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Caste, Conti, Baroni e Servi della Gleba



Nella letteratura italiana esiste un preciso filone artistico, un genere, che io, parafrasando un vecchio pezzo di Lameduck, definirei di “inchiesta pugnettistica”. Caratteristica comune di questo “movimento culturale” è quella di riscoprire ogni volta l’acqua calda, ribollire la solita minestra riscaldata e proporla alla pancia degli (e)lettori che, ancor prima di procurarsi il tomo in questione, sono già pronti ad urlare la loro indignazione ed il loro disappunto ad amici e parenti, nonché a discutere con altri e(lettori), punto per punto, ogni singola magagna enfaticamente descritta nel manuale pugnettistico in loro possesso.

Gli (e)lettori leggono avidamente tali opere, la tv realizza speciali, i giornali scrivono articoli, la blogosfera blogosfà puntando alle vette più alte di Nonotizie, ed il cinema traspone in immagini i contenuti dei pugnettisti, realizzando spesso opere che – cosa più unica che rara – ottengono ampio consenso sia di critica che di pubblico. Non fatemi citare le centinaia di film adducibili a tale filone, sono certo che or ora, mentre scrivo, vi sovvengono almeno 4-5 titoli.

La Casta

Gli odierni reucci del “pugnettismo d’inchiesta” sono Roberto Saviano, Marco Travaglio e la coppia “Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella”. In particolare oggi vorrei soffermarmi sull’accoppiata “Riz&Gian” perché ritengo che il duo giornalistico del “Corriere della Sera”, più degli altri, sia riuscito ad incorporare nei suoi libri gli stilemi relativi al genere e ad ottenere inoltre un riconoscimento bipartizan (riconoscimento riservato a tutti coloro che sono in grado di dire cose così banali, evidenti e popolarmente accettate da non poter essere contestati). Nel 2003 il solitario “Gian” era infatti riuscito a scoprire, dopo approfondite e faticose ricerche, che gli italiani una volta erano poveri, emigranti ed analfabeti, quest’anno invece, insieme all’amico “Riz”, ha coraggiosamente abbattuto l’ottimismo della nazione tutta affermando come una solitaria Cassandra che, nonostante l’impegno del Ministro Carfagna, l’Italia sta andando a puttane. Voci incontrollabili affermano che probabilmente il crollo delle borse è una logica conseguenza del pessimismo innescato nella popolazione dal coraggioso libro di denuncia scritto da “Riz&Gian”.

Ma è con il libro “La Casta” che i due hanno raggiunto il loro apice artistico.

l\'altra casta, la casta dei sindacati

Il duo infatti, anticipando tutti, ha denunciato coraggiosamente fatti ignoti ai più, portando a conoscenza del cittadino la corruzione ed il clientelismo della partitocrazia italiana, denunciando gli sprechi della politica, che costa agli italiani milioni di euro, nonché educendo il popolo su una verità che prima di loro era riservata ad una piccola elite di menti illuminate: i politici sono una casta di privilegiati.

la casta bianca, viaggio nei mali della sanità

Il popolo italiano, riconosciuto nel mondo per la sua ingenuità, per la fiducia nelle istituzioni e per l’ottimismo che lo contraddistingue, non avrebbe neanche lontanamente immaginato che la classe politica italiana fosse così corrotta e costasse al cittadino così tanti soldi. Ma il merito di “Riz&Gian” è stato anche quello di scoperchiare il vaso di Pandora, dando il “la” ad altre coraggiosissime inchieste grazie alle quali abbiamo scoperto l’esistenza di altre caste: la “Casta dei Sindacati”, quella dei Giornalisti, nonché quelle dei Dipendenti Pubblici, dei Tassinari, dei Notai, dei Farmacisti, dei fruttivendoli ambulanti e delle sexy segretarie.

una castagna

La casta(gna). Per scoprire quante caste esistono in Italia clicca qui!11!1!1!

