“Buon Ferragosto”. Firmato Vladimir
29 agosto, 2008 di Fully
Archiviato in Oltre il Confine
Alla faccia del bicarbonato di sodio! Un povero cristo non può farsi un paio di settimane di vacanza in santa pace che al suo ritorno si ritrova in un gran caos internazionale. E vabbé, ma allora ditelo…
Vediamo almeno se ho capito quello che è successo.

Dunque. Ci si sveglia una bella mattina d’estate che la Georgia ha mandato le proprie truppe a cannoneggiare le popolazioni civili in Ossezia. Alzi la mano chi aveva mai sentito parlare dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia prima dell’agosto 2008. Pochini, vero? Bene, la maggioranza di noi ha imparato che Ossezia e Abkhazia sono (erano?) province della Georgia che reclamavano il diritto all’autodeterminazione, come a suo tempo fece il Kosovo con la Serbia e come usa fare da tempo in parecchie altre parti d’Europa.
Visto che in Ossezia c’è un sacco di gente che parla russo, ecco che in Ossezia per difendere la popolazione civile dalla pulizia etnica georgiana vanno benissimo carri armati che parlino russo. E per farlo ancora meglio, facciamo che avanzino oltre l’Ossezia penetrando ancora di più in Georgia. E’ un po’ come se il Sud Tirolo volesse rendersi indipendente dall’Italia perché si sente più tedesco che italiano. Metti che Napolitano mandasse l’esercito di LaRussa a cannoneggiare i trentini che parlano tedesco. E metti che l’Austria, per difendere i suoi “parenti di lingua” mandasse i carri armati ad occupare il Trentino, arrivando fino a Brescia, così, tanto per non lasciare le cose a metà. Ecco, mi sembra che più o meno sia andata così in Ossezia, solo che i carri armati russi fanno un pochino più impressione di quelli austriaci.
Che grande idea, quella di Saakashvili (il presidente georgiano) a cannoneggiare la sua Ossezia poco prima di Ferragosto! E che figlio di buona donna, il nostro Vladimir (Putin, chi altri?)! Non ti va a scegliere proprio il Ferragosto per mandare i carri armati a fare queste gite fuori porta?
E per di più non è proprio durante la roboante Olimpiade cinese? E per di più, non è proprio durante la campagna per le presidenziali in USA, con Bush e Condoleeza a fine mandato ed Obama e McCain colti alla sprovvista? Ma sì… approfittando pure delle vacanze di Frattini (il povero diavolo avrà pur diritto a fare le ferie a Ferragosto, o no?), e dell’amicizia personale con Berlusconi, che non potrà mandare in Ossezia la Folgore, impegnata com’è a difendere gli obiettivi sensibili di Roma e Milano dall’invasione dei Rom.
Insomma, un tempismo perfetto, sembrerebbe quello del nostro Vladimir. Che però ha fatto i conti senza l’oste: infatti ecco che, con decisione fulminea, scende in campo l’Unione Europea, con a capo – nientepopodimeno – il suo Presidente di turno Nicolas Sarkozy. Nicolas si reca a Mosca con un bel trattato di pace prestampato, su cui il presidente russo Medvedev fa schizzare distrattamente qualche goccia d’inchiostro che Nicolas prende per una firma. Applausi per Nicolas. Solo che Vladimir si dimentica di ritirare le truppe: un dettaglio.
Che l’Unione Europea non fosse granché come soggetto politico ce ne eravamo accorti. Ora che l’Orso Russo si è risvegliato la pochezza dell’Europa come soggetto politico unico, in grado di giocare un ruolo sullo scacchiere internazionale, appare in tutta la sua triste evidenza.
Sarkozy fa – invano – la voce grossa:”Mosca si ritiri senza ritardi”: Putin è ancora lì che trema. La Merkel fa telefonate di mezzora al presidente russo Medvedev chiedendogli “perché avete riconosciuto l’indipendenza dell’Ossezia?”; pare che lui le abbia risposto: “…e perché il Kosovo sì e l’Ossezia no?”. Il ministro degli esteri inglese raccomanda alle altre ex-repubbliche sovietiche (Ucraina e Moldavia per esempio) di starsene buone, che sennò zio Vladimir ne approfitta per invadere anche loro. L’Italia? Ah sì, l’Italia invece non se la sente di far la voce grossa con la Russia che potrebbe chiuderci il rubinetto del gas e lasciarci a secco: meglio rimanere a secco di credibilità che di gas, no?….
Insomma l’UE conta quanto a briscola il due di coppe quando regna denari.

A proposito di organismi internazionali, se qualcuno si chiedesse ancora a cosa serve l’ONU, da questa crisi ha una risposta chiara. Nel frattempo la NATO muove navi con aiuti umanitari a testata nucleare sul Mar Nero.
E adesso che si fa? Boh… Mi pare che nessuno sappia esattamente che pesci prendere per fronteggiare una crisi di difficile soluzione, visti anche gli interessi economici in gioco (da quelle parti transitano i gasdotti russi).
Si dice in giro: è un ritorno alla Guerra Fredda. A me sembra un po’ peggio: durante la Guerra Fredda gli attori erano solo due, USA e URSS, ed in un certo senso le loro mosse erano prevedibili e si elidevano reciprocamente. Oggi ci sono in giro altri soggetti capaci di farsi sentire: la Cina innanzitutto, molto più della nostra sgangherata Unione Europea. Non va però dimenticato il ruolo che potrebbero assumere alcuni “particolari” Paesi dal vizietto nucleare (Iran e Corea del Nord su tutti) nel disgraziato caso di escalation della crisi.
Insomma, caro zio Vladimir, per Ferragosto ci hai fatto proprio una gran bella sorpresa. Ora però, per favore, per Natale solo una cassetta di vodka e il solito gas. Non vorremmo altre sorprese, grazie.
MC Inserzione Locale
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Io alzo la mano. Ebbe si sapevo tutto sulla Georgia. La mia compagna è russa e ogni mattina durante la colazione mi vedo almeno mezzora di RussiaToday in inglese. Praticamente erano parecchi mesi che ogni mattina c’era un servizio sulla Georgia. Filmati sulle proteste davanti al palazzo del mangia-cravatte e cosi via. E io che mi chiedevo ogni mattina perché tutta questa attenzione sulla minuscola Georgia, non riuscivo a capirlo. Adesso ho capito….
Nessuno può negare del coinvolgimento degli USA che armavano e aizzavano i Georgiani.
Quindi la mia opinione è che adesso usciranno ancora grandi ammonimenti alla Russia da USA e Europa, tanti bla bla bla. Dopo le elezioni americane le notizie sulla Georgia arriveranno alla terza e quarta pagina dei giornali e fra qualche mese nessuno saprà dove trovare sulla cartina la Georgia.
Poi si ricomincerà da qualche altra parte, forse l’Iran o qualcosa di simile. La guerra e la tensione stimola l’economia (e le campagne elettorali) e al momento l’economia occidentale ha molto bisogno di stimoli.
putin ha detto candidamente alla cnn che sono stati gli americani ad aizzare le bombe georgiane.
sai cosa? gli credo
pure io, conoscendo gli americani non c’è da stupirsi!
Per come la vedo io, i Russi giá erano in Ossezia come “forza di pace”. Insomma erano la per spaventare i Georgiani ;”occhio a quel che fai, non mi sparare addosso che se no mi sono uccelli per diabetici”.
In georgia c’é un oleodotto che by-passa la Russia per portare olio Armeno fino in Turchia.
