E’ Aperta la Caccia al Terrone
16 luglio, 2007 di Assunta Altieri
Archiviato in Diritto di Replica
Quando, al convegno su Islam e integrazione, il ministro (dico: ministro!) Amato ha asserito che “Nessun Dio autorizza un uomo a picchiare la donna. È una tradizione siculo-pakistana che vuole far credere il contrario”, ho subodorato la diarrea da post “Milanesi e Siciliani l’Un contro gli altri Armati” e, con atteggiamento ritenuto platealmente presuntuoso (tale è un commento privato che mi è giunto) ho deciso di mantenere le distanze dai rigurgiti che, immaginavo, ne sarebbero derivati.
D’altro canto, siccome sono una cittadina onesta che rispetta le leggi, paga le tasse, non contesta le multe per divieto di sosta, il mio parere ho voluto darlo in un Blog che ritengo/ritenevo/ritengo/ritenevo (il contrasto è forte!) di discreto livello: quello di Laura Costantini e Loredana Falcone (articolo pubblicato su MC), nonché postarlo – premunendomi di chiudere i commenti, non perché volessi impedire l’altrui espressione ma perché sono profondamente contraria alle discussioni sterili come quelle che si stavano avviando sul mio Blog.
Il mio commento era un invito a valutare non l’aspetto più banale dell’infelice uscita di Amato, quanto le argomentazioni di tono un po’ più elevate.
“Qualche giorno fa mi hanno chiesto quale fosse, a mio avviso, la peggiore bestemmia. Ho risposto che la pronuncia chiunque asserisca di parlare in nome di Dio. Costui è un delinquente che, senza alcuna responsabilità personale, può arrogarsi qualsiasi diritto, anche quello di vita e di morte. Quindi condivido Amato quando afferma che non c’è un Dio dietro il quale nascondersi. Ciò nonostante, non può un ministro, per il timore di offendere un popolo “altro”, offendere il proprio. Avrebbe dovuto dire che è degli uomini, nel senso di maschi questa tara, ché questa è la verità. Avrebbe dovuto dire: smettiamola di stuprare nel corpo e nell’anima. Avrebbe dovuto dire: siamo persone che ammazzano altre persone e non uomini che ammazzano donne. E avrebbe dovuto dire che le religioni non aiutano in questa normalizzazione e che è ora di smetterla di ammazzare in nome di Dio ché questa è vigliaccheria e non devozione.”

Risultato, peraltro atteso: assolutamente ignorata. Ora, non soffro di mal di partecipazione ché graziaddio non campo di blog, e non ci sono mica rimasta male. O meglio, la persona etica che è in me c’è rimasta male: ma come? Ieri si parla di pari dignità (io) e di uguaglianza (la maggior parte delle donne) e oggi si butta all’aria quel sentore che mi stava quasi raggiungendo di intelligenza e si ritorna al ruolo di comari che argomentano, con aneddoti più o meno pittoreschi, un odio razziale che è la piaga italiana? Ma no! – mi sono detta – Adesso le cose cambiano. Vedrai che Laura spiegherà che non intendeva certo generalizzare, che la sua è solo la denuncia di quell’infima porzione della Sicilia che ha conosciuto, che è successo tanti anni fa e che le cose – in sua assenza, giacché suppongo che non ci sia tornata mai più in Sicilia – sono mutate. Vedrai che ricorderà che già cinquant’anni prima che iniziassero, in Francia, i moti di emancipazione, Pietro Pisani e Vincendo Di Blasi hanno scritto libri che inneggiavano all’uguaglianza delle donne. Vedrai che ricorderà che la gente cerca di combattere la mafia, l’usura. Certo il retaggio culturale è fortemente radicato, ma in Sicilia, come a Milano ci sono persone oneste e farabutti, donne emancipate e donne sottomesse. E forse, chissà, si dispiacerà per aver ceduto a quella forma (come potrei definirla?) di omertà siculo-romanesca che le ha impedito di denunciare il siculo caliente che le è zompato addosso.
E invece niente. Solo legna sui tizzoni ardenti. Siciliani e pugliesi brutti e cattivi, romani belli e bravi. Che, peraltro, verrebbe da ricordare che Roma sta nel Lazio e che il Lazio è Area 3 Nielsen (cioè Centro, mica Nord!). E verrebbe di ricordare quanto poco siano amati i modi romaneschi-burini in tutta Europa. Ed è stato questo slancio di violenta esigenza di contrattacco a riportarmi a ciò che sono: una persona civile. Ecco perché ho preferito rispondere con toni molto pacati e con un invito, che continuo a rivolgere a tutti, all’intelligenza.
Amato sì, Amato no.
Come temevo tutto si è tradotto in un’annosa discussione su terroni e polentoni, quando invece c’era ben altro da indagare: la delinquenza intellettuale di chi pretende di parlare in nome di Dio, la presa di posizione nei confronti di un pensiero di superiorità/inferiorità genericamente diffuso che non sempre si traduce in violenza ma tende spesso a surfare fra convinzioni consolidate, l’incapacità dei politici di prendere posizioni ferree inquadrando il problema e dando (quantomeno bozze di) soluzioni.
Ma veniamo ai terroni.

Oggi ho fatto velocemente due conti. Ho vissuto:
- per il 52% a Parma
- per il 14% nel Gargano
- per il 12% a Milano
- per il 10% a La Spezia
- per il 12% in giro (c.a. 70% Nord-30%Sud)
Quindi complessivamente c.a. l’85% al Nord e il restante 15% al Sud.
