Caffé Amaro del 21-11-07: Le Colpe dei Padri
21 novembre, 2007 - 9:07 di Giovanni Grobo
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TraduzioneCondividi Caffé Amaro del 21-11-07: Le Colpe dei Padri. Giovanni Grobo ti ringrazia.
E’ veramente difficile cercare di rimanere persone civili. Occorre un lavoro quotidiano fortissimo per non far prevalere l’odio, il sospetto ed il risentimento. E’ proprio per rispetto a questo sforzo che molti fanno e al “Non esistono questioni di principio” che è il motto di questo sito, che cercherò di commentare nel modo più civile possibile la richiesta di 260 milioni di euro di danni che la famiglia Di Savoia ha richiesto allo stato italiano.
Essere una persona civile vuol dire anche non far ricadere sui figli le colpe dei padri. E’ per questo che, lungi dall’attribuirgli una natura regale, considero il signor Di Savoia Vittorio Emanuele un piccolo e volgare faccendiere di mezza tacca che non ha saputo sfruttare la grande opportunità di nascere come è nato. Invece del signor Di Savoia Emanuele Filiberto penso semplicemente che abbia una faccia un tantino scimmiesca, una pronuncia un po’ ridicola con la sua evve moscia, e una gran bella moglie.
Tutto qui. Non mi interessa di chi sono figli, di chi sono nipoti. In fondo, non mi interessa nemmeno di loro, ma a quanto pare, loro si interessano di noi.
Continuando a tener presente che i signori Di Savoia non c’entrano nulla, facciamo un attimo un passo indietro.
Noi italiani abbiamo la memoria corta o, più probabilmente, siamo stati tutti un po’ ciucci a scuola. Proprio su questo sito ho letto queste parole:
L’otto settembre del 1943, con una velocità che non aveva precedenti nella storia mondiale e che tuttora resta senza similitudini, il sistema di governo di questo paese si dissolve nel nulla. Con un breve quanto laconico messaggio radiofonico, l’allora capo del governo, maresciallo pietro badoglio, fugge al Sud insieme al re abbandonando esercito e popolazione civile alla trista mercé di truppe d’invasione alleate e naziste.
Nel giro di poche ore l’intero apparato governativo si dissolve. Soldati e civili rimangono senza riferimenti, l’idea di stato e di nazione crolla come un castello di carte.
Gli eventi successivi a questo accadimento sono noti a tutti. Pur con il massimo rispetto che si deve a chi, anche in quelle ore, da una parte e dall’altra, seppe vivere e morire da uomo, tali eventi rimangono una macchia indelebile nella storia del nostro popolo e della nostra nazione.
Tutto ciò che è stato possibile raccontare è stato raccontato. Tutto ciò che non fu detto ormai sarà taciuto per sempre. Io non potrei aggiungere nulla. È per questo che mi limito a fermarmi un istante e a pensare con dolore e vergogna alle migliaia di bambini, uomini e donne la cui vita fu presa a causa del tradimento di chi ne rappresentava lo spirito più alto.
Per chi volesse, il resto dell’articolo è qui.
8 settembre, una data cancellata dai nostri calendari, ricomparsa solo grazie al Vaffa Day di Grillo. 8 settembre 1943, il giorno nel quale il Re, colui che incarna lo spirito nazionale italiano, l’equivalente laico del Papa per i Cattolici, lo stesso re che ha aperto le porte al fascismo, lo stesso re che ha macchiato in maniera indelebile la storia giuridica millenaria di questo paese firmando le leggi razziali, abbandona la sua terra e la sua gente e fugge dietro le linee degli Alleati lasciano il paese e l’esercito nelle mani omicide della soldataglia nazista. Un re il cui nome andrebbe cancellato dalla storia e che mi fa dolere per l’ennesima volta del fatto che io non creda ad una giustizia dopo la morte.
Cerco di non avere questioni di principio e di essere una persona civile. Quindi affermo con tutta la mia forza che Di Savoia Emanuele Filiberto e Di Savoia Vittorio Emanuele non c’entrano nulla con queste vicende.
Quindi a questo punto, se loro, giustamente, non c’entrano nulla, a che titolo reclamano questo risarcimento?
Caffé Amaro del 21-11-07: Le Colpe dei Padri è di Giovanni Grobo


















Grazie per la rievocazione e per il ragionamento che condivido in pieno
oltre a ciò, ricordiamo che al rientro in italia hanno giurato per iscritto fedeltà alla costituzione ed al presidente della repubblica rinunciando in tal modo esplicitamente a qualunque pretesa dinastica sullo stato italiano. ma tant'è vista la situazione attuale, in cui molti possono dire fesserie ed affermare di non averle mai neppure pensate subito dopo, forse si sono sentiti, da bravi italiani, legittimati a fare questa richiesta..
congratulazioni, ogni giorno di + sono felice di aver scelto mentecritica.
Allora, i casi sono due.
O le colpe dei padri ricadono sui figli…
"Chi ha sbagliato è giusto che paghi." Così chiude la sua "lettera agli italiani" l'erede dei nostri ex-regnanti, per giustificare la richiesta di 260 milioni di euro come risarcimento dei danni subiti dall'esilio.
Ha ragione, chi ha sbagliato deve pagare. Quindi paghiamo subito questa somma e chiudiamo la questione senza perdere tempo.
Poi però, sempre seguendo lo stesso identico principio, facciamo il conto dei danni che i Savoia hanno causato all'Italia e agli italiani.