La Georgia sta trattando con la Nato per essere annessa (difesa?).
La Georgia ha un presidente che é stato messo al potere dalla diplomazia USA (un po’ come dopo la 2a guerra mondiale che hanno messo un po’ di voti in piú a favore della repubblica nelle urne per abolire la monarchia Italica).
La Georgia tratta con la Nato proprio perché ha un presidente “burattino”.
L’Ossezia e l’Abkhazia si sono giá dichiarate indipendenti in quanto a maggioranza di popolazione Russa. Non si sono dichiarate annesse alla federazione Russa. Un po’ come il Kosovo (a cui la Nato a dato la sua approvazione dopo una bella spolverata di uranio impoverito da parte di un po’ tutti i paesi occidentali italia compresa), un po’ come il Kurdistan (a cui la Nato non ha dato la sua approvazione dopo un po’ di spolverate di uranio impoverito da parte di Turchi, USA e Iraq).
Avendo il presidente georgiano capito che per entrare nel novero delle pretendenti al ruolo di regioni indipendendentiste ci vuole una spolverata di uranio impoverito. Per far vedere al parone a stelle e striscie che si puó fare la voce grossa col cugino Russo (ce ne vuole di coraggio eh?). Per dare una mano al padrone a stelle e striscie a conservare il potere (MacCain ha guadagnato 5 punti subito dopo l’attacco). Per entrare nel novero delle nazioni partecipanti al trattato Nord Atalntico (dovranno pur trovargli un altro nome tipo NASPCSTO Organizzazione del Trattato Nord Atalntico, Sud Pacifico, del Mar Caspio…). Per farsi una dacha in Georgia (quella che fa parte dei 52, non quella caucasica) Ha iniziato a bombardare un po’ tutto.
I Russi giá sapevano infatti erano settimane che mettevano i civili in salvo su pulmini che tornavano in Ossezia del Nord.
Dato ceh pure io risponderei se mi iniziassero a bersagliare di pietre, i russi non se lo sono fatti dire due volte ed hanno risposto.
Nonostante l’armamento americo/israeliano. Nonostante l’addestramento americo/isrealiano. I Russi sono arrivati a Tiblisi per far capire
1) Non si scherza con la Russia
2) Gli Americani fanno schifo come strateghi militari
3) Il petrolio se lo si vuole lo si paga
4) La Georgia é un burattino
Il problema é se per gli americani non c’é problema a inimicarsi la Russia, da sempre si guardano in cagnesco, per l’UE invece sarebbe un bel botto se Gazprom chiudesse i rubinetti delle sue forniture energetiche (anche la tanto decantata Francia il suo nucleare lo trova in buona parte dalle testate nucleari russe in disarmo)
Qual’é l’altro paese molto nuclearizzato…il Giappone…hmm non so se avete visto la richiesta fatta dal Giappone alle nazioni unite di chiedere agli stati di ridurre le testate nucelari. Pacifisti direte voi…macché, é per le centrali nucelari…infatti pure la Francia ha deciso di auto ridursi le testate nucleari (per cibare le centerali).
Infine per ribadire il concetto che lo scudo stellare di Mazing….hmmm Bush…(troppi cartoni giapponesi fanno male lo dico sempre)…fa acqua hanno appena fatto un bel lancio dimostrativo di un missile balistico a guida attiva, in modo da schivare ogni scudo.
Mi sa che le testate nucleari ricominceranno a salire in borsa…con buona pace di chi le vuole per far funzionare le centrali….
da incorniciare
Sarebbe anche un articolo divertente se non fosse per il fatto che Mr. Saakashvili, in quei due giorni che hanno preceduto la reazione russa, si e’ comportato come i serbi in Bosnia.
In occidente nessuna televisione e nessun giornale hanno mostrato le immagini terribili che io ho potuto vedere, essendo in quei giorni proprio a Mosca.
Se L’italia, nel cannoneggiare una regione dichiaratasi indipendente dall’Italia in cui fosse vissuta una stragrande maggioranza di popolazione austriaca, avesse anche dato alle fiamme chiese con donne e bambini chiusi dentro, gli austriaci avrebbero fatto bene a spingersi anche fino a Roma, non solo fino a Brescia.
Purtroppo, le notizie cosi’ come sono state date in occidente, per chiare ragioni politiche che necessitano di individuare nei russi “un pericolo imminente”, non hanno dato, a chi non ha potuto vedere certe immagini ed ascoltare nella loro lingua gli intervistati che hanno vissuto quelle terribili esperienze, modo di giudicare obiettivamente.
Non intendo con questo difendere l’una o l’altra parte, e so anche che con questo mio commento suscitero’ non poche antipatie, ma cio’ che dico e’ comprovato anche dalle parole della signora Merkel, la quale dopo il suo incontro a Soci con Medvedev (che le ha consegnato tutte le prove delle atrocita’ fatte dai georgiani), ha detto testualmente: “Sposiamo le ragioni della Russia, anche se riteniamo abbia usato mezzi spropositati.”
Se la signora Merkel ed il signor Sarkozy non avessero avuto prove certe delle atrocita’, non si sarebbero affrettati a chiudere la crisi nel modo in cui l’hanno chiusa.
Saakashvili, quando gli americani cesseranno di appoggiarlo e tutta la storia verra’ fuori nella sua verita’, rischiera’ di essere processato dai russi per crimini di guerra. Ho ascoltato personalmente una dura dichiarazione di Putin in cui chiaramente affermava che i crimini dei georgiani non sarebbero restati impuniti.
Testuali parole di Putin in un discorso fatto in diretta in TV: “Se Milosevich e’ stato processato per cio’ che e’ avvenuto nella ex Yugoslavia, che fine dovremmo far fare al presidente georgiano?”
Chiara di Notte – Klára post: Lei… Lui… Una notte – Parte 1
Io sono d’accordo con te e Luca spazio.
Avevo gia trattato questo argomento proprio nei giorni in cui la crisi era all’apice, scontrandomi con le tesi di coloro che parlavano per partito preso senza conoscere una beata fava: http://chiara-di-notte.blogspot.com/2008/08/avorio-ebano-e-la-geopolitica.html
Chiara di Notte – Klára post: Lei… Lui… Una notte – Parte 1
Saakashvili, quando gli americani cesseranno di appoggiarlo e tutta la storia verra’ fuori nella sua verita’, rischiera’ di essere processato dai russi per crimini di guerra. Ho ascoltato personalmente una dura dichiarazione di Putin in cui chiaramente affermava che i crimini dei georgiani non sarebbero restati impuniti.
Chiarina per il momento credo sia difficile che gli americani cessino di appoggiarli, sembra che ripristinare la guerra fredda interessi più alla Nato che alla Russia
CogitoergoVomito post: E’ UNA QUESTIONE DI SLOGAN
Cio’ che e’ certo e’ che non merita a tutti noi.
Chiara di Notte – Klára post: Lei… Lui… Una notte – Parte 1
Per il momento la Ue ha deciso di non sanzionare la Russia….
azz Chiarì anche a Bruxelles hanno letto il tuo commento!
CogitoergoVomito post: E’ UNA QUESTIONE DI SLOGAN
Concordo con la tua analisi Chiara
Avevo scritto un commento in cui segnalavo il mio approfondimento dell’argomento scritto nel mio blog proprio quando la crisi era all’apice, ma non e’ passato a causa del filtro anti spam. Ci riprovo qui:
http://chiara-di-notte.blogspot.com/2008/08/avorio-ebano-e-la-geopolitica.html
Lo avevo già letto e anche lì, l’ho quotato.
grazie è veramente esaustivo
Io sono daccordo con te.
