Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Casalinghe Disperate?" è stato scritto da Lory Falcone
Mi capita sempre più spesso di sentirmi in dovere di giustificami per non avere, in questa società, un ruolo cosiddetto “produttivo”, di sentirmi una specie di aliena in un mondo di donne che lavorano, fanno figli, vanno in palestra, tengono public relation e si occupano del sociale. Alla domanda: tu che lavoro fai? Rispondo semplicemente: sto a casa. Pronta a sorbirmi la solita esclamazione: beata te che non fai niente! Il fatto di aver scoperto, molto recentemente, che come casalinga disperata io abbia più possibilità di altri di vedere realizzati i miei sogni di carta stampata, non mi ha risollevata.
Che le “casalinghe” siano una razza in via d’estinzione è cosa ormai certa e quindi mi piego al volere del fato. Ma non mi piego al luogo comune che, quelle come me, passino la giornata a guardare soap opera in tv, a bere il caffè con le amiche naufragando in un una mare di pettegolezzi per poi, a sera, sciorinare tutta la loro disperazione ad un marito che torna dal lavoro! La mia giornata inizia alle sei del mattino e finisce esattamente diciotto ore dopo. Durante questo lasso di tempo mi occupo della casa, della spesa, del pranzo. Lavo, stiro, vado alla posta, in banca o in circoscrizione o da qualsiasi parte mi portino le beghe che complicano la vita di tutti noi, aiuto mia figlia (fino all’anno passato anche mio figlio) con lo studio, do ripetizioni, scrivo e (dato che non faccio niente… mentre sorelle e cognate lavorano…), all’occorrenza mi occupo anche di genitori e suoceri ammalati. Tutto questo senza alcun aiuto esterno, ci tengo a precisarlo.

Ne consegue che non ho il tempo materiale per guardare la televisione, per spettegolare con le amiche, per bighellonare su marciapiedi rutilanti di vetrine o tra i banchi di un mercatino. Però, all’atto pratico, il mio lavoro non produce un reddito (tranne quel poco che guadagno con qualche ora di ripetizioni sufficiente a soddisfare piccole esigenze) e questo fa di me una specie di parassita, mi crea imbarazzo quando per esigenze editoriali o simili debbo sciorinare il mio curriculum (che non esiste), mi pone un gradino al di sotto delle mogli dei colleghi di mio marito tutte rigorosamente stipendiate e, come se tutto questo non bastasse, mi colloca in una categoria, quella delle casalinghe disperate appunto, che non mi appartiene perché, se nella mia vita ho avuto momenti di disperazione, non sono stati originati dall’insoddisfazione per il mio ruolo in casa.
Io sono felice di sapere che per la mia famiglia sono un punto di riferimento importante e insostituibile. I miei figli sono cresciuti in questa consapevolezza, sanno di poter contare su di me per ogni loro esigenza, hanno rinunciato ad avere qualcosa in più sotto il profilo materiale, vero, ma hanno avuto ed hanno tutta la mia attenzione. E ciò non ha fatto di loro dei bambacioni insicuri e pieni di complessi, ma dei ragazzi sicuri, responsabili, sereni. Ha permesso loro di crescere senza sentirsi un peso, di vivere liberamente la vita confacente alla loro età. Se Jessica (primo anno di liceo scientifico) può dedicarsi allo studio con risultati più che soddisfacenti, se Jacopo (neo maturato e non ancora diciannovenne) è riuscito (senza alcuna raccomandazione) a farsi assumere in un grande magazzino, è stato ed è anche merito mio.
Alla fine credo sia questo che abbia prodotto il mio lavoro e scusate se è poco.

Per concludere, vorrei precisare che non ho nulla contro le donne che lavorano. Sono consapevole (perché lo provo sulla mia pelle) che è difficile tirare avanti una famiglia con un solo stipendio. Ma alla fine è una questione di scelte e tutte e due impongono grandi sacrifici. Io ho fatto la mia e ritengo che meriti, sotto ogni profilo, il massimo rispetto.

uau quante cose fai!
e tutte senza aiuto esterno, addirittura.
pazzesco.
immagino (anzi, so) che lavorare per molte donne non è una scelta.
ritieniti fortunata tu per aver potuto scegliere tra lavoro con reddito e lavoro senza reddito per la famiglia (perché è solo per loro che fatichi) e, se puoi, non pensare che tutti siano liberi (libere) come te.
Ciò senza sminuire il tuo impegno che merita rispetto…
ma c'è gente che fa di più. Ed è un dato di fatto (cioè lavano stirano vanno in circoscrizione E lavorano).
Ah, se serve una raccomandazione anche per un posto in un grande magazzino allora siamo messi molto, molto, molto male.
A meno che non è un posto dirigenziale… allora tanto di cappello.
Ma si sa, i figli sò piezz e' core…
Complimenti, mi hai fatto venire in mente la serie TV "Everybody Loves Raymond" (non so se si vede in Italia), dove la moglie (casalinga) dopo un investimento sbagliato del marito li presenta una proposta economica in relazione alle sue attività di "casalinga":
- Pulire la casa
- Lavare
- Giardino
- Chef personale
- Cura dei bambini
- Supporto morale
- Relazioni Pubbliche
- Supporto/Sopporto parenti
- Banche, ecc.