I libri ed i film di “inchiesta pugnettistica” sono una sorta di rito di purificazione collettivo; mentre in altre parti del mondo l’impegno civile si manifesta con fatti concreti, con l’azione, con il metodo, con un preciso modus vivendi da noi basta molto meno: leggere un libro di inchiesta pugnettistica o, se pigri, vedere un film di inchiesta pugnettistica e poi discuterne con gli amici proclamando che “è tutto uno schifo” è un’azione più che sufficiente a purificare la propria coscienza ed a sentirsi cittadini impegnati e partecipi. Infatti, anche all’estero, si dice che gli italiani sono un popolo politicamente molto partecipe; questo solo perché l’80% di noi entra in una cabina elettorale per apporre una ics su un pezzo di carta o segue ogni sera i dibattiti di Anno Zero, Ballarò, Porta a Porta e Matrix.

Ma se davvero bastassero le inchieste pugnettistiche ed una ics su una scheda elettorale per definire l’Italia un paese politicamente partecipe allora la terra in cui vivo dovrebbe essere profondamente diversa rispetto a ciò che invece nei fatti è. Manca per forza qualcosa.

Forse il problema è che a denunciare l’esistenza di “Caste” siano appartenenti ad altre “Caste”, mai invece appartenenti al “popolo”. Quando un giornalista denuncia la casta dei politici, essendo egli stesso appartenente ad una casta, scrivendo su un giornale finanziato da tale casta e spesso diventando più avanti negli anni anche un appartenente alla casta di cui denuncia il malaffare (quanti ex giornalisti ora sono politici?) allora viene il dubbio che in realtà tale scritto sia il frutto di azioni politiche e guerre intestine non molto dissimili da quelle che una volta vedevano contrapposte le varie casate nobiliari che dominavano il territorio dall’alto dei loro castelli.

La casta dei giornali

Forse, molto più probabilmente, il problema è il popolo stesso, che ancora oggi, pur erudito e scolarizzato non è molto dissimile dai servi della gleba, dai cicisbei e dai buffoni di corte di antica memoria, miserrimo nel suo accontentarsi del “pane quotidiano”, individualista, ignorante, incapace di ragionare collettivamente e di credere in qualcosa che sia più di una bella scopata, di una grande abbuffata e di una bella macchina. Cinico, pronto a tradire per un tozzo di pane e ad accontentarsi di “sopravvivere” perché: “così va il mondo”; capace di proferire peste e corna del suo padrone quando egli non c’è, come avviene appunto nel rito collettivo di purificazione generato dalle “inchieste pugnettistiche”, ma nella realtà quotidiana chino e prono al passaggio del nobile in lettiga, con la mano tesa nella speranza di ottenere una munifica carità. Servi che giustificano la loro miseria morale specchiandosi nell’altrui miseria e sentendosi per questo più nobili di quanto in realtà non siano.

Oggi le caste sono passate di moda e, per adattarci ai tempi che furono, sono tornati in auge i “Baroni”, coloro che, secondo alcuni, sarebbero i privilegiati delle Università. Guarda caso a denunciare i Baroni dell’Università sono gli appartenenti alla “Casta” dei politici, tra i cui membri ci sono molti dei “Baroni” che fanno il bello ed il cattivo tempo negli atenei italiani. Ancora una volta in realtà è un lotta intestina, lotta di potere, che servirà a conquistare nuove terre a discapito dei soliti servi della gleba, gli unici destinati a “cadere sul campo” di battaglia.

Oggi qualcuno protesta e qualcun altro tra noi ritiene quella protesta il segno di un rinnovato impegno civile. Ma se invece questa protesta fosse semplicemente frutto del solito individualismo? Perché quando ad essere toccati sono i nostri interessi allora scendiamo in piazza, non è una novità, lo hanno già fatto i tassisti, perfino gli avvocati, gli agricoltori e tante altre categorie di lavoratori, però quando ad essere toccati sono gli interessi degli altri allora bene che vada ce ne fottiamo.