Senza contare il fatto che dovrebbero spiegare (Ue e Nato) perchè Kosovo sì e Ossezia e Abhkazia no.
Ci sono forse popoli che valgono più di altri e quindi si meritano l’indipendenza solo perchè non hanno risorse naturali o gasdotti che attraversano il Paese?
Io lo sapevo che dopo il Kosovo ci sarebbero stati dei casini…
Un pò di immagini le hanno fatte vedere anche qui ma immagino la crudezza di quelle che hai visto tu.
Tutti lo sapevano. Almeno in Russia. La porcata del Kosovo, in realta’ fatta solo per dare uno smacco a Putin in quanto del Kosovo non interessa una beata fava a nessuno se non a qualcuno della Lega che ha preso la questione kosovara a simbolo del secessionismo, ha creato i presupposti per cio che e’ accaduto in Georgia.
Seguo la questione osseta ed abkhaza praticamente da sempre. Cioe’ dalla dissoluzione dello stato sovietico. In Russia tale argomento ha quasi sempre occupato le pagine dei giornali e, negli ultimi sei mesi, c’era stata un’escalation di notizie preoccupante che presagiva a qualcosa di brutto, come in effetti e’ avvenuto.
Sono infatti mesi che la Russia denuncia la presenza di istruttori militari israeliani e americani in Georgia. Presenza, ovviamente, mal tollerata dal Cremlino. Come sarebbe mal tollerata dalla Casa Bianca la presenza di istruttori militari russi in alcuni stati del Centro America
Chiara di Notte – Klára post: Lei… Lui… Una notte – Parte 1
Distinta Chiara
“”La porcata del Kosovo, in realta’ fatta solo per dare uno smacco a Putin in quanto del Kosovo non interessa una beata fava a nessuno se non a qualcuno della Lega che ha preso la questione kosovara a simbolo del secessionismo, ha creato i presupposti per cio che e’ accaduto in Georgia.”"
La Lega è stato l’unico partito italiano, oltre ai comunisti, che si è opposto alla guerra in Kosovo voluta dagli americani e dal governo italiano di sinistra di D’ALEMA. Nei giorni in cui la NATO bombardava il Kosovo Bossi era a Belgrado ad esprimere solidarietà al governo serbo.
Ciao
LA NATO bombardava il Kosovari?
Chiara di Notte – Klára post: Lei… Lui… Una notte – Parte 1
Distinta Chiara,
“LA NATO bombardava il Kosovari?”
La NATO bombardava l’esercito serbo in Kosovo. Comunque sotto le bombe lanciate dagli aerei sono morti anche tanti kossovari.
Ciao
Distinta Chiara,
voglio precisare una cosa: con questo intervento non volevo difendere la Lega ma stabilere come si sono svolti i fatti. La Lega avrà fatto tante bischerate ma sulla guerra in Kosovo stava, assieme ai comunisti (nei giorni dei bombardamenti a Belgrado a strigere le mani dei governanti serbi c’era anche Cossutta assieme a Bossi) dalla parte giusta: cioè contro la guerra.
A difesa dell’Europa bisogna dire che fino all’ultimo la diplomazia europea si è battutia per un Kosovo autonomo all’interno della Serbia. Sono stati i kosovari che con l’uso delle armi si sono staccati completamente dalla Serbia.
Ciao
Davide, la Lega ha sempre appoggiato il separatismo kosovaro.
Distinta Chiara,
“Davide, la Lega ha sempre appoggiato il separatismo kosovaro.”
Questo non è vero: Ti riporto qui sotto degli articoli che spiegano che Bossi ha preso le difesse della Serbia nella guerra in Kosovo.
Ciao
SULL’OPPOSIZIONE DELLA LEGA NORD ALLA GUERRA ALLA SERBIA
Solidarietà del popolo padano al popolo serbo
Una vera soluzione? Non ci pare proprio.
Non si può riformare il capitalismo; bisogna abbatterlo.
Eliminare la grande finanza e conservare il capitalismo è impossibile.
Per eliminare la prima bisogna eliminare il secondo.
Testo Volantino
La Lega Nord si è decisamente schierata contro l’aggressione della Nato alla Serbia. Ai più questa posizione è apparsa inspiegabile o, per lo meno, sorprendente. Può mai un partito che rivendica la libertà della Padania dall’Italia non appoggiare la lotta del Kosovo per liberarsi dall’”oppressione” serba? Può, certo che può. Anzi, deve. La libertà che Bossi rivendica per la Padania non è solo dall’oppressione dello statalismo centralista di Roma, ma è la libertà dallo strapotere della grande finanza internazionale, che tutto domina, che tutto opprime, che tutto riduce alla sua logica di guadagno, che manovra le coscienze per ridurle a passive esecutrici dei suoi voleri.
Queste sono le premesse della strategia leghista e, sulla base di esse, per Bossi è stato naturale comprendere come l’attacco Nato non abbia lo scopo di “liberare” il Kosovo, ma quello, innanzitutto, di piegare il popolo serbo e, in second’ordine, di trasformare il Kosovo in una base militare-politica per portare un attacco micidiale alla Russia, ottenendo anche di bloccare la possibilità che tra Russia ed Europa si sviluppi un accordo economico-politico-militare col quale dare “scacco matto” al dominio mondiale degli Usa.
Attacco al popolo serbo. Bossi ha detto, nell’intervento alla Camera, che questo è un “popolo serio, solido, che mantiene la parola data” contrapponendolo agli “easy going boys” americani, superficiali e in preda al complesso di superiorità”.
Il popolo serbo: questo è il vero problema che sconvolge i sonni dello stato Usa e delle cancellerie europee, lui si vuole sconfiggere e umiliare, altro che “Milosevic criminale”. Mentre la sinistra di governo dipinge Milosevic come criminale e Clinton come un benefattore; mentre la sinistra d’opposizione strepita contro la guerra perché invece di indebolire il criminale, lo rafforza, la Lega vede il vero obiettivo dell’attacco: il popolo serbo, un popolo che è riuscito, finora, a mantenere qualche argine di difesa contro l’espandersi del liberismo e che cerca di difendersi dalle mire colonizzatrici occidentali. Ancora Bossi a la Padania (1.4): “La Serbia è uno stato nazionale che difende le frontiere, ciò scatena i liberoscambisti, come fecero col Giappone (il secolo scorso, n.): o apri i mercati al nostro commercio o ti bombardiamo”. Ciò posto, la Lega ha rifiutato la versione della propaganda occidentale, ribattendo delle semplici verità: l’UCK è un esercito di mercenari finanziato e protetto dagli Usa, i profughi kosovari (prima dei bombardamenti Nato) sono pure invenzioni, quello di Rambouillet non era un accordo per la pace, ma un ricatto ai serbi per imporgli che il Kosovo divenisse un protettorato americano. E ha potuto sbeffeggiare tanto il sinistrismo americanoide di D’Alema quanto i salti mortali di Cossutta per dichiararsi contro la guerra mentre sta nel governo che la conduce.
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Solidarietà del popolo padano al popolo serbo
Dai “padani” s’è mosso verso i serbi non un puro moto di solidarietà, ma una sincera ammirazione. Sempre Bossi (la Padania del 25.3.): “In Serbia tutto il popolo è deciso a resistere, perché sa di combattere per la propria libertà ed è convinto che sia meglio morire che essere schiavi dei venti banchieri massoni americani che dirigono la globalizzazione economica, distruggendo la società e tutti i suoi valori (famiglia, figli, religione)”. E un commentatore sportivo sullo stesso giornale del 30.3 contrapponendo le dichiarazioni patriottiche degli atleti serbi agli eroi sportivi di casa nostra che al denaro vendono l’anima ancor più dello stesso corpo: “onore agli uomini veri, i campioni serbi: coraggio, fedeltà e coerenza.”
