Cani, Fagiani e Polpette Avvelenate
30 settembre, 2008 - 10:30 di Paolo Arena
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La signora che abita in fondo alla mia stradina mi ha chiesto un paio di settimane fa (9/2008) se per caso avessi visto il suo “canetto”; un mio amico, invece, ad agosto ha visto due dei sue cani soffrire moltissimo e rischiare di perdere la vita per avvelenamento, se non fosse stato per il veterinario che per coincidenza era in visita alla sua fattoria. Purtroppo credo che ci sia un rapporto molto stretto fra le due vicende e lo analizzerò al punto uno; il secondo punto, altrettanto grave, è parallelo alle vicende di cui sopra, ma può succedere anche che ad esse si intrecci.

Ogni anno ad agosto molti cacciatori, che personalmente reputo poco volenterosi e un po’ troppo tirchi, liberano per boschi e campagne la cosiddetta pronta caccia: fagiani, starne, pernici e lepri allevati a basso costo in allevamenti intensivi non dotati di alcuni accorgimenti – utili allo sviluppo degli istinti necessari alla sopravvivenza in natura degli stessi – che gli assessori provinciali competenti ed i conoscono bene.
Nel frattempo, spesso ad agosto, succede anche che qualcuno di questi cacciatori, molto cinicamente, diffonda alcune polpette alla stricnina per far fuori un po’ di fastidiosa concorrenza: quando andrà a caccia il mese successivo, infatti, vorrà trovare vivi i fagianotti low cost ed incontrare sul proprio sentiero ben pochi cani randagi.

Probabilmente sono molto pochi (200/700 su un totale di 700.000 circa) i cacciatori che diffondono per boschi e campi veleno in forma di polpetta, ma in tanti anni che seguo la caccia – anche a fronte di studi universitari – non ho mai visto un manifesto o un progetto delle associazioni venatorie creato apposta per tirar fuori questa esigua minoranza dalla loro realtà sociale; eppure la sua esistenza ormai è conclamata anche da numerosi .
Ma per quale motivo i seguaci di Diana dovrebbero cacciare sé stessi? Perché dovrebbero acquistare e lanciare selvaggina di qualità? E tutto ciò gioverebbe solo a loro? Per come la vedo io le associazioni venatorie, quelle ambientaliste e quelle di difesa del cane potrebbero riuscire a trovare un utilissimo punto di contatto nell’allevamento di selvaggina di qualità che una volta liberata riesca in buona parte a sopravvivere ai naturali predatori selvatici, alle prove dell’inverno ed alla pressione venatoria.
Così i cacciatori avranno maggior soddisfazione nelle loro uscite, trovandosi a contatto con esemplari dotati di una certa intelligenza, e potranno, dopo qualche anno, risparmiare qualche spicciolo perché la selvaggina arriva alla covata e, quindi, sa riprodursi da sola; gli ambientalisti, invece, sapranno di passeggiare in un bosco ancora più naturale dove il fagiano non si vede perché teme l’uomo e sa tenere la ferma; mentre il cinofilo potrà godersi il proprio cane (al guinzaglio!) mentre annusa freneticamente nel fitto fogliame del sottobosco.

Oggi, invece, il fagiano (o la starna o ) pronta caccia viene predato molto facilmente, tanto da non sopravvivere spessissimo oltre i 3 mesi dal rilascio all’aperto. Ciò avviene principalmente per 4 ragioni:
- perché la fauna selvatica proveniente da allevamento low cost alla vista di un predatore (cane, faina o cacciatore che sia) non sa rimanere immobile e mimetizzarsi,
- perché non ne distingue l’odore cattivo
- perché ha perso l’istinto al volo o alla fuga decisa e
- perché costringiamo molti nostri cani al randagismo (vedi al punto due).
Lo voglio dire espressamente; oltre che con i diretti responsabili, non ce l’ho con tutti i cacciatori ma solo con quella quota di loro che conoscono i nomi ed i cognomi di chi libera polpette avvelenate, destinate a colpire soprattutto cani domestici o randagi, per trovare più fagiani il mese dopo. A difesa del mondo venatorio, infatti, sono dell’idea che è sempre più sana ed ecologicamente più leggera, per esempio, la carne di un cinghiale cacciato in bosco che quella di un maiale allevato in un allevamento industriale. Inoltre sono certo che i cacciatori favoriscano la conservazione e la conoscenza degli ambienti naturali più dei cosiddetti ambientalisti da poltrona (che non sono pochi).