In tutto questo non c’è alcuna visione alta, nessun senso di collettività, nessuna idea di società. Siamo come tacchini in un pollaio, quando entra il padrone per torcere il collo ad uno di noi allora iniziamo a starnazzare ed a fuggire rumorosamente e disordinatamente, quando il padrone abbandona la stia con la vittima tra le mani ci acquietiamo, pensando di averla fatta franca; così, in attesa del prossimo Natale (evento di cui in quanto tacchini non siamo a conoscenza), continuiamo a nutrirci e ad ingrassare, litigando per i tozzi di pane che il solito padrone ci lancia dall’alto. Ci crediamo liberi soltanto perché abbiamo le ali ma non ci rendiamo conto che esse sono così piccole da impedirci di volare, ci crediamo furbi soltanto perché abbiamo la pancia piena, ma non ci rendiamo conto che la nostra pancia piena è frutto di elargizioni che hanno sempre un secondo fine, spesso a noi deleterio.

Un gallo nel pollaio

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Comments

34 Risposte a “Caste, Conti, Baroni e Servi della Gleba”
  1. Michail Tal scrive:

    Bel pezzo. Questo argomento è stato piu’ volte oggetto di accese discussioni con alcuni miei amici.
    Io pero’ non sono del tutto daccordo.
    Ricordo: da una parte io difendevo Report, le iene, le trasmissioni di Iacona etc dall’altra alcuni amici miei che sostenevano esattamente la tua tesi.
    Io credo che questo tipo di opere/trasmissioni fornisca un bene prezioso: l’informazione.
    Poi ognuno ne tragga le sue conclusioni quanto a comportamenti personali da adottare.
    E non sempre comunque chi attacca il sistema lo fa ben protetto dalla posizione o dal ruolo, come ad esempio in questo articolo di Giavazzi, che ben volentieri si sottoporrebbe al giudizio degli allievi e a criteri di meritocrazia:

    http://www.corriere.it/editoriali/08_novembre_11/Chi_ha_paura_del_sorteggio_6cc64d3e-afb7-11dd-981c-00144f02aabc.shtml

    Su una cosa sono certamente daccordo. Quando si toccano interessi particolari concreti, economici, ecco che la categoria si ribella (tassisti, farmacisti, notai…) e il burocrate si ritrae con la coda fra le gambe, codardo e opportunista.
    E’ li che riconosco la stoffa del decisore politico serio, capace di anteporre agli interessi particolari quelli collettivi (in italia si contano sulle dita di UNA mano).

    • Doxaliber scrive:

      Le Iene secondo me fanno solo chiasso. Gli speciali di Iacono invece gli apprezzo, così come molte puntate di Report (anche se non prendo per oro colato tutto ciò che dicono, ogni informazione necessità di ulteriori verifiche ed approfondimenti. Nello specifico, come sottolineato nei link, la “Casta” (ma anche alcuni libri di Travaglio e pure il libro di Saviano ) riprende argomentazioni trite e ritrite che fanno “audience”. Non a caso tra i link ho segnalato questo libro di Sebastiano Messina, e L’Italia degli sprechi e L’Italia dei Privilegi, entrambi scritti da Raffaele Costa, putacaso ex parlamentare (di Forza Italia) che ha pure la faccia tosta di scrivere: “a cura di un privilegiato”. Sic!
      Ciò che più conta è poi l’atteggiamento del cittadino, migliaia di libri di denuncia, centinaia di film di denuncia, trasmissioni di denuncia, tutti denunciano però le cose non cambiano. Qualcosa non va ed io ho cercato di darne una spiegazione.

      • Michail Tal scrive:

        Certo tutto va mediato dal proprio senso critico.

        Quanto al fatto che :

        “(anche alcuni libri di Travaglio e pure il libro di Saviano ) riprende argomentazioni trite e ritrite che fanno “audience” ”

        Posto che il contenuto è fondamentale, direi che piu’ che mai oggi anche la forma dell’informazione ha una sua bella importanza, soprattutto in un paese dove è molto difficile avvicinare i cittadini alla lettura (gli italiani leggono pochissimi libri).
        La forma puo’ aiutare a metabolizzare meglio alcuni concetti anche complessi, che altrimenti, pur nella loro gravità, ai piu’ apparirebbero aridi, incomprensibili, o semplicemente privi di interesse.