Tutti i media della Lega cercano di dare un’informazione veritiera sugli eventi bellici scartando e criticando quella preconfezionata alla Casa Bianca come a Palazzo Chigi. Deputati e varie organizzazioni d’area leghista hanno portato (o porteranno) in Jugoslavia la loro fattiva solidarietà, e, seppur con qualche ritardo e difficoltà, la Lega ha trasformato il suo dissenso in mobilitazione di piazza, chiamando alle sue manifestazioni anche i serbi residenti in Italia (e molti di questi vi hanno partecipato, trovandovi un clima più fraterno che in quelle della sinistra, che attribuisce ai serbi il 50% e più delle colpe per l’esito bellico, e gli pone la pre-condizione di ammettere che Milosevic è un “criminale di guerra”).
Orientare l’insieme dei militanti su questa posizione anti-”mondialista”, anti-americana (un anti-americanismo che distingue tra stato Usa e “popolo” americano) e di difesa del popolo serbo non è stato per Bossi facile: più di un esponente leghista ha assunto posizioni più “moderate” (anche se il sindaco di Treviso sembra rimasto solo nella sua posizione anti-serba), sul quotidiano sono apparsi articoli e commenti non sempre in perfetta uniformità con la linea di Bossi. Lo stesso ritardo con cui sono state indette le manifestazioni, nonché la partecipazione ridotta rispetto a mobilitazioni su altri temi, dimostrano che il lavoro di orientamento non è affatto concluso, né scontato. Ma l’evangelizzazione del capo ha trovato, significativamente, un terreno fertile soprattutto nella base popolare e proletaria, molto meno negli aderenti piccoli e medio-imprenditoriali.
Questa posizione della Lega non è una svolta sul piano della strategia, ma è la logica conseguenza delle premesse che questo partito era andato via via precisando. È, però, senza dubbio, un adeguamento sul piano tattico. Dall’appoggio alle secessioni di Slovenia, Croazia e Bosnia si passa al rifiuto di quella del Kosovo. Mentre prima si applicava pedissequamente il principio di autoderminazione ovunque un “popolo” la rivendicasse, oggi si scopre che la dissoluzione di certi stati è nel diretto interesse dell’imperialismo, che la fomenta e la persegue senza alcuno scrupolo quanto a mezzi impiegati.
Il cambiamento tattico discende da una presa d’atto della realtà: per ottenere uno “spazio padano” che difenda il mercato del proprio capitalismo nazionale e, insieme, preservi condizioni accettabili di vita dei lavoratori, bisogna scontrarsi con i poteri forti. Per creare in Padania una specie di “ridotta” in cui conservare uno stabile compromesso sociale tra le classi, prima ci si attendeva l’aiuto dai poteri forti europei (o, perché no, anche americani), oggi si è costretti a comprendere che si può cercare di ottenerlo solo lottando contro di essi.
Bossi dichiara, inoltre, a voce alta quel che va avanzando nella coscienza o nella percezione di strati sociali sempre più estesi. È vero che la guerra è prodotta, in ultima istanza, dal profitto (anche per lui è innominabile, però, lo chiama pudicamente l’”economia”). È vero che in nome di esso la finanza occidentale, il grande capitale occidentale, non guardano in faccia a nessuno, non hanno alcuna morale, macellano popoli e spianano città e territori. È vero che la democrazia è una pura finzione di “potere popolare” (su la Padania del 31.3 s’è letto che negli Usa domina la “dittatura dell’imprenditoriato”). È vero che la società è sempre più corrotta dal dominio del denaro. Ed è vero che queste convinzioni si fanno strada nella coscienza di un numero crescente di persone che vivono solo del loro lavoro, operai o artigiani, e, persino, piccoli imprenditori. Tutti questi vedono come il loro lavoro, l’impegno della loro vita, è sempre più insufficiente a fornire mezzi all’esistenza propria e delle loro famiglie, e vedono come del loro lavoro si appropriano sempre più gli stati, la finanza, il grande capitale, una triade mostruosa che li costringe a livelli di produttività sempre più paranoici, al fondo dei quali non c’è più maggiore benessere, ma, anzi, c’è il licenziamento, la miseria, la chiusura per “eccesso di produzione” che non trova mercato (come l’esperienza degli allevatori dimostra, come la crisi dimostra a milioni di proletari asiatici e sud-americani).
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Una vera soluzione? Non ci pare proprio.
La soluzione che la Lega prospetta porta davvero ad abolire i mali che denuncia, a cominciare dalla guerra?
La Lega vuole arrivare ad abbattere il potere delle grandi corporations (i “venti banchieri folli” che dominano da New York e dall’Europa), e, con esso, quel capitalismo sempre più aggressivo e monopolista che si è andato affermando dopo la “caduta del comunismo”, per sostituirvi un capitalismo “dal volto umano”, che protegga in Occidente il welfare state e che abbia verso i paesi del Terzo Mondo un atteggiamento diverso da quello aggressivo e arrogante degli Usa, che non gli faccia la guerra, che non li costringa a farsi la guerra tra di loro o a emigrare per causa della miseria in cui li tiene costretti. I popoli di tutto il mondo potrebbero vivere, così, in concordia, ognuno nel proprio paese e cooperare tra loro democraticamente. Il ricco Occidente aiuterebbe i paesi poveri con dei “piani Marshall”, ossia crediti mirati allo sviluppo e non strangolatori come quelli attuali.
Un ruolo di primo piano, per realizzare questo progetto, spetta, naturalmente, al “popolo padano”, alla sua crescita politica e organizzativa, ma, da solo, non potrebbe mai farcela. Perciò è indispensabile una lotta in comune con altri popoli che possono riscoprire la loro identità nella lotta contro il centralismo degli stati e della finanza “mondialista”. Un ulteriore contributo può essere dato anche dalle Chiese che “sono rimaste abbastanza vive da essere ancora baluardo contro la dittatura del denaro e che oppongono al valore unico dell’economia una serie di valori spirituali” (Bossi a la Padania del 1.4).
Può essere davvero questo l’approdo della politica leghista?
Il potere della grande finanza è fortemente concentrato e centralizzato, si fonda su istituzioni internazionali private e pubbliche, è dotato d’una forza militare enorme (la Nato e la potenza militare Usa, innanzitutto) e della forza politica e militare degli stati. Dispone di batterie impressionanti di mezzi di comunicazione ed eserciti di pennivendoli, bande armate legali e illegali, impalcature giuridiche, uomini e partiti politici esperti nel maneggiare con la democrazia il consenso di massa. Come ci si può opporre a esso? Possono dei singoli popoli, ognuno per proprio conto, dare battaglia, condurre la resistenza contro un tale organizzato, centralizzato potere? È sufficiente limitare il rapporto tra tali popoli a semplice mobilitazione di solidarietà ogni qual volta uno di essi viene colpito in modo più duro? No, evidentemente no. Non può bastare. Per lottare contro l’imperialismo, contro il potere centralizzato della finanza e del grande capitale, si deve, anzitutto, ribaltare la sua politica di divide et impera, si devono superare le divisioni, e, per questo, non è sufficiente dichiararsi reciproca amicizia e stima, ma si deve passare all’unione organizzata delle proprie forze, alla lotta comune a tutto campo, alla sollevazione di massa unitaria, allo schieramento di un vero esercito internazionale che affronti l’esercito nemico, che con la sua forza, la sua determinazione, il dispiegamento della sua lotta arrivi anche a indebolire l’esercito avversario, separando al suo interno le classi che sono artefici del dominio e dell’oppressione da quelle che ne sono soltanto vittime.
