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Caste, Conti, Baroni e Servi della Gleba. Perché?

14 novembre, 2008 di Fully  
Archiviato in Caffè Amaro, Democrazia e Diritti, Diritto di Replica



Il pezzo di Doxaliber pubblicato qualche giorno fa è di quelli che fanno riflettere.

Che l’Italietta sia piena di “caste” è un fatto. E’ un fatto anche che i libri che hanno nel titolo la parola “casta” siano molto venduti, e forse pure molto letti. Le situazioni in essi descritte ed analizzate sono per lo più note, è vero, anche se la quantificazione dei vari privilegi a me ha fatto una certa impressione. Però non cambia nulla, osserva sconsolato il buon Doxa. Lui sostiene che dipende dal fatto che siamo un popolo di servi della gleba incapaci di reagire alle angherie del barone di turno pur di raccogliere le briciole del suo desco.

E’ triste ammetterlo, ma credo che l’analisi sia ineccepibile.

Ma, se è vero che siamo così, perché siamo così? Provo ad azzardare una risposta e mi perdonerete se la prendo un po’ alla lontana.

In un pezzo che scrissi alcuni mesi fa sull’inchiesta di ‘Report’ sui palazzinari a Roma mi chiedevo anch’io come mai le denunce di fatti gravissimi riportate dalle poche inchieste giornalistiche in TV o sulla carta stampata – che in altri paesi determinerebbero sconquassi, forse anche sollevazioni popolari – da noi producano solo l’indignazione di un momento e poi tutto resti come prima. Per la verità quella puntata di “Report” almeno un effetto lo produsse: un comitato di quartiere di Roma depositò il filmato insieme ad un esposto-querela alla Procura.

Beh, è già qualcosa. Ora, in quella vicenda io non so da che parte stia la verità: magari le denunce di Report erano campate per aria, oppure era tutto vero, io questo non lo so. Però mi sentirei di scommettere che la questione, se davvero arriverà in tribunale, si trascinerà per anni e anni. Se ci sarà una condanna essa arriverà quando il danno sarà diventato irreversibile e dell’intera questione l’opinione pubblica si sarà dimenticata. Nessun TG ne darà conto ed i giornali, se va bene, ne riferiranno con un trafiletto in sedicesima pagina. Per l’opinione pubblica sarà come se quell’inchiesta di Report fosse caduta nel vuoto, l’idea che ce ne faremo è che sarà stata inutile e che contro i (pre)potenti non c’è denuncia che valga.

Cosa voglio dire? Voglio dire che il lassismo, l’accondiscendenza verso l’arroganza, la sensazione di ineluttabilità dell’ingiustizia derivano dal modo di perseguire l’illegalità e di amministrare la Giustizia nel nostro Paese, un modo che sarebbe ritenuto inaccettabile anche in un Paese del Terzo Mondo. Citerò un solo dato di esempio, preso a caso dal rapporto presentato in occasione dell’inaugurazione bresciana del corrente Anno Giudiziario: su 24.968 procedimenti per furto, quelli contro soggetti ‘noti’ sono 3.401 e ben 21.567 sono quelli contro ignoti. Vale a dire che un ladro ha l’86,4% di probabilità di farla franca. E badate bene: stiamo parlando di furti denunciati. Ma è ormai noto a tutti che alcuni crimini minori  neanche vengono più denunciati all’Autorità Giudiziaria nella desolata consapevolezza che tanto gli autori non saranno mai presi, e che, se anche fossero presi, difficilmente la condanna sarebbe scontata per intero.

La convivenza civile si regge sul rispetto delle leggi e il rispetto delle leggi è l’amministrazione della Giustizia che dovrebbe garantirlo. E’ la Magistratura che, sanzionando chi delinque, dovrebbe proteggere la gente onesta dalle sopraffazioni, dall’homo homini lupus. Se chi delinque la fa franca la convivenza civile collassa. Per contrastare l’illegalità lo Stato non può contare solo sul personale senso etico dei cittadini: sarebbe bellissimo, ma sappiamo  che non funziona. Perché i cittadini di una nazione si comportino secondo le leggi occorre che ci sia una condanna per chi le infrange. E’ triste, è puerile forse, ma è così che va il mondo, da Beccaria in poi.

Pensateci: le leggi non sono rispettate finché non si creano le condizioni per sanzionarne il mancato rispetto. Basta citare il caso delle cinture di sicurezza, che servono a salvare la propria vita, ma alle quali ci si è abituati solo a seguito dell’inasprimento della sanzione per coloro che non le allaccino.

In fondo noi italiani non siamo più indisciplinati di altri popoli. Il nostro problema è che sappiamo che, quando lo siamo, abbiamo ottime probabilità di farla franca. Una prova? Basta uscire appena un po’ dai nostri confini e recarsi in Austria, ad esempio. Lì vedreste macchine con targa italiana comportarsi in maniera esemplare, perché lì, se sgarri, puoi stare certo che becchi una multa: è praticamente matematico. Il nostro lassismo, invece, è ormai noto a tutti: ho seguito anche molte automobili austriache, perfettamente disciplinate in patria, sfrecciare oltre i limiti di velocità non appena entrate nelle autostrade italiane.

Per descrivere un modo alternativo, più efficace, di tutelare la legalità voglio raccontare un piccolo episodio di vita vissuta. L’estate scorsa ero in vacanza in Gran Bretagna, guidavo una macchina presa a noleggio e mi fermai in un parcheggio a pagamento di Oxford. Pagai regolarmente le mie belle 2 sterline per 2 ore ma tornai alla macchina una decina di minuti dopo la scadenza della sosta. Risultato? Trovai sul parabrezza una bella multa da 35 sterline. Sul retro dell’avviso c’era scritto che avverso a quella sanzione si poteva far ricorso al Giudice distrettuale (!) mandando una e-mail (!!).
Incredulo mandai l’e-mail all’ufficio del Giudice distrettuale e mi appellai alla clemenza della Corte vista l’esiguità della mia infrazione. Mandai la e-mail confidando nel fatto che si sarebbe persa nei meandri di una burocrazia che immaginavo simile a quella italiana. Invece 24 ore dopo (!!!) ricevevo l’e-mail di ritorno dal Giudice in persona (!!!!), una gentile signora che difficilmente dimenticherò, la quale si diceva molto spiacente (sì, proprio sorry) per la mia negligenza, ma mi ricordava che in quel modo avevo infranto il diritto di un altro cittadino ad usufruire del posto auto (per 10 minuti !!!!!) e danneggiato la collettività di Oxford per il mancato introito (!!!!!!). Superfluo aggiungere che confermava la sanzione. A questo punto non mi restava che pagarla e lo feci (quasi) volentieri, online, cliccando PayPal su un link già predisposto con destinatario ed importo (!!!!!!!).

