Sanità Italiana: Breve Vademecum per chi ha un Matto in Casa
3 aprile, 2007 di marco il buono
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“La legge di ispirazione sessantottina che ha chiuso i manicomi prevedeva una rete di sostegno. Ma la rete c’e'? Quando uno ha un figlio o una sorella matta, ma matta veramente, i cazzi di chi sono?
E se uno crepa e lascia sola una persona in quelle condizioni, che ne e’ di lei?
Uno deve crepare dannato sapendo che il figlio finirà a cacarsi sotto per strada mentre qualcuno lo prende a bastonate?”
Questo e’ il punto”. Come vedete mi è stata fatta precisa richiesta e a questa rispondo cercando di non dilungarmi troppo, sia per non annoiarvi, sia perché la cosa mi tocca profondamente. Non parlerò di Cristicchi, perché è già stato strumentalizzato abbastanza ed in una maniera che reputo oscena come potrete vedere qui. Premetto che non sono uno psichiatra, né un dirigente dell’ A.U.S.L. , sono solo uno che sa e vive di situazioni di disagio. La legge Basaglia è la legge n. 180 (degli anni settanta) che ha disposto la chiusura dei manicomi.
Prende il nome dal prof. Franco Basaglia (oggi defunto), protagonista negli anni 60-70 di un esperimento che fece scalpore presso il manicomio di Trieste.
A questa legge i detrattori imputano la libera circolazione dei cosiddetti “matti”; alla stessa legge i sostenitori riconoscono di aver umanizzato la psichiatria, l’invenzione delle comunità riabilitative e degli esperimenti di reinserimento delle persone psichiatricamente disagiate. Per chi non sapesse chi è Basaglia vi invito qui o qui .Prima che arrivasse Basaglia c’era questo, non che adesso sia vietato, ma almeno ci si vergogna a pronunciarlo. Torniamo a noi; in grassetto vi segnalo frasi vere pronunciate da utenti psichiatrici che conosco. Io sono Lello e sono “normale”, mio fratello si chiama Marco ed è convinto che l’universo conosciuto sia stato creato da alieni che si chiamano cavalieri dell’apocalisse che hanno fatto il mare con i cervelli e che sanno in qualsiasi momento dove stai. Io mi accorgo del disagio di mio fratello e parlo con il mio medico di base.Lui mi indirizza (speriamo) verso un Centro di Salute Mentale (C.S.M.) che prende in carico mio fratello. Ad esempio qui .
Lì trovo l’assistente sociale e lo psichiatra che si occupa del mio quartiere (speriamo). A questo punto ci sono varie alternative decise dallo staff del C.S.M. Se mio fratello non è grave può continuare a dormire a casa con me, ma dalle 08:00 alle 20:00 può frequentare il Centro Diurno, dove si assume la terapia, si mangia e si svolgono attività riabilitative varie, gite o lavori manuali o nella migliore delle ipotesi trova un lavoro adatto a lui, grazie alle cooperative sociali di tipo A o B. Io sono contento che esista il C.S.M. perché almeno dalla mattina alla sera posso fare una vita “normale”; in effetti questa struttura è un grande aiuto per me e per Marco. Se mio fratello ha una patologia più grave o è pericoloso lo staff può decidere di inserirlo in strutture residenziali che possono essere di due tipi, H24 (gli operatori lavorano in questa struttura nell’arco delle 24 ore giornaliere, per utenti con patologie gravi) oppure H12 (gli operatori lavorano 12 ore, per utenti con patologie meno gravi o senza parenti). Ci sono anche case famiglia senza operatori, dove tanti matti vivono insieme e si aiutano a vicenda ma purtroppo sono più rare. Queste residenze non sono per sempre ma servono ad iniziare un trattamento che aiuti mio fratello a star meglio. Se mio fratello è molto cattolico e crede che io sia l’anticristo tenterà in tutti i modi di uccidermi; in questo caso il sindaco, i dottori, gli infermieri e la forza pubblica fanno un trattamento sanitario obbligatorio (T.S.O.). E lo ricoverano nel reparto di psichiatria dell’ospedale. Anche in questo caso la villeggiatura non dura a vita.Superati i 65 anni chi non può rimanere in famiglia o chi una famiglia non ce l’ha viene