Generosa e intelligentemente ha tralasciato le prestazioni sessuali dato che e' un fabbisogno mutuo
Alla fine della fiera e' venuto fuori che non bastava lo stipendio del marito per pagare le attività della moglie.
Oggi viviamo una realtà dove le donne sono manager e mi sembra giusto, ma dall'altra parte ci sono sempre meno donne che fanno la casalinga, e questo secondo me comporta "malformazioni" nel nucleo familiare, con evidente risultato di figli maleducati, menefreghisti, e "dispersi" nel ambiente, oltre all'aumento dei divorzi e altri problemi che a volte non vengono allo scoperto ma si vivono intensamente creando danni psicologici non indifferenti.
Il fatto di pretendere che la donna faccia la casalinga molte volte viene evidenziato come segno di maschilismo, una specie di diminuzione del valore della donna, anche questa e' una realtà purtroppo, ma sarebbe interessante che a queste donne che hanno ancora il coraggio di creare e supportare la famiglia li sia in qualche modo riconosciuto il suo sforzo e la sua "posizione", altrimenti, non resteranno più valori.
Saluti
@antonella, frase ironica o reale apprezzamento?
@tusaichi, sulla libertà di scelta ci sarebbe molto da discutere… In quanto al resto, quella dei figli piezz e core non l'ho capita, sarà che a forza di spignattare mi si è vaporizzato il cervello.
@miguel, pagarci?! Ma se dobbiamo anche pagare l'assicurazione!
Lory
@tusaichi
Rifletti, tusaichi, attentamente sulle tue parole, torna indietro nel tempo, all'epoca della dolce vita, dell'esplosione delle città, del boom economico…
E' lì che ci hanno fregato !
Oggi, con due lavori, si campa peggio di quanto si facesse allora.
E, forse, non è solo una questione di redditi.
Corriamo dalla mattina alla sera dietro a cose effimere, irrisorie, spesso stupide.
Costretti a lavorare per consumare, lavorare di più per spendere di più.
Ha ragione Miguel, siamo rinunciando alle nostre basi sociali per correre dietro ai babbei della pubblicità.
Non siamo più lavoratori, siamo bestie da allevamento.
Lory, sei grande. Pensa a quanti bamboccioni vorrebbero sposarti, ma sanno di non potersela permettere una donna come te, non perchè il loro lavoro sia poco retribuito, ma perchè si sono abituati alle giovani donzelle di oggi, che adorano gli oggetini trendy, fanno fitness, vivono nei reality, ma non pongono scelte…..
Una volta, appena uscito il libro “Gesù lava più bianco” di Bruno Ballardini, libro che se non lavorate nel marketing e nella pubblicità probabilmente non conoscete, con un paio di amici se ne discuteva. Uno era convinto che il titolo fosse “Dio lava più bianco”, l’altro che fosse “Gesù lava più bianco”. Nella disputa dissi: “Beh, almeno lassù non si dà per scontato che il bucato debba farlo la madonna!”.
Che c’entra? A me mi dà parecchio da pensare che le donne, ancora, si scontrino su quale “delle due” è più in gamba dell’altra: la casalinga o la manager?
La casalinga gira come una trottola era il concept di una pubblicità elaborata con la mia agenzia per Inail Nazionale, rispettosa, a mio avviso, di una condizione spesso bistrattata. Di contro le manager incalzano: noi oltre a produrre (non uso le virgolette, Lory, perché tant’è) facciamo anche il lavoro delle casalinghe. E, sull’assicurazione, le manager, pure hanno da ridire ché contro € 13,45 (meno di quattordici euro, recitavano le testimonial nelle telepromozioni) è ben più salato il corrispettivo Inail. Senza pensare alla pensione che, dicono le manager, produciamo con il nostro lavoro-bis anche per le casalinghe. E le casalinghe, allora, rispondono: noi curiamo le nostre famiglie, i nostri figli.
E potrei andare avanti all’infinito, senza mai (o quasi mai) sentire qualcosa di veramente condivisibile: non è scritto nel DNA che deve essere la donna a stare a casa a occuparsi delle faccende e dei figli. È scritto solo in una letteratura stancamente maschile.
I figli vanno seguiti? Condivido. Ma non si fanno in due, i figli?
La famiglia va tenuta unita? Condivido. Ma non si costituisce in due la famiglia?