        Dire che Saviano non dice nulla di piu’ di cio’ che giace negli atti è come mettere sullo stesso piano “3 metri sopra il cielo” e “Frammenti di un discorso amoroso” perchè parlano entrambi d’amore.

        • Doxaliber scrive:

          Vuoi dirmi che c’era bisogno dei libri di Saviano o di leggere gli atti della Magistratura per sapere che la camorra controlla il territorio campano e che gli imprenditori (anche del nord) e la politica sono collusi? Allora veramente 50 anni di storia italiana non ci hanno insegnato niente. L’emergenza rifiuti in Campania poi, mica è nata ieri, è storia vecchia e prima di Saviano ne hanno scritto altri giornalisti, senza ottenere pari riscontro mediatico. Non solo, posto che il libro di Saviano sia davvero servito ad informare qualcuno, cosa è cambiato? A parte il film, la passerella a Cannes, le interviste televisive ed il consenso bipartizan (già questo di per sé preoccupante), i problemi delle infiltrazioni mafiose e camorristiche sono stati risolti? Come ha reagito la popolazione, lo Stato, le amministrazioni locali?
          Ti ricordo che siamo il paese in cui Falcone e Borsellino sono morti ed in cui il Presidente del Consiglio dice che “Mangano era un eroe”, generando con queste sue parole un po’ di chiasso e basta.

          • Michail Tal scrive:

            Sul fatto che la storia insegni qualcosa alle masse avrei qualche dubbio…

            Io non credo che il libro non abbia avuto effetti oltre a quelli da te evidenziati. Gia solo il riscontro mediatico di per sè è importante, a volte basta quello per risvegliare le istituzioni addormentate se non colluse.
            Ha messo in luce in parole semplici alcuni nodi cruciali del capitalismo mafioso, secondo me in modo originale, ad esempio spiegando il capovolgimento di prospettiva fra economia parassitaria e economia “sana”. Senza contare poi la spiegazione della presa molto mediatica dei “boss” sui giovani, e dei boss a loro volta dal cinema, il quale a sua volta si ispira al mondo della criminalità, in un circolo ricorsivo piuttosto paradossale.
            E vogliamo dimenticare le affermazioni sprezzanti dall’espresso contro i 5 del gruppo di fuoco dei Casalesi, dicendo che si sarebbero cagati sotto a rispondere al fuoco di chicchessia, buoni solo a sparare a gente inerme.
            Guarda caso arrestati pochi giorni dopo.
            E SEMPRE facendo NOMI E COGNOMI.
            Secondo me sono esempi che qualche segno lo lasciano, anche nella società civile.
            A me non sembra una cosa cosi banale, ovvio che poi ognuno si tiene il suo punto di vista.
            Ma essere sprezzanti verso inchieste perchè si è “tecnici” in qualche ambito mi sembra un approccio un po’ elitario.
            Io mi occupo di finanza e molto spesso quando ne sento parlare, quasi sempre male, ad esempio in report, certi aspetti mi sembrano trattati in modo a dir poco “naive”.
            Ma non mi nasconodo dietro ad un dito, è il contenuto che conta e se quella forma in qualche modo è servita a sensibilizzare su certi problemi, tanto meglio; anche se non è perfetta, o già qualcun altro ne aveva parlato ma senza riuscire a condividere le informazioni di cui disponeva.

            • Doxaliber scrive:

              Leggo in te un ottimismo che ormai non mi appartiene più, è un ottimismo che certamente non biasimo ma che io ho perso molto tempo fa. Troppe volte eventi che hanno creato un gran chiasso mediatico si sono conclusi in un nulla di fatto, troppo spesso gli italiani dimostrano di avere la memoria corta e di agire per mero interesse personale. Ricordo ad esempio Mani Pulite, i telegiornali ed i giornali dell’epoca che esaltavano il Pool e l’azione della Magistratura come “salvatori della patria”. Ricordo il TG4 di Fede ed il suo inviato Brosio continuamente appostato sotto il Palazzo di Giustizia di Milano. Ricordo gli italiani che tirarono le monetine a Craxi e l’indignazione popolare, ricordo le raccolte firme per salvare il Pool, la sollevazione popolare contro il Decreto Spugna di Biondi. Ricordo Falcone e Borsellino, ridotti in pezzi con le loro auto, ricordo Impastato, Libero Grassi, ricordo le fiaccolate. Cosa è rimasto di tutto questo? Niente, assolutamente niente. I giudici ora sono reietti, Di Pietro è un politico inviso ai più, i corrotti sono in parlamento e Mangano è un eroe. Niente è cambiato, anzi, se possibile le cose sono anche peggiorate.