Ci vuole unione, organizzazione unitaria internazionale, lotta comune internazionale diretta da una organizzazione che abbia un programma chiaro, determinato, univoco, che non si perda nella ricerca di compromessi, che non sia la pura somma delle tante diverse esigenze, ma che tutte le centralizzi a un fine unico e unitario: l’abbattimento dell’imperialismo.
Ma qui si pone una seconda domanda. Con chi costituire questo fronte internazionale? Può essere costituito dai popoli? Cosa sono i popoli: qualcosa di omogeneo o al loro interno sono divisi da linee di frattura che portano le loro diverse componenti a intrecciare rapporti diversi con l’imperialismo?
Prendiamo, ad esempio, il “popolo padano”. Al suo interno c’è una grande massa di lavoratori, di gente, cioè, che vive solo del proprio lavoro e, qualche volta, con l’ausilio di un piccolo capitale. Ma c’è anche gente che possiede capitali ben maggiori e per farli fruttare impiega lavoro altrui. Sono gli imprenditori, i capitalisti, la borghesia. Un insieme di individui, simili per condizioni sociali e di proprietà, che costituiscono una vera e propria classe determinata della società, in Padania come in ogni altro paese. L’interesse di questa classe è di abbattere l’imperialismo, o di cercare di approfittare di tutte le opportunità che l’imperialismo le offre per aumentare i propri profitti, per far fruttare di più il proprio capitale, cioè per spremere di più i lavoratori al suo diretto servizio e cercare, tramite i giochi borsistici e finanziari, di appropriarsi anche dei profitti prodotti da altri lavoratori di tutto il mondo? Non è questione di attitudini personali, di borghesi buoni o cattivi. È questione di leggi economiche che stanno al di sopra degli uni e degli altri. Il borghese del Nord-Est che s’è fiondato come un vampiro sulla manodopera a basso costo “liberata” dall’esplosione della ex-Jugoslavia vi è stato “costretto” dalle leggi della concorrenza. Se non lo avesse fatto, la sua azienda sarebbe, oggi, fuori mercato, chiusa. Per sopravvivere come borghese “doveva” farlo, e l’ha fatto. Ma con ciò ha dimostrato di non potere opporsi all’imperialismo, ma, al contrario, di far proprio parte della classe che alimenta l’imperialismo. Può anche maturare rancore contro i monopoli, ma ciò che lo muove, al fondo, è la volontà di sostituirli con il suo monopolio.
Si può richiamare questa borghesia a un “capitalismo più umano”? E perché dovrebbe rispondere al richiamo, correndo il rischio di vedere sparire il proprio capitale (e il proprio essere borghese) sotto i colpi della concorrenza della borghesia che se ne fotte di qualunque umanità? Dovrebbe, forse, rispondere positivamente al richiamo per senso del dovere nazional-padano? Ma quale senso nazionale può mai avere una classe che per esistere deve confrontarsi su un mercato che è, ormai, grande quanto l’intero mondo? Se per resistere sul mercato si deve andare a comprare la forza-lavoro in un altro paese lasciando sulla strada i propri dipendenti connazionali, nessun borghese esiterà neanche un minuto a salvare sé stesso, la sua azienda, il proprio capitale, e a mandare in malora i propri connazionali occupati.
Bossi lascia intendere che a borghesi “anti-nazionali” di tal di fatta si potrebbe imporre di rimanere in Padania con la forza di una democrazia “veramente popolare”, che difende la Padania, la sua economia, i “valori sociali, umani e spirituali” della sua società. Questa idea ricorda la politica del Pci di Berlinguer che voleva, appunto, esercitare il “controllo popolare” sui capitalisti nazionali. Quella politica è fallita non perché il suo propugnatore è morto, ma perché s’è rivelata irrealistica, perché voleva confinare in ambiti nazionali un capitalismo che era ormai avviato a dimensioni sempre più globali, mondiali. Ancor più fallimentare sarebbe oggi, dacchè la globalizzazione ha fatto ulteriori passi da gigante dai tempi di Berlinguer.
Lo stesso tema del “controllo popolare” sul capitalismo è agitato dalla destra coerentemente fascista (che, non per caso, comincia a farsi vedere nelle manifestazioni leghiste, a raccogliere la firme assieme alla Lega per il referendum sulla legge Turco-Napolitano, e di cui più di un militante sta transitando nelle file leghiste). Questa destra sostiene che il capitalismo europeo sia più “buono”, o possa essere reso più “buono” dal “controllo popolare”, di quello americano. Il suo obiettivo è quello di trasformare il proletariato europeo in protagonista della crociata di guerra a favore del “capitalismo europeo buono” contro il “capitalismo cattivo” degli Usa. Una guerra che sarebbe l’ennesima per contendersi tra Europa e Usa, tra imperialismi concorrenti, il dominio del mondo intero. I lavoratori avrebbero da svenarsi per essa, dare la vita propria e dei propri figli come (e più) delle precedenti guerre mondiali, a solo esclusivo vantaggio degli stati, della finanza, del grande capitale europeo.
Non è, allora, uno schieramento di “popoli” quello che può abbattere l’imperialismo, ma solo uno schieramento di classe, di classe operaia, di proletariato occidentale in un fronte unico con le masse operaie, contadine, diseredate del Sud e dell’Est del mondo, perché solo questi hanno un interesse reale, comune, a difendere sé stessi contro lo sfruttamento e l’oppressione dei “venti banchieri” e della pletora di borghesi americani, europei, italiani, padani, che assieme ai primi gli succhiano il sangue e la vita.
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Non si può riformare il capitalismo; bisogna abbatterlo.
Si pone, infine, un’altra fondamentale domanda: su quale programma fondare uno schieramento internazionale di classe contro l’imperialismo?
Il programma della Lega vuole togliere di mezzo le potenti forze finanziarie e fondare l’economia sulle piccole e medie aziende. Ma le grandi concentrazioni industriali e finanziarie non sono nate per il semplice volere di bramosi individui o di congregazioni massoniche, esse sono il frutto della concorrenza, di quella concorrenza che è l’anima stessa del capitalismo. Il capitalismo è ricerca del profitto, del guadagno a tutti i costi. Il capitalismo è mercato, e il mercato si conquista aumentando la produttività dei propri prodotti, escludendo con tutti mezzi i concorrenti, appropriandosi in tutti i modi del lavoro altrui. La concorrenza è guerra, dei grandi contro i grandi, dei grandi contro i piccoli, dei piccoli contro i piccoli. In quanto tempo un’ipotetica (e illusoria) società capitalista fondata su piccole aziende tornerebbe a produrre le gigantesche corporazioni che oggi dominano incontrastate? In brevissimo tempo e con gli stessi costi disumani di sfruttamento e guerre con cui si sono ingigantite le attuali grandi corporazioni.
