Bunga Bunga 8


Se non ci fosse l’ennesima minorenne in mezzo, questa storia del bunga bunga sarebbe quasi divertente.
Che una ragazzina possa raccontare certe cose non mi scandalizza. Quello che ci dovrebbe colpire veramente è che, in questo paese, questo tipo di racconto suoni verosimile.
Fra storie di transessuali, puttane, intercettazioni telefoniche, test antidroga e case a Montecarlo, la semiotica del potere italiano trasmette sensazioni di godimento fisico più che di soddisfazione intellettuale. Dal comandare è meglio che fottere si è passati agevolmente al comandare e fottere perché, quando si può, è meglio non negarsi nulla.


Ora, pensando ad un appartenente della classe dominante italiana, non viene più in mente la grisaglia grigia, gli occhiali spessi, la cartella polverosa e il libretto delle orazioni di democristiana memoria. E’ più naturale pensare a musica chiassosa, piste di cocaina, donne nude e sudate, coiti orali, schizzi di sperma e fasci di banconote infilati distrattamente nelle mutande.

Non sono un bacchettone. Sono grande a sufficienza per pensare che, dovendo proprio scegliere tra due mali, meglio un padrone che ruba, si droga e chiava che un governo retto da talebani.
Quello che mi fa incazzare, però, è che in presenza di una classe dominante che assolve continuamente se stessa in termini morali e giudiziari, chi non fa parte degli eletti, eletti de iure e de facto, se ama una persona del suo stesso sesso non può vedere riconosciuta la propria unione, deve aspettare tre anni per avere un divorzio e se non può avere figli deve ricorrere prima ad un giudice e poi al medico.

E’ facile prevedere che il bunga bunga diventerà l’ennesimo lascito culturale che Berlusconi regalerà al nostro paese. Già mi immagino: è stato un bunga bunga, che voglia di fare un po’ di bunga bunga, l’ho beccato in pieno bunga bunga, ecc.

E’ il genere di regali che meritiamo per aver delegato la gestione delle nostre vite, del nostro amore e del nostro futuro a chi, mentre bacia la pantofola del Papa, con la mano in tasca si liscia la cappella pregustando la prossima fighetta da infilare.


8 commenti su “Bunga Bunga

  • Giuseppe Luca

    “LA PREDICA DEL BUON ESEMPIO”

    Termini quali “emergenza”, “sfida”, “compito”, “missione” utilizzati per parlare di educazione, da un lato ne rilevano la grande attualità e importanza e, dall’altro, pongono alcune domande essenziali che attendono risposte.
    E iniziamo a chiederci perché, parlando dei giovani, gli adulti, spesso, utilizzano la famosa frase:
    “ai miei tempi…” che, in definitiva affossa ogni possibilità di dialogo e di reciproca considerazione positiva. Si tratta, fra l’altro, di un linguaggio che trova la sua origine nei tempi più remoti.
    “Nemmeno i tempi sono più quelli di una volta. I figli non seguono più i genitori!”
    (da un papiro egizio di 5000 anni fa)
    “Questa gioventù è guasta fino al midollo; è cattiva, irreligiosa e pigra. Non sarà mai come la gioventù di una volta. Non riuscirà a conservare la nostra cultura”.
    (da un frammento di argilla babilonese di 3000 anni fa).
    “Non nutro più alcuna speranza per il futuro del nostro popolo, se deve dipendere dalla gioventù superficiale di oggi, perché questa gioventù è senza dubbio insopportabile, irriguardosa e saputa. Quando ero ancora giovane, mi sono state insegnate le buone maniere e il rispetto per i genitori: la gioventù d’oggi invece vuole sempre dire la sua ed è sfacciata”.
    (Esiodo, 700 avanti Cristo)
    “Il mondo sta attraversando un periodo tormentato. La gioventù di oggi non pensa più a niente, pensa solo a se stessa, non ha più rispetto per i genitori e per i vecchi; i giovani sono intolleranti di ogni freno, parlano come se sapessero tutto. Le ragazze poi sono vuote, stupide e sciocche, immodeste e senza dignità nel parlare, nel vestire e nel vivere”.
    (Pierre L’Eremite, predicando la prima crociata nel 1095)
    Ma gli adulti di oggi non sono i giovani di ieri?
    E allora, faremmo bene a smetterla di giocare al gioco del “noi e loro”. Il gioco del “noi e loro” serve, spesso, a declinare le nostre responsabilità di adulti pensando che se i giovani sono diversi, in definitiva, la colpa non è nostra.
    E il comportamento dei giovani di oggi non è anche modellato sul nostro comportamento di adulti? Nessuno può negare che i giovani seguano i modelli e gli esempi proposti dai grandi.
    Se uno dei problemi più gravi dei giovani d’oggi è, come evidenziato da diversi studi, quello della mancanza d’identità, sarà consequenziale l’identificazione con i modelli esterni.
    È, perciò, necessario controllare quanto si fa per la formazione dei giovani rilevando quanto contribuiscano le varie agenzie educative, la scuola, la società, l’associazionismo, i mass-media.
    E noi che ci fregiamo del titolo di “educatori” non possiamo non riflettere e non stigmatizzare i messaggi negativi trasmessi dai mass media, da tanti personaggi che, spesso, pur rivestendo incarichi politici di alta rappresentanza popolare, dimenticano i valori etici e morali, messaggi e stili di vita devianti con i quali i giovani ritengono lecito identificarsi compromettendo definitivamente il loro futuro.
    Ribadiamo, infatti, come l’influenza delle comunicazioni di massa sull’opinione pubblica e sui processi di formazione e/o di mutamento di opinioni, atteggiamenti e comportamenti è molto elevata specialmente se, i fruitori delle notizie, non hanno una solida formazione discriminatoria e la conseguente capacità di formarsi comunque, un’opinione personale.
    Riconosciamo, ancora, che l’etica dell’uomo politico è l’etica del singolo in quanto, come per ogni altra persona, nasce dalla sua coscienza morale, dal suo credo, dalle sue convinzioni; ma, a differenza di un comune cittadino, chi ha un ruolo di rappresentanza deve essere ben consapevole delle possibili conseguenze morali, sociali e culturali di ogni sua parola e, specialmente, di ogni suo gesto deviante.
    Una “piccola” bugia detta da un semplice cittadino resta un fatto non condivisibile ma riguarda la sfera personale, ma se detta da un uomo “pubblico”, rappresenta un “tradimento” di quei valori fondanti l’etica sociale che un uomo impegnato nel pubblico deve scrupolosamente possedere e difendere.
    Il tuca tuca o il bunga bunga non si addicono a chi ha un ruolo di rappresentanza e, quindi, di formazione. Le Istituzioni, infatti, hanno una dignità da conservare e mostrare con orgoglio.
    Il politico, quindi, più di chiunque altro, deve avere, nell’esercizio del suo ruolo, un comportamento esemplare che non offuschi minimamente l’immagine del suo Paese, che eviti ogni riflesso negativo sulla vita nazionale e sui rapporti con altri Paesi.
    L’azione educativa deve viaggiare sui binari della fermezza e della vigilanza ma ha come volano l’esempio. La funzione dell’educatore, (operatore scolastico, politico, professionista della comunicazione, genitore…), infatti, deve essere essenzialmente una funzione di esemplarità o meglio di testimonianza.
    Un vecchio proverbio afferma: “le parole volano, gli esempi trascinano” perché, come ripeteva don Bosco ai suoi collaboratori:“Quello che più conta è la predica del buon esempio”.

    Giuseppe Luca,
    Direttore Responsabile della “Letterina”

I commenti sono chiusi.