Bullshit
3 febbraio, 2010 - 9:14 di fma
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é la parola inglese, equivalente italiano stronzate, attorno a cui ruota la riflessione di , filosofo e professore emerito all’università di Princeton.
Che cos’é una stronzata?
Un po’ meno di una bugia. O forse un po’ di più.
Una bugia persegue un fine preciso, che è di inserire una particolare falsità in un punto specifico di un insieme. Il bugiardo, per inventare una bugia, deve credere di sapere cosa é vero e cosa non lo è. Non può progettare la sua falsità senza tenere costantemente d’occhio la verità.
Una persona che sceglie di cavarsela a forza di stronzate ha molta più libertà.

Ciò che ci nasconde chi ci racconta stronzate, é che la verità non é al centro del suo interesse. Che non si preoccupa che le cose che dice siano aderenti alla realtà. Che le sceglie, o le inventa, solo in quanto si adattano all’immagine che vuol darci di sé.
Uno che mente e uno che dice la verità, giocano in campi opposti allo stesso gioco. Chi racconta stronzate se ne frega delle regole del gioco. Non rifiuta l’autorità della verità, come fa il bugiardo, semplicemente non se la fila.
É facile capire come le stronzate siano un nemico della verità assai più pericoloso delle menzogne.
Ma perché oggigiorno ci sono così tante stronzate in circolazione? Perché, chi più chi meno, ne produciamo tutti in abbondanza?
Innanzitutto per le moltissime occasioni che ci offrono i nuovi mezzi di comunicazione di parlare di cose che non conosciamo. Spesso stimolati dalla diffusa convinzione che in una democrazia ogni cittadino debba avere un’opinione su tutto. O almeno su tutto ciò che attiene alla gestione della cosa pubblica della propria nazione.
Come se, invece di cercare di giungere a rappresentazioni accurate di un mondo condiviso, l’individuo si dedicasse al tentativo di fornire una rappresentazione sincera di sé.
Come se avesse deciso, non potendo restare fedele ai fatti, troppo complicati e faticosi da conoscere, che restare fedele a se stesso e ai propri valori vale molto di più.
Come se esseri coscienti, che esistono solo nella loro relazione con le cose, quali noi siamo, potessero conoscere se stessi senza conoscere quelle.
Pensiamo a un politico americano che tiene un discorso per
la festa dell’Indipendenza, il 4 luglio, e parla pomposamente
della “nostra grande e benedetta nazione”, i cui Padri Fondatori,
guidati da Dio, crearono un nuovo inizio per l’umanità”.
Si tratta indubbiamente di sciocchezze.
Mentirebbe solo se la sua intenzione non fosse di diffondere tra
gli ascoltatori credenze che egli stesso considera false…
Ma in realtà all’oratore non importa ciò che pensa il suo pubblico
dei Padri Fondatori o del ruolo della divinità nella storia
dell’America e via discorrendo.
Quanto meno, la ragione del discorso non è un interesse per ciò
che ciascuno pensa di simili argomenti.
È chiaro che ciò che rende questo discorso per la festa del 4 di
luglio una serie di sciocchezze non è, essenzialmente, il fatto
che l’oratore considera false le sue affermazioni.
Piuttosto… l’oratore vuole comunicare attraverso quelle
affermazioni una certa impressione di sé.
Non cerca d’ingannare nessuno riguardo alla storia americana.
Ciò che gli importa è quello che pensa la gente di lui.
Harry G. Frankfurt Stronzate, un saggio filosofico Rizzoli(1)
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Note
- la citazione è un’aggiunta della redazione e non è presente nella versione originale inviata dall’autore N.d.R. [↩]

Davvero condivisibile.
Innanzitutto per le moltissime occasioni che ci offrono i nuovi mezzi di comunicazione di parlare di cose che non conosciamo.
Non a caso internet è un mare magnum di stronzate. Ma grave forse non è tanto parlare di ciò che non si sa, quanto parlare di ciò che non si sa con toni apodittici e senza accettare in alcun modo il confronto con gli altri, soprattutto con chi ne sa più di te. A tal proposito mi viene in mente l’ultima bislacca tesi complottistica secondo la quale google avrebbe censurato l’aggressione di Berlusconi (tesi ripresa, cosa ancor più grave, da importanti testate nazionali):
il tono dei (pochi) commenti non lascia spazio ad interpretazioni. I fatti hanno ovviamente smentito queste assurde tesi, che comunque nel frattempo hanno acquisito una loro “dignità” e credibilità purtroppo superiori alla verità stessa, anche perché nessuno ha poi avuto il coraggio di smentire e di ammettere il grossolano errore (che un qualsiasi giornalista degno di tal nome avrebbe evitato contattando qualcuno competente in materia).
Il vecchio Frankfurt da qualche parte si deve ben essere ispirato!
Mi procurerò il libro. Oggi anch’io non sopporto i bullshitters, ignari che è better to remain silent and be thought a fool than to speak out and remove all doubt. Ai tempi del liceo ero più misericordioso, forse perchè li chiamavo ancora pallisti.Frequentavo un bar attiguo alla scuola popolato da personaggi fantastici, ballisti riconosciuti e caustici stroncatori. Il brigadiere C. della squadra politica (che da tanti guai mi avrebbe tolto in futuro in nome del ferreo sodalizio bigliardistico) dava del voi a tutti e chiamava tutti collega. Uno dei pallisti storici che l’aveva sparata grossa fu tacitato così:”Colle’, assettateve ‘a seggiolella…”.
Mentre nella marca trevigiana si dice: “Scurta la bisata che mi distuo el lampion”
è una riflessione interessante.
nel saggio si fa differenza tra chi dice stronzate consapevolmente e chi lo fa candidamente?
No, perlomeno non mi pare. Sicuramente non in modo esplicito.
La stronzata in fin dei conti è sempre candida, nel senso che non è frutto d’un calcolo preciso (sostituire la menzogna alla verità per un qualche fine), quanto del bisogno di dare un’immagine di sè agli altri, in barba alla verità.
I bambini, candidi per definizione, sono in fin dei conti dei magnifici costruttori di stronzate.
Così come gli adulti che sparano stronzate, sono un po’ bambini.