo Bertoli nacque a Sassuolo nel 1942, terra notoriamente &#8220;fertile&#8221; in quanto a cantautori di un certo livello. Da bambino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/bertoli2.jpg" title="bertoli2.jpg" alt="bertoli2.jpg" align="left" hspace="6" />Perché l&#8217;ho definito il Poeta? Perché secondo me non c&#8217;è definizione più calzante. Quella è stata la sua &#8220;vera essenza&#8221; e continua ad esserlo anche a distanza di anni, esattamente cinque oggi, dalla sua morte. <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pierangelo_Bertoli">Pierangelo Bertoli</a></strong> nacque a Sassuolo nel 1942, terra notoriamente &#8220;fertile&#8221; in quanto a cantautori di un certo livello. Da bambino fu colpito dalla poliomenite che gli compromise per sempre l&#8217;uso delle gambe, costringendolo a vivere e a muoversi su una sedia a rotelle; tutto questo, però, non gli ha impedito di dedicarsi con tanta passione alla musica: ci ha regalato dei veri e propri capolavori.<span id="more-1656"></span><br />
Personalmente ne ho sentito parlare la prima volta poco più di venti anni fa, quando frequentavo ancora le scuole medie, grazie ad un professore di lettere molto anticonformista. Ne sono rimasta ammaliata. Stavamo preparando il presepe per uno di quei concorsi che si fanno tra scuole della stessa provincia e il caro professore ebbe una bellissima idea: il <strong>presepe ecologico</strong>. In pratica utilizzammo tutto materiale riciclato per rappresentare le frasi più significative del capolavoro assoluto, a mio avviso, di Pierangelo Bertoli: <strong><a href="http://angolotesti.leonardo.it/P/testi_canzoni_pierangelo_bertoli_3505/testo_canzone_eppure_soffia_314634.html">&#8220;Eppure Soffia&#8221;</a></strong>. Vincemmo &#8220;soltanto&#8221; il secondo premio, battuti dal più classico presepe con pastori, pecorelle e fiume con l&#8217;acqua vera che scorre! Poco male, almeno per me: iniziai ad <strong><a href="http://www.mentecritica.net/eppure-il-vento-soffia-ancora/il-pianeta-che-ride/spes74/573/">acquisire il senso civico</a></strong> che tutti i professori dovrebbero insegnare ai propri alunni, oltre naturalmente ad aver imparato ad apprezzare un Grande della nostra musica.</p>
<p>&#8220;Eppure Soffia&#8221; mi commuove e mi colpisce ancora, a distanza di anni, per la sua forza e la sua attualità, nonostante si tratti di un brano del 1976. Frasi come &#8220;<em>E l&#8217;acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi, la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi, uccelli che volano a stento malati di morte, il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte</em>&#8220;, oppure &#8220;<em>un&#8217;isola intera ha trovato nel mare una tomba, il falso progresso ha voluto provare una bomba, poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita, invece le porta la morte perché è radioattiva</em>&#8221; e ancora <em>&#8220;Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale, ha dato il suo putrido segno all&#8217;istinto bestiale, ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario, e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario&#8221;</em> le trovo terribilmente profetiche e di una sensibilità enorme. Perché stiamo parlando di una persona molto sensibile, sul piano civile e verso i più deboli.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/wheelchair.gif" alt="wheelchair.gif" /></p>
<p>Un altro brano profondamente significativo è sicuramente <strong><a href="http://angolotesti.leonardo.it/P/testi_canzoni_pierangelo_bertoli_3505/testo_canzone_a_muso_duro_314619.html">&#8220;A Muso Duro&#8221;</a></strong>, una riflessione in chiave autobiografica sul ruolo civile del cantautore.<br />
Ho cercato un po&#8217; in rete qualche bella biografia del Poeta ma, quasi a voler rispettare l&#8217;aspetto schivo e mai sotto i riflettori che ha caratterizzato la sua vita, non ho trovato milioni di pagine (come succede generalmente per starlette varie). A parte il tributo del suo <strong><a href="http://www.bertolifansclub.org/">fanclub ufficiale</a></strong>, mi hanno colpita alcune frasi della sua biografia pubblicate su <strong><a href="http://biografie.leonardo.it/biografia.htm?BioID=331&amp;biografia=Pierangelo+Bertoli">Leonardo</a></strong>. Le riporto perchè le trovo significative.</p>
<p><em>Il 1991 si apre per Bertoli con una decisione coraggiosa: quella di prendere parte al Festival di Sanremo (vi è poi tornato anche nel 1992), una manifestazione per molti versi lontanissima dalla linea ideologica ed artistica che ha sempre guidato l&#8217;attività del cantautore, <strong>contrario alla progressiva esaltazione degli aspetti edonistici che la musica commerciale andava sempre più assumendo</strong>. In quell&#8217;occasione, invece, l&#8217;obiettivo di Bertoli era ben preciso: far conoscere dal palcoscenico più popolare della canzone italiana un brano inusuale e suggestivo, &#8220;Disamparados (Spunta la luna dal monte)&#8221;, presentandolo insieme al gruppo sardo dei Tazenda, in un&#8217;ottica di recupero delle tradizioni folcloristiche ed etniche in un momento in cui questo tipo di discorso artistico non era ancora diventato banalmente di moda. [...] <strong>era spesso impegnato in iniziative di solidarietà e beneficenza</strong>. [...] Aveva fama di essere un uomo duro e scontroso, invece era solo un cantante sensibile che <strong>concedeva poco al vittimismo e molto al rigore delle scelte esistenziali</strong>. Combattivo e battagliero, <strong>incapace di qualunque ipocrisia</strong> [...]<br />
</em></p>
<p>Parole molto belle, usate per ricordare un Poeta scomparso. Ma forse non c&#8217;è bisogno: la Poesia, quella vera, non muore mai.</p>
<p align="center">[youtube JexIs3zXjsQ]</p>]]></content:encoded>
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		<title>Quel giorno</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Aug 2007 16:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saint</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Oppressi da un peso insondabile, il dolore del mondo offeso, o solo quello del nostro di mondo, troppo spesso camminiamo curvi, lo sguardo rivolto a terra, senza dare la possibilità a nessuno d’incrociarlo.
Le altre ombre sulla strada ci passano accanto, sovrappongono alle nostre le loro proiezioni, le loro vite, lungo attimi che, a prescindere dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oppressi da un peso insondabile, il dolore del mondo offeso, o solo quello del nostro di mondo, troppo spesso camminiamo curvi, lo sguardo rivolto a terra, senza dare la possibilità a nessuno d’incrociarlo.</p>
<p><span id="more-1211"></span>Le altre ombre sulla strada ci passano accanto, sovrappongono alle nostre le loro proiezioni, le loro vite, lungo attimi che, a prescindere dalla loro durata terrena, rimangono sempre effimeri, perché effimera è prima di tutto la percezione che abbiamo di essi; di esse. Effimere non in se, queste ombre lo sono per noi, dentro di noi. Poi, a volte, all’improvviso, tra l’intrico loro si fa spazio un raggio di sole, e tutto cambia. Quel raggio non cancella le ombre, anzi le rafforza, le definisce, ridona loro forma umana. E ridona forma agli edifici, alle piante, alla natura e alla vita che ci scorre intorno.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/donna-allo-specchio.jpg" alt="donna-allo-specchio.jpg" /></p>
<p>Allo stesso tempo un senso di freschezza ricorda al tuo corpo che è ancora vivo. La massa di ghiaccio, il peso di prima, negli anni condensatasi attorno al nucleo dei veri problemi e delle piccole insicurezze d’ogni giorno, si scioglie poco alla volta, ma sempre più velocemente, in rivoli che danno i brividi lungo la schiena. Quel cuore che con la sua temperatura aveva reso possibile quel massiccio brinamento riprende calore, batte più forte, irrora ogni parte del corpo. La lingua improvvisamente vuole parlare, non si fermerebbe più, le orecchie percepiscono nitidamente i suoni, quel suono; lo bramano, quel suono che ha innescato tutto. È ancora lì, lo ascoltano; ma ne bramano di più: ogni frase è troppo corta, ogni parola dona un’emozione a malapena sostenibile, che non vedi l’ora di riprovare. Poi alzi gli occhi, guardi, veramente; capisci. Stai guardando ciò che aspettavi di guardare, ma che forse non sapevi d’aspettare.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/face.jpg" alt="face.jpg" /></p>
<p>Ogni giorno ognuno di noi incontra molta gente: per strada, sull’autobus, in vacanza. Purtroppo, a volte, il nostro passato, il presente, o la nostra natura, ce lo impediscono, ma non dovremmo mai essere superficiali o impermeabili quando incontriamo qualcuno: ogni persona potrebbe essere speciale. Ogni persona lo è, effettivamente, a modo suo. Fortunatamente però quando incontri quella che è speciale per te lo capisci, te ne accorgi ugualmente, anche se qualcosa, qualcuno, probabilmente tu stesso, volesse impedirtelo.Quel giorno forse, purtroppo, potrebbe anche non arrivare mai, potrebbe essere domani, o potrebbe essere stato il 29 agosto di due anni fa, un lungo pomeriggio, ma come mi parve troppo corto allora, passato a chiacchierare all’ombra degli alberi. Grazie M.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Musam - Un&#8217;Emozione da Scoprire</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jul 2007 13:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgia</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[aviazione]]></category>