              • luigibio scrive:

                se la metti in questi termini rischio la depressione… in un paese malato dove il male si riproduce, cambia forma e ti attacca dall’alto e dal basso solo un po’ di coscienza su quello che succede e sul fatto che ci sia anche una informazione che non è solo tette e culi può fare tanto, magari non finire fagocitati e inebetiti, magari solo lottare perché si possa ottenere qualcosa… le manifestazioni popolari di queste ultime settimane, così ampie e condivise tra generazioni e classi sociali sono figlie dell’informazione alternativa, di chi è andato a leggere e non si è accontentato della verità preconfezionata…
                se vogliamo avere una minima possibilità di pensare con la nostra testa ben venga chi fa circolare le informazioni, chi ci racconta in maniera discorsiva, semplice e divulgativa quello che c’è nelle carte polverose dei fascicoli di tribunale che altrimenti nessuno di noi andrà mai a leggere… forse non basterà, però abbiamo la possibilità di scegliere da che parte stare…

  2. Concordo con Michail Tal: bel pezzo.

    Concordo anche sul fatto che, pur avendo secondi fini, certe trasmissioni o letture forniscono l’informazione che, altrimenti, sarebbe assente.

    Tu stesso ne trai beneficio ed il tuo pezzo non sarebbe stato scritto in mancanza d’informazione.

    • Doxaliber scrive:

      A Michail Tal ho risposto.

      Tu stesso ne trai beneficio ed il tuo pezzo non sarebbe stato scritto in mancanza d’informazione.

      La tua argomentazione è un po’ labile, è come dire: “se non esistesse la corruzione tu non ne potresti parlare”.
      Cosa c’entra? Non esistessero certi libri non avrei scritto questo pezzo e mi sarei dedicato ad altro. Se vivessi in un paese dove tutto funziona perfettamente e non ci sono problemi non avrei partecipato a Mentecritica, non parlerei di certe cose e non mi lamenterei mai, ma questo per me non sarebbe certo stato un problema, per fortuna ho tanti interessi.

      • Non sono riuscita a spiegarmi. Scusami.

        Volevo dire che l’informazione e’ fondamentale per poter denunciare le storture del sistema. Dato che ritengo (contrariamente a te) che certi libri e certi programmi forniscano informazione e che questa sia preponderante rispetto alle “velate” motivazioni che adduci agli autori (dei libri e dei programmi), preferisco che questi (i libri ed i programmi) ci siano.

        E’ anche vero che tante informazioni vanno verificate ma anche la verifica parte dal fatto che queste ci sono state, in qualche modo, fornite. Se avessimo solo “il silenzio” non ci renderemmo neppure conto che “qualcosa non va”.

        Se non sono stata abbastanza chiara scusami ancora, ma meglio di cosi’ non saprei spiegarlo. Comunque, come dici tu, le mie sono argomentazioni del cavolo. Leggo MC proprio per imparare ad averne di meno grossolane. :-)

        • Doxaliber scrive:

          Nessun problema. Io ritengo che tali libri siano semplicemente parte del sistema e del grande circo mediatico. Molti articoli di Travaglio li trovo divertenti ed anche interessanti ma il punto fondamentale del pezzo non è tanto l’utilità o meno di certo “giornalismo d’inchiesta” quanto nel fatto che gli italiani amano sentirsi “impegnati” e partecipi ma solo a parole, nei fatti la maggior parte di loro sono servi (spesso consapevoli) del sistema che li opprime. Il finale del pezzo in tal senso dovrebbe essere chiarificatore, siamo bravissimi ad autodenunciare mediaticamente il nostro malaffare, molto meno bravi ad agire per porvi rimedio. Questo perché, come ha scritto DFC dopo nel suo pezzo sui treni, in fondo in fondo noi siamo ingranaggi di questo sistema marcio.