ricoverato in una casa di riposo che abbia un settore per i disagiati psichici. Sì, lo so, l’attuazione, essendo affidata alla regione, può presentare differenze, ma nella sostanza cambia poco. Quando ero ragazzo giocavo a pallavolo e mi è capitato di andare a giocare in un manicomio per una esibizione; lì ho visto le persone legate ai termosifoni, trattate come mandrie di vacche, lavate come Stallone nel film Rambo (quando viene arrestato), quindi mi preoccupo della fine che farà mio fratello. Nei centri voluti da Basaglia ho trovato delle persone che trattano mio fratello nel modo migliore, con gentilezza e curiosità…sì, avete capito bene, la motivazione comune di chi lavora in queste strutture è la curiosità, sembrano estasiati quando mio fratello parla dei vermi presenti nel sistema circolatorio del sangue umano, delle voci che gli dicono di non masturbarsi pena l’inferno ecc. ecc. Immagino che non sia tutto oro quello che luccica e altre realtà siano diverse, ma io i problemi li ho riscontrati quando entrava in scena la politica, più salivo nelle gerarchie della A.S.L. e più mio fratello perdeva la definizione di persona e diventava un numero. Sempre parlando di politica vi lancio un ultimo amo.
Perché gli O.P.G. (ospedali psichiatrici giudiziari) sono ancora aperti?
Fanno parte e dipendono dall’Amministrazione Penitenziaria e dal Ministero della Giustizia. L’ordinamento è quello carcerario, con le sue limitazioni di orari delle visite, permessi, polizia penitenziaria, ora d’aria, celle chiuse con le sbarre, ecc… una cosa vergognosa, se volete approfondire andate qui .
Saluti da Lello e Marco.
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decisamente c’è da ringraziare per esser nati “sani”.
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Ha ragione tusaichi…
Vivo in un paesino che, in zona, ha la nomea di “paese dei matti”; non scherzo purtroppo e siamo etichettati a ragione perchè fino a qualche anno fa i casi documentati (in media) erano veramente tanti.
Ve ne sono ancora ma, fortunatamente, la tendenza è in diminuzione….
Perchè tanti casi?
Ci sono varie teorie: in primis perchè, soprattutto nei due secoli scorsi, chi aveva molte proprietà non voleva farle uscire dalla famiglia e ci si sposava spesso tra consanguinei pur di trattenere il più possibile; i casi di malattia quindi erano molteplici. C’è poi chi dice che nella nostra zona c’è carenza di iodio e questo aggraverebbe ulteriormente la situazione.
Anche vicino casa mia ci sono stati e ci sono tuttora persone malate; qualche anno fa c’è stato anche un grave caso: il figlio malato ha picchiato la madre (non vi dico con cosa per delicatezza); lei si è salvata per un soffio dopo mesi di cosa e riportando danni al cervello (e non solo) permanenti e lui è ancora in uno degli O.P.G. di cui parla l’articolo. Non so come lo trattano li (il fratello che va ogni tanto a trovarlo dice che sta bene, solo un po’ troppo pieno di calmanti) però mi chiedo: senza queste strutture i familiari di questo ragazzo e noi vicini come vivremmo sapendo che potrebbe tornare qui da un momento all’altro? Questo episodio è stato il culmine di tanti altri precedenti, per cui tutte le cure avevano fallito.
Mi auguro che siano trattati come persone e non come animali, questo è ovvio, però bisogna pensare anche a chi subisce i loro comportamenti malati.
Attualmente lavoro un una ASL dove c’è anche il CSM e vedo quotidianamente casi di persone con questi problemi; non sono per niente situazioni semplici ma sapere che possono contare su questo aiuto, anche se poco forse, credo valga molto.
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@lei si è salvata per un soffio dopo mesi di cosa
Intendevo coma ovviamente…
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Per esperienza personale la bellissima Urbino è uno dei centri con il più alto tasso di follia in percentuale rispetto alla popolazione, questo perche’ i Montefeltro si ingroppavano fra parenti.