Ma.
Ma sono nata in Puglia, nell’entroterra del Gargano, paese di mafia rurale.
Quindi.
Quindi sono al 100% terrona. In quanto tale: gradisco prendere calci in faccia e preferibilmente in pancia se sono incinta; al comando del masculo porto l’acqua a tavola; mio padre è un troglodita che picchia, o alla meno peggio, non rispetta mia madre.
Ma.
Ma così non è.
Poi.
Poi c’ho due aneddoti.
Il primo me lo ha raccontato mio suocero (toscano toscano).
Un suo conoscente (ravennese ravennese) alla moglie (bolognese di adozione ravennese): …prendi l’acqua, prendi il pane, servi il pollo, prendi un altro bicchiere… Mio suocero: M. ma lascia che stia un po’ tranquilla.
Il conoscente: Perché? È il suo lavoro!
Commento di mio suocero: Che terrone, M.!
Il secondo mi è capitato direttamente.
Un’amica (parmigiana parmigiana) viene a trovarmi a Pescara (dove attualmente vivo) e andiamo a mangiare in un ristorante suggeritomi per il pesce. Arriva il cameriere e io gli chiedo di esporci i due menu, a base di pesce per la mia amica, rigorosamente non a base di pesce per me ché sono allergica.
Il cameriere ammiccante: Sei allergica al pesce, eh!
Io per nulla compiacente: Sì, mi dica le alternative, per cortesia.
Il cameriere: (…) sorvolo sulla battuta.
La mia amica: Che terroni questi pescaresi!
Qualche giorno dopo, racconto l’aneddoto ad un paio di conoscenti (pescaresi pescaresi).
Una delle due: Sicuramente non era pescarese, sarà stato uno di quei terroni pugliesi.
Io: Sai vero che io sono pugliese?
L’altra: Nooo, tu sei parmigiana.
Quella di prima: Potrebbe anche essere calabrese, qui ce ne sono parecchi!
L’altra: Per me è un albanese.
Sintesi: per qualcuno siamo sempre dei terroni.
Tutto questo per dire: ma perché non impariamo, da individui intelligenti quali siamo, a parlare di persone? Non milanesi e siciliani, non terroni e polentoni, non maschi e femmine e (azzardo) non adulti e adolescenti, ma persone. Persone.
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Mi sono già espresso su questo argomento e la mia posizione è sempre quella dalla parte delle vittime. Sempre. Ho notato che denigri l’approccio aneddotico al problema, ma visto che chiudi con “c’ho due aneddoti”, descrivo una situazione anche io. Vivo in emilia da un discreto numero di anni. Negli ultimi tempi c’è stato (una grande moria delle vacche…scusate non ho resistito) un flusso migratorio dalla calabria molto consistente. Da allora queste zone di campagna hanno conosciuto una violenza e una prepotenza a cui non erano preparati. Il mio stesso condominio è stato letteralmente occupato, facendo scappare gli abitanti con intimidazioni e violenze di ogni tipo. Un intero paese è stato “espropriato” da clan cutresi e da allora avvengono omicidi, pestaggi e addirittura appartamenti fatti saltare. La gente letteralmente fugge. A me non interessa che queste persone siano calbresi altoatesine svizzere o tunisine. A me interessa che invece di fare chiacchiere sul razzismo qualcuno faccia qualcosa per le persone che hanno subito violenze terribili. Queste persone non solo non hanno la pietà di nessuno, ma vengono anche accusate di razzismo, perchè magari nella loro ingenua ignoranza di gente di campagna o di persone anziane non scolarizzate, identificano questa violenza con i la provenineza dei loro aguzzini (sicuramente sbagliando). Per me le chiacchiere stanno a zero. Io non faccio questioni di razza, etnia o regionalità, faccio questioni di prepotenti e vittime. Non mi interessa la cultura, le giustificazioni storiche, quando la violenza sui più deboli si perpetra senza ritegno e dignità per me cade qualsiasi discorso sociale o culturale. Ho visto troppa gente soffrire ed essere abbandonata al proprio destino.
Io giudico ciò che mi succede intorno e posso dire che qui questa realtà non esisteva mentre ora esiste. E sentire intellettuali che puntano il dito verso povera gente vittima di violenze per giudicare il loro poco evoluto modo di lamentarsi è una cosa degna di poca nota. Non voglio ripetere cose già dette da me in queste pagine, ma a volte un po’ di comprensione per le vittime non guasterebbe. Per il resto ciò che penso è qui http://www.mentecritica.net/menare-il-camper-laia/cronache-italiane/cruman/475/
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Condivido in pieno l’opinione di Cruman. Io nel mio giustizialismo non sono razzista. Il colore della pelle, la religione o la provenienza geografica non sono ne aggravanti ne scusanti. Gli stronzi non hanno colore.
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Mente, tu sai che la volgarità mi insolentisce, ma quando una frase genera risonanza armonica, non me la sento di dissentire (cioè dissento di dissentire)
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Riporto anche qui quello che ho scritto a commento del pezzo della Costantini.
Sono meridionale e non esito a dire, con piena convinzione e cognizione di causa, che il nostro Sud vive in una condizione di complessiva arretratezza, anche culturale e dunque di costume, rispetto al Centro-Nord d’Italia.