E’ chiaro cosa intendo dire? Non solo in quel caso la giustizia venne amministrata, ma lo si fece con rapidità, rendendo perfino facile al condannato scontare la sua condanna.


Io penso che quello che in altri Paesi esiste e che invece da noi manca è la fiducia che la Giustizia prevarrà sull’arroganza, sulla prepotenza, sull’illegalità. Se questa fiducia manca il cittadino onesto e disciplinato si sente abbandonato, anzi, arriva a sentirsi un fesso se rispetta leggi che altri impunemente infrangono. Se poi non ha un senso civico ultra sviluppato arriva addirittura a sentirsi frustrato quando deve per forza rispettare una legge che altri allegramente infrangono. Penso ai lavoratori subordinati (specie quelli del comparto pubblico): credete che sarebbero tutti contribuenti così ligi se non ci fosse la ritenuta delle imposte alla fonte?

Non ci abitueremo mai alla legalità se non avremo chi ce la insegna fin dalla scuola. Se oggi sarà tollerato copiare il compito in classe, domani sarà ritenuto tollerabile fregare il fisco.

Se i “furbetti” non sono scoperti, denunciati, giudicati e, qualora riconosciuti colpevoli, costretti a pagare la loro sanzione o a scontare per intero la propria pena, avremo sempre a che fare con qualcuno che riterrà possibile irridere alle leggi e fottersene. Con ciò fottendo anche noi.

L’ho fatta lunga e questo mio pistolotto lo chiudo qui. Cosa dire allo sconsolato Doxa? Purtroppo niente che possa consolarlo. Che se gli italiani, noi italiani, siamo così “servi della gleba” è perché non siamo abituati alla legalità, anzi, ormai ci siamo arresi all’illegalità, la riteniamo ineluttabile.

E sì. Credo proprio che il povero Beccaria si starà rivoltando nella tomba.

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Comments

68 Risposte a “Caste, Conti, Baroni e Servi della Gleba. Perché?”
  1. Sara scrive:

    Bellissimo articolo, finalmente posso tornare a commentare, mi mancava questa attività quotidiana!!
    Io faccio solo un esempio: a mia sorella hanno rubato la bicicletta a Ferrara (una piccola e tranquilla cittadina eletta città delle bicilette), lei non legge libri giornalistici, non guarda report e annozero, non legge i giornali, sa un pò come funzonano le cose ma senza preoccuparsi troppo.
    Però il giorno dopo è andata a denunciare il furto, le hanno fondamentalmente detto che se ritroverà la bici (?) li dovrà chiamare, cioè in pratica è un buffetto sulla spalla ufficiale, ma lei intanto ha denunciato, ha fatto la sua parte, ha un pò preteso che le regole venissero rispettate. Sono orgogliosa di lei! (da sorella maggiore lasciatemelo dire..)
    Se a Bologna più gente avesse denunciato come lei il furto di biciclette quando è cominciato il problema, non ci sarebbe il giro che c’è adesso, coi ladri di biciclette attrezzatissimi, e con un riciclaggio immane (che avviene soprattutto in una piazzetta di fronte a 3 jeep della polizia!), la gente non sarebbe costretta ad andare in giro con biciclette orribili perchè tanto le rubano, non ci dovrebbero essere aste delle biciclette per gli studenti e si vivrebbe tutti meglio…

  2. Doxaliber scrive:

    Condivido l’analisi di Fully, non ho molto altro da aggiungere se non uno spunto per un’ulteriore analisi. Come mai la televisione per taluni è diventato l’unico strumento per ottenere giustizia? Molte volte, davanti ad un’ingiustizia o ad un malaffare, senti dire: “bisogna chiamare Striscia la Notizia oppure Reporto oppure Le Iene”, non invece: “bisogna chiamare la Polizia, fare una denuncia alla Magistratura”.
    Evidentemente, non so se a ragione o a torto, i cittadini identificano la Polizia e la Magistratura come organi corrotto e/o inefficenti, collusi magari con il malaffare. Forse anche per questo gli attacchi di Berlusconi alla Magistratura hanno trovato l’appoggio incondizionato di una buona parte della popolazione.
    Tuttavia il problema alla base è proprio la mancanza di giustizia, l’incertezza della pena, le lunghezza dei processi. Io lo dico da tempo. Purtroppo nessuno interviene per risolvere seriamente questi problemi che di certo non possono essere imputabili soltanto ai giudici ed ai dipendenti dei palazzi.
    Il motivo? Perché se il problema dipendesse esclusivamente dai dipendenti della giustizia allora di sicuro ci sarebbero procure velocissime ed efficenti, esattamente come esistono, nonostante la malasanità diffusa, cliniche all’avanguardia ed efficentissime.

  3. Max scrive:

    Per quanto riguarda il nostro sistema giudiziario, possiamo solo pensare che in Italia serve proprio cosi come è. Sono convintissimo che la lentezza, inefficienza e inutilità è scientificamente ricercata dalla nostra legislatura. Questa idea mi è sorta quando (non ricordo la fonte) ho sentito di una statistica dove il numero degli avvocati in Italia rispetto ad esempio alla Francia è più che doppia, quindi non parliamo della percentuale rispetto la popolazione. Abbiamo molte bocche da sfamare che portano la toga quindi il sistema serve fatto esattamente cosi. Poi se pensiamo che negli ultimi anni le toghe hanno colonizzato il parlamento capiamo che non possono far altro che ottimizzare la spremitura.