Spes sei mica di Urbino?
In generale vi invito a non aver paura dei malati psichiatrici, hanno una spiccata sensibilità, e sanno quando vi rivolgete a loro con amore, lo sentono.
Una volta mi è anche successo che un utente a cui volevo molto bene mi ha avvisato di non avvicinarmi perchè stava male.
Questo perchè difficilmente fanno del male a chi gli vuole bene.
E sopratutto ricordate che la maggior parte delle volte è la famiglia che fa impazzire un loro componente, a volte addirittura per scelta, per assicurarsi la compagnia nella vecchiaia.
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Ciao Marco. Si vede che quello che fai lo sai fare e che vuoi bene alle persone. Sono contento di averti a bordo. Veramente contento ed orgoglioso.
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Non sono di Urbino Marco ma siamo messi bene lo stesso!
Scherzi a parte, concordo con MC: traspare la tua sensibilità e anche la tua preparazione.
Io non sono un’esperta ma ho vissuto molto da vicino la situazione di cui ho parlato nell’altro commento: è successo a 50 mt da casa e mio padre è stato il primo ad arrivare li trovandosi davanti una scena raccapricciante.
Con questo non dico che tutte le situazioni sono uguali, so che non è così e ne ho la prova quotidianamente grazie al lavoro che svolgo; quello che invece voglio dire è che vanno tutelate in qualche modo anche le persone che ruotano attorno al malato (ovviamente mi riferisco ai casi gravi).
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eh sì omonimo, l’aggettivo “buono” ti calza a pennello.
Buono e bravo. Mi hai presentato una realtà che non conoscevo in modo molto chiaro.
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DB non per questo tu sei diabolico, anzi.
MC i tuoi complimenti valgono doppio, capitano mio capitano.
Spes hai assolutamente ragione, spesso ci poniamo il problema dei familiari.
Avere un matto in casa non è facile ma la mia esperienza mi dice che i parenti tendono a scaricare il reietto, spesso facendosi vivi solo quando arriva la pensione mensile.
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Mi piace molto questo articolo (Mi piace da morire tutta MenteCritica, ma questo è un altro discorso).
Dunque, i matti. Chi sono i matti? Il grande Musatti diceva che una volta nella vita tutti noi abbiamo un episodio psicotico, quindi lo siamo virtualmente tutti. Salvador Dalì, che rischiò di far uscire pazzo Freud quando tentò di psicoanalizzarlo, sosteneva che era capace di entrare ed uscire dalla sua follia.
Non c’è dubbio che la legge Basaglia abbia eliminato una vergogna nazionale. Nel manicomio non solo entravi per non uscirne più, anche per un semplice “esaurimento” ma perchè i tuoi parenti volevano la tua parte di eredità, perchè non potevi difenderti, ecc. Non dimentichiamo che nel manicomio i malati erano violentati e picchiati.
Bisognerebbe migliorare la legge 180 e costruire altre strutture di accoglienza. In moltissimi casi il disagio o la vera e propria malattia nascono da situazioni famigliari, per cui, se il malato ha modo di soggiornare al di fuori dell’ambiente patogeno non può che trarne beneficio.
Vorrei ricordare un’altra cosa. Che i malati di mente sono malati d’amore. Ne hanno ricevuto poco o in maniera sbagliata. L’amore può guarirli.
Non bisogna vergognarsi di loro, come si fa di solito la famiglia e la società. Se molti di noi non sono caduti nella malattia è solo perchè siamo stati fortunati ad essere forti abbastanza.
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Come sempre il problema è misurare la distanza che c’è tra teoria e pratica. L’abolizione della detenzione manicomiale è stato un fondamentale passo in avanti. Quello che continua a mancare in questo paese è il concetto che anche la malattia inguaribile ha una sua terapia fatta di miglioramento della qualità della vita. E questo vale sia paer un malato terminale che per uno schizofrenico.
Grazie di tutto Lameduck. Davvero.