Le ragioni di questo scarto tra le due “Italie” sono molteplici: ritornare a Garibaldi o alla dominazione angioina e aragonese o, ancora più indietro, alla divisione tra Italia longobarda e Italia bizantina è utile per capire, ma bisognerebbe avere poi anche il coraggio di andare oltre. Una volta acquisita la consapevolezza della nostra condizione, occorrerebbe rimboccarsi seriamente le maniche: educare diversamente le nuove generazioni, impegnarsi ad estirpare pregiudizi, violenze e omertà.
Questo processo è lentamente in atto, ma è molto lontano dal dirsi concluso.
Detto questo, tengo a fare qualche ulteriore precisazione, per evitare il rischio di generalizzazioni, che sono sempre erronee, proprio in quanto tali, e rischiano di generare equivoci.
Anche nel Nord Italia esistono paurose sacche di oscurantismo: come parlo di un “profondo Sud”, io parlo sempre anche di un “profondo Nord”, non molto dissimili l’uno dall’altro. È, secondo me, solo una questione di percentuali.
Premesso che modernità, a mio parere, non è necessariamente sinonimo di progresso (ma non voglio divagare), per quel che concerne il ruolo delle donne nella società non c’è dubbio che questo sia riconosciuto e rispettato al Centro-Nord più che al Sud. E in questo senso il Nord è complessivamente più moderno, in senso positivo, e civile del Sud.
D’altro canto le statistiche dicono che la gran parte (si sfiora il 90%!!!) delle violenze su donne e minori in Italia avviene tra le mura domestiche. Pare inoltre (http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/persone/paese-veline/paese-veline/paese-veline.html ) che il nostro Bel Paese sia assai indietro rispetto ad altri nella considerazione della figura femminile. Incontro difficoltà a pensare che tutto questo sia da imputare solo a Siciliani e immigrati pakistani.
Dunque, c’è molto da lavorare, nel profondo Sud come nel profondo Nord; e mettere da parte razzismo e pregiudizi potrebbe essere il primo passo concreto verso una costruttiva collaborazione in questa direzione.
Concludo come forse avrei dovuto cominciare.
L’affermazione di Amato non mi ha offesa, ma non mi è piaciuta neppure: perché ha circoscritto alla Sicilia e al Pakistan un fenomeno che in realtà è molto più diffuso, in Italia e nel mondo, offrendo così il destro a strumentalizzazioni pericolose delle sue parole.
Un uomo politico dovrebbe indubbiamente valutare meglio il peso e l’eco che avranno i suoi interventi.
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Nooo, diobono, due pagine di risposta andate xxxxx…
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Vabbè, ci preparo un articolo e che sia finita lì!
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prego?
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Io in qualità di terrone potevo mai esimermi dal commentare? Si. Però commento lo stesso.Sarà che rientro nella categoria e mi sento di criticarla da “interno” (o internato, sembrerebbe più consono).
Come già Cruman ebbe a notare poco tempo addietro, io sono di un posto dove i cellulari prendono poco (Campobasso).
Quando sento qualcuno che chiama terrone un molisano, la prima cosa che penso è “cavoli, ha ragione da vendere”. Quello che mi dispiace è che i terroni non si rendano conto di esserlo. Con questo non voglio ovviamente fare una distinzione antropologica tra nord e sud; l’aspetto è solo sul piano culturale, tantomeno fare di tutta l’erba un fascio (e al meridione una volta era tutta campagna). E mi dispiace dirlo, la cultura al sud è poca.
Gli aneddoti che si potrebbero buttare giù sono innumerevoli, ma basta prendere in considerazione l’aspetto massimo della vita sociale: l’amministrazione politica.
Se continiuamo ad elegere uno Iorio alla regione per due legislature (ed essendo molisano so che vuol dire), allora si, siamo terroni nel pieno del termine. Terroni e basta, senza “e tu sei polentone”.
Forse sono stato troppo duro, ma per la situazione molisana garantisco io; per le altre parti del meridione ad altri la parola.
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Da quotare in pieno Cruman e Atena.
MC da incorniciare per la frase “Gli stronzi non hanno colore”.
Detto ciò, (ora mi riferisco soprattutto ai commenti sull’articolo di Laura Costantini) non mi sembra che le nostre opinioni siano molto discordi da quelle di Assunta Altieri: abbiamo detto anche noi che non bisogna generalizzare, che siamo tutti uguali e che certe cose non conoscono nord o sud. Abbiamo anche raccontato aneddoti, si, proprio come ha fatto Assunta Altieri.
In fin dei conti mi sembra che la pensiamo tutti più o meno allo stesso modo e farebbe piacere a tutti che certe cose non esistessero più; come sottolinea perfettamente Atena “Questo processo è lentamente in atto, ma è molto lontano dal dirsi concluso”.
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Quaggiù al nord questo processo è molto lontano dall’essere posto in atto. Slogan come “paroni a casa nostra” e “fora i teroni” sono nei ragionamenti (sic) di troppa gente, ancora. Ma, aggiustando il tiro, c’è da dire che adesso i “terroni” sono essenzialmente gli extracomunitari, conosciuti anche come “marochini” e “negri”. Non mi capiacito di come - a questo punto - io riesca ancora ad adorare la mia città ed il mio fottutissimo lago. Questioni morfologiche, immagino
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Neottoemo, tieni presente che anche al nord hanno votato gente come Craxi, Pillitteri, Albertini, Formigoni, Berlusconi….