Il grosso problema delle donne è che non riescono a scrollarsi di dosso i sensi di colpa che una cultura maschilista ha scaraventato sulle loro spalle. Le donne non stanno dalla parte delle donne. Agli uomini va riconosciuto che hanno da tempo immemorabile assorbito il concetto di essere prima di tutto uomini e poi manager ed operai. Hanno escluso tutto ciò che gli stava stretto e le donne sempre là ad accondiscendere. Ma quale emancipazione? Ancora stiamo a disquisire se sia giusto o meno lavorare o occuparsi della famiglia!
assu
@assu, io non ho mai voluto fare un distinguo tra la donna che lavora e quella che sta a casa. Il mio era un discorso personale, legato al fatto che spesso il fatto di essere casalinga mi sta addosso come una seconda pelle, peggio, diventa quasi una condanna rispetto alle donne che "producono". L'emancipazione per me è qualcosa che non ha nulla a che vedere con il ruolo sociale: conosco donne lavoratrici che in quanto ad emancipazione stanno a me come una tartaruga ad una Ferrari. Le donne non stanno dalla parte delle donne… infatti a farmi pesare il mio non essere lavoratrice sono proprio le donne, quelle che si vantano di "produrre". Ed è contro questa discriminazione che ho scritto per ribadire, e ce n'è bisogno, che è un diritto di ogni donna scegliere il ruolo che più le appartiene e quello che più si confà alle sue esigenze.
@leo, grazie per l'apprezzamento.
Assu, e tu che ne sai se sta scritto o meno nel DNA ?
E la "cultura maschilista" che costringe la l'ape a volare, instacabilmente, di fiore in fiore per i figli della regina?, l'elefantessa a prendersi cura anche dei cuccioli delle altre, la gallina a fare lo chioccia …??
Ma davvero le nostre tradizioni sono figlie della cultura? Saremmo un pianeta di Vati e Scienziati se fosse vero.
No, non è scritto nel DNA che le donne devono fare le casalinghe!
Le donne hanno sempe lavorato, come e più degli uomini. Lo stesso termine "casalinga" penso sia di uso molto recente; una volta c'era la massaia, colei che dirigeva la masseria…
Solo che ultimamente le donne sembra abbiano dimenticato di come essere Donne.
Laura, io rispetto molto il tuo lavoro e il tuo post. Lo sai, credo. Solo una cosa mi sta stretta: io credo che non si tratti di una scelta "da donna". E' una scelta che si fa, che ogni persona fa: fare un lavoro o un altro.
Ho una cara amica, conosciuta da bambina e quindi di quel Sud. Anche suo marito è dello stesso paese. E là vivono. Perché ne parlo qui? Perché hanno fatto una scelta che ha "sconvolto" il paesello del Sud: lei lavora, lui si occupa della casa e delle figlie. Ma davvero questa scelta è ritenuta sconvolgente soltanto al paesello?
Leo: forse MC si incazzerà un po' per la mia risposta ché un po' è contraria allo spirito di questo sito che finora ho sempre rispettato. Però, francamente, io aspetto con ansia che la spada di Damocle cada sulle opinoni come le tue. Senza rancore. Solo che il fritto e rifritto che sa di stantio non mi piace. Le api poi, guarda non le sopporto ché sono allergica. E quanto ai fiori, sai cosa? Sono un po' come Mortisia: recido il fiore e lascio il gambo nel vaso.
LORY LORY…scusami per l'errore…è che vi considero un tutt'uno mannaggia.
MC non c'è (per fortuna?). Ci penso io a pregarvi di non scadere nel personale .
Anche perchè, sennò, quando ci sarà lo speciale #2 che cosa farete?
Penso che ogni scelta vada rispettata e portata avanti nonostante il personale disagio "sociale" che essa può comportare. Se sei felice come sembra della tua scelta (e secondo me fai bene ad esserlo) allora poco importa della scarsa considerazione di alcuni (alcune), l'importante è la considerazione che ciascuno di noi ha di se stesso, meglio ancora se confermata da coloro che standoti accanto si rendono conto dei benefici che ne traggono.
@fully53, credo che qualsiasi tipo di scelta porti con se dei dubbi. Nessuno è così sicuro di se stesso da poter affermare di aver intrapreso la strada giusta per sé. L'uomo che non dubita non può definirsi tale.
Ho dedicato, anzi, sto dedicando la mia vita alla famiglia, una famiglia che ho scelto e non mi sono costruita perchè a una certa età è normale chiudere il cerchio. Ciò mi ha dato delle soddisfazioni, molte, ma mi ha anche tolto qualcosa. Per esempio il rispetto di altre donne che mi considerano una sorta di parassita che fa la bella vita alle spalle del marito, che mi accusano di godere dei benefici che lo stato mi offre grazie al "loro" lavoro (premetto che la pensione di casalinga non mi spetta perchè mio marito, grazie a Dio, percepisce uno stipendio dignitoso), dimenticando che essere donna, in questa società, è difficile sia se si è "occupate", sia se si "sta a casa". Nessuno ci regala niente, io cerco di non dimenticarlo. Mi piacerebbe che lo tenessero a mente anche gli altri (le altre).
Lory
gentile loredana
davvero non distingui?
davvero pensi che quel "beata te" sia detto da donne che preferiscono andare a lavorare per comprarsi la cremina per il viso trascurando la Famiglia?
davvero pensi che una donna che lavora sia responsabile degli scompensi psicologici dei figli?
davvero pensi che ci siano donne che dovrebbero stare a casa a curare e vezzeggiare la famiglia e non andare a lavorare , perchè la realizzazione di una donna sta nella sua sua famiglia e non fuori?
e che magari , per assurdo (ma non troppo) le donne che lavorano occupano un posto che potrebbe essere più meritoriamente e utilmente usato da un capofamiglia (maschio, of course) ?
se tu preferisci stare a casa , qualunque occupazione questa comporti, siamo felici che tu possa farlo,
ma non screditare chi invece , per necessità o per libera scelta (come te), sceglie diversamente.