		<category><![CDATA[guerra]]></category>

		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando siamo arrivati a Vigna di Valle, un ex idroscalo, non mi sembrava vero. Non vedevo l&#8217;ora di visitare tutti gli hangar, di farmi una foto per ogni aereo che vedevo, di rispolverare la passione per gli aerei e per il volo, di andare alla scoperta di un luogo che ancora non conoscevo ma che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/francescobaracca.jpg" hspace="3" alt="francescobaracca.jpg" title="francescobaracca.jpg" />Quando siamo arrivati a Vigna di Valle, un ex idroscalo, non mi sembrava vero. Non vedevo l&#8217;ora di visitare tutti gli hangar, di farmi una foto per ogni aereo che vedevo, di rispolverare la passione per gli aerei e per il volo, di andare alla scoperta di un luogo che ancora non conoscevo ma che sapevo già mi avrebbe affascinato!<br />
<span id="more-105"></span> L&#8217;atmosfera che si respira lì è favolosa, il <a href="http://www.aeronautica.difesa.it/SitoAM/Default.asp?idente=1404">Museo Storico dell&#8217;Aeronautica Militare</a> è situato sulla riva del lago, e questo, con la sua nebbia, contribuisce a incorniciare il tutto.<br />
Una tra le cose che mi hanno colpito maggiormente è il fatto che tutti gli aerei che ci sono hanno volato. Ognuno di loro sembra ti sussurri la propria storia, le proprie avventure e quelle dei propri equipaggi, ogni aereo ha affrontato dei pericoli, stabilito dei record, ha rappresentato la vita (e, a volte, anche la morte) delle persone che con lui hanno volato.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/vigna-badoni-4.jpg" alt="vigna-badoni-4.jpg" /></p>
<p>Forse è proprio questa la cosa affascinante del posto: il tragico ma orgoglioso senso di malinconia che si prova vedendo gli aerei, così possenti, e leggendo contemporaneamente le storie di coloro che hanno trovato con essi la morte. La dolce mescolanza di Potenza e Tragedia, di Grandezza e Fragilità. Forse è per questo che, girovagando per gli hangar, ho respirato un senso quasi di sacralità, di rispetto e pietà nei confronti di quegli uomini che hanno pagato la fama del loro nome rendendo la vita.<br />
Al di là del velo di tristezza che ho provato, è stata un&#8217;esperienza a dir poco entusiasmante: vedere i primi aerei (tra cui quello dei Wright), ancora con le ali di tela e le eliche di legno (talvolta sforacchiate durante i combattimenti anche dai propri colpi), con i simboli e i motti più strani sopra (&#8221;<a href="http://www.aeronautica.difesa.it/sitoam/images/CR42%20TESTO-FOTO%20ALL%20IN%20ONE%20180X254.pdf">VARDA CHE TE SBREGO!</a>&#8221; (pdf) è uno dei tanti), vedere gli enormi idrovolanti, gli aerei con le macchine fotografiche a bordo, l&#8217;aereo a doppia elica che ha battuto il record di velocità..<br />
Insomma, è veramente un posto suggestivo, che merita di essere visitato anche più volte, per poter cogliere ogni suo piccolo particolare. Una piccola magia sul lago di Bracciano!</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/cr-42_2.jpg" alt="cr-42_2.jpg" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cara Mamma</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jul 2007 15:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>