  4. lastrega scrive:

    i politici ci insegnano l’illegalità ogni giorno facendo leggi che non vengono rispettate e lasciando vuoti legislativi per comodità personali.
    di certo se qualche volta invece di indignarsi si usasse il buon senso… faccio un esempio: lavoro in un centro sportivo e il parcheggio viene preso di mira da ladri che scassinano le auto. perchè con presunzione si lascia il portafoglio dentro all’auto parcheggiata perchè si crede che dentro al centro sportivo i furti siano maggiori. all’interno ci sono cassette di sicurezza ma il pregiudizio è tale che fai la cazzata di lasciare in macchina TUTTO (pur sapendo che l’auto è in un posto poco frequentato, buio ecc ecc). immancabilmente succede il furto. viene il cliente e si incazza con noi. ‘dovete mettere le guardie giurate’ che è una cazzata in termini come sono cazzate le ronde: se non puoi arrestare c’è ben poco da fare. io faccio una domanda: ’sei andato in polizia a denunciare’ risposta: NO
    che senso ha? vieni da me che non ho competenza sul parcheggio non ho competenza nell’arresto ecc ecc e non vai effettivamente da chi ha competenza? che ti indigni a fare? e si tratta di un furto non di un reato che prevede casi di persecuzione.
    si può anche fare la denuncia online e andare n polizia a firmare riducendo notevolmente i tempi. e se la polizia ha denunce frequenti probabilmente si attiverà per controllare i luoghi dei furti. e invece no. non sapendo però che così si continua la catena di illegalità che ti ha prodotto un danno. è un circolo vizioso dovuto alla scarsissima informazione che circonda gli italiani. Magari imposta da eventuali regimi ma il più delle volte voluta dal cittadino che presume di sapere. una causa in tribunale che non produce una pena giusta non va valutata con le polemiche, va valutata nel processo che ha un’accusa e una difesa. vero che in italia funziona male ma è vero anche che non è il magistrato che si alza al mattino e decide un po’ di qua e un po’ di là. però è questa l’idea che passa ma è una idea con un vizio: la disinformazione.

  5. Oris scrive:

    Ho personalmente scritto al preside della scuola frequentata da io figlio, offrendomi di fargli un sito e un blog a disposizione loro, gratis, per l’utilità comune e per facilitare gli scambi e le informazioni.

    Ad oggi non ho ricevuto risposta, nemmeno per rifiutare.

    Non c’entra?

    Forse sì.

  6. Oris scrive:

    Mi hanno rubato il portafoglio e feci dnuncia on line, prendendo il codice e l’appuntamento.

    Per dire la verità l’appuntamento c’era, aspettai solo 2 ore, salii su e l’ispettrice non riusci a aprire il portale (non per colpa sua) provo a scrverla allora a mano ma non il computer faceva le bizze (roba ante guerra, forse 386 con win 95) e la stampante sembrava non volesse saperne di fare il suo lavoro, forse scioperava.
    Si cambiò ufficio riuscendo a far andar almeno quel pc (mi venne voglia di regalargli uno dei miei mac g3 che sicuramente vanno meglio, visto che ci va tiger alla grande) parlando della condizione misera nella quale sono lasciate le forze dell’ordine: no benzina, scarpe talmente scomode da non poter essere indossate (se le comprano di tasca loro)….

  7. Marcoilbuono scrive:

    In questi giorni il parlamento ha negato l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni contro d’alema e la torre.
    Berlusconi è sceso in politica per non andare in galera, vedi leggi ad personam.
    Dell’utri è condannato in primo grado per mafia.
    I cannoli di cuffaro.
    Davvero ci meravigliamo che non ci sia fiducia nella giustizia?

    • Fully scrive:

      Secondo me con questo commento dimostri una cosa diversa da quella che (forse) vorresti. I casi che hai citato non si riferiscono a negata giustizia, bensì a giustizia amministrata in modo difforme da quello che è il senso di giustizia percepito dai cittadini.

      C’è un episodio recentissimo, la sentenza sui fatti di Bolzaneto, che è paradigmatico a questo riguardo: in questo caso non è che non ci sia stata una sentenza, la sentenza c’è stata, è arrivata sette anni dopo ma non è stata conforme a quello che una parte dei cittadini avrebbe auspicato.

      Dire che la giustizia non funziona perché è tardiva (e spesso sfora il tempo massimo della prescrizione) è diverso dal sostenere che la giustizia non funziona perché non giudica come piacerebbe a noi: si suppone che le sentenze siano rese applicando la legge ai fatti che emergono nel corso del processo. Se non condividiamo almeno questo, allora sì che non possiamo proprio più sperare di vivere in uno stato di diritto.

      • Doxaliber scrive:

        In merito alla sentenza di Bolzaneto io credo che i giudici abbiano valutato il caso in base alle prove. Ovvio che gli agenti condannati abbiano colpito in base a precisi ordini ricevuti dall’alto, tuttavia i giudici non avevano prove sufficienti per stabilire CHI avesse dato quell’ordine. Siccome un imputato è innocente fino a prova contraria ed oltre ogni ragionevole dubbio allora non poteva che esserci l’assoluzione. Nello specifico ho letto che il lavoro dei giudici sarebbe stato facilitato moltissimo se il Parlamento avesse instaurato una commissione parlamentare d’inchiesta atta a ricostruire in modo preciso la catena di comando e di conseguenza i vari gradi di responsabilità dei vertici in merito agli eventi di quella notte. Purtroppo il Parlamento, luogo con una percentuale di galeotti rispetto al numero di abitanti pari a quello del quartiere Scampia (:mrgreen:), ha sempre fatto ostruzionismo impedendo di fatto che la verità venisse a galla.

        Non è la prima volta, non sarà l’ultima. I potenti si parano le palle fra di loro e gli unici a pagare sono sempre le ultime ruote del carro. Chi ha detto Cusani? Ecco, appunto.

        • Fully scrive:

          E’ fin troppo scontato, ma se un tribunale non giudicasse rispetto alle prove, bensì solo rispetto a sospetti, sensazioni ed inclinazioni dei giudici saremmo messi ancora peggio di quello che stiamo.

          • Doxaliber scrive:

            Certo che il tribunale deve giudicare in base alle prove. Ma la faccenda di Bolzaneto dimostra come alcuni personaggi lavorino per mettere i bastoni alle ruote al sistema giudiziario che, anche in questo caso, non ha potuto svolgere pienamente il suo lavoro.

            • Fully scrive:

              La costituzione delle prove credo spetti all’accusa (sempre magistratura è), che ha i mezzi – anche detentivi – per evitare che esse vengano inquinate.