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Cara/o Lameduck,
io il mio bell’episodio depressivio/psicotico (sono stato un MATTO depressivo/maniacale???!!!Vale qualcosa catalogare una cosa del genere?) ce l’ho avuto… sono stato anche in un reparto psichiatrico per un paio di settimane, accettando, fortunatamente, le “cure”. Credo di avere avuto la fortuna, nella mia vita, di avere dedicato tantissime energie alla comprensione delle persone e di me stesso già prima della CRISI, perchè di questo si tratta e non di pazzia, che in realtà non esiste. Perciò sono stato predisposto a farmi aiutare da una brava psicoterapeuta quando ho rinunciato a quell’orgoglio che ci fa rifiutare l’idea stessa di avere bisogno di una mano tesa… e poi ho avuto tutta una serie di condizioni favorevoli che mi hanno permesso di dedicarmi a me stesso nella vita.
Hai ragione a chiederti chi siano i matti: lo siamo tutti come non lo è nessuno. Non è affatto uno stato “inguaribile” e “definitivo”, anche se il rischio di non uscirne mai più fuori è elevatissimo quando giungiamo a certi livelli di crisi. Ma non c’è cosa peggiore, secondo me, che mettere le persone in crisi insieme, forzatamente, perchè le persone in crisi hanno bisogno, come ne ho avuto io, di leggere in modo nuovo non solo le proprie emozioni ma anche il comportamento degli altri - tutti- , che certo tanto bello non è!!! E la cui manifestazione più sgradevole è la prevaricazione sulla voltonà degli altri. Un breve periodo, libero, in ospedale può aituare, ma poi se la persona in crisi non si impegna, se non lavora per comprendersi e comprendere gli altri, allora diventa come un tossicodipendente che non accetta l’aiuto di nessuno… Certo conta chi ti aiuta, come lo fa, in quale ambito generale vivi, la sicurezza di un Lavoro, l’atteggiamento della famiglia, ecc ecc. Nel mio caso mi ha aiutato anche il fatto che io sono entrato in crisi dopo anni che vivevo per conto mio, che lavoravo e che avevo PROVOCATO tutte le persone che mi circondavano cogliendone le loro contraddizioni diverse ma non dissimili dalle mie… così conoscendo le loro paure, le loro vigliaccherie, le loro disonestà… mi ero aperto certi orizzonti ma mi ero assolto, come facciamo tutti, perchè mi ritenevo migliore di loro…
Ma la cosa tragica per me è che io non ero meglio di loro!!!! E quando ne ho preso atto sono entrato in CRISI, perchè questo voleva dire che io ero un PEZZO DI MERDA QUALSIASI, che non meritavo l’Amore e la Stima di nessuno, come non lo merita qualsiasi altro essere umano che si muove sulla terra, a partire da Stalin ed Hitler fino a Gandhi e Gesù Cristo passando per Madre Teresa (ho estremizzato per rendere l’idea, ovviamente sò riconoscere le differenze… se però vi dicessi che Gandhi era un Superbo?). Ehi, non la prendete male eh… se preferite stimiamo tutti -cambia la forma ma non la sostanza nel caso - ma, per favore, non facciamo discriminazioni!!! Poi ricordate che è pur sempre un Matto che parla…
Tutti abbiamo bisogno di credere di essere amati e stimati dagli altri, prima di tutto dai genitori: questa necessità umana è di fondamentale importanza nei primissimi anni di vita. Ma converrete con me se rifletterete su quella che è la realtà di tutti gli esseri umani, cioè che l’Amore non esiste, è una nostra autoillusione che ci fa pensare di essere amati, - non è un caso che si dice “vorrei sentirmi amato” quando siamo giù e non si dice certo “vorrei amare”- ma nessuno potrà mai amarci davvero, perchè tutti, indistintamente, siamo destinati a soddisfare solo ed esclusivamente le nostre necessità.