		<category><![CDATA[al-femminile]]></category>

		<category><![CDATA[famiglia]]></category>

		<category><![CDATA[femminile]]></category>

		<category><![CDATA[genitori]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; la seconda volta che ti scrivo. La prima volta, adolescente, scrissi su di un foglio le mie confidenze, sperando tu potessi così entrare nel mio mondo. Lasciai il tutto sul solito comodino.
Me ne riappropriai prima che tu te ne accorgessi. Sei rimasta al di fuori del mio mondo, mio malgrado. Devo aver chiuso la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; la seconda volta che ti scrivo. La prima volta, adolescente, scrissi su di un foglio le mie confidenze, sperando tu potessi così entrare nel mio mondo. Lasciai il tutto sul solito comodino.</p>
<p><span id="more-755"></span>Me ne riappropriai prima che tu te ne accorgessi. Sei rimasta al di fuori del mio mondo, mio malgrado. Devo aver chiuso la porta senza neanche accorgermene.<br />
Ora, donna, mi accorgo che neanche io sono mai riuscita ad entrare nel tuo mondo. Con i miei bisogni di figlia, intravedevo le tue sofferenze, ma non avevo il coraggio di muovere le mie forze per scostare le siepi che mi separavano dai tuoi sentimenti più profondi. Intravedevo i tuoi disagi, ma percepivo solamente la forza con cui riuscivi a superarli, grazie al tuo carattere.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/occhi-mamma.jpg" alt="occhi-mamma.jpg" /></p>
<p>Ora capisco. Ora ho la forza per scostare la siepe. Ora riesco a vedere cosa c&#8217;è al di là.<br />
Vedo sofferenza per un amore sbagliato, un amore che tuttavia hai saputo difendere a spada tratta, per me. Solo per me. Quanto hai sofferto per questo, mamma?<br />
Se prima non ero in grado di comprendere, ora non è più così.<br />
Non rinunciare ai tuoi sogni per me. Io ormai ne ho di miei.<br />
Sto intraprendendo, per quanto possa sembrare buia e tortuosa, una strada che sento mi porterà alla felicità. La fine di quella strada, io la vedo luminosa!<br />
Corri verso la tua meta luminosa, mamma: non potrò che essere felice, quando vedrò il tuo sorriso risplendere!</p>]]></content:encoded>
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		<title>Mario Rossi</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2007 06:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>

