Carme per Silvio: All’Amico condannato. 93


Mio Sire, mio Maestro, mio Signore!
Andiamo in guerra! Anche se non ho cuore.
Prima però di muovere su Roma
lasciami accarezzare la tua chioma.
Voglio cantarti un carme, o Grande Stella,
ancor che mi preceda l’Apicella.

Il cor mi lacrima, a pensarti ‘si coatto
impazzo, grido, impreco e dò di matto.
Tutto ci crolla, s’infrangon sogni miei,
come franossi, in mano mia, Pompei.
Mentre noi si pensava, alle tue spalle,
di stringer lo Governo per le palle,
i mostri magistrati, rossi e cani,
han fatto un gran favore agli italiani:
dopo vent’anni in cui fosti Sovrano
ti strappano lo scettro dalla mano
cercando, col sistema del padulo,
di rigirarlo proprio nel Tuo culo.

Il mio pensiero corre verso gli anni
nei qual, pel nostro bene, senza inganni
scendesti in campo, mio Gran Mecenate,
per la difesa di queste plebi ingrate.
Fu grazie a tanti amici risoluti,
primo tra tutti Marcellon Dell’Utri,
che raccogliesti il cuore delle genti
dopo averne educato un po’ le menti.

Oh benedetti anni, o Mente Alata,
nei quali sdoganasti la patata
e grandi tette, in bella visione,
nella television della Nazione.
E la gente vototti, Gran Decano,
mentre impegnata aveva l’altra mano.

Nulla potette più l’Armata Rossa
contro la ragion Tua, cedette mossa
e si scavò la fossa, il comunista,
tremando ogn’or alla semplice vista
della possanza Tua, della Tua altezza.
E sdoganasti pure “Giovinezza”.

Ma come recita ogn’or lo detto antico,
non ti guardasti dall’arma dell’amico.
E il fascio ingrato, che a nome fa Gianfranco,
colpì con un fendente lo Tuo fianco.
Tu, che non conosci la vendetta,
soltanto ricordasti la casetta
che il Fini deteneva in Principato,
tagliando la testa al gallo. Tié! Matato!

Oh quanto bene a questa Italia infame
profuser le tue carni, le tue mane.
E quanto pene a tante signorine
che al cor Tuo si resero supine.
Del Tuo gran fascinon, schiave d’Ammore,
mattina, sera, notte, a tutte l’ore
vagavan ignude pè la tua magione
a catturar del Papi l’attenzione.

E fuoro delle genti di gran stazza,
lo Fede, il Mora, la dental Tua bonazza,
a procurarti la fonte del sollazzo,
per lo divertimento Tuo e del … pazzo
amor che nulla amato amar perdona:
era bimba, egiziana, nipote. Ma anche bona.

Che guai ti procurò quella trombata,
la rossa Boccassina ci è sguazzata
com’or ci sguazza il rosso magistrato
che come un Al Capone ti ha beccato.

Ma noi ci moverem come un sol uomo
co l’armi in mano e col vestito buono
a difender l’onor di te, o Signore:
estirperem con forza lo tumore.

Ho radunato tutti gli ufficiali,
l’agòne canteranno negli annali!
Davanti, a guida, La Russa e Bello Sguardo
a intimorir lo nemicon beffardo,
dietro ci van lo Capezzon e Cicchitto
che nella pugna, spero, stia più ritto.

Sull’ali la Daniela e la Gelmini
che attaccheran sparando dei… colpi di cannone,
frenando dei nemici ogni reazione.
La guerra è nostra, è nostra la battaglia,
credimi Sire, il Bondi Tuo non faglia.

Rimpiangerete presto tette e culi,
Vili asini! Scimmioni! Bestie! Muli!
Giustizia! griderem noi a gran voce
marciando verso Roma, o Luce, o Duce.

Armi alla mano, vessilli azzur davanti,
Passo! fratelli andiam a guerra, in tanti.
Riflettendo però, sui pro e sui contro,
nel core mio è in atto un altro scontro
tra la ragion di morte e il vero scopo.
Andate avanti voi, io vengo dopo.



Questo lettore ha risposto all’appello di MC che cerca nuovi autori

N.b.: Mentecritica.net generalmente non pubblica versi o filastrocche, ma data l’occasione eccezionale abbiamo voluto fare uno strappo alla regola 🙂


93 commenti su “Carme per Silvio: All’Amico condannato.

I commenti sono chiusi.