Caccia ai Fannulloni Telematici
4 giugno, 2009 - 8:00 di ilBuonPeppe
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Ormai ho perso il conto. Da quando al dipartimento della funzione pubblica c’è Brunetta, non passa settimana senza una presa di posizione contro il malcostume dilagante nel pubblico impiego; oggi i fannulloni, domani i falsi malati, poi quelli che vanno a fare la spesa, fino a chi fa il doppio lavoro e addirittura chi utilizza per interesse personale le dotazioni dell’ufficio. Azz! Fortuna che è arrivato Brunetta che li mette in riga tutti questi parassiti.
Già, perché questo sono (anzi, siamo) i pubblici dipendenti: niente più che dei parassiti, dediti allo sfruttamento per fini personali di quel poco di risorse pubbliche che ci restano; decenni di vergogne che finalmente vengono messe a nudo. Davvero ci voleva un uomo della statura di Brunetta!
Perché ne parlo? Perché spulciando i titoli dei giornali ho trovato sul Sole 24 ore “Brunetta vieta l’uso privato di Internet ai dipendenti pubblici”. Non occorre che lo dica, sono di parte e non me ne vergogno, mi sono limitato a fare una smorfia, ho pensato con superficialità “siamo alle solite”, e sono passato oltre.
Però qualcosa mi stuzzicava, forse perché io uso Internet in maniera intensiva sia per lavoro che per diletto; così sono tornato indietro a leggere l’articolo.

L’articolo descrive una direttiva appena emanata, che sostanzialmente dice che il dipendente pubblico non può utilizzare i mezzi telematici forniti dalla propria amministrazione per esigenze di carattere personale o comunque non legate al lavoro. La cosa puzza lontano un miglio, quindi decido di andare alla fonte, e sul sito del governo trovo la . E leggo. Già, perché spesso basta leggere per scoprire la verità; naturalmente bisogna leggere le fonti originali, e non le rielaborazioni di qualche quacquaracquà.
La direttiva apre riconoscendo che le attrezzature telematiche sono ormai strumenti essenziali, che i lavoratori le usano sia per il proprio lavoro che per questioni private, che monitorare i diversi utilizzi è difficile, che questo doppio uso non comporta costi significativi per le amministrazioni, che bisogna fare molta attenzione ad affrontare il tema perché implica questioni delicate. Ma va?!
Prendo atto del fatto che il dipartimento della funzione pubblica si è reso conto di essere nel 2009, me ne rallegro, e vado avanti con la lettura.
Sulle misure che le amministrazioni devono adottare “per assicurare la funzionalità ed il corretto impiego degli strumenti ICT da parte dei propri dipendenti”, la direttiva parla di rispetto del principio di proporzionalità, di non eccedenza delle attività di controllo, di inammissibilità di controlli prolungati costanti e indiscriminati. E ovviamente di dover fare tutto “rispettando le procedure di informazione/consultazione delle rappresentanze dei lavoratori previste dai contratti collettivi”, nonché dell’obbligo di informare preventivamente i lavoratori. Un approccio decisamente morbida da parte di un ministro che non perde occasione per agitare il bastone.
Poi comincia il bello.
Si ricorda che i dipendenti hanno l’obbligo “di adottare comportamenti conformi al corretto espletamento della prestazione lavorativa ed idonei a non causare danni o pericoli ai beni ed agli strumenti ad essi affidati, tra i quali vi sono le attrezzature ICT e i sistemi informativi messi a disposizione dall’amministrazione”; e che questo obbligo è sancito da norme contrattuali e di legge, anche di rilevanza penale. Quindi niente di nuovo, era già tutto stabilito. Tanto che vengono richiamati il codice disciplinare dei contratti collettivi, il decreto ministeriale del 28/11/2000, le sentenze della Corte dei Conti 1856/2003 e 83/2006. Tutta roba risaputa che ha due conseguenze: da un lato giustifica i contenuti della direttiva, dall’altra ne evidenzia l’inutilità.
Segue un altro sproloquio di norme e sentenze a proposito della tutela della riservatezza. Ancora una volta questo dimostra che la direttiva non dice niente di nuovo, perché è già tutto scritto. In particolare è la delibera n° 13 del 01/03/2007 del garante per la privacy, puntualmente citata nella direttiva, che “ha fornito le linee guida per l’utilizzo nei luoghi di lavoro della posta elettronica e di Internet”.
“Tuttavia, l’utilizzo di Internet per svolgere attività che non rientrano tra i compiti istituzionali potrebbe essere regolamentato e, quindi, consentito ai dipendenti per assolvere incombenze amministrative e burocratiche senza allontanarsi dal luogo di lavoro”. Perché, ovviamente, se il pagamento del condominio lo faccio online anziché andare a fare il bonifico in banca, faccio prima e sono più efficiente. Bella scoperta!