Io adesso non ho tempo per replicare, ma da persona che crede di conoscere entrambe le culture (il perché l’ho spiegato nell’altro post), credo che le differenze siano solo in apparenza, sotto sotto siamo davvero tutti italiani.
Inoltre c’è un errore di fondo, in Italia non esistono un Nord ed un Sud, esistono tanti campanili…. prendendo come spunto il commento di Cruman sulle sue origini, prova a dare del romagnolo ad un emiliano e viceversa, vedrai che non la prenderanno tanto bene..
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@ doxa
Se è per questo… Prova a chiedere ad un Messinese cosa pensa dei Catanesi (o viceversa)
Il campinilismo è un dato di fatto, ma ciò non toglie che esistano dei blocchi più ampi (altrimenti Bossi non prenderebbe voti).
@ Silent
La propria città è naturale amarla sempre e comunque (io faccio eccezione, ma appunto confermo la regola).
Per il resto… Ho sperimentato che al Nord, nei confronti dei meridionali, c’è spesso della diffidenza (se non peggio); ma ciò accade soprattutto negli hinterland e presso le generazioni meno giovani.
Non penso che il Centro-Nord sia perfetto, ma devo ammettere che per me, ma soprattutto per il mio bambino, sarebbe un contesto certamente più stimolante e soddisfacente in cui vivere.
C’è un solo vero motivo per cui restiamo in Campania ed è di carattere biecamente economico: qui i nostri stipendi di “impiegati” hanno un potere d’acquisto che non avrebbero da nessuna altra parte, neppure a Bari o a Messina, figuriamoci a Firenze o a Bologna.
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e.c. ovviamente è “campAnilismo”…
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@Atena,
mah, io ho girato davvero l’Italia in lungo e in largo per lavoro, ed ora che sono qui nella mia città (non si sa per quanto, vedremo) non mi sento affatto oppresso e meno stimolato, l’unico limite semmai sono le possibilità di carriera e lavoro, che qui si sentono pesantamente, per il resto la mia città mi offre buoni stimoli, se qualcosa mi manca lo trovo eventualmente viaggiando, perché alla fine il problema può essere proprio quello di “ghettizzarsi” nella propria realtà e credere che tutto il resto del mondo debba adeguarsi a te. Io, nella mia Provincia, così lontana da essere definita dai romani “De Finibus Terrae”, credo di aver vissuto una gioventù non molto dissimile da quella dei miei coetani del nord Italia. Poi ogni città, ogni regione, ogni *persona* porta con se pregi e difetti, spesso derivanti dal retroterra culturale in cui è cresciuto, ma non credo che il nord Italia sia un paradiso per le donne ed il sud invece un luogo di oppressione ed arretratezza, semplificando in questo modo le cose si fa un torto proprio alle donne, che sono vittime di abusi e discriminazione a qualsiasi latitudine dello stivale. Ripeto ancora una volta, secondo me è un grosso errore questa distinzione tra nord e sud, perché non esiste un solo sud come non esiste un solo nord, esistono nette differenze culturali tra un Veneto o Friulano ed un Emiliano o Romagnolo o Toscano, allo stesso modo tali differenze esistono nel sud Italia. Inoltre secondo me è sempre un errore definire le persone in base alla propria regione di provenienza, se un leccese si comporta da imbecille non per forza di cose tutti i leccesi sono imbecilli, lo stesso vale per gli abitanti delle altre città o regioni. Secondo me invece di fare queste “distinzioni” tra culture, che ci sono ma che in fondo non sono così differenti (ognuno può citare i suoi esempi ed aneddoti), io farei distinzioni sulle persone, se uno è bastardo lo è indipendentemente dal suo luogo di nascita, ed il suo luogo di nascita non può essere usato a riprova del suo modo di essere.
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Io direi che è campa-nihil-ismo. Per questo dico che quasi quasi ce lo meritiamo ad essere chiamati terorni (parlo sempre delle mie zone). Non so com’è da voi ma da noi la situazione e tragica. E non ho manie sensazionalistiche.
Ci sarebbe tropo da scrivere, ma sono terrone quindi non ne ho voglia
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@ doxa
Ho scritto come te che le generalizzazioni sono sbagliate; ma ho scritto anche, e ne sono convinta, che sia una questione di percentuali.
Per il resto, alle opportunità di lavoro, che al sud sono certamente molto meno numerose (parliamo di lavoro alla luce del sole, naturalmente), aggiungerei servizi essenziali come gli asili-nido, che sono pochissimi; livello dell’istruzione scolastica, che in media al Centro-Nord è più alto; ricorrenza di avvenimenti culturali importanti, che da noi è molto più rara (le migliori mostre io le ho viste tutte “a nord del Tevere”).
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Io sono napoletano e sto cercando di fare di tutto pur di rimanere a Napoli.
Ora spiego i motivi.
Napoli è ai limiti della vivibilità (non solo per la gente ma anche per la classe politica) ma ritengo anche che se anche l’intellettualità fugge da Napoli e se ne scappa in qualche altra sacca più vivibile Napoli non può che andare sempre più a terra!
Io organizzo varie attività: rivista autoprodotta, incontri letterari, performance varie etc. etc.