Se tra voi ci sono padri o madri vi potrete rendere conto che forse Amate i vostri figli più di voi stessi: ma se lo pensate davvero vi state raccontanto una bella menzogna!!! Necessaria, ma menzogna!!! Il pedofllo vlolentatore dei propri figli fa danni peggiori dei vostri, e non è detto, ma di sicuro trasmette un messaggio più sincero del vostro…
Provate a ripercorrere il vostro passato e a chiedervi per quale motivo avete procreato! L’illusione che Amate i vostri figli e che questo Amore è sorto nel momento in cui sono nati, o peggio ancora che li amavate ancora prima che venissero concepiti, collide con ogni ragionevole riflessione logica!!! E’ il vostro modo di ingannare voi stessi per non prendere atto di cosa siete in realtà, al pari di qualsiasi altro essere umano (ahimè, me compreso, sigh, e ve l’ho già scritto). Voi direte che l’Amore non è frutto della logica… e io vi dico che anche un Matto non è frutto della logica!!! Ecco perchè ho messo in relazione questi due aspetti: perchè la Crisi deriva proprio da questo: dal crollo di questa illusione, dell’illusione di poter essere Amati e Stimati così come di poter Amare e Stimare. Almeno questo è stato per me… infondo è prendere atto della realtà, prenderne atto non a livello logico, che può essere anche una banalità, ma a livello EMOTIVO.
Ma il paradosso peggiore, per un “matto”, è continuare a cercare di trovare negli altri la soddisfazione al proprio bisogno di essere amato quando le esperienze dissonanti della vita gli hanno dimostrato, in modo traumatico, che questo non è possibile. Si tratta solo di prendere atto che questo non lo è per nessuno!!! La mia psicoterapeuta, che ha operato per quasi quattro anni con estrema professionalità, sostiene, come lo fa la scuola cui appartiene, che tutti siamo inconsapevoli e che ognuno si deve fermare al livello di consapevolezza che le sue necessità gli richiedono, perchè perdere questa illusione fa perdere una parte importante della vita , la precezione immediata delle emozioni, delle illusioni come l’Amore. Nel mio caso si doveva arrivare a questo grado di consapevolezza che mi fa dire queste cose. E io dico che più ci si illude più si gode di queste emozioni, come dice la psichiatra, ma altrettanto di più si richia la CRISI. Perciò penso che non sarà incompatibile con il mio essere Matto l’INNAMORAMI di nuovo, nella vita: non conosco un altro modo per VIVERE L’ESISTENZA. Ma è davvero roba da pazzi!!!
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Caro Matto,
grazie per la tua testimonianza. Condividere, almeno leggendola, la tua esperienza è stato istruttivo.
Grazie. Grazie veramente.
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“quando ho rinunciato a quell’orgoglio che ci fa rifiutare l’idea stessa di avere bisogno di una mano tesa…”
Una bellissima frase. E’ quando ci apriamo agli altri affinchè ci aiutino a reimparare ad amarci che cominciamo a guarire. Ci ammaliamo quando non ci amiamo più. E se non ci amiamo non possiamo amare gli altri.
Quando ho detto che “uscire” di casa può aiutare a superare la crisi, mi riferivo a situazioni nelle quali è la famiglia l’ambiente che fa ammalare. Non volevo fare l’apologia della struttura psichiatrica o suggerire che i “matti” vadano messi a parte tra di loro. Tuttavia so che se si soffre insieme e ci si ritrova in un ambiente propizio alla guarigione ci si può aiutare. Anche quando siamo in ospedale ci si aiuta fra compagni di stanza e si creano dei legami.
Io credo profondamente che la guarigione, in qualunque senso, fisica e dell’anima, sia un processo collettivo dove le sinergie tra le persone possono fare miracoli. Se volete metterla in altro modo: l’amore guarisce.
Grazie per il tuo contributo, veramente.
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Caro Matto, per essere un “fuori di testa” devo dire che ragioni proprio bene!
Mi accodo alla lista dei ringraziamenti per il tuo contributo.
Grazie.