La stessa globalizzazione non è il frutto delle politiche “mondialiste” di qualche complotto massonico. I centri mondiali organizzati esistono, e muovono forze potentissime per realizzare i loro esclusivi interessi, per volgere la globalizzazione dell’economia a loro esclusivo profitto, ma non sono loro a crearla, a determinarla, essa è, invece, il prodotto naturale del capitalismo che si è sviluppato al punto tale da non potersi più limitare ai mercati nazionali o di aree continentali, ma che deve trasformare l’intero mondo in un unico grande mercato. E mercato per il capitalismo è, anzitutto, mercato di braccia, mercato di forza-lavoro. Le grandi corporazioni americane e europee hanno disgregato la Jugoslavia non per inondarla dei loro prodotti di consumo, ma per piegare tutte le sue forze-lavoro a uno sfruttamento bestiale (ne sanno qualcosa nel Nord-Est italiano che ha costruito il suo boom proprio grazie alla distruzione di quel paese che ha fornito anche alle piccole e medie imprese manodopera a basso costo, immigrata qui o impiegata lì). E oggi estendono le loro mire a tutti i Balcani, alla Russia, alla Cina, senza dimenticare di tenere sotto il tallone della guerra permanente le masse arabo-islamiche, tenutarie della materia prima più importante, il petrolio, controllando il prezzo della quale si controllano i prezzi di tutte le materie prime e si accrescono non solo i profitti delle lobbies petrolifere, ma si tegono elevati tutti i profitti finanziari e borsistici.
Articolo di Mauro Bottarelli tratto da http://www.tempi.it
Chi è Rosi Mauro, la “terrona” che ha salvato i lumbard dal baratro dell’estrema destra (e dell’insignificanza) e li ha portati al trionfo
Il doppio quasi dei consensi rispetto al 2006 a livello nazionale, il ritorno alla doppia cifra a Milano dopo dieci anni e una marcia trionfale in Veneto, dove ha ottenuto più del 25 per cento dei voti (a Verona e Vicenza è il primo partito, ampiamente sopra il 30 per cento). Le elezioni consacrano il boom della Lega Nord: a livello nazionale ha conquistato l’8,3 per cento delle preferenze alla Camera e l’8,1 al Senato contro il 4,6 e il 4,5 del 2006. Ma il cuore della Lega batte più forte, come sempre, in Lombardia e Veneto, dove un elettore su quattro ha scelto il partito di Umberto Bossi. Un dato clamoroso se paragonato al risultato assai meno lusinghiero uscito dalle urne due anni fa, quando in Lombardia la Lega raccolse alla Camera solo l’11,7 per cento e al Senato l’11,1 (oggi il 20,7), mentre in Veneto si fermò all’11,6 a Montecitorio e all’11,1 a Palazzo Madama.
Ma dietro questo risultato insperato ancora sei mesi fa non ci sono solo una campagna molto aggressiva in tema di sicurezza e immigrazione o un’emergenza Malpensa cavalcata con maestria pre-elettorale, ma anche e soprattutto la mano ferma e la capacità di sintetizzare le diverse anime del Carroccio della “badante”, al secolo Rosi Mauro, candidata da Umberto Bossi in persona a nuovo ministro del Lavoro. Il perché dell’appellativo “badante” è presto detto. Dal marzo 2004, quando il leader della Lega Nord fu colto da ictus, Rosi Mauro ha affiancato in tutto e per tutto Manuela Marrone, moglie del Senatùr: quest’ultima badava a lui nell’ambito intimo e familiare, l’altra non lo perdeva di vista un secondo durante qualsiasi impegno pubblico, dalla conferenza stampa al comizio al semplice trasferimento da casa alla sede milanese del partito in via Bellerio. Un angelo custode, insomma, che ha fatto sì che il leader non perdesse il controllo del partito ma soprattutto che i colonnelli (soprattutto Roberto Maroni e Roberto Calderoli) non rendessero “pubblica” la voglia di successione e la logica delle correnti, in particolar modo quelle bresciana e bergamasca contro la varesina.
Se la Lega non si è trasformata in un litigioso contenitore di identità bensì in un’oliata macchina da guerra è solo merito suo, della donna nata a San Pietro Vernotico, provincia di Brindisi, il 21 luglio 1962. Sì, proprio una “terrona” ha salvato il partito padano da una morte per patricidio. Sindacalista nata, nel 1986 Rosi Mauro entra nella segreteria provinciale della confederazione dei metalmeccanici della Uil, la Uilm, occupandosi di piccole e medie imprese e di pari opportunità. Poi la direzione nazionale. Nel 1990 inizia a occuparsi del Sindacato autonomista lombardo, diventandone segretario organizzativo, la stessa carica che nel 1993 assumerà all’interno del Sin.Pa., il Sindacato padano, confederazione dei sindacati autonomisti del Nord. Eletta consigliere regionale nel listino del presidente Formigoni nel 2005, oggi Rosi ha un seggio in Senato. Ed è in lizza per l’incarico ministeriale che fu di Roberto Maroni, indicato dal borsino lumbard come prossimo ministro degli Interni.
Ma chi è davvero la badante? Non è certo una parvenu del Carroccio, assurta al ruolo di copilota grazie alla malattia del Senatùr. Negli anni ruggenti della Lega, i Novanta, lavorò silenziosamente sul leader evitando derive estremiste di destra. Di Rosi Mauro, infatti, Bossi si è sempre fidato ciecamente, e per un motivo semplice: non ha mai avuto paura di lui, lo ha sempre affrontato su un piano paritetico e soprattutto ha saputo dirgli parecchi “no”, dote rara tra i colonnelli padani. Dal 1996 in poi, è stata lei il barometro interno degli scivoloni neofascisti del movimento di Bossi, un partito che, a livello di Parlamento europeo, saltella con troppo facilità dal gruppo liberale Eldr (lasciato nel 1997 per evitare l’onta dell’espulsione per xenofobia) a quello dei partiti autonomisti Ale, che unisce baschi, euroscettici danesi, liberali scandinavi e il Partito sardo d’azione. E che nel giugno del 1997 garantisce per la democraticità della Lega Nord e fa invitare Bossi a Bruxelles. Nell’ottobre dello stesso anno, però, il leader del Carroccio cede alle sirene dell’antimondialismo di estrema destra rappresentate da Mario Borghezio, e un nutrito gruppo di quadri e militanti leghisti invita il leader ultranazionalista russo Zirinovsky e l’estrema destra ceca all’inaugurazione del cosiddetto Parlamento padano. I partiti autonomisti presenti (il Pnv basco e i tirolesi di Eva Klotz) protestano vibratamente per la presenza di Zirinovksy. Bossi, abile affabulatore, ribatte che Zirinovksy l’avevano già invitato tutti i parlamentari del mondo, dall’estrema sinistra all’estrema destra. Non era così: la Lega si stava pericolosamente spostando all’estrema destra (in quel periodo i redattori del quotidiano La Padania regalarono al Senatùr per il suo compleanno le edizioni complete della Ar di Franco Freda, ex terrorista nero tramutatosi in editore antimondialista). Ma per sua fortuna Rosi aveva capito il potenziale devastante di questa deriva.