Napoli è anche questo! E’ un luogo dove tutte le persone che riescono, seppur a fatica, ad emanciparsi dallo schifo portano con sè un bagaglio importantissimo e una vera artisticità (non arte per l’arte, ma arte “incazzata” e sociale).
E’ utopico credere nell’arte ma Napoli insegna parecchio e tanti luoghi comuni ci appartengono realmente e sublimati possono costituire un fattore di forza.
Per il resto quoto tutti quelli che hanno detto che l’ignoranza è ovunque (anche nel triangolo economico) riassumibile nell’espressione di MC:
“Gli stronzi non hanno colore”
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oramai quasi ci rido di queste cose… i luoghi comuni ed i preconcetti spesso oscurano quella che è la realtà.
Inutile dire che ad ogni latitudine si trovano sacche di arretratezza e punte di eccellenza, noi napoletani siamo quelli della maglietta con la cintura di sicurezza disegnata… anche se non l’ho mai trovata in vendita da nessuna parte!
L’altra cosa che dai racconti però mi sembra di capire è che l’epiteto terrone viene utilizzato con diverse accezioni e significati: persona proveniente dal sud, cafone/maleducato, incivile, arretrato culturalmente, ignorante, ecc.
quasi quasi ci lancio un meme :-))
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Quella illustrata da Temple è l’unica reazione costruttiva che possa compiere chi, come lui e come me (seppure per ragioni diverse), ha deciso di restare: fare del proprio meglio, ciascuno nel proprio campo, per emergere (e aiutare altri ad emergere) dalla “monnezza” (e nel caso della Campania, “monnezza” non è una metafora).
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un giorno sono entrato in una chat per intrattenermi in una serata piovosa e fredda. In chat c’erano due ragazzini, uno che parlava all’altro degli scansafatiche del sud, disegnandola gente che non vuole lavorare, che cerca espedienti per non farlo, se non un minimo per ottenere l’assegno di disoccupazione. Fra questa ed altre cose, traspariva un pò di rassegnazione, tanti luoghi comuni sui terroni (ed io sono terrone e felice di esserlo) ed un sacco di cavolare, ma sopratutto tanto razzismo.
In sostanza, la gente del sud è sudicia, sporca dentro e fuori, scansafatiche, mafiosa (nessuno escluso), criminali della peggior specie, arretrato culturalmente ed ignorante (cito la frase di luigi).
Beh, io credo che gli stronzi non hanno colore, e credo che ogni mondo sia paese. Gli stronzi sono ovunque, la mafia è ovunque; al sud forse c’è più concentrazione a causa delle difficili situazioni socio-cultural-politico-economiche che nel corso dei decenni hanno martirizzato il sud, tanto da spingere la gente ad emigrare.
A proposito di emigrazione, mentre scrivo mi tornano in mente due cose: la prima è che i ragazzini in quella chat scrivevano che la gente del sud non ha voglia di lavorare né di studiare.
Al tempo stesso mi vengono in mente le foto pubblicate in questo articolo: gente che è emigrata, andando via dal proprio paese, con voglia di lavorare, e che è andata in un altra nazione o paese del nord italia per costruirsi un futuro lontana da chi non è come lei e da chi voleva soggiogarla all’ignoranza e povertà.
Tutta quella gente è mafiosa? non credo proprio.
La seconda considerazione che mi viene è mente è una frase che mi disse una persona che vive a New York, anzi scusate, Nova York, minghia…questa persona, americana, che conosco per motivi di lavoro, mi ha detto “guarda che New York l’hanno costruita gli italiani….”.
Sì, proprio quegli scansafatiche del sud che qui non vogliono fare una mazza, proprio tutti quei mafiosi, perché lo siamo tutti, che rubano uccidono, ecc. senza scrupoli.
Allora, forse, mi vien da pensare che al sud non sono tutti malvagi alla fin fine.
Anzi, gli stronzi ci sono ovunque, e sono pure ignoranti, e l’ignoranza, si sa, è la mamma di tutti i mali.
A proposito di stronzi, vi racconto un aneddoto: al militare ritrovai il portafogli di un caporal maggior: l’aveva smarrito, ed io ero di adunata. Lo riposi nel mio armadietto, mi recai in adunata e poi in un’assemblea il caporale di turno fece un appello a chi avesse eventualmente ritrovato il portafogli a restituirlo.
Io alzai immediatamente la mano, ed il caporale mi vene incontro e disse: ma davvero lo hai ritrovato, ed io risposi: certo, l’ho nel mio armadietto, l’ho trovato prima dell’adunata, non potevo far tardi. Andando via esclamò fra se e se una frase che io però udii: e poi dicono che quelli del sud sono tutti “brutti”.
Preso appuntamento, restituii il portafogli al caporale che lo aveva smarrito in presenza del caporale capo dell’assemblea che mi aveva contattato. Mentre quest’ultimo era visibilmente compiaciuto del mio gesto (ho scoperto dopo che è anch’egli meridionale), il caporale al quale ho restituito il portafogli a stento mi degnò di uno sguardo, verificò che ci fosse tutto, ed andò via con un cenno di saluto forzato, a denti stretti, e con un cenno del capo che io interpretai come un grazie. Il giorno dopo non mi salutava neanche più.
Questo è uno stronzo che con pregiudizio, crede che noi del sud si sia tutti malvagi, mafiosi, cattiva gente e scansafatiche, ma ovviamente non è vero.
