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C’è Furto e Furto

26 novembre, 2007 di serpiko  
Archiviato in Chiamiamola Economia

portafogli1240.jpgIn una normalissima giornata di lavoro, passeggiando, ci imbattiamo in un portafogli smarrito. Lo raccogliamo e cediamo alla curiosità di aprirlo e verificarne il contenuto: ci sono i documenti per rintracciarne il proprietario ma c’è anche una discreta sommetta.

Ci troviamo di fronte a una scelta: da una parte la correttezza, rappresentata dal dovere di restituire tutto; dall’altra l’opportunità, tanto più grande quanto più la sommetta sarà cospicua. La strada è deserta, l’abbiamo raccolto senza dare nell’occhio: se lo imboscassimo in una tasca, nessuno potrebbe mai accusarci di nulla. Finiamo inevitabilmente per pensare a colui che lo sta cercando nelle proprie tasche senza trovarlo e ne comprendiamo il disagio: sappiamo bene che il nostro gesto, qualunque esso sia, avrà delle ripercussioni su di un’altra persona.

L’opportunità di “non restituire il portafogli” si presenta quotidianamente a molti di noi, diabolica e tentatrice. A smarrirlo è lo Stato, o il Comune, o la Provincia, o la Regione, comunque tutte entità dai contorni inorganici, che non sentono dolore, che non provano paura, angoscia, tensione. Solo persone giuridiche, non fisiche, che un nostro eventuale comportamento scorretto non potrà comunque far soffrire. Tra l’altro con i giusti accorgimenti sarebbe molto difficile essere individuati. E’ sbagliato, sì, ma non sono esseri umani. Non stiamo facendo del male a nessuno…
Rompere questo modo di pensare è un’impresa titanica, ma dovrebbe essere il primo passo verso la vera lotta all’evasione fiscale. Non versare allo Stato il dovuto è molto peggio che non restituire un portafogli, ancora peggio che scipparlo al legittimo proprietario: è il reato più grave che si possa commettere contro la collettività. Uno Stato non può permettere che ciò accada con tanta facilità, è in primis una questione di coscienza e di tutela delle fasce più deboli: bisogna anzitutto intervenire con un’educazione graduale degli individui, inculcando il concetto principe della proprietà collettiva. Ciò che è di tutti è anche nostro, è stato costruito da noi, o dai nostri genitori, o dai nostri nonni. Chi ne ruba un pezzo, sta rubando qualcosa anche dalle nostre tasche.

Sarebbe però ipocrita pensare alla coscienza etica di un cittadino come all’unica soluzione contro l’evasione fiscale: bisogna mettere in campo un sistema che preveda deterrenti all’evasione e, perché no, incentivi alla regolarità che aiutino e anzi invoglino le persone al rispetto delle regole. Alcuni di essi sono di una semplicità disarmante e hanno già mostrato la loro efficacia in più casi. Si tratta solo di volerne venire davvero a capo.

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Comments

17 Risposte a “C’è Furto e Furto”
  1. Fully scrive:

    Concordo in pieno.
    Nel pezzo sono già descritte le due facce del problema dell’evasione fiscale: la scarsa (o nulla) percezione del dovere di contribuire al pagamento dei servizi che lo Stato (e gli altri enti pubblici) forniscono alla collettività e la inadeguatezza degli strumenti per sanzionare i furbi.
    Sono d’accordo sul fatto che per aumentare il senso civico occorrerebbe uno sforzo titanico, che non si esaurisce in pochi anni ma necessita forse di generazioni.
    Io comincerei ad operare dalla seconda parte del problema: stanare i furbi. Sappiamo tutti che le sole sanzioni non sono mai bastate. Secondo me l’unico metodo (di semplcità disarmante) è il conflitto di interessi tra chi presta la propria opera e chi la paga. In una parola, dare a tutti la possibilità di “scaricare” le proprie spese rendendo fiscalmente conveniente il farlo. La cosa funziona molto bene nei casi in cui è già consentito e francamente non vedo perché questa cosa elementare non venga estesa a tutte le attività commerciali, professionali, ecc. (o sono un ingenuo?).