Sii contenta della tua vita indipendentemente dal reddito,
anche solo per la tua qualità di vita rispetto a tante donne che vorrebbero ma non possono fare quello che tu fai,
perchè realizzare quello che uno vuole è già un bel traguardo,
e rispetto anche a tante donne il cui traguardo è diverso dal tuo e magari il frutto del loro lavoro lo condividono con la famiglia.
Io non ti direi beata te perchè stai a casa , te lo dico perchè evidentemente ti senti realizzata e quindi felice.
ma lo direi anche a chi ha studiato o sgobbato venti o trent'anni per ottenere un bel lavoro , l'ha ottenuto ed è felice di farlo.
Lo dico anche ad una mia amica, che ha avuto un bambino a 40 anni e si è ritrovata con i genitori malati bisognosi di cure, il bambino neonato, il marito fuggitivo e un lavoro da dipendente da riprendere al più presto, per evitare di perderlo.
Ma è andata avanti ed ha affrontato tutto.
queste son persone da cui tutti abbiamo da imparare, uomini e donne.
Non è scritto nel dna che le donne debbano fare le casalinghe. Ma che debbano fare le madri c'è scritto eccome!
Non so se dico una bestialità: credo che nei primi mesi di vita di un bambino sia necessariamente la madre a doversene occupare a tempo pieno o quasi.
La mia non è una critica nei nei confronti delle sacrosante scelte individuali di ogni donna. E' una critica ad un sistema sociale che impone delle scelte alle donne che, di fatto, devono scegliere tra una realizzazione personale in ambito lavorativo e la possibilità di formare una famiglia e crescere dei figli (come si deve).
Un sostengo reale e concreto alle madri che vogliono (e sono talmente avanti che dico vogliono e non devono) lavorare è necessario.
Da un punto di vista umano, di rapporto con i figli, le casalinghe sono avvantaggiate.
(s'è capito che farei volentieri il casalingo?
)
@ antonella, comincio ad essere sempre più convinta che quello sui blog è un dialogo tra sordi. Uno scrive delle cose, l'altro legge e le interpreta a modo suo. Perchè dico questo? Perchè io NON HO DETTO:
1) che le donne lavorano per comprarsi la cremina trascurando volutamente i figli;
2) che una donna che lavora sia responsabile degli scompensi psicologici dei figli;
3) che la realizzazione di una donna sia la famiglia (ognuno si realizza come crede e soprattutto come può);
4) che il posto occupato dalle donne nel mondo del lavoro debba essere lasciato ad un uomo;
Non ho neanche scredidato la donna che lavora. Ho soltanto chiesto il suo rispetto garantendole il mio.
A questo aggiungi che non conosci i motivi che mi hanno spinta a stare a casa, che anch'io divido con la famiglia i frutti del mio lavoro, sia che si tratti di quello svolto a casa sia che si tratti di altro.
Un ultima cosa: ho studiato vent'anni anch'io, ho vissuto delle situazioni al limite come quelle della tua amica e credo che se è vero che posso imparare molto dagli altri, anche gli altri potrebbero imparare, magari poco, pochissimo se vuoi, da me.
Lory
@ASSU
Incazzati ASSU, ma il mondo non è fatto solo di idee alla moda, ma anche di materia, di terra, di istinto, .. e non dimenticare che facciamo parte del regno animale..
Vedi, sto scrivendo da casa, ho appena fatto la spesa, accompagnato i bimbi a scuola; fra un'oretta preparerò il pranzo….
Non rientro, insomma, nel tipo d'uomo che pensi tu!
Sono fortunato (per modo di dire, visto quanto guadano), lavoro da casa.
Ma non sono una Madre, voglio essere un Padre. Il mio rapporto con i figli e con la casa è profondamente diverso da quello di mia moglie.
Ieri mi sono arrabbiato con la piccola; stava vedendo la tv alle otto di mattina; gli ho detto che se alle otto e venti non fosse stata pronta sarei uscito senza di lei.
Cosi ho detto cosi ho fatto!
Non l'ho portata a scuola, anzi l'ho lasciata a casa da sola che piangeva; mia figlia fa la prima elementare!
Sono sicuro che la madre non si sarebbe comportata come mi sono comporato io, ma l'avrebbe compresa, aiutata, pregata….
Però stamattina quando mi sono alzato, la piccola, aveva già fatto colazione, si era lavata, vestita e preparata la cartella , e la tv era spenta…
No, non sono un padre padrone, anzi, ma cerco di essere un padre, semplicemente un uomo che faccia il padre.
PS: naturalmente non sono incosciente; ho avvisato la nonna che abita di sotto, che è salita dopo due minuti … ma sono bastati, almeno per questa volta.