Ci sono stronzi e stronzi, aree ed aree del paese. Non siamo tutti uguali, e so che al sud le cose non vanno bene e che siamo alcuni passi indietro in quanto a civiltà rispetto alla media del nord, ma ciò non ci fa un popolo di “tutti uguali”.
Ai ragazzini, ed a tutti coloro che la pensano come loro, ed agli stronzi, dico di erudirsi e, con umiltà di aprirsi e conoscere i terroni prima di parlare, perché non sono tutti mafiosi e scansafatiche, ma, al contrario, come si avinche anche dalle foto storiche in questo post, sono invece un popolo di evince sfruttato ed abbandonato nel corso dei secoli dai potenti di turno.
Spero che vada al governo prima o poi qualcuno capace di scelte drastiche ed anche inpopolari, introducendo leggi severe contro le mafie, il razzismo, le discriminazioni, ed agendo con decisione e pugno fermo contro i crimini e le ignoranze di tutti i tipi.
PS per favore, disattivate l’anteprima del messaggio sulla pagina. Rallenta mostruosamente la scrittura e distrae, e la trovo abbastanza inutile. grazie.
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@sonodelsud
grazie del suggerimento tecnico, faremo delle verifiche.
e grazie soprattutto per la testimonianza
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per l’anteprima: magari potreste mettere un pulsante tipo “vedi anteprima” oppure prima di postare passare in una pagina in cui vedi ciò che hai scritto e chiede conferma.
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Grazie ragazzi
riporterò al nostro staff tecnico
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Ho riflettuto sulle frizioni che ci sono state negli ultimi giorni e, a conti fatti, devo riconoscere, che un po’ puntuti (espressione che usava spesso Enzo Baldoni, amico carissimo, quando voleva sottolineare l’incapacità ad accogliere apertamente le opinioni altrui) lo siamo stati tutti. E devo, altresì, riconoscere che ciò che si rischia di perdere è di gran lunga più prezioso di ciò che se ne può guadagnare in orgoglio.
Il problema sono io.
L’uscita di Amato, che trovo, a dir poco, infelice perché un ministro non si può permettere di alimentare dissapori che dall’obbedisco di Garibaldi in poi hanno spaccato l’Italia, unita sì ma fondamentalmente rimasta divisa culturalmente ed economicamente, ha suscitato proprio quella diarrea da post “Nord e Sud l’un contro l’altro armati” che temevo e che ho cercato di evitare provando a suggerire altre tematiche che, pure, scaturivano da quell’affermazione. Ma Laura Costantini ha scritto una verità incontestabile: il ministro ha detto pubblicamente ciò che molti pensano e non hanno il coraggio di dire. E giacché anche lei lo pensa, ritengo un suo diritto averlo espresso pubblicamente. Il nocciolo della questione – e questa è stata la riflessione – non è, quindi, avere o non avere il diritto di esprimere la propria opinione, quanto la constatazione, piombatami addosso come una valanga, che lei la pensasse così. È stupido, lo riconosco, ma mi sono sentita tradita. Più volte io e Laura ci siamo scontrate. Ricordo la discussione sugli scrittori emergenti e quella su Roberto Saviano, per esempio. Tuttavia, mi è sempre sembrato di leggere fra le righe una certa intelligenza che le stava guadagnando un posto fra l’esigua quantità di persone che stimo. Non che questo posto debba, per forza, essere ambito, intendiamoci, ma io sono fatta così, ho bisogno di ritenere una persona degna di stima per stimarla. Quindi – e qui prosegue la riflessione – il problema non è lei. Il problema sono io. Estendendo il concetto: il problema è l’io di ciascuno di noi. Un io, il mio, che odia profondamente le generalizzazioni, tanto che quando affronto tematiche scottanti come la camorra a Napoli, per esempio, parto sempre dal presupposto che non tutti i napoletani siano camorristi. Certo, è complesso – più complesso – vivere nell’ambito di un sistema all’interno del quale sei qualcuno se hai o puoi dare protezione, ma questo non fa di tutti i napoletani dei camorristi. Lo stesso vale per i siciliani (tutti omertosi), per i pugliesi (tutti sguaiatamente prepotenti), per i romani (tutti caciaroni e magnamagna), per i milanesi (tutti gasati), per i parmigiani (tutti snob)…
Il problema sono io. Io che m’indigno. Io che parto lancia in resta come la paladina della giustizia. La giustizia di chi? Se fossi un’ipocrita direi LA GIUSTIZIA (LEI, IN ASSOLUTO), ma cerco di non esserla ipocrita, e quindi ammetto: la giustizia, secondo me. Questo, temo, sia accaduto nella variegata manifestazione di opinioni: ognuno ha difeso a spada sguainata la propria visione di giustizia. Ognuno si è sentito libero, protetto da un quasi anonimato, di portare la sua testimonianza a quell’invito a dire apertamente, come il ministro, che è vero dunque, sono i siciliani ad aver portato in Italia (e magari nel mondo) la cultura che conduce all’inferiorità della donna, alla sua discriminazione, alla sua annientazione. Questo ha invitato a fare Laura. Lei però non si è mascherata dietro a un nick. Ha firmato. Ci ha messo faccia, nome e coraggio (non sono d’accordo su quest’ultimo, ma come tale è stato percepito e quindi ne prendo atto). E non si può negare a nessuno il diritto di esprimere la propria opinione, neppure quando stenta a porre limiti fra caso e genere. Non si può.