Punto due. Cani “liberi” e limiti di velocità.
Di rado un cane scappa di casa, se lo fa è perché non ci si trova bene; più spesso è l’uomo ad abbandonarlo, credendo forse di dargli la libertà. Invece un cane randagio e rinselvatichito è spessissimo debole, preda di malattie o parassiti ed oltretutto non sa efficacemente procurarsi da mangiare perché ha perso l’istinto all’organizzazione del lavoro durante la predazione; inoltre, spesso, non sa scuoiare le prede, perciò molte volte dopo averle uccise le lascia a disposizione di cornacchie, volpi ed altri selvatici, specie con popolazioni, tra l’altro, già ad alta densità rurale.
Inoltre (lo sappiamo tutti molto bene) i cani spesso rimangono vittime, o irrevocabilmente infortunati, nell’urto con i nostri veicoli stradali in movimento e, forse, ancor più spesso sono concausa di incidenti anche gravi (per l’uomo).

Perciò voglio suggerire, a mitigazione delle sofferenze che con l’abbandono causiamo ai cani, di sterilizzarli (anche se sono maschi) o, nel caso sia troppo tardi e non si possa darsi da fare a trovare un buon padrone per i cuccioli appena nati, di avere il buon cuore di fare una cosa: prendere una cassetta per la frutta, metterci dentro (chiudendola bene) i cuccioli di troppo e lasciarli, in questo stato, fuori da un qualsiasi canile o pensione per animali. Lì troveranno sicuramente nell’arco di qualche ora qualcuno che avrà anche solo un minuto in più di noi da dedicare loro. Ed in automobile cerchiamo di rispettare i limiti di velocità, non lo faremmo solo per noi.
In conclusione di questa mia personalissima analisi voglio lasciare quello che, riguardo ciò, credo che sia il concetto più importante. Fino a i cani vagavano liberi per le montagne e per le steppe; piano piano da allora noi uomini li abbiamo privati di quella antica ed ancestrale libertà (che in parte, però, mantengono geneticamente) e siamo in realtà l’unica causa della loro odierna domesticità e dipendenza da noi. Perciò credo fortemente che verso tutti i cani dobbiamo essere in massima maniera responsabili, quasi da considerarli al nostro pari.
N.d.R. Ricordiamo che l’abbandono di un animale domestico è un atto vile e ignobile ma anche un reato punito dal Codice penale : “chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro”. Fonte:
Cani, Fagiani e Polpette Avvelenate è di

I cani, fantastici esseri vittime eroiche dell’ignoranza, della cattiveria e dell’egoismo.
un saluto
Sono d’accordo su quasi tutto: dalla condanna degli ambientalisti da poltrona alla constatazione che gli animali (non solo i cani) non sono fatti per vivere con e come l’uomo.
Colgo invece l’occasione per fare un distinguo sui cacciatori.
Io non sono contrario alla caccia: è un’attività praticata da sempre e può essere esercitata in maniera assolutamente positiva per l’ambiente e per i suoi abitanti, purchè praticata secondo regole e limiti ben definiti.
Ma non sopporto di vederla considerata uno sport; non è un divertimento. La caccia serve a procurarsi cibo, quindi il cacciatore va, spara, uccide e mangia; se la selvaggina cacciata non finisce in padella la caccia non ha senso.
Questo principio, se applicato, basterebbe ad eliminare il problema della “caccia pronta”: se devi mangiarti uno scadente fagiano da allevamento, tanto vale comprarlo dal macellaio.
Io invece non sono come te Paolo, ce l’ho con tutti i cacciatori.
Sarò un’ambientalista da poltrona, forse, nonostante abbia un cane col quale facciamo passeggiate in mezzo alla campagna per circa un’ora al giorno.
La caccia ai tempi nostri la trovo un’assurdità visto che come scopo avrebbe usare l’animale per mangiare e per coprirsi.
Avevo un nonno cacciatore, abbiamo fatto eterne litigate quando ero bambina fin tanto che decise di smettere per vecchiaia.
Lui stesso non è mai riuscito a spiegarmi quale emozione/sensazione primordiale riuscisse a dargli questo che sinceramente non so come chiamare perchè la parola “sport” o “hobby” non dovrebbe essere attribuito a pratiche in cui uccidi qualcun’altro essere vivente.