Ancora una volta il ministro agita il bastone non per risolvere un problema, ma per alzare un bel polverone; intendiamoci, il problema esiste, che ce ne sono di dipendenti pubblici che passano le ore a farsi gli affaracci loro su Internet. Questa direttiva però non introduce niente di nuovo, perché le norme esistono già tutte, e non tocca minimamente la questione sostanziale perché non fornisce alcuno strumento di controllo reale. Come nel recente caso dei certificati medici fasulli, quello che è stato denunciato come comportamento illegale, lo era già da prima, e quindi non è cambiato nulla.

Ciò che emerge da questi periodici polveroni, a parte un ministro che ogni tanto ha bisogno di ricordare al mondo che esiste, è la volontà di colpire la categoria dei pubblici dipendenti, di martellarla ai fianchi e di esporla al pubblico ludibrio.
Il pubblico dipendente è un nemico da abbattere; questa è la missione che si è dato. E ogni volta è un pezzo che si aggiunge alla strada che porta allo smantellamento della pubblica amministrazione, autentico obiettivo finale. Brunetta non è un incapace, come qualcuno sostiene; anzi sa esattamente quello che fa e lo porta avanti scientificamente: una guerra tra poveri (purtroppo neanche l’unica che ci ha regalato questo governo) che ci porta a scannarci per un tozzo di pane, mentre loro si apparecchiano il banchetto.
E’ un gioco al massacro, ed è un gioco che funziona; funziona talmente bene che spesso sono gli stessi dipendenti pubblici a sostenere le valide ragioni del ministro. “Però ha ragione, quello che dice è vero”. Quando sento queste affermazioni dai miei colleghi mi sento male; è la vittima che ringrazia il suo carnefice.
Non è difficile dire cose vere: anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno.
Caccia ai Fannulloni Telematici è di ilBuonPeppe

credo che sia la solita solfa, il solito servizio sottobanco, accompagnato dalla stampa compiacente e come leggo spesso…. da una opposizione silente e fasulla. di portar via, quei pochi voti che l’opposizione… pochi si fa per dire… ancora detiene…. quelli della classe operaia…. quelli che invidiano il lavoratore del pubblico impiego…. gli operai che fanno i turni e che credono che il lavoratore del publico impiego sia un privilegiato perchè alcuni uffici chiudono alle 2.
è tutta una scelta mediatica…. per non parlare delle pancie degli agenti di polizia…… molto populismo… strano a dirsi per un operatore di destra….
Lasciando perdere la guerra pro-contro brunetta, che non mi interessa: Anche il divieto di fumo era sempre stato illegale o il dover allacciare le cinture obbligatorio… a volte però ribadendo concetti già fissati nel testo e avendo la SERIETà nell’applicarli con severità le cose prendono la forma dovuta.
capisco bene quello che vuoi dire….. ma il pulpito dovrebbe fare e dare altrettanto esempio….
non si può ridurre la massa ad una mandria di bestiame che deve essere sottomesso e filare dritto altrimenti……
e poi…. e poi…. e poi….
altrimenti ci si arrabbia….. almeno ci dessero pure i cornetti, magari caldi…
E’ vero che Renatino non ha avuto in dono da Domineddio nè una grande statura, nè una grande simpatia.
Dovendo scegliere un termine con cui definirlo il primo che viene in mente è, rompiballe.
Ma questa non è una colpa, certamente non sua, se mai del padreterno che è stato avaro con lui.
Nel merito, per quello che fa, non sono tanto sicuro che sia così antipatico ai più.
La Pubblica Amministrazione ha scaricato sulle spalle dei Cittadini tali e tante inefficienze, dalla proclamazione del Regno d’Italia ai giorni nostri, che uno come Renatino non può non essere visto dai più come una sorta di Zorro.
Basta ascoltare i commenti nei bar.
Sarà pure un luogo comune, ma i luohi comuni non nascono dal niente.
Che qualche dipendente pubblico gli riconosca qualche ragione non può che far onore ai dipendenti pubblici.
Forse è l’unico modo per disinnescare davvero la guerra tra poveri.
Cerchiamo di chiarire il punto.
Che la pubblica amministrazione sia un vergognoso pozzo senza fondo non c’è dubbio; non l’ho mai negato. Anzi, avendo lavorato in più di una amministrazione (oltre che nel privato) potrei raccontarne certe alle quali non crederesti.
La domanda che nessuno si fa è “come si è arrivati a questa situazione?”
Semplificando, ci sono tre gruppi di persone in questa storia: politici, dirigenti e impiegati. I problemi non nascono dal basso ma dall’alto. E’ il politico che “usa” l’amministrazione per i suoi scopi privati, che “piazza” il figlio, l’amante, la nipote, che manda la moglie a fare la spesa con l’auto di servizio, e così via.
