Caffè amaro del 29/09/07 – Qualità Rossa 5


caffè rossoDavanti all’armadio decido se dare il mio insignificante contributo alla giornata tutti in rosso per dire no alla repressione. Di rosso ho solo un t-shirt leggera e accesa. Inadatta al clima, al ruolo, al resto dei vestiti che già indosso. E poi trovo che tutta questa sia semplicemente una grande cazzata.

Il mio cinismo mi spaventa. Razionalmente mi dico che tutt’al più è inutile. Quindi perché non farlo? Per un attimo immagino che tutti avranno qualcosa di rosso, tutti tranne me.
In fondo cosa mi costa?
Perché in fondo io sento un’oppressione soffocante. Se penso a cosa vuol dire essere privato della libertà. Per me, diabolicomarco, questa è la fine che guardo con orrore e timore.

non giudicarmi

Esco di casa in rosso. L’aria è fredda, c’è molto vento che ha spezzato alcuni rami. Se anche ci fosse qualcuno con addosso una maglia rossa non lo vedrei. In ogni modo non c’è nessuno con addosso una maglia rossa. A parte me. Avremmo dovuto avere tutti una giubba rossa. E farci fotografare dal cielo da uno dei tanti satelliti che ogni giorno ci spia. Procedo a mezze maniche, con coerenza. Da bravo coglione che probabilmente passerà il fine settimana a letto. Forse cerco una via di espiazione mortificando la mia carne. Poi La vedo. Un cencio sbiadito appeso ad una righiera scrostata dalla salsedine. La nostra bandiera dell’ideale laico, la nostra croce. Mi infilo la felpa nera. E mormoro: “Che cazzata.”

pace

Qualche anno fa molti esposero delle bandiere arcobaleno alle finestre. Io non lo feci. Non solo perché nessuno vede le mie finestre come amavo dire per non dover discutere. Perché provai allora lo stesso disagio. Quel disagio che mi ha sempre causato la confessione. L’idea cattolica che i peccati commessi, sebbene terribili e nefasti, potessero essere annullati da un atto di contrizione. Al tempo mi confessavo senza provare sollievo. Quindi non riuscivo a recitare le preghiere che mi venivano assegnate.

Il tempo mi ha dato ragione. Le bandiere sono pian piano sparite dai balconi nonostante le guerre non siano mai terminate.
Solo qualche irriducibile idealista L’ha lasciata sbiancare al sole, a frammentarsi alle intemperie. Su una ringhiera scrostata dalla salsedine. O forse è stata semplicemente dimenticata lì. Cambia qualcosa?


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5 commenti su “Caffè amaro del 29/09/07 – Qualità Rossa

  • Marco il buono

    E molto importante quello che sta accadendo il Birmania, è l'esempio di come la democrazia non si imponga con i bombardamenti, ma nasca dalle rivolte popolari, dolorose ma necessarie.

    Poi ci dovrebbero essere gli altri stati a dare una mano, ma non è il nostro caso.

  • Emanuele

    Bravo diablo, sono d'accordo con te, anche se io non avrei avuto nemmeno il pensiero se mettere o no la maglietta. Mi ricorda molto le fiaccolate o l'accendere una candelina fuori dalla finestra. O appunto quella bruttissima bandiera della pace (esteticamente è oscena). Cazzate. Lascio quel tipo di solidarietà puramente manifesta a chi se l'è scelta come mestiere (amen), io pur condividendone magari lo spirito di fondo non mi sento parte di quello schieramento

  • Laura Costantini

    Io la maglietta rossa l'ho messa. E anch'io ero l'unica a portarla. In genere il simbolismo mi piace: le bandiere delle pace, le candele alla finestra, accendere o spegnere tutti insieme la luce… Hanno un senso se c'è una comunità intera a farlo. Il singolo rischia un raffreddore oppure un'occhiataccia per il pessimo abbinamento dei colori. La solidarietà dobbiamo sentircela dentro e renderla reale con un gesto che abbia un significato. Quale? Non lo so, non conosco nessuno in Birmania, conosco invece delle persone in altri paesi dell'Asia e do loro il mio aiuto materiale tutte le volte che posso.

    Laura

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