Il problema sono io che ritengo si sia persa un’occasione importante di discutere, assieme, le cause del pensiero ancora troppo diffuso (a Nord, al Centro e al Sud, fra maschi e femmine, fra classi e status sociali differenti) della visione della donna come “figa con un po’ di carne attorno”, dell’influenza troppo pressante delle religioni, soprattutto quelle monoteistiche. Il problema sono io che mi domando perché il ministro non abbia detto quella “verità” che, pur’essa, è spesso oggetto di discussione: è una tradizione islamico-cristiana che va corretta, giacché non è dei pakistani o dei siciliani il problema quanto del mondo intero, e soprattutto di quelle società nelle quali le religioni hanno acquisito valenza politica e i suoi rappresentanti giocano a scacchi coi politici nella determinazione del vivere civile.
Lo dico con convinzione: il problema sono io. Io che spero ogni giorno, ogni istante, che le cose possano cambiare e possano cambiare anche attraverso un’interazione intelligente nella rete. Io che ci provo a fornire spunti che vadano oltre lo stereotipo della chiacchiera facile e mi dico: chi se ne fotte dei commenti tout court? Chi se ne fotte dei bene, brava, bis? Chi se ne fotte dei numeri, puntiamo sulla qualità ché mica ci campo di Blog! Io che dico a mia figlia: i cambiamenti nascono dal singolo, da piccoli atteggiamenti che siamo in grado di mutare noi, senza doverli richiedere e pretendere.
Lo dico col cuore in mano: il problema non è chi è ancorato a schemi mentali che si basano su verità genericamente consolidate (ché quando c’è da menar duro su terroni e tifosi ce n’è parecchio di pubblico lindo e scelleratamente caustico nello sferzar condanne); il problema sono io. Però, vedete, in quell’esigua quantità di persone che stimo voglio rimanerci, perciò stento a rientrare in un certo segmento di target.
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@ASSU
insomma, ne abbiamo parlato molto tranquillamente e non si è arrabbiato nessuno.
Anzi in redazione l’argomento ha scatenato grosso fervore creativo. Almeno spero.
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MC
Sì, solo che in effetti ho riflettuto sulla cosa e ho postato quanto scritto qui sul mio blog.
La riflessione ha portato all’ulteriore considerazione che anche la mia posizione era stata “puntuta” e ho voluto sottolineare uno stato d’animo mio che, presumibilmente, è dettato dal mio credere profondamente in certe idee di uguaglianza, di atteggiamento verso ciò che è diverso. E siccome è stata una riflessione nata dopo il post qui pubblicato, ho voluto renderne partecipi anche chi non legge il mio blog. Mi sembrava un atto doveroso nei confronti di tutti.
A rileggerci.
a.a.
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Grazie per la precisazione
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Anche se in ritardo commento.
Credo che le riflessioni di Amato siano sempre misurate e in un certo modo “sofferte” e il fatto che lui sia siciliano da’ ancora piu’ valore a quello che dice.
Bisogna avere l’onesta` intellettuale di riconoscere che si parla sempre di tendenze percentuali per cui quando ci si riferisce ad un fenomeno ci si riferisce a percentuali “significative” dello stesso.
Le percentuali che diventano “significative” variano in base al fenomeno, ma, per fare un esempio, e` perfettamente lecito generalizzare per scopi difensivi quando il 5% - 10% di una popolazione e` mezza delinquente, arretrata, arrogante e violenta, se in altre zone la percentuale originale e` dello 0.05 % (ormai non piu` grazie alle invasioni di massa).
Una persona intellettualmente onesta incassa, porta a casa e ringrazia umilmente per la segnalazione.
E` poi vero che nel mondo medio-orientale - arrivato fino al sud Italia - la condizione femminile e` assolutamente subordinata a quella maschile e che per questo si e` nel tempo radicata una generale tolleranza verso la prepotenza, l’arroganza e la violenza; forse voi non vi ricordate che il mondo indiano-pakistano e` uno dei piu` violenti in assoluto verso le donne e non vorrei ricordare che ci sono un infinita` di prove in questo senso (se poi in Italia si fanno programmi con titoli tipo “Mio cugino e` pakistano” (magari cuggino con due g) e il presentatore corrisponde al 100% allo stereotipo, ma che cosa pretendete ?
Insomma prendete atto che nel nord Europa e` piu` facile che una donna picchi (giustamente) il marito “cazzone” piuttosto che il contrario, mentre nel sud Europa e` vero l’inverso (e i risultati si vedono).
Riguardo poi al termine “terrone” dico quello che penso: e` un termine infelice, quasi un acronimo, un retaggio storico che tuttavia ha ancora un significato chiarissimo e si riferisce a caratteristiche “comportamentali” molto precise !
Se poi queste caratteristiche comportamentali si ritrovano all’80% in persone con precise caratteristiche fisiche e con determinate provenienze geografiche, beh mi dispiace ma questa e` pura statistica.
Il familismo amorale non e` certo nato nel nord Italia dove l’atteggiamento generale della “maggioranza” della popolazione - discendente dai servi della gleba - era tendenzialmente umile e di solito non violento.
Non crediate che i “polentoni” siano tutti ignoranti e non sappiano distinguere i vari tipi di persone del sud Italia facendo di tutta l’erba un fascio.