    PS. Approfitto e chiedo a qualcuno di buona volontà di spiegarmi perché se uso la mia macchina per andare a lavorare posso detrarne i costi, ma solo se sono un lavoratore autonomo, se invece sono un lavoratore dipendente no. Per me è sempre stato un mistero.

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  2. MenteCritica scrive:

    Intervento estremamente pertinente Fully.
    In parte hai anticipato una serie di argomenti che tratteremo nello speciale.

    Quello della competizione virtuosa dovrebbe essere il principio di base di un sistema economico basato sul capitalismo.

    In effetti il nostro Serpiko, nel corso dello speciale, si spingerà anche nel cercare di dare la risposta al perché certe misure non vengono implementate.
    La sua è una risposta politica, quindi per definizione opinabile, ma ha un certo fascino.

    Invito te e gli altri lettori di MC a non perdere di vista questo speciale che fornirà molti spunti di riflessione e discussione.

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  3. ilBuonPeppe scrive:

    Sono totalmente d’accordo.
    Il guaio è che il mondo degli evasori costituisce un bacino di voti e di potere troppo grosso per essere ignorato dai politici. Quindi è importante mantenerlo.

    @fully
    Sottoscrivo tutto.
    Quanto alla detraibilità delle spese per recarsi al lavoro, la cosa non è proprio in questi termini (che per altro si potrebbero applicare anche ad altri esempi) ed è piuttosto complessa per parlarne adeguatamente qui. Complessità che, tra l’altro, è stata aggravata da recenti novità che hanno modificato RETROATTIVAMENTE la natura dei veicoli aziendali.
    E a proposito di “andare al lavoro”, voglio evidenziare una situazione paradossale. L’ente pubblico per cui lavoro rimborsa ai dipendenti l’80-90% dell’abbonamento per il parcheggio. A chi, come me, utilizza l’autobus invece niente: pazienza se in questo modo contribuiamo a ridurre traffico ed inquinamento.

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  4. serpiko scrive:

    Mi fa piacere che insistiate su un punto cui io stesso tengo molto.

    Va detto che, in linea di principio, il sistema attuale non sarebbe sbagliato: a renderlo inadeguato è il continuo e indiscriminato abuso di alcuni aspetti marginali che alla lunga sono divenuti fondamentali e che oggi non si potrebbero più riadeguare con facilità.
    Ma siamo su MC, dove non esistono questioni di principio. Esiste solo la soluzione migliore.

    [Rispondi a questo commento]

  5. leo scrive:

    Vogliamo equiparare i diritti fiscali degli autonomi con quelli dei dipendenti ??
    Penso che la maggior parte degli autonomi ne sarebbe lieta, almeno i piccoli artigiani e commercianti.
    Forse si avrà la possibilità di scaricarsi un poco di benzina (non tutta), ma se ti viene l’influenza nessuno ti paga e perdi anche l’incasso che serve a pagare i fornitori.
    Ho fatto per dodici anni il commerciante, so cosa vuol dire andare a lavorare con la febbre alta perché devi pagare le RIBA di fine mese.
    Sai cosa sono gli studi di settore ? sai come viene calcolato il contributo inps di un autonomo ?
    Pagare le tasse con calcoli induttivi è una aberrazione matematica tutta italiana.
    La mia opinione è che gli italiani si sono abituati ad identificare l’autonomo come evasore e ricco (ricadiamo negli stereotipi) ed i lavoratori dipendenti come gli unici che pagano.
    La realtà non è questa.
    Dalla fine degli anni settanta lo stato ha mosso una guerra lenta,silenziosa, ma inesorabile, contro i lavoratori autonomi per favorire la grande distribuzione. Ed ormai ben oltre il 50% del mercato dei beni di consumo e alimentare è controllato da 4/5 gruppi di acquisto della GDO mentre molti piccoli commercianti sono spariti, inghiottiti dai debiti e dall’usura, e chi ancora sopravvive spera solo di arrivare indenne alla pensione ( che comunque sarà magra ).
    Senza contare i danni inflitti ai piccoli centri, ormai desertificati sul piano impreditoriale, dove, ormai, è diventato coplicato anche organnizare le feste patronali.