		<category><![CDATA[dio]]></category>

		<category><![CDATA[filosofia]]></category>

		<category><![CDATA[satira]]></category>

		<category><![CDATA[universo]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiamava Mario Rossi: c&#8217;è un tot di Mario Rossi in Italia, in tutte le città, cionondimeno lui si chiamava Mario Rossi: succede.
Non era né basso né alto, né grasso né magro, né presbite né miope, né elegante né sciatto, né intelligente né scemo.
Non era. Era un Mario Rossi, con un problema: lui somigliava. Somigliava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/rossi.jpg" alt="rossi.jpg" title="rossi.jpg" align="left" hspace="6" />Si chiamava Mario Rossi: c&#8217;è un tot di Mario Rossi in Italia, in tutte le città, cionondimeno lui si chiamava Mario Rossi: succede.<br />
Non era né basso né alto, né grasso né magro, né presbite né miope, né elegante né sciatto, né intelligente né scemo.<br />
Non era. Era un Mario Rossi, con un problema: lui somigliava. Somigliava sempre, in assoluto. Somigliava e basta. Fu il dramma della sua vita.</p>
<p align="justify"><span id="more-551"></span>Appena nato, nella nursery, somigliava a tutti i neonati: è pur vero che un po&#8217; si somigliano, un po&#8217; tanto, un po&#8217; tutti; ma lui somigliava più di tutti a tutti. I genitori fermi davanti alle schiere di lettini dicevano: &#8220;Guarda quello lì, somiglia tutto a mio figlio&#8221;, e subito c&#8217;era un altro genitore che diceva: &#8220;Strano, somiglia anche al mio&#8221;.</p>
<p align="justify">Agli esami per la quinta elementare, preparatissimo, fu bocciato perché scambiato per un suo compagno di classe che gli somigliava tanto: e ci volle del bello e del buono per convincere la commissione del proprio errore. Il presidente della commissione d&#8217;esame, seccato, se ne sortì dicendo: &#8220;Il Mario Rossi dovevano metterlo in un&#8217;altra classe, ingenera confusione, somiglia a tutti&#8221;. Una buona idea, a ben vedere, se non che, come disse il direttore didattico di quella scuola elementare, già avevano provato a inserirlo in altre quinte con nessun risultato. &#8220;Sa com&#8217;è, disse il direttore al presidente, &#8220;il Mario Rossi è uno così. Somiglia&#8221;.</p>
<p align="justify">Ogni giorno, camminando per strada, Mario Rossi incontrava qualcuno, sconosciuto per solito, che lo salutava scambiandolo per un altro e in tutte le scuole che frequentò sempre gli accadde di somigliare. Gliene venne, da questa sua somiglianza, una sorta di remissività caratteriale, come un abbandono fatalistico. Alla solita frase: &#8220;Tu&#8230;.scusi, lei, mi ricorda un amico carissimo&#8221;, Mario Rossi ormai da tempo sorrideva con struggente malinconia. Conobbe l&#8217;amore, perché questo è dato anche a chi somiglia. Fu questa una stagione lieta dei suoi vent&#8217;anni. Poi, alle soglie del matrimonio, lei conobbe uno che somigliava tanto a lui, &#8220;Siete così somiglianti&#8221;, gli disse, &#8220;che quasi non c&#8217;è differenza, e quella che c&#8217;è, cerca di capirmi, m&#8217;induce a sposare lui e non te&#8221;.</p>
<p align="justify">Rimase scapolo e non poteva essere altrimenti. Anche nel lavoro la sua somiglianza gli creò non pochi problemi. Era un ottimo lavoratore: puntuale, diligente, meritevole certo di avanzamenti di carriera che venivano concessi ad altri, altri che, sempre, somigliavano tanto a lui.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/signorrossi.jpg" alt="signorrossi.jpg" /></p>
<p align="justify">Era un buon cattolico, praticante e osservante, Mario Rossi. Sopportava con cristiana tolleranza le mille e una iatture che la somiglianza gli procurava.<br />
Sorrideva anche, sempre più remissivo e malinconico, e a sera, davanti a quello specchio del bagno che gli rendeva tutta intera la sua speculare somiglianza, si diceva &#8220;Anch&#8217;io sono fatto a immagine e somiglianza di Dio e Dio quindi somiglia anche a me&#8221;.</p>
<p align="justify">Un pensiero così elevato certo lo sostenne in non poche delle sue traversie - è dato dalla fede - e per non poche stagioni della sua vita. Ma venne il tempo che Mario Rossi più non resse. Risparmiò su tutto. Accantonò lira su lira. Aveva deciso. Una plastica facciale poteva risolvere il suo problema. L&#8217;avrebbe risolto. Così fece. Cambiò faccia. Invano: perché la somiglianza è qualcosa di più e d&#8217;altro che un tratto, che un soma; è una qualità dentro che dà comportamenti, atteggiamenti, modi d&#8217;essere, appunto, somiglianti.</p>
<p align="justify">Perfino sua madre, vecchia e morente, gli disse: &#8220;Mario mio, hanno fatto un bel lavoro, davvero somigli tutto al mio Mario&#8221;, e morì.<br />
Si fece la sua vita in malinconica e sorridente solitudine, confortato sempre e soltanto dalla certezza di una fede che gli garantiva la più gratificante delle somiglianze: quella con Dio. &#8230;. E morì. E nella camera ardente dell&#8217;ospedale fu scambiato con un altro deceduto, tipico caso di somiglianza <em>post mortem</em>, tant&#8217;è che oggi sulla sua tomba c&#8217;è chi mette fiori, gli fanno visita parenti e amici e congiunti che mai ha avuto in vita, e c&#8217;è chi lo piange e lo ricorda mentre, in tutt&#8217;altra parte del grande cimitero metropolitano, c&#8217;è una tomba disordinata e sciatta, nella quale un tristissimo eterno dormiente si domanda che cosa abbia fatto in vita per meritarsi tanto abbandono da parte dei suoi cari.</p>
<p align="justify">Salito in cielo, al cospetto di Pietro, il nostro somigliante si presentò: &#8220;Mario Rossi, cristiano cattolico apostolico romano fatto a immagine e somiglianza di Dio&#8221;.</p>
<p align="justify">San Pietro lo scrutò e impallidì: &#8220;È vero&#8221;, esclamò, &#8220;gli somigli tutto. Sembri proprio lui. E&#8217; un bel problema. Dove ti metto? Non fra i Beati e nemmeno tra i Santi: potrebbero pensare che Lui fosse sceso tra loro, cosa questa mai successa in <em>saecula saeculorum</em>. Sai com&#8217;è, questo è per antonomasia il Regno dell&#8217;Ordine, ognuno al proprio posto. Che fare? Solo Lui può risolvere questo problema.&#8221; E Dio lo risolse, Chiamò a sé Mario Rossi. Lo scrutò: &#8220;In verità ti dico&#8221;, gli disse, &#8220;che tu fatto fosti a mia immagine e somiglianza con quella perfezione che sola può essere della cosa divina&#8221;. E fu così che la Trinità divenne Quattrina: Padre, Figlio, Spirito Santo e Mario Rossi.</p>