Trovo ancora più assurda la caccia pronta per i motivi che dice ilBuonPeppe più sù.
Consiglio a tutti quelli che si dilettano in queste pratiche di volersi bene e andare a “sprecare” il loro tempo facendo volontariato, in qualsiasi ambito oppure di starsene a casa e fare all’amore con le proprie compagne.
Sarò ottuso ma a me il cinghiale piace e senza qualcuno che lo accoppi al posto mio difficilmente riuscirei a mangiarlo.
ma la questione è: sarebbe una grossa rinuncia?
siamo talmente abituati ad avere tutto che non ci possiamo permettere di rinunciare a qualcosa che non è un bisogno?
Non essendo animalista per me sarebbe una rinuncia irrazionale, perchè a questo punto avrebbe più senso rinunciare alla carne del cucciolo di mucca scannato a pochi mesi dalla nascita. L’unica cautela secondo me è salvaguardare le varie specie animali impedendone l’estinzione.
Poi è ovvio, ognuno si comporta come meglio crede e non ho niente contro vegetariani e vegani.
Infatti il mio discorso non si riferiva solo al cinghiale ma era molto più generico.
Nel sistema-caccia non esiste nessuna cautela secondo me.
“La caccia ai tempi nostri la trovo un’assurdità visto che come scopo avrebbe usare l’animale per mangiare e per coprirsi.”
Non credi che tale scopo la rende più utile, o quanto meno equivalente alla macellazione? Almeno il cinghiale o il capriolo o il fagiano “intelligente” fino al momento dello sparo (che vivono anche i suini, i vitelli ed i polli) hanno goduto di una vita all’aperto, in bosco, molto più vicina alle loro istintive necessità (e quindi felice) della vita dei petti di pollo da supermercato o di quella dei maiali da prosciutto, allevati, ti assicuro, con tecniche che al benessere animale (necessario sì alla bontà delle carni) accostano sempre il costo dell’allevamento. Quando sull’autostrada troviamo un camion di vitelli, c’è poco da pensare quanto siano “carini”….in quel momento hanno una paura “cane”… Tant’è vero che i protocolli per il benessere animale prescriverebbero al camionista addirittura di far pascolare gli animali ogni tot chilometri. Ve lo immaginate che spettacolo negli autogrill???
Nel frattempo i caprioli saltellano e corrono e si accoppiano con molte meno interferenze umane. Poi, se siamo carnivori, la carne va mangiata cotta e da quella fase “lì” (bang) bisogna passarci. Poi magari il cacciatore può anche ferire gravemente l’animale senza ucciderlo, mentre nei macelli il colpo è al 100% efficace. Per evitare ciò, il cacciatore viene (abbastanza) adeguatamente preparato con i corsi per la caccia di selezione; su questi bisognerebbe che le province lavorassero con più intensità.
Io non mangio carne da una vita e ti assicuro che ho tutti i valori nella norma.
ma sono un’estremista, lo so’, non faccio testo.
Per quanto mi riguarda, trovassi chi va in giro a distribuire queste polpette gliele farei rimangiare tutte con un imbuto.
E, a margine di tutto ciò, vorrei anche ricordare che purtroppo la convivenza delle varie realtà umane che possono trovarsi in un bosco spesso non è pacifica anche esulando dall’aspetto “animalistico”: dalle mie parti non sono rari i casi di contadini che si divertono a tendere filo spinato in mezzo ai sentieri frequentati da motociclisti (trial e cross).
Evidentemente molte persone non hanno il senso della misura … (come la mia prima frase lascia intendere ahah)
In pieno accordo per tutto ciò che è stato detto riguardo ai cani.
Colgo l’occasione per sottolineare una dimenticanza: i gatti.
Dalle mie parti (testimonio per la mia zona ma temo che il fenomeno sia ben più esteso) il gatto è l’animale domestico più maltrattato.
Se noi “cittadini” abbiamo spesso la sana abitudine di sterilizzare i gatti, curarli e vaccinarli, in campagna i gatti sono abbandonati a se stessi ed una ciotola.
Sterilizzarli “costa troppo”, vaccinarli pure, quindi si finisce per avere tantissimi gatti spesso ammalati di HIV felina o infestati dai parassiti che circolano liberi e filiano.
