Caffè nel Deserto

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Chiedo, il più umilmente possibile, scusa a J.L.B. Forse il modo migliore di mostrare il mio pentimento e la coscienza della pochezza di quanto scritto, sarebbe stato non pubblicarlo affatto e anzi distruggerlo, ma, da inane ed eterogeneo emulo degli sforzi del Menard, ho trovato difficile separarmi da questo stralcio faticosamente richiamato da uno degli scaffali della biblioteca di Babele, dove tra l’altro avrebbe continuato in ogni caso ad esistere; ed ho inoltre, dopo lunghe riflessioni, convenuto con me stesso che quanto segue è, comunque, solo il mediocre frutto di un’ispirazione di molto più nobile e ammirevole provenienza, frutto di cui io non ho colpa, se non forse quella di averlo sognato, troppo frettolosamente, e senza alcun metodo, in una sola notte.

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funeral-party.jpg“Siamo qui per una ragazza che vive grazie all’amore che tutti noi proviamo per lei. Siamo qui perché così avrebbe voluto che fosse. Non un funerale ma una festa. Alcuni musicisti, suoi amici, suoneranno per noi.
Ascolteremo alcuni brani in silenzio. In seguito chi vorrà potrà alzarsi e donare agli altri un ricordo, un pezzo di quell’amore che si tiene dentro o di dolore. Poi ci sposteremo nella sala qui accanto dove ci terrà la festa che ciascuno di noi ha contribuito a suo modo a realizzare.
Grazie.”
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E’ possibile vivere la propria vita tra la gente e con la gente ed essere allo stesso tempo soli? Le persone interagiscono continuamente tra di loro, si lavora insieme, si studia, si discute, si litiga, si compiono tutte quelle interazioni che comporta il vivere nella società.

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Anche se magari te l’aspettavi perché c’era stato quell’episodio precedente, un cuore che si ferma per interminabili minuti e poi riprende per un miracolo e lo sai che i miracoli avvengono solo una volta nella vita, quando perdi qualcuno che ti è caro è sempre una sorpresa, una scossa di terremoto, uno squarcio nell’ordine naturale delle cose dove si affaccia chiassoso ed invadente il caos. E’ il non saper cosa fare adesso, la terra che ti manca sotto i piedi. Non può essere, ti ripeti. Ho capito male.
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I sogni sono la risposta della mente al grigiore della vita, c’è chi sogna mentre lavora, chi sogna mentre passeggia, c’è chi sogna con una foto tra le dita mentre una lacrima gli solca la guancia, c’è chi sogna mentre abbraccia un cuscino memore di tanti notti insonni e di tanti pianti soffocati nel silenzio assordante della notte, quella notte immensa che guarda da lontano, e che ascolta impotente i nostri desideri.
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bertoli2.jpgPerché l’ho definito il Poeta? Perché secondo me non c’è definizione più calzante. Quella è stata la sua “vera essenza” e continua ad esserlo anche a distanza di anni, esattamente cinque oggi, dalla sua morte. Pierangelo Bertoli nacque a Sassuolo nel 1942, terra notoriamente “fertile” in quanto a cantautori di un certo livello. Da bambino fu colpito dalla poliomenite che gli compromise per sempre l’uso delle gambe, costringendolo a vivere e a muoversi su una sedia a rotelle; tutto questo, però, non gli ha impedito di dedicarsi con tanta passione alla musica: ci ha regalato dei veri e propri capolavori. Continua a leggere »

Oppressi da un peso insondabile, il dolore del mondo offeso, o solo quello del nostro di mondo, troppo spesso camminiamo curvi, lo sguardo rivolto a terra, senza dare la possibilità a nessuno d’incrociarlo.

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francescobaracca.jpgQuando siamo arrivati a Vigna di Valle, un ex idroscalo, non mi sembrava vero. Non vedevo l’ora di visitare tutti gli hangar, di farmi una foto per ogni aereo che vedevo, di rispolverare la passione per gli aerei e per il volo, di andare alla scoperta di un luogo che ancora non conoscevo ma che sapevo già mi avrebbe affascinato!
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