"I miei figli sono cresciuti in questa consapevolezza, sanno di poter contare su di me per ogni loro esigenza, hanno rinunciato ad avere qualcosa in più sotto il profilo materiale, vero, ma hanno avuto ed hanno tutta la mia attenzione. E ciò non ha fatto di loro dei bambacioni insicuri e pieni di complessi, ma dei ragazzi sicuri, responsabili, sereni. Ha permesso loro di crescere senza sentirsi un peso, di vivere liberamente la vita confacente alla loro età. "
loredana:
è da qua soprattutto che ho evinto quello che ritengo un ricatto morale nei confronti delle donne : il sottile rimprovero di non avere attenzione per i figli, il voler indurle a credere che i figli possano ritenersi un di più, l'insinuare il sospetto che le donne che vanno a lavorare lo facciano solo per mera soddisfazione economica che viene bilanciata dando di più ai figli economicamente.
Perchè io, magari erroneamnte, ritengo che tu la pensi così.
E a me, in sostanza, non è che me fregherebbe molto in quanto, come tu dici, su un blog è un dialogo fra sordi ma vedi :ultimamente noto un'involuzione terribile e irrefrenabile della condizione della donna, inizialmente legata allo stereotipo fisico della bonazza, per proseguire con le donne non più tranquille e libere di circolare da sole per strada perchè chi sa cosa può succedere e per finire arrivi tu con la donna angelo del focolare.
insomma, è inutile girarci intorno, qua c'è un ritorno al medioevo da paura.
@ diabolicomarco:
"crescere dei figli (come si deve)."
come si deve?
mah!
ti dirò: l'esclusiva della crescita dei figli come si deve, fortunatamente, non è prerogativa delle madri, come ben sanno nonni e nonne , zie e zii, operatrici dell'infanzia e, pensa un pò, persino i padri.
al terzo mese di vita di mia nipote, mio fratello ha preso l'aspettativa di paternità ed ha sostituito la moglie alternandosi con lei di 3 mesi in 3 mesi.
Penso che a molti uomini faccia piacere che le loro donne stiano a casa a badare alla famiglia soprattutto perchè in tal modo sono esonerati dal farlo loro.
@antonella, gli stereotipi li hai tirati in ballo tu. Quindi se c'è stato un ritorno al medioevo non puoi imputarlo a me. Io rivendico il diritto di una donna di scegliere ciò che vuole essere: che sia la bonazza, l'angelo del focolare o la donna in carriera.
non ventilare il sospetto, allora, che solo la seconda abbia a cuore la serenità dei figli e della famiglia.
@antonella
Per "come si deve" intendevo "come una madre lavoratrice vorrebbe fare ma non può". Di madri letteralmente in crisi ne ho conosciute diverse. Sono loro stesse le prime ad autoaccusarsi di essere in qualche modo "cattive madri" perché costrette ad abbandonare i loro figli piccoli al nido, ai nonni ecc. Do per scontato sia la donna/mamma/lavoratrice stessa a desiderare che il distacco tra lei e il figlio -due entità che per lungo tempo sono state così fisicamente unite – avvenga in maniera graduale. Sbaglio?
I padri nell'educazione: mi sono preso cura di mia figlia da subito. Grazie ad una situazione lavorativa simile a quella di leo (purtroppo sfumata).
Ma quanti padri lavoratori precari o irregolari possono permettersi un'aspettativa? L'unica aspettativa è quella di trovare un lavoro degno di questo nome!
Esistono anche, lo so, molti padri disposti ad andare a lavorare in una miniera di carbone pur di non essere costretti a stare tutto il giorno con i propri figli.
Secondo me il problema è come sempre i pregiudizi sociali che ci inculcano. Tante madri si fanno aiutare nei lavori di casa solo dalle figlie, e non dai figli (conosco alcuni esempi, non parlo a vanvera): ma scusa, se il figlio maschio un giorno andrà a vivere da solo, magari anche lontano dal resto della famiglia, non avrà bisogno di badare alla propria casa? Di cucinarsi? Il "rifiuto" dei lavori domestici io lo vedo come un lato negativo, non tanto per la discussione uomo/donna: se non so cucinare, so fare una cosa in meno che mi tornerà utilissima prima o poi. Il fatto è che molti uomini appena sposati fanno, senza nemmeno accorgersene, l'automatico discorso: c'è lei, che devo fare più io? Magari perchè fino a quel momento hanno vissuto dalla madre e quindi non saprebbero nemmeno dove mettere le mani per pulire un pavimento. Cosa che non è certo dimostrazione di machismo.
Una donna che lavora non è vero che trascura i figli, come pensano tanti che, secondo me, preferiscono buttare avanti questo luogo comune così da non doversi preoccupare loro delle faccende di casa. Mia nonna è riuscita benissimo a occuparsi della casa e della famiglia, crescere due figli e avere un negozio per anni senza per questo far crescere dei figli complessati o chissà cosa.