  3. ilBuonPeppe scrive:

    C’è un errore nell’articolo; si dà per scontato che gli italiani leggano i libri che comprano. Io mi gioco gli zebedei che la maggiorparte dei libri di Stella, Rizzo, Saviano & c. sono ancora nuovi sulle librerie di casa.
    Errore che però conferma la tesi di fondo, sulla quale sono totalmente d’accordo: la scolarizzazzione è aumentata senza che per questo sia diminuita l’ignoranza. Fenomeno curioso…
    Però…
    Però questi libri, così come le varie trasmissioni di inchiesta e/o approfondimento, servono. come hanno detto nei commenti precedenti, L’informazione prima di tutto: precisa, dettagliata, asettica. Poi di quell’informazione in tanti non sanno che fare, se non gloglottare nel pollaio insieme ai propri simili; ma se anche uno solo, grazie a quella informazione, impara o scopre qualcosa e riesce a farne tesoro, allora quel libro non sarà stato inutile. A prescindere dalle motivazioni con cui è stato scritto.
    Non ho comprato nè letto “la casta”, ma ho letto “Gomorra”, alcuni libri di Travaglio e altri di autori mai sentiti. E da tutti ho imparato qualcosa di utile; perchè in fondo, più che “cosa” si legge, è importante “come” si legge.
    A volte ho l’impressione che ci si scagli contro questi personaggi solo perchè loro sono diventati famosi…

    però quando ad essere toccati sono gli interessi degli altri allora bene che vada ce ne fottiamo

    Questo in altri paesi si chiamerebbe “assenza di senso civico”; da noi è la norma.

    PS: “blogosfà” è bellissimo.

    • Doxaliber scrive:

      A volte ho l’impressione che ci si scagli contro questi personaggi solo perchè loro sono diventati famosi…

      Non mi interessa diventare famoso, anzi, faccio di tutto per salvaguardare la mia privacy. Non mi interessa fare il giornalista, faccio già che mi piace, e non mi interessa diventare ricco. Se critico lo faccio per altri motivi. Vale anche per te la risposta data a Michail Tall. In quanto a leggere, è sempre utile e si possono scovare spunti interessanti anche nella settimana enigmistica, tuttavia a me questi libri non hanno rivelato niente di trascendentale. L’effetto che tali scritti hanno sulla popolazione e sulla società è secondo me più negativo che positivo, aumentano la rabbia e l’aggressivita ma sopiscono il senso (auto)critico.

  4. lupoalburnino scrive:

    Ieri sera, un pò si, un pò no, ho visto Annozero, una trasmissione, scusatemi il termine, mi sta diventando pallosa anche quando attacca in modo diretto Berlusconi. Divaga, divaga, divaga…Ma non è questo il tema del mio commento.
    Ad un certo punto, quando ero su un pò si, ho sentito Castelli chiedere a Stella quanto era il suo reddito annuo. La risposta mi ha shoccato: 300.000 euro. Ma allora dov’è la casta? Dall’alto del suo reddito può dire quello che vuole.
    Se proprio intendono moralizzare la vita italiana incomincino a moralizzare la loro e difendono i diritti dei più deboli, dei disoccupati, dei precari e di quelli che queste cifre non sanno beppure scriverle.
    Non ho comprato il loro libro, nè lo leggerò anche se qualche amico dovesse ragalarmelo.
    Si vergognino tutti: stanno “campando” sulla miseria degli altri!

    • Oris scrive:

      Sì, concordo on il concetto che esprimi.

      Guadagnare, anche tanto, è lecito ma ammetto che ci sono note stonate.

      Prendo però la parte utile delle loro azioni, la divulgazione di notizie che altrimenti non sarebbero conosciute (il barbiere del parlamento … ecco cosa voglio fare!).