<p align="justify">&#8220;Perché, in verità vi dico - disse Dio Uno e Quattrino - che è ormai solo delle cose Celesti il tempo della Fantasia che è luce; sulla Terra dell&#8217;uomo vieppiù si fa la tenebra della violenza e del potere. Tant&#8217;è che io non manderò, non più, mio Figlio a redimere i peccati del Mondo. Manderò Mario Rossi, a mia immagine e somiglianza per testimoniare la mia presenza&#8221;.</p>
<p align="justify">E Mario Rossi tornò tra di noi; e quando ci avverrà di incontrarlo, dopo avergli detto: &#8220;Cristo, somigli tutto&#8230;&#8221;, ricordiamoci che somiglia a Dio, che è fatto a Sua immagine e somiglianza.</p>
<p align="justify">Perché è scritto, Genesi I, 27: &#8220;E Dio creò l&#8217;uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio&#8230; &#8220;.</p>
<p align="justify">Tutti gli uomini.</p>
<p align="justify">Mario Rossi un po&#8217; di più.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Se l&#8217;Hosting Permette</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jun 2007 18:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comandante Nebbia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[e visto che oggi non abbiamo pubblicato nulla, vorrei fare una chiacchierata serale con voi, che è tanto che non la facciamo.
Mi interessava proporre cinque argomenti che, per un caso straordinario sono tutti in prima sul Corriere della Sera on line, proprio in questo momento. Il che può voler dire due cose: o che la prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e visto che oggi non abbiamo pubblicato nulla, vorrei fare una chiacchierata serale con voi, che è tanto che non la facciamo.</p>
<p><span id="more-666"></span>Mi interessava proporre cinque argomenti che, per un caso straordinario sono tutti in prima sul Corriere della Sera on line, proprio in questo momento. Il che può voler dire due cose: o che la prima pagina del Corriere on Line la decido io o che si tratta di una coincidenza, a voi la risposta.<br />
Comunque, a scanso di contestazioni, allego prova fotografica.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/coronline.jpg" alt="coronline.jpg" /></p>
<p> Le notizie sono queste:</p>
<p>L&#8217;evasione fiscale <strong><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/06_Giugno/13/Evasione_fiscale.shtml">supera i 270 miliardi l&#8217;anno</a></strong>: Pensate che questa finanziaria, che ha fatto del male a tutte le persone per bene, è servita a raccogliere solo 36 miliardi di euro.  Un settimo di quello che i nostri connazionali ladri sottraggono alla cosa pubblica ogni anno.<br />
Quando andate dal medico e non vi fa la fattura, quando l&#8217;idraulico vi fa risparmiare l&#8217;IVA, quando il datore di lavoro vuole pagarvi in nero, ricordatevelo. Ogni anno il vostro salumiere che non ha l&#8217;abitudine di fare scontrini, ruba sette volte quello che lo stato vi preleva coattivamente dalle tasche. Quando dicono che lo fanno perché le tasse sono alte, mandateli a fanculo. Le tasse sono alte anche per noi, solo che noi le paghiamo. Così paghiamo la scuola per i loro bambini, le loro cure mediche, i loro trasporti pubblici e la loro pensione. Loro i loro soldi li usano per farsi i cazzi loro.</p>
<p><strong><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/13/lettere_br_napoli.shtml">A Napoli le BR mandano proiettili a Iervolino e Bassolino</a></strong>: Vorrei sapere chi ha messo su per la prima volta questa macchietta. Ora, cominciando da Bagnasco e finendo a quel mariulo camorrista di Antonio Bassottino, che oggi è anche il suo onomastico, qualsiasi cornuto si fa vittima tirando fuori la bustarella con i proiettili. Fidatevi di me, che sono un cazzo di esperto di armi e di balistica. I proiettili in busta non fanno male. E poi, queste BR. Devono stare proprio alla frutta se si sono messe a fare gli attentati per posta. Il prossimo passo sarà un email con l&#8217;immagine di un proiettile in allegato. Più economica e arriva sicuramente. Ma andate a fanculo. Bassottino e BR, tutti insieme.</p>
<p>Fassino che per telefono dice: <strong><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/06_Giugno/12/intercettazioni_tutte.shtml">Abete ha lavorato Prodi</a></strong>. Pensavo che per fare il segretario di partito occorresse un eloquio più elegante. Invece sono gli stessi termini che utilizzavamo quando, per un periodo, ho lavorato come scaricatore di porto. <em>L&#8217;ha lavorato</em>, <em>se l&#8217;è inculato</em>, <em>sto abbottonatissimo</em>, <em>facci sognare</em>. Linguaggio da terza media presa con la serale. Mi spiace per quei coglioni che li hanno votati. Io per primo. Ma non mi fottono più. Se ne andassero a fanculo pure loro.</p>
<p>Il vice questore di Genova al tempo del G8. Alla scuola Diaz <strong><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/13/g8_genova_questore.shtml">era una macelleria</a></strong>. Insomma, averlo sempre saputo non mi consola. E ancor meno consola sapere che ormai tutto è passato in cavalleria. E proprio il caso di dire che chi ha avuto, ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato, ha dato. Noi il passato c&#8217;ho scurdammo. I cazzi sono per chi ha avuto la testa spaccata e i litri di acqua e sale. No, i black block no. Non ho visto una cazzo di foto dove la pula le prendeva o le dava ai black block. Mai. In questo caso, a fanculo ci siamo andati noi e il vicequestore, che solo adesso trova il coraggio di parlare. Grande uomo.</p>
<p>Mastella sulla libertà di Priebke. &#8220;<strong><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/06_Giugno/13/mastella_liberta_priebke.shtml">Sono perplesso</a></strong>&#8220;.  Questa è la più grande di tutte. Uno che in un paese civile al massimo poteva aspirare ad una carriera di cantante di piazza, di borseggiatore o di rappresentante della Folletto, che invece trova l&#8217;america in questo paese di quaqquaraquà  diventando ministro, sì ministro, si permette di essere perplesso. Siamo noi che dovremmo essere perplessi. Lei è il peggior ministro della giustizia (non a caso scritto in minuscolo) della storia repubblicana. Mi viene di augurarmi che esista un aldilà solo per essere certo di ritrovarla laddove si anela il condizionatore. A lei non ce la mando a fanculo. Ci sta già.</p>
<p>E con questo volevo salutare il popolo degli indignati. Quelli che danno addosso a quel grandissimo cretino che scambia le ambulanze per taxi e poi si leggono questa prima pagina del Corriere e non ci trovano nulla di strano. Sveglia coglioni! Smettetela di agitarvi a telecomando come dei burattini del cazzo.  Sembrate dei pupazzi a molla. Vi danno la carica, vi agitate per tre minuti e poi vi ammosciate di nuovo.<br />
