Cara Eugenia Roccella ti Scrivo
14 luglio, 2008 di Chiara Lalli
Archiviato in Democrazia e Diritti
(In risposta alla lettera di ieri e anche se, temo, non servirà a niente).
Se cominciassimo a dismettere alcune espressioni e a chiarire i termini e i concetti usati avremmo fatto qualche passo nella direzione giusta.

“Temi eticamente sensibili” è un pessimo ma comune modo, ormai, di riferirsi alle questioni di bioetica e ai diritti civili. I temi non sono sensibili: possono essere sensati, sciocchi, male argomentati (molto spesso) ma non provano alcuna sensazione. Sono le persone ad essere sensibili e a soffrire per lo scarso coraggio istituzionale e politico: si pensi al mancato riconoscimento per le famiglie non coronate dal matrimonio (molte famiglie, quelle omosessuali, non possono sposarsi e non possono trascrivere un matrimonio celebrato all’estero perché sarebbe “contrario all’ordine pubblico”! – secondo la circolare Amato) o alla interminabile discussione sulle direttive anticipate.
Attribuire il fallimento politico di un partito o di una parte politica alla temerarietà sui “nuovi diritti individuali” (così li chiama Eugenia Roccella) fa sorridere. Soprattutto se si alza lo sguardo dalla propria pancia e si osserva che cosa comporta la legislazione italiana: discriminazione. Discriminazione per i cittadini italiani in materia di salute (un solo esempio: la legge 40), libertà e famiglia. Si invoca l’Europa solo quando fa comodo, mai per sottolineare che l’Italia si distingue per l’arretratezza e l’indolente apatia.
Che sia necessario arrivare a una posizione condivisa non è così scontato come sembra: in primo luogo perché ci sono alcune questioni (i diritti civili, appunto) su cui non dovrebbe valere la regola della maggioranza come in una riunione di condominio: non accetteremmo che si reintroducesse la schiavitù, nemmeno se vi fosse una schiacciante maggioranza a votare per il sì. In secondo luogo: come si fa a discutere con quanti affermano che esistono valori non negoziabili? Come si fa a trattare con chi afferma che su alcune questioni non c’è nulla da discutere?
Su Eluana Englaro vorrei accogliere l’invito del padre Beppino: lasciare che torni una questione privata, dopo una battaglia dolorosa, lunga ed estenuante per affermare la volontà della ragazza.
Ma non posso non ricordare che la domanda centrale sulle questioni di fine vita è: siamo disposti a riconoscere alle persone la possibilità e la libertà di decidere della propria esistenza?
Questa è la domanda cui bisogna rispondere. La mia risposta è sì, non solo è giusto ma doveroso.
Non possiamo avere la certezza assoluta e attuale perché Eluana non può esprimere il suo parere (ma tanto venivano scritte analoghe parole quando Piergiorgio Welby chiedeva di essere lasciato morire in pace), ma abbiamo ragione di credere che Eluana non avrebbe desiderato sopravvivere in questo modo. Il volere di una persona che non può più esprimerlo può essere ricostruito dalla sua vita e dalle testimonianze di chi le voleva bene.
Per concludere: farebbe sorridere, se non fosse drammatico, che molti di quelli che condannano la decisione dei giudici di Milano fino a ieri si sgolavano per il rispetto della morte “naturale”. Negli ultimi 16 anni la vita di Eluana è stata artificiale; senza l’intervento dell’artificio sarebbe morta poco dopo l’incidente. L’umanità che invoca Roccella è il rispetto dei desideri altrui, anche o soprattutto se diversi dai nostri, e non l’imposizione di una Verità che maschera la prepotenza e la presunzione.
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A me fa’ pensare questa frase della Roccella:
“Non so se la politica riuscirà a fare qualcosa, se esiste una soluzione per riportare un po’ d’ordine, e di umanità, in tanta confusione. ”
Prima di tutto definiamo ordine e umanità che, per quanto ho letto, possono avere concetti diversi a seconda di chi pronuncia queste parole.
Secondo poi cosa bisogna pensare di un politico che non confida nei poteri del Parlamento?
Mah….
E’ veramente complesso sostenere un “dialogo” con chi ritiene dogmaticamente di aver ragione.
Sinceramente questo tipo di approccio al confronto mi terrorizza in quanto negazione di qualsiasi regola di costruzione del pensiero comune.
la Chiesa si è sempre comportata così: io dico, tu fai oppure non fai.
Non lasciano alla persona (credente o meno) la possibilità di dubitare o pensare, è sempre stata venduta come legge di Dio senza bisogno di spiegazioni sebbene la religione sia un insieme di idee e di fatti quasi sempre almeno criticabili perchè non verificabili.
Anche a me terrorizza questo tipo di approccio.
Così nacque la caccia alle streghe…
Il dogma è la modalità inferenziale caratteristica di ogni potere totalitario.
Sia esso politico o religione sostenere che si dispone della verità assoluta è il miglior sistema per troncare ogni discussione prima del rogo o del plotone di esecuzione.
E’ per questo che accettare il confronto ed il dialogo è di per se rivoluzionario.
A prescindere dai risultati, cambiare l’approccio sconvolge il sistema.
Bella questa cosa detta così! In questi termini non c’avevo mai pensato. E aggiungo che anche ascoltare è rivoluzionario, perchè è la base per il confronto.
ed anche perchè tutti credono di esserne capaci ma non è così, a volte sentono e basta…ascoltare è quasi sempre una pratica dura ma quante soddisfazioni!
Si è vero! E poi è molto difficile a volte, ma intenso, il passaggio ascoltare-capire…
Grazie Sara
grazie Francesca
Sono d’accordo: saper ascoltare è una grande arte. Sono molto dispiaciuta per il papà di Eluana: non ne hanno passate già tante? Poi mi rispondo: questa è l’informazione oggi; è ormai diventata la caccia al fatto più scabroso e pruriginoso, per le coscienze e non. Ma come li selezionano i giornalisti? Chi è più squalo va avanti? E pensare che da ragazzina e anche da più adulta avrei voluto farlo questo mestiere. Ma lo vedo oggi: non ci sono proprio tagliata.
L’Europa, la chiesa, il welfare, i temi etici, si invocano tutti esclusivamente quando fa comodo. E la povera Eluana è per costoro solo il nuovo strumento di lotta politica e ideologica.