              Scusa se non riesco ad andare oltre le banalità :mrgreen:

              • Doxaliber scrive:

                1) In Italia, unico paese dei 15 fondatori in Europa, non esiste il reato di tortura. I giudici non possono inventarsi un reato che non esiste, è compito del Parlamento.

                2) I giudici non possono sospendere gli imputati, questo spetta alle forze di polizia, allo stesso modo non possono impedire le promozioni di alcuni dei responsabili a cariche più alte, cosa che è di fatto avvenuta.

                3) I giudizi non possono creare prove, che sono frutto di indagini svolte da Polizia e Carabinieri.

                4) Più volte è stata chiesta una commissione d’inchiesta sul G8, cosa che il Parlmento si è sempre rifiutato di fare. Dalle dichiarazioni dei politici agli atti parlamentari, tutto è stato fatto per rendere poco chiare le responsabilità e la catena di comando in quei giorni di Genova.

                Scusa se anch’io non riesco ad andare oltre la banalità.

  8. F.Maria Arouet scrive:

    E se tutto fosse cominciato dall’accettazione entusiasta di una serie di preconcetti indimostrati?
    Per esempio, ma solo per esempio, dal permissivismo pedagogico predicato, con molta fortuna, da Benjiamin Spock, dove la repressione é considerata elemento in egual misura inutile e dannoso e dunque bandita in favore della libertà?
    E questi non fossero che i risultati?
    Magari é arrivata l’ora di rimettere le maniglie delle porte all’altezza giusta, con buona pace della Montessori.
    Dice: ma perché soltanto qui da noi?
    Potrebbe essere che da noi più che da altri un simile seme abbia trovato terreno fertile, vuoi nella presenza dell’humus cattolico, ma non butterei neppure la miscela cattocomunista, vuoi nell’assenza di anticorpi quali il senso di responsabilità presente nell’etica protestante.
    Ve le ricordate le diatribe sui sindaci-sceriffi, Cofferati e Dominici, rei di nient’altro che di considerare la legalità presupposto irrinunciabile?
    Come se l’uso della forza per far osservare la legge, ove a violarla siano dei poveracci, fosse di per sé solo la negazione dell’idea stessa di sinistra?
    Forse bisognerà rivedere più di qualche rotella di quel progetto, a non volersi rassegnare a buttarlo insieme all’acqua sporca.

    • Doxaliber scrive:

      Ma lavare i vetri e chiedere la carità è illegale?
      Chiedere i soldi ad un parcheggio è illegale perché si può profilare il reato di estorsione, ma lavare i vetri che reato è? Al massimo li si potrebbe denunciare per evasione fiscale mi pare. Inventarsi un’ordinanza con un reato ad hoc è un po’ da sceriffo.
      Che poi sono davvero questi i problemi o in realtà facciamo propaganda e dietro a queste azioni non c’è davvero giustizia perché ad esempio il reato non esiste e quindi si intasano solo gli uffici giudiziari che perdono tempo in cose un po’ inutili a discapito di reati ben più gravi? Perché se poi il risultato è quello del pestaggio di Parma o il barbone che viene arso vivo mi sa che invece di diminuire i reati li facciamo aumentare….

      • F.Maria Arouet scrive:

        Un altro preconcetto classico, a mio parere, è che il problema sia sempre un altro.
        Con questo non nego che accada quello che tu dici, ma questo non esclude quello.

        • Doxaliber scrive:

          Non è questione di preconcetti, si tratta di stabilire cosa è illegale e cosa non lo è. L’accattonaggio è un reato o è soltanto un fastidio, una cosa che sta sulle palle a tutti?

          Per come la vedo io, paradossalmente, su queste cose gli italiani vogliono la massima fermezza, in questi mesi hanno sostanzialmente invocato uno stato di polizia e lo hanno ottenuto, votano l’uomo forte che sa prendere le “decisioni” e plaudono ai militari nelle strade. Ma questo ha poco a che fare con la legalità ed il funzionamento della giustizia. Se il reato è più grave allora scattano il perdonismo ed il garantismo. Forti con i deboli, deboli con i forti.

          Nello specifico, se anche stabilissimo che l’accattonaggio è un reato gravissimo che merita l’arresto e poi questi accattoni rimanessero liberi perché i tribunali sono intasati e le carceri pure allora di sicuro non avremmo risolto in alcun modo il problema ed avremmo semplicemente fatto un altro po’ di propaganda che tanto piace al popolo.

          La marea di decreti fatti dai sindaci negli ultimi mesi stanno al problema del rispetto della legalità e della giustizia come i cavoli a merenda. Per come la vedo io è solo teatrino di bassa lega, poi ovviamente ognuno può pensarla come vuole.

    • Fully scrive:

      Concordo.
      Ho sempre pensato (e nel tuo commento trovo una conferma alle mie idee) che la pratica cattolica del perdono che si sostituisce alla giusta condanna sia quanto di più deleterio possa esistere per il radicamento del senso di responsabilità.

      Anche il fenomeno dell’accattonaggio (qui inopinatamente tirato in ballo) rientra secondo me in uno schema di malintesa pietas: quello dei lavavetri è un fenomeno quasi sconosciuto nei paesi di matrice calvinista o luterana.
      Nel post parlavo del mio viaggio in GB. In quel viaggio mi sono fermato cinque giorni a Londra.
      Di Londra mi hanno colpito molte cose: una tra le tante è che in cinque giorni non ho incontrato un solo accattone. Eppure, è in assoluto la città più multi-etnica che abbia mai visto, tali e tante sono le razze, le tradizioni, le culture e le classi sociali presenti. Però a Londra hai l’impressione che ognuno abbia trovato il suo posto.

      Non ho incontrato un solo accattone in 5 giorni, dicevo, a parte qualche predicatore agli angoli delle strade e nei parchi (ma quelli parlano più per predicare che per raccogliere soldi), e qualche artista di strada a Convent Garden, che è il posto loro dedicato.
      Sulla metropolitana, nei corridoi di collegamento, ci sono spazi dedicati per i musicisti, delle specie di “palcoscenici” disegnati per terra. Mi hanno spiegato che bisogna prenotarsi il posto iscrivendosi in una certa lista, dimostrando di saper davvero suonare: tutto regolamentato e assolutamente legale. Fuori da quello spazio, nessuno può suonare o chiedere l’elemosina.

