Cartoline dal mondo di sotto. Giorno 0.


 

E’ incredibile come, man mano che si invecchia, il mondo si restringe intorno, fino a diventare una specie di guscio, una corteccia spessa, nella quale ci si rinchiude in compagnia delle vecchie abitudini, dei ricordi delle persone care, della brutta tv sempre sintonizzata sugli stessi canali.
Stasera rideva, era sereno, parlava con la voce tremula. Aveva la maglia scura macchiata di dentifricio, i piedi senza calzini, la sacca col catetere appesa al lato del letto. Quando mi ha visto mi ha abbracciato con le sue braccia bianche dalla pelle percorsa da sottilissime rughe. E’ stato quell’abbraccio, più che le parole dei medici, a farmi capire che questo viaggio è un viaggio speciale.
La sua stanza aveva l’aspetto deteriorato delle cose lasciate andare senza cura. Il bagno una latrina fredda, con il piatto della doccia senza tenda e il pavimento bagnato con larghe macchie di sporco scuro. Qualcuno, sul muro dietro al cesso, aveva scritto lo slogan con il quale il ras del mondo di sotto si è presentato alle ultime elezioni: “mai più ultimi”.
Ora sono steso nel suo letto dal lato dove dorme lui. In questa stanza fredda, con una debole luce gialla. Vedo quello che vede lui ogni sera prima di addormentarsi. La spalliera di ferro battuto, l’armadio bianco e nero, la foto di mia figlia alla parete, quella di suo padre e di mio zio sul comodino.
Scendere nel mondo di sotto, oggi più che mai, è stato un viaggio indietro nel tempo, in quella terra alla quale non appartengo più, ma dove sono piantati gli unici vecchi alberi a cui tengo ancora. Non si dovrebbe viaggiare nel tempo. Non è una cosa naturale. Non è una cosa utile. Ci si contamina con parole, abitudini e atmosfere che sono ormai nel territorio dei ricordi.
Ma, a volte, il dovere chiama. E con tutta la fatica del mondo bisogna fare tutta la lunghissima strada che conduce al mondo di sotto. In silenzio e senza fermarsi. Così come disciplina impone.
Saluti cari.

l.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi. Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.