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Il pedofllo vlolentatore dei propri figli fa danni peggiori dei vostri, e non è detto, ma di sicuro trasmette un messaggio più sincero del vostro…
ho apprezzato molto quanto scritto, ma questa frase proprio non la condivido. un bambino solo col tempo capisce ciò che è bene o male, giusto sbagliato in base all’esperienza e alla cultura in cui si trova. la pedofilla non ha nulla di sincero è una prevaricazione e basta rivolta a chi non ha i mezzi sufficienti per interpretare il fantomatico messaggio lanciato.
come certamente saprai la personalità è fortemente determinata dall’ambiente in cui si è formata per cui paradossalmente ogni messaggio e comportamento è potenzialmente sincero l’importante è essere sicuri che chi fornisce e chi riceve il messaggio siano in grado di comprenderlo
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Caro Roberto,
la tua osservazione ha suscitato, in me, il desiderio di risponderti: da quello che scrivi ho la sensazione che tu creda che sia possibile che qualcun’altro possa capire quello che noi vogliamo dirgli! E anch’io, scrivendo quì, stò dimostrando - ma l’ho sempre detto - di essere proprio MATTO!!! Sono Matto a credere di poter far capire i miei pensieri agli altri!!!
Il paraddosso è proprio questo! Quando comunichiamo, come quando Amiamo, ci illudiamo che qualcuno ci comprenda!!! Quando lanciamo un messaggio questo per noi ha un significato, che è il nostro, quello che appartiene al nostro mondo interno che lo ha prodotto, diverso da quello di qualsiasi altro essere umano. Chi riceverà questo messaggio lo interpreterà a modo suo, in base al suo mondo interno, a quello che è lui in quel momento.
Perciò non è incompatibile con il mio essere MATTO il continuare questo discorso nonosotante la premessa…
Un genitore medio negando, prima di tutto a se stesso, ciò che è, cioè un puro egoista (al pari di qualsiasi altro essere umano, ahimè, me compreso), che cerca di realizzare i propri sogni e i propri interessi pratici anche tramite i propri figli, PREVARICHERA’ su di loro educandoli - per inciso, dubito che esista educazione che non sia PREVARICAZIONE, almeno io non la conosco!- , perchè farà di tutto per rendere i figli simili a quello che lui ha in testa che loro debbano essere, cioè rispondenti ai suoi bisogni. E cercherà anche di convincerli, di PERSUADERLI, che lo fa per il loro bene! Sempre di prevaricazione e basta, come dici tu, si tratta!!! Che, poi, è anche quello che ognuno fa ogni giorno con tutti gli altri: sul lavoro, a scuola, nelle relazioni… solo che dove il tentativo di imporre la propria volontà egoistica è fra grandi, il solito egoista sa dove fermarsi, perchè sa che rischia i “denti”!!! Con un figlio non ha molti freni… lo trova facilmente condizionabile!
Anche il pedofllo vlolentatore dei propri figli li PREVARICHERA’.
Alla fine non è facilmente calcolabile chi dei due creererà danni peggiori ai propri figli, perchè sempre di PREVARICAZIONE si tratta. E solo la vita dirà chi dei due EGOISTI avrà fatto più danni su di loro, anche perchè questi danni dipenderanno non solo dall’azione egoistica dei genitori, ma da tanti fattori combinati tra loro, primo tra tutti da come i figli stessi collocheranno tale esperienza nella loro esistenza, in base al loro mondo interno che si verrà a formare: la formazione di un “mondo” che inevitabilmente e, per fortuna, sarà completamente al di fuori di ogni controllo da parte di chiunque abbia la presunzione e la superbia di arrogarsi il diritto/potere/dovere di EDUCARE!
La differenza sostanziale, ai miei occhi di MATTO, tra i due soggetti è rappresentata dal fatto che un pedofllo vlolentatore, non certo per bontà quanto per difficoltà pratiche, non riuscirà facilmente a far credere ai propri figli che li VIOLENTA/PREVARICA per il loro bene!!!
Al contrario un genitore medio nasconderà meglio i suoi egoismi PREVARICATORI ai propri figli — peggio ancora ANCHE A SE’ STESSO!!!— se non altro perchè potrà giustificarsi appellandosi alla NORMALITA’ della sua VIOLENZA!!!
