Caffè Amaro del 4 maggio 2007 13


gimas.jpgCi sono dei giorni nei quali scrivere questa rubrica è veramente difficile. Sembra che quasi tutto sia stato già detto e che di quel che resta non valga la pena parlarne. Il futuro appare caratterizzato da troppe incognite e l’insulsa allitterazione delle ore del presente non merita soverchia attenzione.
Ed è allora, quando l’età inizia ad essere quella giusta, che il passato appare più degno di riflessione, non fosse altro perchè lo si conosce meglio di ogni altra cosa. Inoltre l’azione del tempo ha sedimentato le passioni e questo rende l’analisi più limpida anche se, spesso, più triste.
Stamattina mi sovviene che il 12 maggio di 30 anni fa moriva Giorgiana Masi.
Probabilmente il nome di questa ragazza, la cui breve vita si è sovrapposta alla mia negli anni migliori, non dirà nulla a molti dei ragazzi che si trovano a leggere queste parole.  Eppure se riuscite ad andare oltre il fatto che la foto è in bianco e nero, se ignorate l’espressione corrucciata che in quegli anni si supponeva dover avere, quando si facevano le foto per i documenti, se provate ad immaginarla con i capelli acconciati in maniera più sbarazzina, se riuscite a perdervi nella bellezza serena e composta dei suoi occhi dolcissimi di bambina, capirete che i suoi diciannove anni non sono molto diversi dai vostri e che  la fredda ed inconsapevole determinazione di una distratta mano omicida hanno sottratto a questa ragazza la gioia di vivere una giovinezza come la vostra, magari con vestiti un po’ strani e musica diversa, ma con le stesse emozioni e le stesse aspettative.
Giorgiana Masi aveva 19 anni nel 1977 e questa è una miscela che la storia ha dimostrato esplosiva.
Quelli erano anni nei quali il concetto che la democrazia non è delega ma partecipazione, veniva interpretato in maniera letterale e, spesso, molto determinata. Quelli erano anni nei quali chi prendeva opinabili decisioni sul futuro della gente era conscio di doversi misurare anche con la severa espressione di Giorgiana e non solo con l’occhio di una telecamera e con il grafico di un sondaggio.
In quei giorni di follia, speranza e cieca fiducia nel futuro si consumarono vite giovanissime e furono decisi molti destini. Con il fazzoletto rosso al collo e la MS accesa tra le labbra, con tanti ragazzi e ragazze come Giorgiana si consumò l’ultimo atto veramente rivoluzionario di un paese che di lì a qualche anno avrebbe consegnato le sue aspirazioni nelle mani di pochi uomini in cambio di una torpido benessere senza aspirazioni.
Oggi, quando anche il nostro presidente comunista dice che dobbiamo accontentarci, sembra che la stessa pallottola che ha ucciso Giorgiana abbia freddato l’orgoglio di un’intera generazione.
Da quel 12 maggio del 1977 ho accumulato molta esperienza. Ho capito che, inevitabilmente, a ognuno viene dato ciò che merita e quindi, se questo è il destino del mio paese, che esso si compia il prima possibile.
Mi spiace sinceramente per Giorgiana. Se non fosse stato per pochi grammi di piombo, avrebbe avuto il tempo di capirlo anche lei e forse oggi avrebbe la gioia di vedere i suoi bellissimi occhi ridipinti sul viso di una bambina. Non è stato. Non sarà. Sia quel che deve essere.

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13 commenti su “Caffè Amaro del 4 maggio 2007

  • spes74

    Non ero a conoscenza di questa storia.

    In quegli anni, come giustamente ci ricordi, sono morti tanti ragazzi mentre difendevano i propri diritti e i propri ideali…

    Mi auguro davvero che non riescano a vedere cosa siamo diventati…

  • miriam

    Grazie MC per questo articolo…ho sempre provato ammirazione per quei ragazzi capaci di scendere in piazza per ideali in cui credevano…hai detto bene: "un paese che di lì a qualche anno avrebbe consegnato le sue aspirazioni nelle mani di pochi uomini in cambio di una torpido benessere senza aspirazioni". In qualche modo…mi vergogno anche di me stessa e di quell'ondata venefica chiamata "riflusso" che ci ha portato a diventare cittadini di centri commerciali, stadi e porticcioli.

  • marco il buono

    Mi sarebbe piaciuto molto vivere quegli anni in maniera diversa, ma ero troppo piccolo, mentre ora ad essere piccoli sono i politici che ci governano.

    grazie MC

  • serpiko

    Giorgiana…

    La sua storia m'ha sempre emozionato oltremodo.