      A Londra di morti di fame non ne ho visti. Ho visto gente povera e umile, certo (stavo a King’s Cross, non era un quartiere di lusso) e mi sono posto alcune domande:
      - quali sono le leggi che regolano l’immigrazione in Inghilterra?
      - come mai sono del tutto assenti rom e accattoni di ogni genere?
      - com’è che la città più multietnica del mondo sembra gestita da “svizzeri”?: tutto funziona, non un solo pezzetto di carta in terra, nonostante dalle metropolitane abbiano fatto sparire tutti i cestini come misura precauzionale contro il terrorismo, non una scritta alle pareti, piastrelle bianche pulitissime. Eppure, non si ha affatto l’impressione di un clima “repressivo”, piuttosto di un elevato senso di coscienza civica.

      Per gli ubriachi ci sono gabbiotti in vetro dove possono rifugiarsi la notte, al caldo e se premono un pulsante arriva un omino in bicicletta che li prende, li porta alla loro auto, piega la bici, la ficca nel bagagliaio e riporta l’ubriaco a casa. Si evita così che chi è ubriaco faccia casino in giro ma anche che vada ad ammazzarsi/ammazzare in auto.

      Mi chiedo: perché da noi non è così?.

      • Adetrax scrive:

        Ho sempre pensato (e nel tuo commento trovo una conferma alle mie idee) che la pratica cattolica del perdono che si sostituisce alla giusta condanna sia quanto di più deleterio possa esistere per il radicamento del senso di responsabilità.

        Ho in parte risposto a questo pensiero nel commento delle 22:00 e non penso che questa caratteristica sia prettamente cattolica (papa a parte); l’unica direttiva che ho riscontrato anche nell’antichità è l’invito al trattamento umano dei condannati.

        Il perdono è qualcosa che si concede a livello personale, a livello istituzionale ci può essere comprensione o valutazione delle attenuanti ma non cancellazione della responsabilità e tanto meno diminuzione o cancellazione arbitraria della pena normalmente prevista.

        Mi chiedo: perché da noi non è così?

        Perchè la gli amministratori temono la regina ?

        Perchè la il concetto di bene comune, il common wealth, è un po’ più allargato di quello cui pensiamo noi ?

        Perchè da noi gli amministratori intermedi non pensano di dover rispondere direttamente a Dio delle loro azioni ?

        Ma no, ci deve essere qualcosa di arcaico tramandato dalla notte dei tempi, qualcosa che genera soddisfazione nel vedere funzionare bene le cose, nel riuscire a trovare l’accordo comune su cose sensate che possono salvare la comunità dal grande gelo, dall’avversità comune.

        Questo qualcosa, questa mania di generare consenso in maniera corretta è probabilmente superiore perfino alla tentazione di gestire i sudditi in maniera totalmente arbitraria.

        Ops, cosa ho detto.

        Parliamo dell’Inghilterra che si deprecava perchè nei collegi, fino quasi agli anni ‘90 usavano prevalentemente acqua fredda per lavarsi ?

        Parliamo del paese in cui non c’erano preclusioni mentali all’utilizzo di strumenti di comunicazione alternativi (alias correttivi) utili per i fini educativi di certi soggetti (cosa prima eliminata e poi recentemente, almeno formalmente, reintrodotta) ?

        Parliamo di Londra, della capitale degli accoltellamenti, del regno delle bande minorili violente ?

        Ah, questi sudditi, specie quelli acquistati da poco, quanta pazienza bisogna avere con loro.

        E in Italia, di chi siamo sudditi ? Forse di nessuno.

        • F.Maria Arouet scrive:

          C’é sicuramente del vero in quel che dici: c’é necessariamente dell’altro, oltre alla differente idea del rapporto col divino, a fare la differenza tra i paesi “latini” e i paesi “anglosassoni”.
          Ma sicuramente una diversa idea del rapporto col divino c’é, e qualche ricaduta sicuramente ce l’ha.
          Weber ci ha scritto su “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” ed é giunto alla conclusione che il rapporto personale con Dio introdotto dalla riforma conduca alla “beruf”, cioè alla vocazione per il proprio mestiere, vista come la cartina di tornasole circa lo stato del proprio rapporto con Dio.
          Naturalmente é un’ipotesi discutibile, ma resta un’ipotesi interessante.

          Mentre, per una questione di metodo, resto un po’ più perplesso quando affermi:

          “Ma no, ci deve essere qualcosa di arcaico tramandato dalla notte dei tempi, qualcosa che genera soddisfazione nel vedere funzionare bene le cose, nel riuscire a trovare l’accordo comune su cose sensate che possono salvare la comunità dal grande gelo, dall’avversità comune.”

          Credo che a non voler cercare in vicende culturali storicamente accertate le differenze tra le nazioni, preferendo ascriverle ad eventi ignoti perduti nella notte dei tempi, si corra il rischio con ciò solo di avvalorare il pre-concetto di razza.
          Che può pure non essere sbagliato in assoluto, nel senso che l’evidenza dimostra che delle diversità nell’evoluzione della specie umana ci sono pur state, ma che resta assai pericoloso, dunque impraticabile politicamente, per le ricadute cui può dar luogo.
          Anzi, cui ha già dato luogo.

          • Neottolemo scrive:

            Beh, credo che “il disagio dell’abbondanza” che lega calvinismo e capitalismo sia un fatto assodato in ambito accademico. Ammè me l’hanno fatto studiare anzichenò. E il calvinismo non è da leggersi strettamente nell’autenticità del rapporto con Dio (come in Italia, ossessionati dal vaticano facciamo) ma nell’approccio a questo. Il calvinismo va a creare delle comunità fortemente gerarchizzate, ridimensiona il ruolo della donna, impone un modo di vivere moderato e sobrio ma allo stesso tempo esalta il lavoro e soprattutto inquadra la comunità in un ottica individualistica. Qualcuno disse anche di aver sentito Calvino gridare “a noi!”. Il punto più importante è che la riforma diede di fatto l’indipendenza a molti paesi del nord Europa.