Il primo intervento a gamba tesa sui borgheziani risale al marzo del 1998, in occasione del congresso della Lega a Milano. Erano state invitate delegazioni dell’Fpö austriaco di Jörg Haider e del Vlaams Blok fiammingo: immediatamente i partiti indipendentisti dell’Ale decisero di lasciare la platea agli sgraditi ospiti oltre che al Partito sardo d’Azione, a Sardinia Natzione, ai sudtirolesi e alla Ligue Savoisenne. Gli occhi del mondo (ma soprattutto di Digos e Servizi) cominciarono a puntare dritto sulla Lega Nord, già “attenzionata” come si dice in gergo poliziesco per la Guardia nazionale padana e i Volontari verdi. Fu proprio Rosi Mauro ad animare il boicottaggio interno contro la delegazione belga. Un boicottaggio che arrivò (sempre con lo zampino della Mauro) fino alle colonne della Padania, dove andò in scena un vero e proprio ammutinamento con il beneplacito di Gianluca Marchi, all’epoca direttore e grande amico della badante: il nome del delegato del Vlaams Blok fu cancellato dal programma della giornata congressuale sul giornale con un atto di “pirateria” da parte di alcuni redattori. L’oratore giunto da Anversa tenne comunque il suo intervento, ma fu coperto da fischi e insulti in un clima da quasi guerra civile tra contestatori federalisti e militanti di destra interni al Carroccio.
Milosevic in fondo al barile
Una costante che esploderà in tutta la sua chiarezza durante il famoso raduno per la nascita dell’esercito padano, disdetto in fretta e furia su pressione chiara di ministero degli Interni e servizi segreti (la manchette dell’appuntamento sparì nottetempo dalla testata della Padania), e soprattutto in occasione della guerra in Kosovo, quando Bossi scelse di tifare per Slobodan Milosevic scontentando l’ala indipendentista, che ammirava i kosovari come i baschi e gli scozzesi. E i padani. Anche in quel caso la Mauro cercò, in privato, di riportare il leader a più miti consigli. Ma quella volta non ci fu nulla da fare, e i risultati si videro l’anno dopo, quando alle elezioni politiche del 2001 la Lega precipitò al 3,9 per cento dei consensi. La badante lo aveva detto: meno Milosevic, meno lotta al mondialismo e alla massoneria globale, più federalismo fiscale, gabbie salariali, ritorno della scala mobile e contrattazione aziendale. Oggi la sua rivincita passa dal grande risultato della Lega Nord e, probabilmente, anche da un ministero. Meritato.
Io più che altro mi chiedo come potrà Putin conciliare Ossezia/Abkhazia si e Cecenia no …
Beh, in Cecenia hanno risolto molto facendo fuori il leader del movimento separatista. Hanno usato un missile guidato dal suo telefono cellulare. Morto lui qualcosa pare essersi calmato. Ormai la situazione cecena e’ di gran lunga meno calda di quella che era qualche tempo fa.
Putin e’ un vero fetente, basti pensare a cio’ che fece nel caso del sottomarino Kursk, ma sicuramente e’ un uomo che non lascia i problemi (i suoi problemi) irrisolti.
Pensa che in Russia gode ancora di un consenso incredibile nonostante le malefatte di cui tutti, ormai, sono al corrente. In questo caso un po’ mi ricorda il caro Mr. B.
spero anch’io che Saakashvili sia inchiodato alle proprie responsabilità e spero se ne occupi la corte penale internazionale, che è organo dell’onu.
anche se l’onu non conta un cazzo, la russia ha ancora voce in capitolo e spero si usi questo strumento piuttosto che l’ennesimo tribunale ad hoc che altro non è se non il tribunale dei vincitori
Grazie Fully del riassunto, anch’io ero via durante questo scoppio e ho dovuto ricostruire i fatti! Bisogna dire che gli americani hanno una capacità di infilarsi in qualsiasi questione che non ha pari…
Sara post: Niente calcio in tv. Tiè!
Anche perché molte questioni sono loro a crearle da dietro il paravento. E dopo spuntano come i salvatori…
Da noi si dice se le fanno e se disfano!
Sara post: Niente calcio in tv. Tiè!
Giusto per dire che è da un pò di tempo che ci sono problemi in quelle aree. Diciamo da dopo il 1989, dalla dissoluzione dell’URSS gestita malissimo da UE e USA.
Da dove l’hai sbirciato questo ?
CogitoergoVomito post: E’ UNA QUESTIONE DI SLOGAN
Non saprei.
JP post: Considera L’Aragosta
Giusto per dare atto che la mia ignoranza è perfino superiore alla mia massa corporea.
In effetti, a quanto pare, l’Abkhazia esisteva già da un po’, ancora prima di Ferragosto.
Grazie per la preziosa segnalazione
Grazie
le due regioni, Ossezia del sud ed Abkhazia si erano già dichiarate stati sovrani ed indipendenti nel 1991, come la Georgia e molti altri nuovi stati provenienti dall’ex unione sovietica
Carlo Fronteddu post: Anatra Irlandese imbevuta di malto d’orzo fermentato
Meno male che c’è lui a salvare l’universo dai propri guai, se la crisi si è parzialmente risolta il merito è anche di Silvio che ha parlato al suo amico Putin e gli ha detto che la guerra non va bene (21-08-2008).
P.S. la notizia ufficiosa è stata immediatamente smentita, si vede che era parzialmente vera.
Sicuramente questa per la Russia e’ stata “La guerra perfetta”. anzi di piu’. Sul campo le forze Russe hanno avuto lo stesso devastante effetto che ebbero gli Israeliani con la guerra dei sei giorni. Sicuramente i rapporti di forza erano diversi rispetto al 1967 e cio’ la dice lunga su quanto Shakaasvili fosse stato “incoraggiato” a fare la voce grossa contro i ribelli. Sul piano strettamente Strategico/politico (come sostiene Clausewitz la guerra e’ la continuazione della politica con altri mezzi) i risultati ottenuti sono enormi al prezzo di perdite probabilmente minime (per i Russi). Ormai al mondo e’ chiaro che la Russia non e’ piu’ quel soggetto politico debole ed emarginabile che ha permesso alla NATO di attaccare il Kosovo, di completare l’allargamento ad Est e di tessere trame politiche nel Caucaso del petrolio, ed e’ implicito che vorra’ essere resa partecipe di qualunque decisione riguardi la gestione delle risorse energetiche mondiali. E’ anche chiaro che l’impantanamento delle Forze Armate Statunitensi in Iraq e in Afghanistan ha creato dei grossi vuoti di potere negli altri scacchieri (mancanza di forze da mantenere in potenza?) oltre che esacerbare i rancori antioccidentali di certo fondamentalismo Islamico, rendendo piu’ debole la figura degli USA in ogni parte del globo. Chissa’ il prossimo presidente come approcciera’ alla situazione.
Saluti
fabio post: Il nostro futuro
Per me è anche , ma forse soprattutto ,una questione economica. La Georgia possiede un bel po’ di petrolio e dato che l’Europa tutta, malgrado quei quattro rottami di centrali nucleari che si rompono un giorno si e l’altro pure, di petrolio ne ha bisogno come il pane , per quale ragione Putin e soci dovrebbero rinunciare ad almeno una buona parte di guadagno? Per i rimproveri degli USA?( gli unici comunque che possono alzare la voce) Io credo di no. Finchè rimangono rimproveri si può far finta di non sentire e qualche volta anche rispondere. E Poi neanche gli Usa possono permettersi di litigare con l’orso russo poichè un sempre più probabile conflitto con l’Iran non possono certo sostenerlo da soli.
Sì, esatto.
E poi che ci faceva la Condoleeza in Georgia all’alba dell’attacco georgiano?
Non sembra un pò strano?
Io credo che Putin abbia ragione, come al solito gli usa prima delle elezioni devono fare qualcosa in modo che il clima nel loro paese cambi e regni il terrore così i repubblicani avranno altri 5 anni.
Secondo me dobbiamo avere paura fino all’inizio del novembre, dopo non succederà più niente.
Non lo so ,ma se non sono Gli Usa ad alzare la voce , a dire no ,non così , non esagerare , chi può farlo?
Berlusconi?