Quanto vale il colpo di stato, che il re ha consentito senza battere ciglio, con cui Mussolini nel 1925 ha di fatto soppresso il Parlamento? Quanto valgono i 18 anni di dittatura che ne sono seguiti? Quanto vale la libertà che per 18 anni è stata negata a chi pensava con la sua testa? Quanto valgono le leggi razziali che il re ha sottoscritto? Quanto vale la guerra disastrosa in cui re e duce ci hanno trascinato? Quanto valgono le vite degli italiani caduti durante il fascismo e poi durante la guerra?
E non parliamo (perchè non vogliamo essere venali) del treno che, pieno di tesori di vario tipo, ha lasciato l'Italia pochi giorni prima del loro esilio.
Io sono abbastanza bravo con i numeri, ma confesso che faccio fatica a fare un totale.
… oppure le colpe dei padri NON ricadono sui figli.
In tal caso, oltre alla giustissima domanda che pone Grobo alla fine dell'articolo, io mi chiedo anche perchè mai NOI dovremmo pagare per la colpa dei nostri avi.
Se qualcuno ha sbagliato sono i partecipanti all'assemblea costituente; qualcuno dovrebbe essere ancora in circolazione, chiedeteli a loro i soldi.
…ma andare a lavorare proprio non se ne parla, vero? Mandarlo in linea alla Fiat come centinaia di migliaia di persone ogni giorno non sarebbe più giusto ed equo verso un popolo che accetta di rimpatriare un paio di personaggi che sinceramente si sarebbe fatto pure a meno di avere, visti poi gli sviluppi (vi ricordo le conversazioni intercettate e sentite a striscia o ai telegiornali e adesso la richiesta assurda di danni per una cosa che… lasciamo stare va…)???
Non c'è proprio più vergogna: ognuno oramai pensa solo a tirare soldi a casa fregando la gente con un cavillo della legge, punto e basta…
MAH!!!
Impeccabile commento alla richiesta d risarcimento. Condivido in pieno. Confesso di essermi lasciato andare anch'io – come la quasi totalità degli Italiani – ad una raffica di improperi (puntualmente precedutii dalla cifra 260 milioni) alla notizia della sconcertante, inqualificabile richiesta.
Vittorio Emanuele e suo figlio sono eufemisticamente parlando 'imbarazzanti', al punto da suscitare la medesima reazione fra i loro più stretti parenti. I loro antenati, risalendo la linea dinastica almeno fino a Vittorio Emanuele II, mi risultano altrettanto 'imbarazzanti'. Il fatto che fossero sovrani di uno dei grandi stati-nazione europei, contribuisce a connotare questo agettivo in modo particolarmente sinistro, e basta scorrere il tragico elenco della nostra storia, dalla 'piemontesizzazione d'Italia' e connessa 'questione meridionale' alle infami 'leggi razziali', per capire cosa denota questa vaga connotazione. La differenza tra i signori Savoia e i loro illusti avi è che i primi – provvidenzialmente – non rivestono alcuna carica pubblica nel nostro Paese e sono di fatto, ai sensi della riveduta Costituzione, comuni cittadini di una Repubblica. Per quanto antipatici, offensivi, idioti e moralmente discutibili possano sembrare, essi sono e restano cittadini italiani. E purtroppo qui come altrove sono in buona compagnia. Questo implica che non possano ritenersi responsabili (almeno sul piano morale) della vergognosa condotta dei loro antenati, dal momento che in un regime democratico e repubblicano le colpe dei padri non possono ricadere sui figli, così come non si possono ereditare (per principio, almeno) le loro cariche pubbliche. Questo principio ci preserva da qualsiasi deriva aristocratica, totalitaria o oclocratica che sia…
Il problema sorge dal fatto che loro vogliano rivalersi sullo Stato Italiano (e sui suoi cittadini) in virtù di presunti arbitrii commessi ai danni dei loro avi, adombrando quello stesso principio di non ereditarietà e di riconciliazione formale implicito nella decisione delle Camere di cancellare la disposizione transitoria della nostra Costituzione che prevedeva il loro esilio. In breve: noi, nel riammetterli, ci siamo dovuti affidare ad un principio democratico sancito nella nostra Costituzione, mentre loro, nel rivalersi, adottano (in modo arbitrario e parziale, ossia a loro esclusivo vantaggio) un principio dinastico incompatibile con la qualifica di cittadini italiani che ha permesso il loro rientro…
Se proprio ci tengono a persistere nel loro orgoglio dinastico, assieme al risarcimento per i beni di famiglia confiscati e ai presunti danni morali subiti dovranno considerare a loro carico una parte molto consistente dei danni materiali e morali subiti da milioni di Italiani in conseguenza delle loro assurde scelleratezze…e non sono affatto sicuro che per loro il gioco valga la candela…
Ma forse in un'Italia di tronisti, Corona, Azuz, gemelle Cappa e svariati altri 'dadaisti comportamentali' si sono sentiti a casa e hanno pensato bene di unirsi al coro e di far sentire la loro vocetta…non si sa mai, qualcuno potrebbe anche ascoltarli…
In calce inserisco la foto di un luogo della nostra splendida penisola, un luogo che i signori Savoia dovrebbero visitare assieme a molte altre amene località dove sono incise a imperitura memoria le eroiche gesta dei loro avi:
http://www.anpi.it/savoia/ortona.htm
@Sandman
grazie, hai scritto un commento che avrebbe meritato la pubblicazione come articolo. Leggerlo mi ha ulteriormente convinto della mia posizione. Ti ringrazio anche per il link alla lapide di cui non conoscevo l'esistenza.