            Quindi direi che si, la riforma ha fatto ad anche parecchio. Però credo che la chiave sia in quello che è poi il punto fondamentale di tutta la dottrina cioè la giustificazione per fede che svincola il calvinista da intermediatori di sorta e lo pone in un rapporto diretto con Dio. Quindi, ripeto: individualismo.
            Al contrario il vaticano si è sempre mosso in una direzione opposta. Basti pensare all’organizzazione dei sacramenti:
            -battesimo, padrini
            -cresima, padrini
            -matrimonio, testimoni
            Ogni passo che si muove all’interno della chiesa è stato costruito in modo di legare il più possibile la comunità in modo che si aiuti vicendevolmente. Insomma, un modo per “imporre” la carità cristiana (forse imporre è esagerato, ma passatemelo). Questo ha fatto si che si creasse una mentalità nella quale ci si aiuta in “famiglia” anche oltre i limiti del lecito. Una visione molto diversa da quella protestante che vede la carità come un modo per sbarazzarsi del denaro “in eccesso” (e di contro il protestante era spinto a lavorare e a vivere sobriamente, mettendo in moto un loop).

            ‘Nzomma secondo me la religione ha fatto, e molto. Detto questo, io credo che le società anglosassoni si basino sul principio “io non disturbo te, tu non disturbi me” e non su un vero e proprio rispetto che io considero utopico. Da par mio penso che questo sia l’unico modo per far convivere persone in maniera decente, cioè pensare a se stessi. Paradossale.

            Sarò io che sono misantropo, ma se quando si sta in gruppo ci si ubriaca, ci sarà un motivo dico io.

            • Doxaliber scrive:

              Ottime osservazioni.

            • Adetrax scrive:

              Forse c’entra anche la teoria della predestinazione, per cui chi ci crede è consapevole di “dover dimostrare” di non essere fra i dannati; questo genera una forte tensione verso il miglioramento e mantiene un forte senso di riprovazione sociale verso chi opera senza vergogna in netto contrasto con il bene comune.

            • F.Maria Arouet scrive:

              Sarà perché sono misantropo anch’io, ma mi sembrano osservazione assolutamente condivisibili.

          • Adetrax scrive:

            Ma no, ci deve essere qualcosa di arcaico …

            La frase è un po’ ironica ma vorrebbe far riflettere, perchè pare che troppo spesso la soddisfazione provenga dalla distruzione, dal peggioramento piuttosto che dal miglioramento.

      • Doxaliber scrive:

        Di Londra mi hanno colpito molte cose: una tra le tante è che in cinque giorni non ho incontrato un solo accattone.

        Sei stato fortunato, ce ne sono di accattoni e pure tanti, sicuramente molti più di quelli che si vedono nelle città di provincia italiane. In altre nazioni calviniste e protestanti come gli Stati Uniti ce ne sono ancora di più, non credo quindi che il cattolicesimo c’entri un fico secco. Nell’ultima campagna elettorale che vide vincente Blair si discusse molto degli accattoni e degli homeless.
        Cercando poi a caso qualche informazione in più, perché magari da quando ci sono stato io è passato un po’ di tempo, sono incappato qui ed ho scoperto che (posto che le informazioni date dal corriere siano corrette):

        Ora si discute dei romeni che, all’ angolo della strada, fanno accattonaggio, spesso tenendo bambini in braccio per impietosire i passanti.

        L’articolo è datato 2001, avranno risolto nel frattempo. Bisognerebbe capire come.

        l’accattonaggio in Inghilterra è un reato

        nonostante fosse un reato il problema ce l’avevano lo stesso.

        alloggio e sussidi da parte del governo, ma assoluto divieto di lavorare

        cioè, in Inghilterra è entrato grazie ad un asilo politico riceve un generoso sussidio da parte del governo e pure l’alloggio. Succedesse una cosa del genere in Italia come minimo la Lega insorgerebbe. Certo in Italia la situazione alloggi è più drammatica (ed allora vedi che tutto in fondo è collegato?).

        Sono certo che il problema degli accattoni sia questione discussa anche negli altri paesi Europei, che a differenza nostra tra l’altro non sono al centro del mediterraneo ma in posizioni ben più isolate, tuttavia negli altri paesi:

        - non hanno intere zone del territorio controllate dalla mafia in cui con frequenza altissima avvengono omicidi, spesso di innocenti;
        - non hanno decine di parlamentari condannati per reati che vanno dal concorso esterno in associazione mafiosa, alla corruzione, alla concussione;
        - non hanno un parlamentare che si è fatto eleggere all’estero falsificando carte e documenti ma che è ancora regolarmente seduto in parlamento;
        - non hanno interi consigli comunali di alcuni comuni che vengono commissariati per mafia;
        - non hanno mai messo quintali di tritolo per far esplodere un intero pezzo d’autostrada o mezzo quartiere pur di uccidere magistrati che indagavano contro la mafia;
        - non hanno un Presidente del Consiglio con un trascorso giudiziario come il nostro, che tra l’altro controlla la maggior parte dei media ed è anche l’uomo più ricco del paese;
        - non hanno livelli di corruzione stimati che ci pongono agli stessi livelli dei peggiori paesi sudamericani;
        - non hanno poveri cristi che non riescono ad avere giustizia (le vittime di Poggiolino/De Lorenzo, le vittime di Marghera, le vittime dell’Amianto) perché qualcuno ha fatto leggi per far cadere in prescrizione i reati e perché la giustizia impiega secoli;
        - non hanno subito crack finanziari come quelli di Parmalat e Cirio e quando li hanno subiti i responsabili sono stati puniti con pene severissime ed il reato di falso in bilancio è stato ulteriormente penalizzato;
        - non hanno Ministri colpiti da scandali e mandati d’arresto che rimangono fermamente al loro posto;
        - non hanno persone che rimangono senza casa perché nottetempo qualcuno gliel’ha occupata abusivamente e la polizia non fa niente per rimettere a posto la situazione;

        Trovo curioso vedere che nonostante tutti questi fenomeni e tutta questa delinquenza il problema primario degli italiani siano i lavavetri e gli accattoni vicino alle Chiese, contro i quali, per garantirsi, chiedono pure i militari in mezzo alle strade, con giornali e telegiornali che non parlano altro che di questo fastidioso problema.

        Siamo davvero un circo equestre, c’è poco da fare. In ogni caso nei paesi anglosassoni vale il principio del buon esempio: la giustizia si applica prima contro chi sta in alto, di conseguenza anche alle sfere più basse e povere della società, alle quali tra l’altro si offrono anche garanzie e tutele assolutamente inesistenti nel nostro paese.