Poi è probabile che un pedofllo vlolentatore si renderà vagamente conto che sta facendo del male… anche se non avrà il controllo delle proprie azioni. E questa presunta consapevolezza —ma, ahimè, ce l’ha davvero???— certo non lo giustifica, anzi lo condanna!!! Di più: solo questo lo condanna agli occhi sia suoi (senso di colpa) che della collettività (attribuzione della colpa)…
Al contrario, il genitore medio è MATTO come me!!! Ed è per questo che viene ASSOLTO per le sue responsablità altrettanto GRAVI!!! Si illuderà di fare davvero il bene del figlioletto mentre gli stà dannando l’anima!
Quindi ecco la mia risposta: non pensi che un bambino violentato abbia maggiori possibilità di interpretare il messaggio EGOISTA e PREVARICATORE lanciato da un genitore pedofllo vlolentatore, di quante ne abbia un bambino allevato da genitori medi che lo VIOLENTANO in modi più sottili per esercitare su di lui le pressioni dirette a realizzare gli inevitabili istinti EGOSTICI e PREVARICATORI??? Io ho definito “sincerità” questo aspetto, non ne ho fatto certo una questione di merito riferito al significato puro di questa parola… tanto più che questi tipi di soggetti non mi piacciono “punto” nessuno dei due!!!!
Poi che la lettura più semplice di questo messaggio da parte del figlio, nel caso del pedofllo vlolentatore rispetto al genitore medio, sia un bene o un male per lui — e preciso che può essere certo un male…— non lo deciderà tanto l’atto Violento / Prevaricatore del genitore, in sè stesso, quanto la combinazione dei fattori nell’esperienza del figlio stesso, andando avanti nella vita.
Come dicevo nell’altro pezzo io sono entrato in CRISI proprio quando mi sono reso conto che ero proprio come i genitori normali - pur non essendo genitore - e ora che stò bene mi rendo conto che NON ESISTE ALTRO MODO DI ESSERE CHE QUELLO CHE SONO: CIOE’ MATTO COME VOI!!!!!
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carissimo matto, leggere i tuoi commenti è veramente interessante, tuttavia anche in questo caso non mi trovi concorde su alcuni aspetti.
quando parlavo della comprensione del messaggio ho utilizzato un’espressione errata, avrei dovuto dire poterlo comprendere.
in secondo luogo, è vero, probabilmente il desiderio di prole è un puro sentimento egoista, ma senza questo egoismo noi non esisteremmo o almeno non avremmo coscienza perchè saremmo come gli animali che procreano in ragione del loro istinto (che peraltro li spinge ad educare).
terzo punto, educazione.
io non ritengo prevaricazione e persuasione aspetti dell’educazione se non addirittura sinonimi. ritengo che educare voglia dire insegnare (i metodi possono essre i più disparati), poi quando il bambino avrà maturato una sua identità potra stabilire cosa è stato un buon insegnamento e cosa no e potrà portare delle migliore al metodo dei suoi genitori quando sarà lui chiamato ad educare.
ultima considerazione in merito alla responsabilità; ogni persona civile ha un senso di responsabilità nei confronti del prossimo che lo fa essere un essere umano (scusa il gioco di parole), figuriamoci nei confronti dei propri figli
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caro matto,
inutile negare che la questione pedoflli mi aveva disturbato.
Te l’ho fatta passare perché avevo colto il senso del tuo discorso e perché ho visto più il senso della questione che i termini in cui l’hai posta. (sarò MATTO pure io?)
Io sono genitore da pochissimo, meno di un anno. Quindi sono pieno di buoni propositi e non faccio testo. Tuttavia sono stato figlio per 30 anni e posso dirti che il tipo di educazione non è stata mai prevaricazione.
Io stesso non capivo cosa volesse dire “amore per un figlio” prima. Se non sei padre stai parlando di qualcosa che non conosci. Per questo a me sembra che il tuo discorso fili ma mai fino in fondo.