Ovviamente, per mantenere questo le cose in questo stato, occorre assicurarsi la copertura dei dirigenti; che quindi sono incentivati a fare altrettanto. Così il malcostume scende e contamina ogni livello.
E’ ovvio quindi che se si attacca il problema dal basso, lasciando i piani alti liberi di continuare, non si risolve il problema; anzi, si disincentivano anche quelli che nonostante tutto lavorano onestamente.
Il torto di Brunetta (come di tutti i suoi predecessori) è di attaccare la fascia più bassa, facendo attenzione a non toccare i livelli più alti. Il suo problema non è quello di essere antipatico, ma di essere disonesto.
L’ho detto in un’altra occasione e lo ripeto: il dipendente pubblico è LA PRIMA vittima del malcostume e della corruzione, perchè non è messo in condizione di lavorare bene.
E se qualche dipendete pubblico gli dà ragione, è perchè non ha capito che questo è un gioco al massacro.
PS: mi permetto un appunto che suona un po’ presuntuoso, ma neanche io brillo per simpatia. Nella mia vita ho cambiato lavoro abbastanza spesso, pur restando sempre nello stesso settore. Sono stato (e lo sono tuttora) dipendente pubblico in diverse amministrazioni, dipendente privato in piccole e grandi aziende, libero professionista, imprenditore, artigiano.
Credo di avere un quadro abbastanza ampio del mondo del lavoro e dei suoi problemi.
Sul fatto che la Pubblica Amministrazione sia una riserva in cui caccia la Politica non ci piove.
Che parte del suo personale dirigenziale sia stato selezionato a rovescio è altrettanto pacifico.
Fin qua i nostri pareri convergono.
Tu ti fermi ai Politici e ai Dirigenti e salvi tutto il resto, che, dici, non è lì di sua volontà ma grazie alla politica e dunque devono essere la politica ed i dirigenti conniventi a risponderne.
A me perché siano lì, ai fini pratici e al punto in cui siamo, pare del tutto irrilevante, mentre mi pare indubitabilmente più utile per la qualità della nostra vita ogni intervento mirato a rendere più efficiente la macchina.
Mi pare che azioni dirette a questo risultato non siano nè di destra nè di sinistra, ma semplicemente atti di buona amministrazione dovuti al cittadino.
Io non ho detto che salvo gli impiegati, anzi: almeno la metà sono degni compari di dirigenti e politici corrotti.
Quello che sostengo è che il problema nasce dall’alto e si propaga fino ai livelli più bassi; per questo motivo non ha senso affrontarlo dal basso, semplicemente perchè non produce alcun risultato significativo.
Quindi, ben vengano tutti gli interventi che permettono di far funzionare al meglio la macchina pubblica, da chiunque vengano; il guaio è che questi interventi dichiarano di voler perseguire questo fine mentre in realtà servono a tutt’altro. E non toccano minimamente i problemi derivati dal clientelismo.
Secondo me ci stiamo girando attorno.
I problemi non vengono mai da una parte sola.
Credo che nessun politico, o dirigente, abbia mai sollecitato gli impiegati dello stato a fare male il proprio mestiere.
Credo invece che quella metà che tu dici abbia trovato semplicemente comodo comportarsi a quel modo.
E siccome la lasciavano fare, ha continuato.
A me come utente interessa che il malvezzo finisca.
Vanno bene tutte le iniziative, se qualcuno ne ha di migliori le tiri fuori.
Il resto è aria fritta.
Sempre secondo me.
E’ proprio questo il punto centrale. Le iniziative che fin qui ha preso Brunetta non raggiungono questo che dovrebbe essere l’obiettivo fondamentale. Io non li contesto perchè penso che sia sbagliato intervenire, ma perchè sono provvedimenti privi di qualsiasi efficacia.
Ci voleva Brunetta per avere buon senso? E’ una questione di responsabilità. Se ogni tanto si eccede, amen, basta che non diventi la regola. Anche perché una legge restrittiva con un controllo severo causerebbe, a mio parere, altri problemi. In ogni caso, per rimanere in tema di fannulloni telematici, vi segnalo un ad hoc.
Buon lavoro!
MMm.. dissento alla grande.
In italia serve severità e certezza del diritto/pena, anch e e sopratutto ai bassi livelli.
Se in italia fosse punito SEMPRE anch eil piccolo misfatto, non ci sarebbe la cultura del “tengo famija”.
Infatti , bada caso, se beccano qualcuno la prima cosa ch edice sempre, ma come, con tuttei quelli ch erubano milioni vieni a prendere me?
Ecco, cominciamo a prendere quelli piccoli, che così smettono di essere tolleranti con quelli grandi…
Fino a quando il clima è di connivenza nell’approfittarsi della mancanza di applicazione delle regole…. non se ne esce.
Serviva un brunetta?
Evidentemente sì, nessun sindacato (sarebbe stato il suo dovere) si è mosso per prevenire questo malcostume e malcontento.