      • lastrega scrive:

        a londra in particolare (ma credo in tutta l’inghilterra) l’accattonaggio è un reato punito credo anche con l’arresto
        da noi c’è stata una sollevazione popolare quando si è proposto una norma severa contro l’accatonaggio (che nasconde spesso pratiche schifose e sfruttamenti) e si urlava che nel resto dell’europa certe cose non accadevano: propaganda. nel resto dell’europa le norma ci sono e sono severe. in francia e germania i rom vengono invitati ad avere una casa non viene difeso il campo nomadi fatto di baracche e schifezze solo perchè è loro cultura. sono punti di vista diversi sull’ordine pubblico. dai noi l’ordine pubblico è una favola da raccntare in campagna elettorale. basta vedere cosa succede la domenica negli stadi per una partita di pallone. i danni non li paga nessuno se non il contribuente (che non si sa se veda la partita). vige un principio: tutti i cittadini sono uguali di fronte alle tasse, diversi sui diritti
        infatti possono avere diritti diversi: rubare, evadere, uccidere, demolire, sposarsi, avere figli ecc ecc
        e non è l’ambiente ideale per far crescere la legalità :D

    • lupoalburnino scrive:

      Lo sai, F. Maria Arouet, che Benjiamin Spok, dopo la sua teoria pedagogica in un certo senso anche condivisibile quando la violenza è insopportabile, che però ha trovato molto più credito in Italia che in altri paesi forse proprio per le ragioni addotte proprio da te, si pentì di quello che aveva sostenuto per una vita e disse grosso modo: “Mazzate e panelle fanno i figli belli?” Ma ormai era ed è troppo tardi: i genitori fanno i sindacalisti dei figli e continuerà così nonostante il cinque in condotta della Gelmini.

      • Oris scrive:

        quanto c’hai ragione u questo, lupo:

        http://www.scuolaviolenta.blogspot.com/

        • Fully scrive:

          Accipicchia, Oris
          credevo che piovesse, non che grandinasse
          prezioso il tuo link. Grazie

          • Oris scrive:

            Mi documento sempre sulla scuola, visto che la devo frequentare e visto che non ne sono contento.

            Conosco il problema della disciplina e dei genitori “idioti”.

            Ciò non toglie che a parere mi gli insegnanti sarebbero dovuti scender in piazza non contro la gelmini ma contro il 6 politico, la mancanza di bocciature, magari per l’introduzione i istituti correttivi particolari, nei quali mandare i recidivi, al rilevamento di comportamenti ben precisi, in modo automatico.

            Per la paura di ghettizzare si rovina anche il buono.

            Sarebbero dovuti scendere in piazza contro le sentenze del tar, contro i dirigenti che non fanno il loro lavoro (e questo anche nel resto della pa) e sopratutto CONTRO i loro colleghi eventualmente non adatti all’insegnamento.

            Sarebbero dovuti scendere in piazza contro un sistema di graduatorie che premia i km e non le capacità, sarebbero dovuti scendere in piazza contro le baronie.

            Oggi invece gli tocca giocare in difesa, da soli.

            Si chiama responsabilità.

            • lupoalburnino scrive:

              Oris, come al solito estremizzi le situazioni. I bambini non vanno “picchiati” e su questo non ci piove. Che i genitori debbano assumersi le loro reposnsabilità nell’educazione dei figli non ci piove. Che i docenti siano scesi in piazza contro la Gelmini sono molto d’accordo. Che i docenti debbano protestare contro i colleghi incapaci non è compito loro, ma di chi controlla. Poi bisogna vedere che significa incompetenza. Che molti nella scuola non fanno il proprio dovere non ci piove, ma non sempre è colpa degli insegnanti: dipende anche dall’organizzazione. Che i docenti sarebbero dovuti scendere contro il 6 politico non condivido, perchè il sei politico fu richiesto dagli studenti, ma non l’ottennero. E qui la Gelmini dimostra tutta la sua ignoranza. Queste richieste sono avvenute circa 40 anni fa. Del 6 e del 18 politici non se ne parla più da lunghissimo tempo. Ricordarlo oggi significa due cose: ignoranza e demagogia.
              Mi dispiace solo che nè i giornali, nè i politici non abbiano ancora detto alla Gelmini quanto è ignorante e quanto è ipocrita. Chi vuole impressionare con queste solenni promesse che non hanno alcuna sostanza? Solo gli ignoranti come lei. E purtroppo in Italia ce ne sono tantissimi che applaudono pure ad una cazzata così grossa.

              • Oris scrive:

                Se leggi il link vedrai che ste cose succedono pure oggi, ma d’altrond come al solito tu declini le responsabilità ai dirigenti, nonostante gli insegnanti vedano quindi sono liberati dal compito e la loro coscenza diventa linda: so, ma non sono cazzi mia, ci pensi il dirigente.

                E oggi siamo a sti punti.

                Il sei politico io lo intendo anche passare chi NON deve passare.

                A volte si dovrebbe andare oltre le parole e avere elasticità di capire i concetti: se qualcosa non va e il mio lavoro ne perde credibilità, è giusto che io me ne freghi e faccia il mio, che basta?

                • lupoalburnino scrive:

                  Oris, non do la responsabilità solo ai dirigenti. Solo che, poichè le loro belle chiappe sono sedute su di una poltrona comoda che più comoda non si può, tra l’altro con uno stipendio che supera di molto molto, e sottolineo molto, quello di un docente, non vedo perchè non si debbano assumere le responsabilità che sono proprie. I docenti hanno il compito di insegnare, non di fare anche i controllori.
                  Andare oltre le parole e avere elasticità di capire i concetti. Oris, qui non c’è nulla da capire. Il 6 politico e il 18 politico non ci sono mai stati effettivamente anche se la battaglia del sessantotto fu molto aspra in proposito ed io me la ricordo bene. Che poi oggi ci sia qualcuno, come ieri, che dia la promozione facile può darsi, però devi sapere che il giudizio non viene dato da un solo docente, ma dal consiglio di interclasse o di classe. Se ciò avviene sono in tanti ad essere coinvolti e non uno solo. Ti dico di più: nella scuola elementare è difficilissimo bocciare per una serie di motivi che sarebbe molto lungo elencare. Se vuoi lo faremo in altra occasione.
                  Io mi attengo ai fatti e i fatti sono questi. Come è un fatto che la Gelmini è un’ignorante, almeno in questo.