Quando un padrone si ritrova la gatta incinta raramente si cura di portarla da un veterinario, anzi, in genere la lascia patorire da sola per poi ammazzarne i cuccioli (o farne anche di peggio, ho avuto personalmente esperienze negative in questione sia da vivo che su un sito di social networking ristretto alla mia provincia sul quale fino a poco tempo fa c’erano centinaia di forum che spiegavano come ammazzare un gatto, confrontavano i metodi, facevano proposte a loro dire “divertenti” e, in rari casi, offrivano consigli su come cucinare un gatto)
I gatti vengono considerati animali inferiori al cane ed è generalizzata l’idea che il gatto sia un giocattolo su cui scaricare la propria sadicità.
(non sono pochi gli adolescenti e gli adulti che si divertono a vedere cosa succede se si mette un petardo in bocca ad un gatto, se lo si lancia su un muro, se lo si mette in bocca ad un cane di grossa taglia).
I maltrattamenti vengono oltretutto legittimati dalla necessità di “far fuori le bestie di troppo” (quando ci terrei a specificare che in città abbiamo un gattile che di rado riesce ad avere cuccioli abbastanza piccoli da essere facilmente adottabili e preferirebbe di gran lunga ospitare l’intera cucciolata appena nata piuttosto che i superstriti già troppo cresciuti e quindi destinati a finire i loro giorni nele gabbie).
I gatti vengono investiti dalle macchine quanto i cani, ma sono vittime della crudeltà molto più dei loro fratelloni canini.
Eppure la maggior parte della gente si preoccupa solo dei cani senza vedere ciò che viene fatto ai gatti.
Con ciò non voglio delegittimare l’importanza di questo bellissimo articolo, vorei solo far emergere un discorso analogo che spesso non viene considerato.
Anche io gliele farei mangiare come dice Vortex!!
Soprattutto da quando la mia Birba a maggio scorso è stata avvelenata. Non ho, ovviamente, la certezza che sia stato fatto volontariamente o proprio per colpire lei (anche perchè è una mangiona e le va bene qualsiasi cosa trova, quindi è una facile “preda” per questi mascalzoni) ma posso assicurare che ho vissuto letteralmente dei momenti di terrore a vederla in quelle condizioni, senza sapere se ce l’avrebbe fatta o no.
Per non parlare del costo sostenuto, cosa certamente secondaria in ordine di importanza ma valutandola a freddo fa in….re molto: non costa poco, purtroppo, curare un cane avvelenato e per giunta senza avere la certezza della guarigione perchè dipende dalla quantità ingerita e da quanto tempo passa tra l’avvelenamento e l’inizio della terapia.
A me è andata bene fortunatamente ma verrebbe quasi da augurare a queste “persone” di vivere personalmente questa esperienza, sulla propria pelle però!
P.S.: anche io sono completamente contro la caccia come Francesca. Non è uno sport e se si ha voglia di sparare che si vada al poligono! Se invece si ha voglia di fare una passeggiata nella natura (scusa che usano molti cacciatori) la si può fare tranquillamente senza fucile, così si è anche più leggeri e si cammina meglio!
Io sbatterei in galera per anni chi abbandona.
Figuratevi cosa farei a questi.
io sono un cacciatore…. ma impiccherei per le p…e chi mette polpette avvelenate perchè così si amazano cani, volpi e rapaci… si sono cacciatore ma non mi considero assassino…e nella mia vita ho trovato per stada cani abbandonati e li ho tenuti io o li ho sistemati da persone che volevano accudirli… andare a caccia non è il gusto di uccidere, la magior parte delle volte giri ore ed ore .. scovi la selvaggina, che furbescamente fugge e tu cacciatore sei contento lo stesso… hai vissuto la più grande emozione che secondo me una persona può vivere.. vedere da una parte un cane che segue quel filo misterioso che è la traccia lasciata dal selvatico.. e dall’altra il selvatico che trova le soluzioni più incredibili per fuggire..
Mi associo a tutti coloro che hanno avuto perdite di cani e gatti morti per polpette avvelenato o purtroppo per la semplice cattiveria delle persone .
A me è capitato un vecchiaccio che insegnava al nipotino come ucidere i gatti con la vanga pensate…..tutti i gatti che entravano nel suo bel giardino …Ancora non mi sono ripresa dalla scoperta che erano morti così i miei 5 gatti nonostante siano passati 4 anni.