Come avete detto sopra, ognuna fa le sue scelte: c'è chi vuole lavorare, chi vuole rimanere a casa, chi vuole fare tutte e due. Nessuna è da criticare. E per favore smettiamola con questa storia del "ruolo sociale" della donna: come ha detto intelligentemente qualcuno prima, la famiglia si forma in due, i figli si fanno in due, la coppia come dice il nome è formata da due persone. Dire "eh però il ruolo sociale della donna è quello" è per sempliciotti che non hanno voglia di fermarsi a riflettere un attimo. Se la società dicesse che gli uomini devono lavorare 18 ore al giorno (1700) oppure "l'unico vero uomo è un guerriero o un monaco, gli altri non contano" (medioevo) voi direste "si è giusto così perchè è un ruolo sociale"?
>
Giusto, anzi giustissimo.
Ma ora rispondi Lisa: Qual'è il ruolo assegnato oggi alla donna???
ruolo? ruolo ???
ancora!
dopo le donne " categoria " di berlusconi, mi ci mancava il ruolo oggi.
Calma ragazzi, calma. erche' quando si parla di donne si finisce sempre per litigare, uomini con le donne, donne con uomini, donne con donne?
Io sono single, lavoro, non ho figli perche' non li ho voluti. E non li ho voluti perche' non mi sento portata a fare la mamma e perche' ritengo le mie soddisfazioni professionali piu' importanti del pensiero di lasciare qualcuno a casa ad aspettarmi. Qualcuno che, per forza di cose, mi avrebbe costretta a sentirmi in colpa per non esserci stata quella volta che… ha parlato, ha perso il primo dente, e' caduto, ha pianto, ha preso nove al compito etc. etc.
Per anni ho cercato di convincermi che una donna potesse avere dalla vita tutto, esattamente come capita agli uomini: amore, carriera, famiglia, dolori e doveri ma anche piaceri e comodita'. Poi la realta' mi ha presa a sberle abbastanza a lungo da farmi capire che non era cosi', che dovevo scegliere. Ho scelto questa vita, senza famiglia e senza legami fissi. Spero solo che alle mie nipoti non tocchi la stessa lacerante necessita' di rinunciare a qualcosa non per scelta, ma perche' cosi' va il mondo.
Laura
@antonella: non ho idea di cosa abbia detto Berlusconi a riguardo, ma io frasi come "il ruolo sociale della donna è questo…" (per valori variabili di 'questo') le ho sentite da parecchie bocche. Se oggi questa ti mancava, non posso farci molto.
@leo: per fortuna posso dire che tanti stereotipi sono stati superati, come dimostrano i commenti precedenti e un approccio particolarmente ampio alla questione. Purtroppo anche se ormai pochi lo dicono apertamente, sento ancora un atteggiamento 'di sottofondo' che divide le donne fra 'brave mogli e donne di casa' o 'bellissime da modelle/p*****e". Ed è parecchio riduttivo.
Precisazione all'autrice: non è che considero le donne di casa delle recluse sfruttate. Solo che ci sono tante persone al mondo, non si può rientrare per forza in due categorie
@lisa
Gli stereotipi non finiscono mai… anche la donna manager, sexy, sessualmente libera, è uno stereotipo. Anche decidere di non avere figli è uno stereotipo…
Chi di voi, menti critiche, ha mai ellevato animali?
Voglio dire pecore, galline, mucche ??
Quando la gallina non fà l'uovo sapete che fine fa ??
Il brodo….
Il gregge non può permettersi becchi gay o pecore che vogliono fare le pr. C'è da fare la lana e gli agnelli, pena l'estinzione…
Gli italiani sono 5/7 milioni di meno da quando studiavo geografia, e sono più vecchi; ci stiamo estinguendo.
E come è sempre successo nella storia i popoli decadenti soccomberano.
I cinesi ci passeranno sopra lo straccio…..
leo
se i ragionamenti degli italiani del 2007 sono come i tuoi, la nostra estinzione non sarà così sentita.
amen
Cara Antonella, ti capisco, è difficile rappresentare se stessi con i commenti di un blog, in quattro righe, ma ti assicuro che non sono come mi immagini.
Certo, sono un bastian contrario per difetto genetico, ma le mie vedute sono molto più larghe di quello che tu immagini. Non per niente sono un affezionato lettore di mentecritica.
Faccio parte di quella generezione che fumava spinelli quando, forse tu non eri ancora nata. Che andava in giro per l'italia con il sacco a pelo e senza soldi. Che ha rischiato di esplodere negli anni di piombo..
Le mie idee, un tempo, erano molto più libertarie, ma ho imparato ad osservare il mondo e soprattutto, ho imparato che le mie erano solo idee, povere rappresentazioni della realtà.
Quello che vorrei trasmettere, e qui sono davvero sincero, è proprio questo:
cercate di osservare cio che vi circonda, fermatevi un attimo, aprite gli occhi ed il cuore anche su voi stessi.
E cercate di non ascoltare, per un momento, l'invasiva, inarrestabile, ossessiva reclame di ciò che dovremmo essere.
Chiudo qui questo post, ciao a tutti.
Io.
Le mie galline no. Una poveretta è morta perché aveva la zampa ferita, abbiamo provato a curarla, si era anche ripresa, ma alla fine non ce l'ha fatta. L'altra invece è in perfetta salute, mangia come una disgraziata e non fa più uova. Però non abbiamo intenzione di tirargli il collo.