Sono d’accordo con te quando dici che il genitore medio (ma meglio sarebbe dire mediocre) fa tanti danni. Se più o meno di un pedofllo non so. Anche se un genitore pedofllo è la cosa peggiore che riesco ad immaginare.
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Purtroppo leggo solo ora questa discussione, sono daccordissimo con Matto sul fatto che educare è prevaricare, posso farti l’esempio della religione.
I tuoi ti battezzano, non lo hai scelto tu.
Ti mandano al catechismo per la prima comunione e la cresima, quasi mai non lo scegli tu e comunque puoi ribellarti poco.
La religione è un esempio, ma va bene per tutte le stagioni.
Detto questo però, come può un genitore non educare?
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Un genitore deve educare.
E’ il mio caso.
Sono stato battezzato, forse più per convinzione che per altro.
Mi è stata lasciata la libertà di andare al catechismo per la comunione. Ho scelto di andare più per paura di essere emarginato che per fede.
Al momento della cresima ero sufficientemente consapevole che non credevo da non voler continuare a stare tra le braccia della madre chiesa.
I miei genitori non mi hanno obbligato.
Sicuramente non sono stati genitori perfetti, ma mi hanno aiutato a crescere. E hanno saputo lasciarmi andare quand’era il momento.
Questo come figlio.
Come padre cercherò di fare del mio meglio. Altrettanto, di più.
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Esatto un genitore deve educare, tenendo ben presente che nel momento stesso in cui educa impone le sue idee a suo figlio.
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E va be’, mi sbottono, tanto chi ha letto e commentato qui, mi sembra sia nella mia stessa barca… con Matto posso dire di condividere molte cose, compresa una lunga serie di crisi che mi hanno portato ai margini della compagine sociale, ad essere scacciato financo dai familiari per i mei attegiamenti aggressivi, non privi di conseguenze sui mie genitori. Tre ricoveri in clinica psichiatrica, lunghi anni di terapia farmacologica e psicologica, per trovare un equilibrio, sempre in discussione, sempre in bilico… Sono passati 17 anni dalla mia prima crisi, ne ho attraversate almeno altre cinque o sei, ed ora va decisamente meglio. Ma la normalità è per noi una lotta quotidiana, un equilibrio lo si può trovare, ma è sempre in discussione, sempre in bilico…
Non sto qui a raccontarti le mie vicissitudini, ma voglio esprimere un parere in merito alla questione che hai sollevato a proposito degli OPG. Secondo me sono da mantenere, perchè un paziente in stato di delirio può tranquillamente avere istinti aggressivi, anche omicidi, anche solo percependo una velata ostilità da parte di chi gli sta davanti, anche senza nessun apparente motivo… Il problema grosso è che gli OPG sono posti dimenticati da Dio, e, come dici tu, se non c’è nesuno a farsi carico del paziente guarito, si resta dentro, anche per tutta la vita. Qui bisognerebbe modificare la legge, e fornire delle alternative più umane ai pazienti. Ma ci vogliono soldi, e i malati metnali non portano un granchè di voti, ai politici…
Fortunatamente qualcosa sta cambiando, complice una corretta informazione la gente sta iniziando a non identificare più il malato psichiatrico con un diverso, con un mostro, con un reietto, con un rifiuto sociale. E questo non può che avere riflessi positivi sullo stato di salute di tanti disagiati psichici, favorendo il loro processo di guarigione e di reinserimento sociale. Ma la strada da fare è ancora lunga.
Ferma resta la problematica che hai sollevato, cioè quella dei malati pericolosi socialmente. Il ragazzo di cui ti parlavo di là, Giancarlo, è un pezzo di pane. Lo hanno distrutto l’ignoranza e l’egoismo della famiglia, che non lo ha accettato e lo ha così condannato all’isolamento. E lui è scoppiato. Ha ragione Cristicchi, dicendo che la solitudine e l’emarginazione sono le prime case del disagio mentale. E bisogna combatterle.
Ti saluto, linkandoti a una cosa che ho scritto tre anni fa: Mania
Apolide
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Grazie per il bell’intervento e per la segnalazione. L’ho apprezzata molto.
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