    Fu la prima a cadere durante le manifestazioni. Non è stata una morte qualsiasi, la sua: nessuno sul ponte o altrove poteva aspettarsi che si sarebbe sparato, nessuno tantomeno poteva immaginare che le pallottole sarebbero volate ad altezza uomo. Non v'erano state premesse di guerriglia urbana, non v'era la parziale giustificazione dell' affrontare un estintore levato per colpire, per far male: Giorgiana scese in piazza impreparata alla guerra, al sangue, al combattimento. Credo che, accasciandosi, il suo ultimo pensiero sia stato un misto di paura e stupore, sincero stupore.

    Mi sono sempre domandato quale fosse lo stato d'animo dei giovani che scendevano in piazza nell'Anno Domini 1977. Ci sarà stato qualcuno al traino di altri più carismatici, qualcuno che voleva approfittare dell'erba altrui, qualcuno arrivato per curiosità e rimasto per far breccia in una ragazza. Ma la maggioranza credeva fino in fondo in qualcosa di cui io oggi percepisco appena l'idea di fondo, unica superstite di tutta una generazione, senza più avvertirne l'energia.

    Chissà cosa ci faceva sul ponte Giorgiana, per quale ragione fosse giunta fin lì. Per cosa si manifestava quel giorno? Ne era al corrente? Quanto partecipava? Quanto "sentiva" quella manifestazione? Fondamentalmente non importa più, non è mai importato di fronte alle conseguenze della sua semplice presenza.

    Non posso dimenticare la sua foto, la mia mamma ne aveva una uguale sulla sua carta d'identità: stessa espressione, stessi capelli, stesso bianco e nero. Stessi anni, stesso stato d'animo, stessa giovinezza.

    Giorgiana aveva la stessa età della mia mamma, ed è morta pochi giorni prima che io fossi di questo mondo.

    Come posso dimenticare la sua foto?

  • La Palafitta

    Me li ricordo quegli anni, ne avevo 10, abitavo a Firenze, non si poteva scendere in strada spesso (o così sembrava a me) per la paura. C'era il mio babbo a protestare : "siamo propnti, siamo pronti, abbiamo i fucili!" diceva, e io non capivo, avevo solo tanta paura. Ma quanti ideali mi ha trasmesso, dividere con gli altri, aiutare i più deboli ecc ecc. IO ci ho creduto e l'ho fatto. La mia coscenza è a posto ma quello che vedo oggi nei giovani mi fa schifo. Si scende in piazza ancora si ma per un derby e si uccidono anche i poliziotti perchè ci danno noia, e poi che bello urlare fuori della casa del Grande Fratello, o fare la coda per l'ultima generazione della Play S. E si ha coraggio solo davanti a un monitor, Scrivere anonimamente di se stessi non ha anima, non si rischia niente (senza offesa, ci sono anche io).Parlare nel gruppo, viso a viso, è più difficile, ci vuole coraggio. Ho due figli spero dare a loro una cosa sola: libertà. Nel senso più ampio. Dalle mode, Dai luoghi comuni, dalla pubblicità, dai telegiornali, da tutto quello che vogliono farci credere e comprare.

    Ho scritto a ruota libera scusate gli errori.

    P.S. : Ho visto un libro sul banco di una libreria che per la fretta non ho potuto comprare, non mi ricordo neanche il titolo nè chi l'ha scritto, ma mi ha colpito una frase sulla copertina: "mia madre un giorno mi regalò due monete e mi disse che una era per me l'altra per chi ne aveva bisogno!"

    Da brividi, lo comprerò e diffonderò il titolo. Mamma.

  • diabolicomarco

    Scrivere anonimamente di se stessi non ha anima, non si rischia niente

    Non sono completamente d'accordo.

    MenteCritica nasce dalla necessità di discutere liberamente parlando di sè mettendoci l'anima. Per alcuni l'anonimato è un'esigenza o una necessità. Altri il nome e la faccia ce la mettono.

    Per me non è molto importante.

    Importanti sono solo le idee.

    Per esempio mi è piaciuta molto questa:

    Ho due figli spero dare a loro una cosa sola: libertà. Nel senso più ampio. Dalle mode, Dai luoghi comuni, dalla pubblicità, dai telegiornali, da tutto quello che vogliono farci credere e comprare.

    Ti ricordo che, se vuoi, anche tu puoi scrivere per Mentecritica.

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