                  • lupoalburnino scrive:

                    Non dovrei dirtelo, Oris, ma per una sorta di onestà intellettuale voglio assumermi anche questa responsabilità.
                    In una scuola c’è un insegnante che sta quasi sempre con le mani in mano. Mi è stato detto che il dirigente lo sa: quell’insegnante continua a stare con le mani in mano.
                    Secondo te come l’ha saputo il dirigente? Evidentemente qualche docente glielo ha detto. A chi avrebbe dovuto denunciare il “fatto” il docente? Al dirigente, mi dirai. E’ stato fatto, Oris. Perchè dovrebbe asssumersi altre responsabilità, mentre il dirigente fa la sua bella figura con il fannullone?
                    Non chiedi troppo?

                    • Oris scrive:

                      Non ono io che chiedo, è il tempo a farlo.
                      La degenerazione della scuola, anzi della società italiana adesso è insostenibile, quindi ecco gli eccessi.

                      Tirarsene fuori non salverà nessuno dalle conseguenze, agire invece forse sì.

                      Non è ame che si deve rendere conto è la realtà delle cose che se ne frega di cosa pensiamo sia giusto e fa accadere quello che vuole :)

                      Dovevano scendere in piazza a dire: NOI CON QUELLI LI NON CI LAVORIAMO!

                      Altro che aspettar la gellmini per svegliarsi.

  9. Adetrax scrive:

    Che se gli italiani, noi italiani, siamo così “servi della gleba” è perché non siamo abituati alla legalità, anzi, ormai ci siamo arresi all’illegalità, la riteniamo ineluttabile

    Bisogna rendersi conto che c’è tutta una serie di gradazioni in questa percezione, in effetti non ritengo che tutti gli italiani si siano arresi all’illegalità o al malcostume, è solo che certi valori non sono più molto diffusi.

    A dire il vero, usare il termine “italiani” per riferirsi a una popolazione che ha almeno 50 varianti culturali principali (più o meno diffuse) e centinaia di secondarie, come se fosse un insieme quasi omogeneo, dal punto di vista sociale o civile, mi pare un’azzardo, però non poniamoci limiti.

    In ogni caso, cosa dovrebbe condividere questa popolazione se ogni giorno l’aspetto educativo è buttato nel cesso e c’è sempre quello che si premura di azionare anche lo sciacquone ?

    E’ inutile girare e rigirare la frittata, ci sono dei metodi che funzionano e altri no; ci sono degli atteggiamenti corretti che alla lunga danno i loro frutti e altri no; quelli “facili” all’inizio paiono non gravi, perchè possono essere talmente diffusi che quasi non si notano, ma nel lungo periodo sono a dir poco devastanti.

    Alla fine c’è l’intelligenza di chi capisce e guarda un po’ più lontano e chi preferisce fare l’esatto contrario; quando la percentuale dei secondi supera la soglia critica, il sistema degrada, prima lentamente, poi sempre più rapidamente fino a collassare.

    Detto questo il problema diventa veramente serio quando certe persone coniugano il potere con le loro consuetudini personali o familiari e riescono ad avallare come normali situazioni che non lo sono affatto.

    I problemi ambientali sono quindi strettamente legati al tipo di persone che esplicano le loro azioni quotidiane, che possono essere giudicate utili o nefaste per il bene comune.

    Se i problemi e le soluzioni sociali non sono legate al paesaggio, alle cose inanimate, ecc., bensi alle persone, la cosa migliore che si può fare è gestire l’educazione delle persone stesse come se fosse un tesoro inestimabile, il miglior investimento che si possa fare.

    Ritengo poi che non si debba confondere il concetto di perdono personale con la responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti della collettività; quando una decisione coinvolge, anche in senso lato, la società non si tratta più di perdono, di riconciliazione personale o altro, bensì di qualcosa che ha a che vedere con la giustizia e la giustizia non si dovrebbe mai comprare o vendere, pur ricordando che la vera giustizia è sempre giusta e non spietata.

    Cosa si può fare ?

    Oltre all’educazione ci sono le piccole cose pratiche quotidiane che possono essere fatte da tutti e che moltiplicate per milioni di volte possono essere parte della soluzione o parte del problema.

    Ecco qualche banale esempio, giusto per capire:

    - non attraversare mai con il semaforo rosso anche se si è a piedi o l’attesa è lunga e sembra che non passi nessuno in strada (lo so, è un atteggiamento estremista ma essere classificati fessi o ritardati dai presunti furbi, è una gioia immensa);

    - non sporcare i luoghi privati o pubblici gettando in terra carta, plastica, ecc., bensì tenerli in mano o in tasca fino a quando non si possono depositare negli appositi contenitori differenziati (e se non ci sono si richiedono con apposite petizioni);

    - chiedere gli scontrini quando l’esercente pare dimenticarsene guardando per aria; parimenti non cedere sempre alla tentazione di evitare le fatture come se fossero la peste;

    - ecc.

    Si tratta in breve di ristabilire in tutta umiltà un clima di rapporti corretti fra il privato e il pubblico, cosa apparentemente facile per certe cose, molto più difficile per altre.

    Pensate che tutto questo non c’entri con la criminalità, con la corruzione e con 100 altre cose spiacevoli ? Forse più si che no, per me ha a che fare con l’esempio, qualcosa che troppo spesso è stato dimenticato e che anche la persona peggiore di questo mondo (incluso me stesso) ha diritto di vedere e valutare in prima persona.

    E’ arrivato il tempo in cui sono i cittadini che devono dare il buon esempio alla classe dirigente, prima o poi anche lassù le cose cominceranno a cambiare o per ricambio generazionale o come ritorno di certe consapevolezze sociali (che c’erano in misura maggiore fino a non molti lustri fa); è un mondo difficile.

  10. LUpO 3rd7 scrive:

    “Se vuoi che il mondo cambi, comincia a cambiare te stesso”. Questo è quello che mi ripeto ogni giorno. Altrimenti vado ad alimentare la parte di persone (penso la maggiorparte) che si lamenta e aspetta sempre che le cose cadano dall’alto. Le persone concepiscono la politica come qualcosa che parte dall’alto, ma per me la politica deve partire dai cittadini, e il volontariato è una forma di politica attiva tanto utile a questo nostro Paese. Quindi ringrazio chi fa volontariato.

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