Non vi preoccupate, ora arriva Silvione e aggiusta tutto. Quello, insieme ai gemelli perversi, Fini e Casini, ci farà un mazzo che non ce lo dimenticheremo più. E farà bene. Cazzo se farà bene.</p>
<p>Buonanotte</p>]]></content:encoded>
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		<title>Senatore Selva, Ritiri le sue Dimissioni, Subito!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2007 07:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comandante Nebbia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Quando si sono diffuse le prime notizie relative alla vicenda che ha visto protagonista il senatore Gustavo Selva, anche io mi sono sentito offeso e preso in giro. Poi, ci ho riflettuto criticamente (in fondo sono qui per questo) e ho pronunciato la mia personalissima sentenza di assoluzione nei confronti di Selva Gustavo, giornalista in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/cafpic.jpg" alt="cafpic.jpg" title="cafpic.jpg" align="left" hspace="6" />Quando si sono diffuse <a href="http://www.mentecritica.net/ambulanze-e-gelati-la-furbizia-al-potere/democrazia-e-diritti/vortexmind/660/"><strong>le prime notizie</strong></a> relative alla vicenda che ha visto protagonista il senatore Gustavo Selva, anche io mi sono sentito offeso e preso in giro. Poi, ci ho riflettuto criticamente (in fondo sono qui <strong><a href="http://www.mentecritica.net/cosa-e-mentecritica/">per questo</a></strong>) e ho pronunciato la mia personalissima sentenza di assoluzione nei confronti di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gustavo_Selva"><strong>Selva Gustavo</strong></a>, giornalista in quiescenza, senatore della repubblica italiana. Vado a spiegare le motivazioni.</p>
<p><span id="more-662"></span>Nell&#8217;urgenza di dover partecipare ad un dibattito televisivo ed ostacolato nei movimenti causa eccezionali dispositivi di sicurezza vigenti a seguito visita di capo di stato straniero, il Selva, reo confesso, fingeva un malore e, invocato l&#8217;intervento di un&#8217;ambulanza, si faceva tradurre presso gli studi televisivi indicandoli come la residenza del proprio medico curante.<br />
All&#8217;accusa di falso, a quella di procurato allarme e di abuso di pubblico servizio, va aggiunta l&#8217;aggravante di essersi vantato pubblicamente della sua prodezza.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/selva.jpg" alt="selva.jpg" /></p>
<p>Analizziamo i fatti:<br />
Selva <u><strong>non conta un beneamato cazzo</strong></u>. Se uno, dopo 60 e rotti anni di carriera giornalistica ai massimi livelli, in possesso del <a href="http://www.demauroparavia.it/62353"><strong>laticlavio</strong></a> repubblicano, non ha ancora una scorta e una macchina blindata con la quale schizzare a sirene spiegate per le strade della città, è solo un poveraccio che si arrangia come farebbe chiunque di noi.<br />
Chi sono quelli che lo hanno condannato in questa sagra ipocrita della pubblica indignazione?<br />
Partiamo da chi non rispetta i limiti di velocità perché <em>sono inadeguati</em>, chi si finge disabile altrimenti <em>non si trova lavoro</em>, chi evade le tasse <em>perché sono troppo alte</em>, chi non paga il cannone RAI perché <em>la TV pubblica fa schifo</em>, chi chiama l&#8217;amico in questura per avere il passaporto subito sennò <em>ci vogliono quindici giorni</em>, chi si finge nullatenente per avere l&#8217;esenzione ticket, quelli che costruiscono abusivamente <em>tanto c&#8217;è il condono</em>, quelli che assumono con i CoCoPro perché <em>se la legge lo consente, perché non sfruttarli</em>, i <a href="http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=67337"><strong>manager di aziende in crisi</strong></a> che si aumentano a dismisura gli stipendi. Possiamo poi passare per i senatori e deputati che scroccano trasporti e telefoni pubblici per uso privato e maturano vitalizi dopo tre anni di lavoro, per poi arrivare ai massimi dirigenti, quelli che non danno un passo se non sono in una macchina col lampeggiante blu, quelli che, grazie alla bella <a href="http://www.mentecritica.net/caffe-amaro-del-27-aprile-2007/caffe-amaro/mc/372/"><strong>legge elettorale</strong></a> che il mondo ci invidia, hanno riempito parlamento e senato di mogli e fratelli (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Maria_Serafini"><strong>moglie 1</strong></a>, <a href="http://www.annamariacarloni.it/dblog2/storico.asp?s=Rassegna+stampa"><strong>moglie 2</strong></a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Pecoraro_Scanio"><strong>fratello</strong></a>). Chiudiamo con chi va al governo e si scrive le <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi#La_legge_Gasparri_e_il_lodo_Retequattro">leggi che gli fanno comodo</a></strong>.<br />
Il Selva, di fronte a certi abusi, è solo una macchietta del cinema italiano anni 60. A me ha ricordato il Gassman del &#8220;<a href="http://it.movies.yahoo.com/i/il-mattatore/index-107487.html"><strong>Il mattatore</strong></a>&#8221; o il Sordi de &#8220;<a href="http://it.movies.yahoo.com/i/i-magliari/index-177568.html"><strong>I magliari</strong></a>&#8220;, il classico italiano che di fronte alle difficoltà si arrangia e trova la maniera di aggirarle. Una buffa e patetica macchietta, come ciascun cittadino di questo paese dimenticato.<br />
La sua unica vera colpa è di essere venuto meno alla regola di omertà di questo popolo di cattolici della domenica che passano la settimana ad incularsi reciprocamente per poi scaricarsi la coscienza facendo quattro chiacchiere col prete. In questo paese si può fare di tutto. L&#8217;importante è che non si sappia e che non siano gli altri a farlo.<br />
Perché prendercela con Selva se a prendere l&#8217;ambulanza a scrocco sono in centinaia di migliaia ogni giorno? In fondo il Selva ha anche reso un pubblico servizio. Se bastava chiamare un&#8217;ambulanza e fare una macchietta per farsi trasportare ovunque a Roma durante la visita di Bush, il responsabile del dispositivo di sicurezza va cacciato a calci in culo, altro che indignazione.<br />
Considerando che uno che a 81 anni pur essendo senatore non conta un cazzo, non ha piazzato nemmeno la sua badante in una commissione parlamentare e scoperà poco o nulla è comprensibile che per galvanizzarsi un po&#8217; vada a raccontare certe storielle in televisione. Per questo, unito alla considerazione che in questo paese di pulcinella questo fatto non può costituire reato, io lo assolvo e lo prego di ritirare le sue dimissioni. Tanto Cossiga si è già dimesso un bel po&#8217; di volte (<a href="http://www.repubblica.it/online/politica/dimissioni/motivi/motivi.html"><strong>nel 2002</strong></a> e <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/11_Novembre/27/cossiga.shtml"><strong>nel 2006</strong></a> per quel che ricordo) e sta ancora lì a rompere i coglioni.<br />