Il mondo non è o bianco o nero, non lo è mai stato. D'altro allora, se tutti abbiamo ruoli così definiti, allora stabiliamo anche che gli esseri umani in età non riproduttiva o incapaci di mettere al mondo figli, siano eliminati. Più cibo per i sani. O no?
grazie doxaliber
di avermi graziato da una morte certa da gallina vecchia
leo, caro leo
grazie anche a te per aver erroneamente pensato dai miei commenti
di parlare con una giovincella.
non è così,
ed è per questo che mi sono (giustamente) risentita per i gallinacei paragoni con soluzioni finali in brodo.
bye
Leo, quindi la tua trasformazione è stata peggio di quella di Rutelli, peggio di Guzzanti (padre), peggio di Bondi, io ti studierei.
Queste discussioni mi attraggono come un fenomeno scientifico che non cessa mai di stupirmi., ma non mi esprimo.
Sulla questione non ho opinioni, nel senso che ormai non credo più ai "ruoli" sessuali. La nostra società è così lontana dalle consuetudini naturali che ormai ogni richiamo al codice genetico ed alla "missione sessuale" mi sembrano pretestuosi. La cosa, sinceramente, non mi dispiace.
Credo che la specie umana sia diversa dagli animali proprio per questa sua capacità adattativa ai contesti evolutivi.
Chi parla ancora di sessismo è superato dai fatti. Non parlo del nostro provincialissimo paese dove tra santi, madonne e guaritori sembra di stare in una remota isola caraibica, parlo delle società evolute veramente dove ormai, anche a causa della flessibilità del lavoro, i figli li cresce chi può e nessuno fa più caso alle donne che guidano taxi di notte e hanno vite sessuali liberissime.
bene, male, non so. E' così e, magari tra cinquant'anni, ce ne accorgeremo anche noi.
@lisa
non so quanti anni hai e quanti anni hanno gli uomini di cui tu parli.
Tra i miei coetanei (30 anni) ci sono sicuramente diversi bamboccioni mammoni. Ma mi sembra che la situazione sia migliorata rispetto alle generazioni precedenti.
Rispetto e apprezzo la scelta di Laura. Se una persona (bada bene, persona non donna) sa di non voler rinunciare a nulla non deve mettere al mondo dei figli.
A mio parere se si ha la possibilità di scegliere non si sta rinunciando assolutamente a nulla.
Sicuramente delle scelte escludono delle possibilità ma non è corretto parlare di sacrifici o rinunce.
Mia moglie fa entrambi i lavori: casalinga e operaia lavora dalle 8 alle 23 in pratica.
Io riesco solo a lavorare dalle 8 alle 21/21:30 in cambio.
La superiorità femminile è netta.
Ringrazio e mi scuso pubblicamente con Lei.
@roberto
tu hai figli? Sembrerebbe di no. Avere figli comporta sacrifici e rinunce. Oltre che soddisfazioni, ovvio.
No, non ho figli.
Questa condizione sicuramente non mi consente una disamina oggettiva, tuttavia mi rifaccio a ciò che i miei genitori e mia madre in particolare mi hanno trasmesso.
Ovviamente per offrire delle possibilità a me e mio fratello han dovuto rinunciare, sacrificare qualcosa; per stato di necessità entrambi han dovuto sempre lavorare ma nonostante ciò le rinunce e sacrifici effettuati non sono stati vissuti come tali, rappresentava per così dire l'ordine normale delle cose.
Mia madre avrebbe voluto la possibilità di stare a casa con i figli, non ha potuto, ma questo lo sapeva anche prima di concepirci.
Doveva necessariamente lavorare e a scelto di avere dei figli.
Io per scelta ho deciso di affrontare un certo tipo di studi piuttosto che andare a lavorare a tempo pieno.
Certamente ho rinunciato a serate, fini settimana e soprattutto ad una più precoce indipendenza economica, ma nemmeno io ho ritenuto questo un sacrificio e pace se qualcuno mi ritiene un bamboccione.
Con questo cosa voglio dire; che se una persona fortunatamente o meritatamente ha la possibilità di scegliere tra due opzioni mutuamente esclusive non può ritenere rinuncia ciò che non ha scelto.
Se tu hai rinunciato ad una indipendenza economica e a qualche svago in più per seguire degli studi particolarmente impegnativi non puoi certamente ritenere questo un sacrificio. Hai rinunciato a qualche cosa che avresti voluto per te per fare qualcosa di utile e importante per te. Un investimento si potrebbe dire.
Un genitore rinuncia ad una parte più o meno grande della propria vita per i propri figli. Diciamo a fondo perduto…
Ritornando in tema mi sembra lecita ogni scelta individuale.
E' vergognoso che gli impedimenti di ordine pratico (che le suddette scelte individuali condizionano fortemente) alla realizzazione di una famiglia siano così tanti in un Paese cattolico in cui tutti amano riempirsi la bocca di questo termine "famiglia".
Scusami non vorrei dilungarmi su questa divagazione, ma credo che un genitore rinunci ad una parte della propria vita in virtù di una scelta personale e di coppia che si ritiene importante per se stessi.