No, lei era lì quando la Georgia ha iniziato l’attacco.
La Russia ancora non c’entrava nulla in quel momento.
E comunque anche gli Usa non è che siano potenti come un tempo. Rimangono l’impero ok, ma con soldati e mezzi sparsi in qua e là per il mondo e con la recessione in corso penso che più di tanti non possano alzare la voce.
Stanno chiedendo in prestito i soldi alla Cina per comprare il petriolo dagli arabi….la situazione è più dura di quella che vogliano ammettere…
“Stanno chiedendo in prestito i soldi alla Cina per comprare il petriolo dagli arabi….la situazione è più dura di quella che vogliano ammettere”
@ Francesca:
Petriolo è vicino a Siena, ci sono delle antiche terme romane.
Scusami non ho potuto resistere.
Seriamente, la Cina ha comprato un sacco di debiti americani, sarebbe un casino se rivolessero i soldi indietro.
Carlo Fronteddu post: Anatra Irlandese imbevuta di malto d’orzo fermentato
la gaffe è servita ad imparare una città nuova!Vedi mò…
Probabilmente è anche un modo per misurare “quanta corda possano tirare.l’America , per diverse ragioni, non puo fare a meno dell’amico Vlady
Ormai gli usa non possono fare meno di nessuno con i debiti che hanno e col consumismo che hanno creato.
Da un certo punto di vista può essere un bene ma hanno dimostrato già varie volte che per permettersi i 2400 4×4 farebbero di tutto.
Io non so cosa pretendano europa e america dalla russia, mi sembra una cosa da matti.
Bush poi che dice “è inaccettabile”.
Diamine, se cuba inizia a spararsi con un’altra nazione da quelle parti, gli USA di chi prenderanno le parti, dei cubani?
sarebbe l’equivalente della russia che prende le parti dei georgiani.
è un grosso errore fare arrabbiare i russi. grossissimo
prefe post: Non è un paese per vecchi, ma nemmeno per me.
e vedrai quando si cominceranno ad arrabbiare i cinesi
comunque pare che gli americani è dai tempi di MacArthur che ne ne azzeccano una in politica estera.
hanno decisamente qualche problema con la loro “Intelligence” i nostri al confronto sono dei mostri di strategia e analisi e fedeltà al paese
c’era qualcuno che diceva intelligenza militare è una contraddizione di termini
Diciamo che, laddove hanno trovato ostacoli le ideologie, invece stanno trovando via libera gas e petrolio. Cio che succede in Georgia non è altro che il proseguo del film già visto Cecenia. Non so di chi siano le colpe nè di chi le ragioni, certo è che non sono belli esempi i da chi si erge a paese “civile e democratico”
paesi civili e democratici non esistono, a mio avviso.
e dai
proprio davvero davvero?
nessuno nessuno?
Non noi certamente ma c’è chi sta peggio ma anche chi sta molto meglio
Io sono un fan dei paesi scandinavi per favore non mi distruggere un mito
Non conosco molto i paesi scandinavi, sicuramente sono meglio di noi per parecchie cose ma vedrai che se scavi bene troverai anche lì qualcosa che non funziona.
I diritti civili della Carta Onu per esempio non sono rispettati in toto da nessuno.
La cosa assurda dei paesi scandinavi è che hanno una percentuale di suicidi annua è piuttosto alta, in Svezia ci sono 1500 morti ogni anno per suicidio, mentre la percentuale di paesi come Giamaica, Honduras, Haiti è praticamente a zero.
Qualcosa che non va sicuramente c’è, e come si dice all’IKEA: “la melanconia negli svedesi è innata”.
Carlo Fronteddu post: Anatra Irlandese imbevuta di malto d’orzo fermentato
Se è per questo anche in Giappone e in altri luoghi dove l’onore conta ancora qualcosa e si rendono conto del divario fra l’ideale e il reale ci sono molti suicidi (che però per un cristiano resta un peccato mortale); probabilmente in altri posti questo divario lo percepiscono in maniera molto più vaga.
D’altronde, solo per fare un lontano paragone, quando mai in Italia o nei paesi del terzo mondo si dimette volontariamente un uomo di potere anche dopo che ha fatto (spesso volontariamente) disastri irreparabili ?
Quasi mai, in altri posti invece una scorrettezza volontaria è considerata una lesione irreparabile nel rapporto di correttezza fra responsabile e governato.
Forse la differenza è che i primi non si rendono conto, non percepiscono appieno la gravità dell’evento, mentre i secondi si.
Non è una cosa normale, scusa.
Se pensi al suicidio come soluzione ultima dell’ingiustizia del mondo, hai delle rotelle fuori posto, senza offesa per nessuno….
Il suididio nei paesi scandinavi credo siano dovuti piuttosto al clima che non è molto “umano”…
Ti assicuro che a Cuba si rendono conto del divario fra ideale e reale ma di suicidi nemmeno l’ombra…
Infatti non è normale, ma penso che tanti avvenimenti del genere avvengano sotto il nefasto effetto di alcool, droghe o condizioni psichiche al limite del ricovero (invece di eliminare altri, si autoeliminano); spesso sono persone che soffrono molto per un complesso di inferiorità dovuto alla competitività sociale o al fatto che non trovano un senso alla vita che fanno.
Sul clima, che dire, il sole di mezzanotte è bello ma può scombussolare i ritmi circadiani e non è che sia una bella cosa; sulla temperatura, a qualcuno piace caldo e a qualcuno piace freddo
Anche questo è un male globalizzato ormai.
Per il clima: mi riferivo anch’io ai 6 mesi di giorno e ai 6 mesi di notte più che alle temperature.
Pare che la maggior parte dei suicidi avvenga nei sei mesi notturni.
Dev’essere dura in entrambi i casi comunque…
OK nessuno è perfetto (vedi A qualcuno piace caldo).
Però quello che mi sta cominciando a pesare è il clima da tutti a casa che si sta diffondendo: tanto sono tutti ladri o corrotti o non rispettano i diritti umani o sono per l’involuzione della specie o non servono a nulla o …
Nessuno è propositivo, e purtroppo neanche il sottoscritto.
Anche su MC
C’è in giro un atmosfera da fine del mondo o fine dell’impero se preferisci.
Se un meteorite si stesse per schiantare sulla terra noi staremmo qui a discutere:
di quanto è grande
di quanto lontano si vedrebbe l’effetto dell’esplosione
di come la NASA dice bugie
di cosa c’entra Silviolo in questo o se la colpa è dei comunisti
di come intendiamo festeggiare la fine del mondo (al 21/12/2012 manca poco ormai)
E’ ora di cominciare
Noooooooo! Il 2012 nooooooooooooo!!
Portatemi la testa di Giacobbo!
Io credo che ci sia in giro un’atmosfera da fine Nouveau régime più che altro. Se Malthus aveva ragione allora…. Via, vi risparmio il mio cinismo
Ma non non ci risparmiare
Heinlein famoso sociologo e analista del futuro
diceva che Malthus ha sempre ragione … alla fine
Studio storia, non mi trascinerai mai in questi discorsi che se mi scoprono all’università mi deferiscono alla corte marziale
I paesi civili e democratici non bombardano i paesi vicini ne tantomeno gli invadono e se ne annettono pezzi di territorio e neppure risolvono spinose questioni interne a cannonate.
a chi ti riferisci?
Chi si erge a paladino della giustizia e della democrazia queste cose le ha fatte…
Mi riferivo alla Russia di Putin…
Va bene anche per gli Usa, però…
Si si certo. Vale anche per loro