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  6. MenteCritica scrive:

    Mi auguro che quella che è iniziata come una discussione interessante e civile non degeneri nella solita, inutile guerra tra poveri.

    Esiste un problema evasione in Italia, nessuna categoria ne è responsabile tout court, ma ci sono innumerevoli disonesti che negano il loro contributo ai fabbisogni del nostro paese.

    Concentriamoci su come contrastare il fenomeno senza, per definizione, attaccare una categoria.
    E’ ovvio che la libertà di manovra di imprenditori e liberi professionisti ne fa i primi indiziati, sarebbe stupido negarlo, ma ci sono molti aspetti di cui ragionare.

    [Rispondi a questo commento]

  7. fully53 scrive:

    Solo per fornire un piccolo ulteriore contributo, non vorrei si dimenticasse il problema della pressione fiscale. Ma non per dire, come al solito, che è troppo alta (il che è vero, ma lo sarebbe meno se pagassimo tutti). Piuttosto mi interesserebbe compararla col livello dei servizi che lo Stato ci fornisce in cambio.
    Credo che sarebbe interessante vedere cosa succede nel resto d’Europa, ossia quali sono i servizi che gli altri stati membri forniscono a fronte delle imposte che richiedono ai rispettivi contribuenti.
    E poi non dimentichiamo che la prima tassa che paghiamo tutti (vabbé, non proprio tutti…) è il debito pubblico, un macigno sul nostro sviluppo che viene da lontano e che non si riesce proprio ad abbattere quanto servirebbe.

    [Rispondi a questo commento]

  8. serpiko scrive:

    Quello della spesa pubblica e dei servizi è un argomento incredibilmente delicato, che non può certamente essere considerato in rapporto causa-effetto con l’evasione fiscale.
    Sappiamo che , moralmente, in qualche maniera può incidere ma dire “le cose non funzionano indi non pago le tasse” ha lo stesso senso di dire “ho bucato la gomma indi cambio la macchina”: il sapore è quello di un mero pretesto per giustificare un’azione che già s’era deciso di compiere.

    Sarei molto cauto anche col debito pubblico.
    Esso non è un male da cui guarire ma una forma di finanziamento con un secondo e non trascurabile fine di incentivo al risparmio. E come tutte le forme di finanziamento, molto spesso si ripaga in breve termine e ammortizzando i costi di rimborso dell’interesse.
    Anche in questo caso il problema non è il debito pubblico ma per quali spese esso venga acceso.

    [Rispondi a questo commento]

  9. fully53 scrive:

    @serpiko
    Non intendevo affatto sostenere che il rapporto fra spesa e qualità dei servizi possa essere pretesto per evadere il fisco. E’ però evidente che se pago le tasse vorrei anche poter dire la mia su come i soldi che verso vengono spesi. Personalmente ritengo che il livello dei servizi italiani non sia affatto insoddisfacente, certo è migliorabile (ma cosa non lo è?).
    Quello che fa arrabbiare non sono i servizi essenziali (sanità, pubblica sicurezza, ecc.) ma gli enormi sprechi il più delle volte determinati da clientele politiche: alcuni servizi di “Report” sono illuminanti.
    Io credo che se si riuscisse a tagliare gli sprechi senza tagliare i servizi sarebbe anche meno sgradevole assoggettarsi al salasso in busta paga. Persino quando questo salasso viene rubricato come aumento del debito pubblico.

    [Rispondi a questo commento]

  10. MenteCritica scrive:

    Delle volte mi viene da pensare agli sprechi come al grasso di un motore. Sporca, puzza e fa sicuramente schifo, ma consente al motore di andare avanti.

    Nella situazione sociale e culturale del nostro paese l’eliminazione ex abrupto degli sprechi avrebbe un impatto dirompente.
    Probabilmente sugli sprechi vive un quinto, se non di più, di questo paese.

    Una sorta di assistenzialismo sistemico.