      Se poi ci fanno pure i soldi vuole dire che sono intelligenti.

      Capisco però che posssa dare fastidio, ma si deve capire una volta per tutte che guadagnare tanto non è sintomo di “sporco”.

  5. lupoalburnino scrive:

    Un sacco di errori nel commento precedente: congiuntivi non rispettati, ortografia buttata nel cestino.
    La rabbia non solo non fa ragionare, fa scrivere anche male.
    Chiedo scusa!

  6. lupoalburnino scrive:

    Oris, capisco tutto o mi illudo di capire. Tu pensi veramente che ci vogliano Stella e Rizzo per farci sapere che il barbiere di Montecitorio guadagna tanto? Tutti abbiamo sempre saputo che i diepndenti del Parlamento italiano hanno stipendi da nababbi. Io lo sapevo da piccolo. E’ uno scandalo, ma non è una novità.
    Per cui fare soldi su queste stupidate solo perchè noi abbiamo chiuso gli occhi nel passato e continuiamo a farlo è un’indecenza.
    300.000 euro all’anno! I veri nababbi sono loro. Nemmeno un parlamentare guadagna tanto. Ed io non soppporto neppure quegli stipendi. C’è gente che si arrampica con le unghie per strappare un pò d’erba, non quella da fumo, per mangiare e questi signori stanno lì a sproloquiare e a guardarci dall’alto delle loro prebende e noi a guardarli come semidei. Che stronzata!
    Un altro giornalista de Il giornale ha detto di aver pagato 600 euro di biglietto aereo da Milano a Roma per poter partecipare ad Annozero. Avrei voluto chiederli se li cacciava dalla sua tasca o gli venivano rimborsati.
    Ed anche lui a dire cazzate!
    Che gramigna abbiamo in Italia!

    • Doxaliber scrive:

      Sicuramente il viaggio glielo ha pagato il giornale. Naturalmente concordo con ciò che hai scritto. In ogni caso il problema non è lo stipendio di Stella quanto il fatto che alla fine facciano tutti parte dello stesso circo equestre.

  7. lupoalburnino scrive:

    Doxaliber, far parte dello stesso circo equstre non mi consola. Ma fa sentire ancora più merda, perchè nulla posso per evitare di farne parte.
    Ti voglio raccontare un episodio della mia vitta lavorativa a scuola. Io ho avuto sempre il pallino di scrivere e mi parve ad un certo punto che fosse giunto il momento di pubblicare un giornalino scolastico con la testata “Il terzo circo”. La direttrice appena lesse il titolo disse che non se ne sarebbe fatto nulla se non si fosse cambiata la testata. Le dissi di leggere “l’articolo di fondo” in cui spiegavo che la scuola all’inizio è come un circo. Sembra che ci sia una confusione enorme che poi si trasforma in un grande risultato cui partecipano tutti i bambini guidati dai docenti. “E’ vero”, le dissi, “che il titolo sembra negativo, ma la scuola (era il terzo circolo della cittadina in cui lavoravo) è come un circo in cui per tutta la giornata è una gran confusione, però a sera tutti i pezzi vanno al loro posto e si può assistere allo spettacolo che piace soprattutto ai bambini. Ecco da dove deriva il titolo”. La direttrice capì e il giornalino fu pubblicato: ebbe un gran successo anche tra i genitori.
    A me non dispiace il circo, ma deve concludersi bene, altrimenti non è un circo, è un magna magna generale in cui i più deboli raccolgono solo le briciole.