In ogni caso non si puo` non ricordare il sud Italia e` stato invaso e bersagliato da ogni tipo di invasione in misura leggermente maggiore rispetto al nord Italia: dalle invasioni barbariche a quelle arabe, turche, nord-africane, spagnole, francesi, ecc. senza dimenticare quelle albanesi-balcaniche.
Tutte queste invasioni hanno lasciato i loro “ricordini” che sfortunatamente hanno potuto operare spesso quasi impunemente diminuendo significativamente, per uccisione o per fuga (e voi ne sapete qualcosa), il numero delle persone oneste / di valore o comunque tendenzialmente non violente.
Da un certo punto di vista la fortuna del nord Italia (fino a 70-80 anni fa) e` stata quella di aver goduto una maggiore separazione geografica da “certe invasioni” e di essere stata piu` feroce e barbara nei confronti di questi tipi di persone criminali (tolleranza zero).
E veniamo al punto: Assunta afferma che bisognerebbe sempre parlare di persone e non di nomi di popoli, tuttavia le persone sono anonime e l’uomo ha un bisogno innato di dare loro un nome, di classificarle per potersi meglio rapportare con loro.
Assunta come tanti altri ha un problema: non ha ancora raggiunto una sufficiente maturita` per dire: ma si, in fondo le definizioni di terrone, albanese, negro, marocchino, “nord-africano”, ecc. si assomigliano un po’ tutte e tutte hanno un fondo di verita` molto profonda e non solo per motivi storici ma anche correnti.
La memoria collettiva puo` sembrare stupida, semplificatoria e rozza ma e` come quella degli elefanti: per motivi difensivi non dimentica tanto facilmente, soprattutto se non rileva inversioni molto ma molto significative di tendenza (es. prossime al 100%).
Certo la memoria collettiva non dimentica le rapine, gli accoltellamenti, le uccisioni, le estorsioni, le scorrettezze, l’a-moralita`, la psicolabilita` di certi membri di gruppi di persone, non dimentica chi sono i discendenti di chi nell’antichita` praticava i sacrifici al dio Baal, non dimentica i 5000 criminali albanesi lasciati liberi nei primi anni 90′, non dimentica gli indulti fini a se stessi, non dimentica da dove vengono “Cosa Nostra”, l’Ndrangheta e la Camorra, non dimentica come vivono (cioe` come ricavano i soldi) l’80-90% degli zingari, non dimentica che il 70% degli zingari rom viene dall’India, non dimentica i 300.000 morti algerini degli anni 90′ vittime dei terroristi islamici e delle forze deviate del governo algerino, non dimentica tutti i casi di di ruberie e malgoverno che tuttora avvengono in maggioranza nel sud-Italia con la compiacenza di troppe persone, non dimentica che l’allergia ai carabinieri, tramandata di padre in figlio nelle famiglie del sud-Italia, deriva anche dall’essere rappresentanti di uno stato a loro alieno che nelle guerre mondiali ha mandato al macello milioni di persone, e non dimentica tante altre cose.
Un “consiglio” a chi sente il termine “terrone” come un termine razzista frutto dell’ingiustizia sociale, ecc.: “mutismo e rassegnazione”, per avere dei cambiamenti occorrono secoli, molti secoli e soprattutto impegno e riscontri concreti, soprattutto nell’anima delle persone, da parte di tutti.
Per chi ha fretta e vuole bruciare le tappe c’e` un’altra soluzione: faccia una bella selezione e riporti a casa (cioe` nel nord-Africa) i veri terroni, vedrete che in questo caso in pochi anni il termine “terrone” cadra` in disuso senza alcuna coercizione.
(perche` spesso sia il bene che il male nascono nelle famiglie e la genetica ha una piccola ma significativa parte)
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La memoria collettiva di cui lei parla mi sembra straordinariamente selettiva e tende a ricordare solo le colpe e solo di certi popoli.
La storia è lunga e ogni popolo ha cumulato i suoi debiti. Andare a cercare le motivazioni della discriminazione razziale solo nei fatti di cronaca e nella storia mi sembra pretestuoso.
Lei dimentica il pregiudizio che è l’unico responsabile del razzismo e della discriminazione. Nessun fatto storico o memoria, infatti, può servire da coperta per certe idee.
Bisogna stare straordinariamente attenti a cercare di fornire la minima scusante a certe tendenze. E’ stato fatto in passato ed ha dato esiti disumani.
Per me vale il detto che si è sempre al sud di qualcuno, e bisogna comportarsi di conseguenza.
Anche i polentoni, in confronto alle popolazioni della vera Europa del nord, sono pittoreschi.
Ho avuto un’amica svedese, bionda, altissima, bella come il sole. Per lei noi italiani eravamo tutti piccoli, neri e un po’ ridicoli e non faceva differenze tra Bergamo e Trapani.
Nonostante tutto siamo stati molto bene insieme. E’ questo quello che conta, secondo me.
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cancellato perché superfluo
Ciao brenno
qui operiamo la censura sui coglioni.
Scrivi alla comunità europea per protestare.
MC
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Brenno, hai idea di quanti biondi alti e con occhi chiari ci siano in alcune zone del sud Italia? Mentecritica parlava dei luoghi comuni con cui si tendono a descrivere le popolazioni e le nazionalità.
Lascia perdere S. La vita è breve e non c’è tempo per gente come questa.
Hanno un sacco di posti dove scrivere fesserie. Qui no.
MC
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