Selva è un degno rappresentante del popolo italiano e quasi un eroe, visto che con il suo sacrificio personale ha evidenziato una grave falla nei dispositivi di sicurezza.</p>
<p>Senatore, anche se io preferirei mangiare scorpioni vivi piuttosto che votare la coalizione di cui lei fa parte, ascolti la mia preghiera e ritiri le sue dimissioni. Almeno ci risparmi il ridicolo del dibattito parlamentare nel quale le sue dimissioni <strong><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/01_Gennaio/31/cossiga.shtml">saranno respinte</a></strong> dal senato. Grazie.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Geometra e la Principessa</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jun 2007 17:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dellefragilicose</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il geometra porta sempre con se un metro. E&#8217; un metro di quelli a nastro, quelli che si srotolano e diventano lunghi serpenti guizzanti di metallo. Il geometra misura tutto quello che vede. Calcola volumi, aree, masse, angoli. Lui non lo ammette nemmeno con se stesso, ma ha paura delle dimensioni dell&#8217;universo. Ha la segreta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/rollmeter.jpg" alt="rollmeter.jpg" title="rollmeter.jpg" align="left" />Il geometra porta sempre con se un metro. E&#8217; un metro di quelli a nastro, quelli che si srotolano e diventano lunghi serpenti guizzanti di metallo. Il geometra misura tutto quello che vede. Calcola volumi, aree, masse, angoli. Lui non lo ammette nemmeno con se stesso, ma ha paura delle dimensioni dell&#8217;universo. Ha la segreta speranza che misurando tutto riuscirà a capire quanto è grande.</p>
<p><span id="more-636"></span>Di tanto in tanto la notte alza gli occhi al cielo e guarda l&#8217;infinita sequenza delle stelle. Nelle mani tiene stretto il suo metro e pensa a quanto lavoro c&#8217;è ancora da fare. In un lontano passato <a href="http://dellefragilicose.blogsome.com/2006/12/07/recurring-nightmare/">ha addormentato</a> due uomini con due confetti di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Galil">galil</a>. Questo gli ha preso il sonno per sempre. Ora è un altro uomo e non guarda più negli occhi della gente. Potrebbe addormentarne migliaia senza pensarci un solo secondo.</p>
<p>La principessa di Bracciomeccanico vive in un castello sui tetti di Eternacapitale. Il castello e le sue stanze si avvolgono su se stessi come un lungo e tortuoso intestino. Sulle pareti visi e occhi di bambini, giovani e vecchi. Sugli scaffali migliaia di libri polverosi. Ci sono ovunque oggetti minuscoli. Sono tanti che per dare un nome a ciascuno non basterebbero il lungo nome di Dio con il quale è stata scritta la Torah. Chi ha il coraggio di avventurarsi lunga una scala che sembra avvitarsi nell&#8217;aria giunge alla torre del castello, dove la porta di Bracciomeccanico si apre su un pezzo di cielo che è proprietà della principessa da quando secondi pari e secondi dispari si sono  divisi il dominio del tempo. La principessa ha pelle di luna e occhi di stella. La porta di Bracciomeccanico è sempre aperta perché lei non ha parole per nessuno, ma un sorriso per tutti.</p>
<p>Il geometra e la principessa si sono già incontrati  lungo la strada dieci milioni di anni fa. Erano seduti in macchina, ciascuno al fianco del rispettivo autista. I loro occhi si sono incrociati solo per pochi secondi e hanno avuto paura l&#8217;uno dell&#8217;altro. Ora sono di nuovo di fronte nella cucina corta e stretta del castello. Le bottiglie sul davanzale tremano leggermente perché l&#8217;aria vibra quando le due anime dell&#8217;universo si incontrano in uno spazio così angusto.</p>
<p>Il geometra misura silenziosamente ogni oggetto. Altezza, lunghezza, profondità. Ne calcola il volume e scrive pazientemente i dati nel grande archivio in cui ha trasformato la sua mente. La principessa non ricorda il passato e chiude gli occhi quando guarda al futuro. Lei vive in un continuo presente ed essendo padrona di un pezzo di cielo non teme il gelo profondo dello spazio infinito.</p>
<p>Fra i due c&#8217;è un anelito disperato e un <a href="http://www.mentecritica.net/467/caffe-nel-deserto/billie/467/">sottile diaframma</a>. Lui si pone tutte le domande, lei dimentica tutte le risposte. Lui si perde perché non riesce a misurare  contemporaneamente posizione e quantità di moto di una particella, lei capisce il linguaggio dei suoi gatti.</p>
<p>Ghiaccio e fuoco, ragione e sentimento, domande e risposte. I due sentono di essere l&#8217;uno il complemento dell&#8217;altra e per un istante infinitamente breve le mani si toccano. Ed allora scocca una leggera scintilla rossa tra le loro dita tese. E&#8217; come se luce e tenebra per un attimo fossero state la stessa cosa. Il geometra sfiora leggermente le dita sottili della principessa per calcolarne le misure delicate. La principessa abbassa gli occhi e distoglie lo sguardo perché lei non ha bisogno di guardare quello che già sente. Ma è solo per un attimo e le mani si separano di nuovo con un&#8217;ultima scintilla ed un leggero filo di fumo.</p>
<p>Ora il geometra è di nuovo in viaggio. In una tasca il metro, sotto l&#8217;ascella sinistra la scatola con i confetti di galil. Chi lo incontra preferisce cambiare strada perché capisce che il geometra non lo vedrebbe mai e potrebbe passare sul suo corpo senza nemmeno accorgersene.</p>
<p>La principessa invece è scappata da un vecchio stregone che ha mille alberi da far volare via e un sistema magico per estrarli dalla terra che li tiene prigionieri.</p>
<p>Ora che si sono separati tutti possiamo tirare un sospiro di sollievo. Giorno e notte messi insieme scandiscono il tempo delle nostre vite e nessuno è in grado di dire cosa accadrebbe se una fragile parola di cinque lettere gettasse un ponte tra di loro.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Giardino dell&#8217;Anima</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jun 2007 13:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diabolicomarco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<category><![CDATA[fede]]></category>