Forse hai ragione. La questione è articolata e rischiamo di dilungarci troppo in una sede non opportuna.
Se ne riparla tra qualche giorno. Ok?
Lory, io lavoro e basta, dove e con chi o perchè non ha senso. Basta col sessismo.
Il sessismo non era il tema del mio post. Come succede su un blog la discussione ha preso pieghe disparate e non sempre attinenti. Ma, tanto per ricordarlo, l'oggetto del contendere era la mancanza di rispetto verso il lavoro delle casalinghe, soprattutto da parte delle donne che lavorano e che per questo, sentono di avere qualcosa in più.
loredana : perchè sotto sotto non lo senti anche tu …?
non era un post giustificativo il tuo?
excusatio non petita, accusatio manifesta
No, Antonella. E se non l'hai capito credo sia un tuo problema.
@ antonella
Potrei ribattere di aver vissuto tutte e due le opzioni, potrei ribadire che anch’io lavoro (do ripetizioni), potrei farti notare che forse non sono l’unica a non leggere. Però ci tengo a mettere l’accento su quell’excusatio non petita facendoti notare che potrebbe essere applicata tranquillamente al tuo esserti sentita in causa per quei “figli che non si sentono un peso”.
E con questo chiudo l’argomento perchè è evidente, probabilmente per l’incapacità di entrambe di capirci, che andare avanti sarebbe solo una perdita di tempo.
Ti saluto e ti ringrazio per il contributo.
dubito,
infatti io non ho fatto un post con l'elogio del lavorare 8 ore in fabbrica per poi tornare a casa far da mangiare, far fare i compiti ai bambini, rassetare lavare e stirare.
se oltre a scrivere pensassi anche a leggere chi ti risponde e interagisce, e cosa risponde e come interagisce,
sono sicura che la cosa sarebbe più proficua per entrambe.
perchè vedi : io ho vissuto entrambe le opzioni e posso parlare tranquillamente, tu ne hai vissuta solo una e detti legge.
chissà che domani tuo marito non ti venga a dire . da domani tesoro io sto a casa e tu vai a lavorare fuori. Come la metteresti?
be che dire,
pazzesco! mi hai preso in castagna…
( è ironico , meglio specificare)
comunque il mio non era un contributo,
era una discussione imperniata su un argomento aperto su un blog pubblico e che quindi non si apre e non si chiude a puffo, a piacere del proponente ,
tipo bimbo che porta via il pallone e non si gioca più.
la discussione ti sarebbe servita anche per avere più forza e argomenti per ribattere alle cognate che ti sbolognano le grane, le amiche che ti invidiano, etc etc. e anche, perchè no, per riflettere sull’ultima domanda che ti ho fatto, pertinente, credo, e di cui mi piacerebbe una risposta.
dopotutto soltanto conoscendo il nemico lo puoi vincere, no?
bye
m.c.
una discussione non è noiosa perchè ci sono solo due persone che parlano .
è noiosa pecrhè non è un argomento che interessa .
peccato.
ecco.
q.e.d.
io passo.
A costo di farmi dare di nuovo del sessista, dico che la discussione è diventata noiosa perché si è imperniata intorno a valutazioni sulle persone che non mi sembrano interessanti.
E' solo la mia opinione, poi ognuno fa quello che vuole, ci mancherebbe.
Passiamo tutti, ci sono cose più importanti al mondo.
Io mi sono sposata a 25 anni, lavoravo in un negozio, come commessa
e con il matrimonio ho finalmente potuto realizzare il mio sogno di moglie
CASALINGA. Già, per me questo è sempre stato un sogno,visto che non
ho mai avuto una famiglia serena e unita. Dopo un anno è nata mia figlia,
questo era invece il sogno di mio marito.
Dopo sei anni di matrimonio ci siamo separati: non ero una moglie che
si divertiva nel curare le pubbliche relazioni e che probabilmente non
si accontentava di avere la carta di credito in mano per sopperire a quelle
mancanze affettive create dall’assenza di mio marito, che un bel giorno
decise di definirmi come ‘inutile alla società’.
Ora siamo separati da due anni e da due anni mi dedico completamente a
mia figlia, completamente alla casa e nel frattempo mi sono dedicata a due
miei stretti parenti anziani. Infine per dimostrare la mia totale inutilità,
ho deciso di iscrivermi all’università, frequentando di giorno i corsi e
studiando la notte dopo aver giocato con barbie e bratz.
Credo che dedicarsi alla famiglia e al proprio marito sia la cosa più bella
e gratificante del mondo, peccato che in molti non riescano, per scelta,
a capire quanto!
@emanuela
Bella testimonianza che risolleva un dibattito che non è finito affatto bene.
Anche ricollegandomi a questo articolo di oggi mi chiedo: che lavoro fai? Riesci a vivere facendo la casalinga ed essendo separata?
Mi rendo conto che sono domande molto personali. Mi scuso anticipatamente per l’invadenza.
“mi chiedo: che lavoro fai? Riesci a vivere facendo la casalinga ed essendo separata?”
Sì, ci riesco