Così continuo la mia battaglia ogni volta che posso , mi sono iscritta ad un’associazione e faccio del volontariato per aiutare gli animali in difficoltà.
Non ci sono solo ambientalisti da poltrona!!!!
Un’amica leggendo il vostro articolo linkato sulla mia pagina mi ha scritto questo:
Obiezioni interessanti.
“Mi spiego: i ripopolamenti di fagiani, starne e lepri vengono effettuati con animali forniti dall’ ATC (ambito territoriale caccia) e non con animali acquistati dalle associazioni venatorie.”
Vero. Anche se però gli ATC ricevono parte (variabile da provincia a provincia) dei loro stessi fondi dai cacciatori con l’imposta sui tesserini di caccia.
“Sono animali di scarsa qualità con pochissime possibilità di sopravvivenza,”
Non sempre, ma spesso purtroppo è così. In alcuni ATC toscani (Siena e Firenze ne hanno cinque se non erro, in alcuni di questi intendo) vengono sviluppati insieme alle rispettive università progetti che per lo meno tendono a dare alle covate nate in allevamento uno sviluppo un po’ più “timoroso” dell’uomo ed oltretutto capace di riconoscere qualche essenza e bacca utile alla propria crescita. Per esempio, alcuni fagiani e starne, per non passare da un’incubatrice (nascono più deboli), vengono covate da galline “leggere” e poi alla nascita da esse separate e (successivamente, in una terza fase a 3, 4 settimane) immesse in ampie ed alte voliere con adulti già pratichi che gli insegnano in qualche modo a beccare gli insetti, le bacche, a tenere la ferma, etc. La “pronta caccia” non riceve tutte queste cure. E’ vero, purtroppo, che è molto difficile individuare in natura adulti “pratichi” da catturare ed usare come insegnanti, ma per quanto riguarda una loro pur minima efficacia sono pronto, se richiesti, a cercare dei dati a riguardo (adesso però no che è un po’ tardi! :S! ).
“La selvaggina da “allevamento” tale nasce e tale muore, non ha la benchè minima nozione “istintiva” che le permetta di adottare quegli accorgimenti tipici della sua specie, per sfuggire ai predatori.”
Non sono d’accordo, se l’allevamento è “di qualità”. Aggiungo qui che i tecnici faunistici che hanno studiato per diventare tali (e non i biologi o gli zoologi prestati alla gestione faunistico-venatoria) conoscono bene qual è lo standard da seguire a riguardo (fasi, strumenti, biologia). Poi se i comitati degli ATC sono antiquati e chiamano tecnici poco tecnici perchè gli permettono di risparmiare…questo è un altro problema. Come è un problema che ci siano cacciatori che si appostano all’esterno delle riserve e dalle zone di ripopolamento e cattura (ZRC) per fare carneficina di animali “intelligenti” ed utili al mantenimento “gratuito” della specie sul territorio.
” Tutto troppo sporco… sottobosco sostituito da rovi non permette certo di procurarsi grilli od altri insetti, mancata coltura dei terreni vuol dire impedire di nutrirsi ai granivori ecc.”
Vero e falso. Ci sono ancora posti “puliti” per gli animali e “sporchi” per l’uomo. E dove non ci sono i tecnici faunistici propriamente detti di cui sopra sono preparati a reimmettere in loco le essense e le specie arbustive più utili e variegate (autoctone e biodiverse).
“Eh, cara Antonia, per gli ambientalisti della domenica tutto è semplice… ma le cose o si fanno come van fatte oppure non si fanno neanche venire al mondo creature in un’incubatrice, per poi abbandonarle in pasto ai nocivi o vederle morire di stenti.”
Vero. E non aggiungo altro.
“sono sgomenta da quanto poco noi esseri umani ci preoccupiamo dell’ambiente in cui viviamo e dell’avvenire dei nostri figli.. In quale terra vivranno?”
Anche io sono sgomento, e parecchio. Ed alla domanda rispondo, banalmente forse, “nella terra che gli lasceremo noi”.
—
Grazie Antonia per avermi dato la possibilità di approfondire, dal mio punto di vista, la questione.
Ripubblicherò sul mio blog la tua risposta, per non lascaire la cosa incompleta e rimetterò anche il lik al vostro sito. Trovo importante che le notizie siano complete e possano essere conosciute.
Grazie per la risposta.