		<category><![CDATA[terra]]></category>

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		<description><![CDATA[Passa il tempo e noi con lui.
Passa il tempo e traccia segni ineluttabili su ciò che noi siamo: perenne divenire qualcos’altro.
Crescere.
Rileggendo delle vecchie lettere e scorrendo la mia anima che esse racchiudevano ho scoperto che non sono più così, che sono cambiato. Cambiato in fretta, cresciuto come le piante del mio giardino da molto tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Passa il tempo e noi con lui.<br />
Passa il tempo e traccia segni ineluttabili su ciò che noi siamo: perenne divenire qualcos’altro.<br />
Crescere.</p>
<p align="justify"><span id="more-492"></span>Rileggendo delle vecchie lettere e scorrendo la mia anima che esse racchiudevano ho scoperto che non sono più così, che sono cambiato. Cambiato in fretta, cresciuto come le piante del mio giardino da molto tempo trascurato.<br />
Oggi infatti – deve esserci qualcosa nell’aria – sono rientrato e mi sono preso cura del giardino. Ho estirpato le erbacce che lo avevano infestato; una piccola parte naturalmente giacché non ci si può illudere di rimediare ad una così terribile dimenticanza con pochi gesti sbrigativi. Sudare e sporcarsi le mani. Le vie del sublime sono imprevedibili. Come può un uomo vivere lontano dalla terra?La natura è implacabile.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/gelsomino.jpg" alt="gelsomino.jpg" /></p>
<p>Passa il tempo sulla natura come un caterpillar e lascia tracce che anche i ciechi possono percepire – ma non gli uomini rapiti dal quotidiano – segnali inequivocabili di ciò che noi siamo: perenne divenire qualcos’altro. Crescere. Ecco il punto.</p>
<p align="justify">La crescita incondizionata di un giardino spontaneo è simboleggiata dalla gloria dei fiori selvatici e il loro imprevedibile sbocciare a caso e dalla gramigna che cresce tra il cemento; una crescita splendida ed inquietante.<br />
Ci sono piante le cui radici si sono fuse con la roccia e il cemento, piante che hanno tratto nutrimento da un pugno di terra portata dal vento in quella fessura e che sono cresciute forti e fiere.<br />
Il gelsomino che con tanto amore avevo piantato lo scorso anno prendendo tutte le precauzioni - ma che ho dimenticato a lungo - ha prodotto quattro tremuli fiori che mi dimostrano come tutto può essere, ma niente è senza amore.<br />
Che maledizione la dimenticanza!</p>
<p align="justify">Oggi ho coltivato il mio giardino. Ho aiutato le mie piante a crescere e ora sono soddisfatto. Il contatto fisico con la terra, con la realtà, con il tempo che passa e noi con lui.<br />
Ho coltivato il mio giardino, ho aiutato le mie piante a crescere. Non voglio dire che non sarebbero cresciute anche senza di me – tutt’altro! Le ho semplicemente aiutate a crescere meglio. Ho incanalato il divenire per plasmarlo alla mie esigenze.<br />
Sopraggiunge l’oscurità e mi chiedo se in fondo un giardino può essere il simbolo di quello che ognuno di noi ha dentro.<br />
Un giardino di cui è necessario prendersi cura quotidianamente.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Ago</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2007 16:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Billie</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>

		<category><![CDATA[al-femminile]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>

		<category><![CDATA[sogno]]></category>

		<category><![CDATA[solitudine]]></category>

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		<description><![CDATA[
Volevo scrivere una biografia, la mia magari, e raccontare di quante cose successe - quante. Per scrivere una biografia, però, bisogna trovare l&#8217;inizio, una cosa successa prima delle altre, più delle altre.
Io questa cosa sto cercando, disperatamente. Mi aggiro nel pagliaio a testa bassa, a schiena curva tanto da far male, e sposto fili, li [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/agopag.jpg" alt="agopag.jpg" /></p>
<p align="justify">Volevo scrivere una biografia, la mia magari, e raccontare di quante cose successe - quante. Per scrivere una biografia, però, bisogna trovare l&#8217;inizio, una cosa successa prima delle altre, più delle altre.</p>
<p align="justify"><span id="more-507"></span>Io questa cosa sto cercando, disperatamente. Mi aggiro nel pagliaio a testa bassa, a schiena curva tanto da far male, e sposto fili, li svolgo, riavvolgo, cercando l&#8217;ago, quell&#8217;ago che possa - solo - cucire l&#8217;inizio. A sera sono stanca, stordita, delusa anche; talvolta coperta dei fili sbagliati, paglia che incendia alla minima scintilla, e non quell&#8217;ago, minimo e solo, per farmi uscire il sangue a partire dalla vita, i fianchi, il petto.</p>
<p align="justify">Cucire con il mio sangue e un ago, inchiostro di penna, latte e seno, cucire storia, farne una vita partendo da.</p>
<p align="justify">Se questo mi riuscisse già sarei altro e me, sarei un po&#8217; più me, per questo cerco l&#8217;ago a testa bassa, a schiena curva tanto da far male.</p>
<p align="justify">Quando alzo gli occhi ed è già buio, allora so che è già tempo, vado a dormire contenta d&#8217;aver cercato senza trovare, oppure più spesso fiaccata d&#8217;impossibilità.</p>
<p align="justify">A sera sono stanca, vorrei tenermi un gatto addosso che ruggisca e mi accarezzi il collo. Un gatto che ascolti il mio respiro e sedi l&#8217;affanno. Incontro gatti così ogni giorno, gatti che mi guardano e si chiedono curiosi perché li cerco. Se ne prendo uno che mi accarezzi il collo, sono tranquilla e resto distesa, a raccontare degli affanni. Se mi addormento, poi, lo sogno, sogno lo stesso gatto che mi ha rimboccato le coperte, steso il cuscino, e ora sta lì, ai piedi del mio letto; e gioca a due zampe con quel minuscolo segreto ago uscito intatto da fughe sottili di un certo pavimento.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
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[ratings]</p>
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