  8. lupoalburnino scrive:

    14 Novembre, 2008 a 17:01

    lupoalburnino

    Doxaliber, far parte dello stesso circo equestre non mi consola. Mi fa sentire ancora più merda, perchè nulla posso per evitare di farne parte.
    Ti voglio raccontare un episodio della mia vitta lavorativa a scuola. Io ho avuto sempre il pallino di scrivere e mi parve ad un certo punto che fosse giunto il momento di pubblicare un giornalino scolastico con la testata “Il terzo circo”. La direttrice appena lesse il titolo disse che non se ne sarebbe fatto nulla se non si fosse cambiata la testata. Le dissi di leggere “l’articolo di fondo” in cui spiegavo che la scuola all’inizio è come un circo. Sembra che ci sia una confusione enorme che poi si trasforma in un grande risultato cui partecipano tutti i bambini guidati dai docenti. “E’ vero”, le dissi, “che il titolo sembra negativo, ma la scuola (era il terzo circolo della cittadina in cui lavoravo) è come un circo in cui per tutta la giornata è una gran confusione, però a sera tutti i pezzi vanno al loro posto e si può assistere allo spettacolo che piace soprattutto ai bambini. Ecco da dove deriva il titolo”. La direttrice capì e il giornalino fu pubblicato: ebbe un gran successo anche tra i genitori.
    A me non dispiace il circo, ma deve concludersi bene, altrimenti non è un circo, è un magna magna generale in cui i più deboli raccolgono solo le briciole

  9. luigibio scrive:

    il guadagno è lecito se fatto senza infrangere la legge, pagando le tasse e senza calpestare i diritti degli altri.

  10. lupoalburnino scrive:

    Ma chi guadagna tanto non riesce a immedesimarsi in coloro che stentano la vita, che percepiscono poco più o poco meno di 1000 euro al mese e che non si vedono neppure riconosciuti i loro diritti. In Tv e sui giornali gli opinionisti sono sempre gli stessi. Non ho mai visto un operaio o un impiegato esprimere le proprie idee, il proprio pensiero, i propri veri bisogni e, quando qualche volta viene intervistato, lo si liquida in due battute, lo si interrompe continuamente e lo si allontana come la peste.
    Che informazione è questa e che democrazia?
    Allo stesso Santoro e allo stesso Floris, che si dicono di sinistra, quale?, piace frequentare i salotti buoni. Se non c’è uno o più politici o uno o più giornalisti le loro trasmissioni non hanno senso, secondo loro. Senza, ne avrebbe molto di più secondo me.

    • Oris scrive:

      Grande Lupo.

      Ora però aggiungo: anche tutti i politici sono così… quindi?

      • anche tutti i politici sono così… quindi?

        Interessante domanda. Sarei curiosa di conoscere la tua risposta :-)

        • Oris scrive:

          Beh la mia la vedi dovunque su MC.

          La “politica” tutta non è una risposta, la risposta è la Politica fatta dai cittadini che dovrebbero in massa NON andare alle urne e auto-organizzarsi in movimenti tramite la rete, e promuovere nuovi partiti ESCLUDENDO totalmente qualsiasi attivista attuale, sicuramente corrotto o in via di corruzione.

          Si lo so, ora mi sveglio tutto sudato.

          • Concordo.

            La politica non dovrebbe essere piu’ un mestiere ma una missione e dovrebbe essere controllata direttamente dalla base. Questa non e’ utopia come cercano di farci credere in modo che ci rassegnamo. E’ il modo giusto perche’ il mondo sia amministrato da persone dotate di coscienza e non guidate solo dai loro biechi interessi personali.

            La rete e’ la vera spina nel fianco di chi vorrebbe mantenere lo status quo. Almeno e’ cosi’ in Cina, in Russia, in certi Paesi islamici, ed ovunque non si vuole una vera democrazia.

            Colpire la rete per eliminare il pericolo che l’utopia di cui parli si avveri.

            Fintanto esistera’ la possibilita’ di scambiare idee ed opinioni liberamente avremo una speranza. Quando a tutto questo verra’ messo il bavaglio allora avremo una societa’ di sudditi.

            • Oris scrive:

              E inoltre abolire immediatamente la politica di professione che a parere mio è il vero motivo del fallimento, troppa concentrazione di potere col tempo…

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  1. [...] Caste, Conti, Baroni e Servi della Gleba [...]

  2. [...] A dire il vero avevo già criticato alcuni aspetti del giornalismo di inchiesta pugnettistica in questo pezzo, anche se quella volta la mia attenzione ricadde maggiormente su un libro che all’epoca era [...]



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