    [Rispondi a questo commento]

  11. roberto scrive:

    Più che al grasso, io assimilerei gli sprechi al calore liberato da un motore.
    Tanto più calore è prodotto tanto meno efficace è il motore; col passare del tempo poi la situazione non migliora in quanto la quantità di calore liberata aumenta e il motore diviene ulteriormente meno efficiente; in altre parole invecchia.
    Se è vero che grazie agli sprechi campa un quinto del paese più che di assistenzialismo sistemico parlerei di parassitismo.

    [Rispondi a questo commento]

  12. MenteCritica scrive:

    ahahaha
    il tuo paragone è molto più calzante del mio, ed anche la definizione di parassitismo sistemico è molto bella, la adotto.

    peccato che l’efficienza=1 non sia prevista dalla termodinamica, cose di entropia che sono completamente OT. Basti sapere che se le cose stanno come dici tu, del parassitismo sistemico non potremo mai liberarci. Termodinamica docet :-)

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  13. roberto scrive:

    Le tue “lezioni” sono servite (sono troppo imbastito, non riesco a linkare l’articolo sulla “morte termica”).

    [Rispondi a questo commento]

  14. GdA scrive:

    Secondo me il livello di corruzione a causa del benessere nel nostro Paese è tale da aver causato la sospensione dell’intelligenza.
    L’ntelligenza di una società è la sua cultura, intesa come modo di esistenza.

    Il nostro esistere è basato sull’”imitazione” , sulla corsa al benessere, sulla feticizzazione del prodotto, il che comporta una carenza di ideali e il rifiuto di qualsiasi morale.

    Apparentemente continuiamo ad essere sensibili all’argomento giustizia ma soccombiamo alla corruzione sottile che il benessere ha causato in noi, tanto da annullare la coscienza etica.
    L’evasione fiscale è un sintomo “grave” di tale corruzione e stupidità, di assenza di coscienza.

    Come contrastare il fenomeno?

    Separando il benessere dal consumismo (compresi gli sprechi)?

    E’ un’impresa possibile?
    Sicuramente utile, per ricostruire una nuova scala di valori.

    Luna

    [Rispondi a questo commento]

  15. Silent Enigma scrive:

    leo dice: “Dalla fine degli anni settanta lo stato ha mosso una guerra lenta,silenziosa, ma inesorabile, contro i lavoratori autonomi per favorire la grande distribuzione.”

    Cacchio. Non l’avevo mai vista sotto questo aspetto. Non è del tutto errato, ma l’esigenza di professionalità che alcuni settori richiedono non giustificano una generalizzazione dei termini della questione. O no?

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  16. mstatus scrive:

    “La mia opinione è che gli italiani si sono abituati ad identificare l’autonomo come evasore e ricco (ricadiamo negli stereotipi) ed i lavoratori dipendenti come gli unici che pagano”.

    Concordo con Leo! E ricordo che i lavoratori dipendenti sono “gli unici che pagano” solo perchè non versano loro, ma il sostituto di imposta…tanto è che, come ho riportato in un altro commento, quando si propose un referendum per abolire il sostituto di imposta (dare cioè al lavoratore la busta paga lorda e che si versi poi in proprio), oltre che ad essere ritenuto inammissibile dalla C.Costituzionale (anche se dif atto toccava solo una norma per il tipo di riscossione, e non una norma tributaria), si disse “in alto” che altrimenti “le tasse” non le avrebbe pagate più nessuno…

    Però poco si dice o si commenta sul fatto che la rendita di capitale (parassitaria), sconta il 12,50%… e come il Mortadella abbia borbottato non è il momento di toccare le rendite, dopo che si avanzò l’ipotesi di tassarle al 20% e Montezuma diede in e scandescenze… Si preferisce alimentare, con risolini e scherni, una lotta tra dipendenti e artigiani, autonomi, ecc. che di “colpe” ne hanno sicuramente, ma non tutte quelle attribuitegli…D’altronde, parafrando una prabola, è più facile “beccare” artigiano o commerciante che “tassare” una rendita di capitale parassitario…

    Un caro saluto

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