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Brava! 7+



E così anche la Gelmini, dopo Berlinguer, la Moratti e Fioroni, fa la sua brava riforma scolastica.

A leggere le anticipazioni questa riforma prevederà:

a) il ripristino del voto (da 1 a 10) di profitto in luogo del “giudizio” (buono, distinto, ottimo,..);

b) la “rivalutazione” del voto di condotta, che entrerà a far media coi voti di profitto e che costringerà a ripetere l’anno coloro che non conseguano almeno un “6″;

c) una restrizione delle riedizioni dei libri di testo, che dovrebbero “durare” almeno tre (o cinque) anni prima di essere sostituiti da altri testi nell’adozione da parte del corpo docente

d) la reintroduzione dell’insegnamento dell’”educazione civica”, che dovrebbe ampliarsi fino ad includere i temi ambientali e di educazione stradale

e) il ritorno al “maestro” unico per la scuola elementare.

Un sondaggio di Repubblica rivela che oltre il 70% degli intervistati concorda con la ministra sulla reintroduzione dei voti in tutti i tipi di scuola.

C’è da presumere che altrettanto schiacciante sarebbe la maggioranza se il sondaggio chiedesse il consenso sulla “vitalità” dei libri di testo, visti i costi cui le famiglie devono sottoporsi ogni anno per questa voce.

Anche sull’insegnamento allargato dell’educazione civica mi pare che non si possa che concordare (almeno qui, in un sito come “MenteCritica” che ogni giorno si sforza di promuovere la riconquista di una coscienza civile nel nostro Paese).

Le maggiori perplessità sorgono, mi sembra, per il ritorno al maestro unico. E’ ovvio che su questo punto i sindacati degli insegnanti siano sul piede di guerra: il ruolo del sindacato è quello di difendere i livelli occupazionali degli insegnanti di scuola primaria. Però, almeno secondo me, questo problema – che pure esiste – non potrà mai essere anteposto alla scelta della migliore soluzione per i piccoli studenti. E qui viene il punto: per i piccoli di scuola elementare è meglio – pedagogicamente parlando – un maestro unico o una pluralità di insegnanti? La mia risposta, d’istinto, è: “meglio il maestro unico” che possa costituire un punto di riferimento più “stabile” per i ragazzini fino alla V elementare. Non sono in grado di argomentare meglio la mia tesi, e quindi lascio questo tema (insieme agli altri, va da sé) al dibattito.

Per ora mi limito a condividere la massima parte dei provvedimenti della ministra, che rispondono – a me pare – all’esigenza di un maggior rigore didattico-disciplinare, ad una maggiore trasparenza e semplificazione, a tutto vantaggio delle classi dirigenti di domani.

Insomma, parafrasando Cochi e Renato in quel vecchio sketch, mi sentirei di dire alla ministra: Brava, 7+

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Comments

129 Risposte a “Brava! 7+”
  1. Sara scrive:

    Sembrano buoni punti, finalmente!
    Anche la mia unica perplessità è quella per il maestro unico, a mio avviso invece avere la possibilità di confrontarsi con più insegnanti e con più metodi favorisce l’attitudine all’adattamento. In più ci sarebbero maestre/i più simpatici o meno, bravi o meno, non c’è il “rischiatutto” dell’insegnante unico, col rischio che sia troppo permissivo o incompetente…

    Sara post: Niente calcio in tv. Tiè!

  2. Adetrax scrive:

    Infatti, fra avere troppi insegnanti che vanno e vengono e un solo sarebbe meglio una via di mezzo, anche perchè non ci sono più i maestri di una volta ;-)

    Penso che un solo maestro / maestra che sia bravo/a si possa appassionare di più all’evoluzione scolastica ed educativa dei bambini e possa avere il tempo di tentare più strade se vede che stentano un po’.

    Forse la formula maestro unico per i primi 2-3 anni e più insegnanti per i successivi potrebbe essere interessante.

    • Sara scrive:

      Questa potrebbe essere una buona soluzione! Io farei in modo che l’insegnante unico continuasse a segure i bambini in una o due materie anche negli anni successivi…Comunque io ho avuto sempre 3 maestre, poi si è aggiunta quella di inglese, e come numero 3 va bene…

  3. Dario scrive:

    Cara Fully mi pare che il tuo intervento sia in piena linea con l’andazzo presente: seguire l’onda sondaggistica sempre e comunque.
    1) Ripristino del voto. I buono, i sufficente, i distinto avevano la stessa funzione. La presunta chiarezza che il numero dovrebbe reintrodurre sparisce nel momento in cui l’insegnante si trova ad elaborare una media. Se due alunni, a fine anno, hanno la media del 5,5 credi si debba considerare il loro percorso perfettamente uguale?
    2) Voto in condotta. Bene, si bocceranno un po’ di eterni esclusi (che tale sarà il risultato nonostante l’evidenza scandalistica dei bravi ragazzi di famiglia belli e dannati) e poi?
    3) Costituzione e codice stradale. L’assemblea nata dalla resistenza sarebbe contenta di questo accostamento. Mancava una doppia C dopo le tre I.
    4) Maestro unico. In una tv di tuttologhi mi pare al passo con i tempi. Peccato che la riforma del 90 sia nata dopo un lungo percorso (e dal confronto tra insegnanti, pedagogisti, famiglie, società civile) e continui ad essere lodata a livello internazionale (oltre che giudicata positivamente dallo stesso parlamento in sede di verifica dei risultati ottenuti)… ma si sa, all’epoca l’Italia era governata dai pericolosi comunisti: Andreotti, Craxi e De Mita, per non fare nomi.

    Dario post: La lettura

  4. simona_rm scrive:

    Io condivido quasi nulla della riforma, tranne la rintroduzione dello studio dell’educazione civica (che tra l’altro credo non sia mai stata depennata ufficialmente, credo non si insegnasse più per mancanza di tempo o altro).

    1) Il dilemma: 1 o 3 maestri.
    Quando io ero piccola, una maestra portava una classe di bambini dalla 1a alla 5a, salvo eccezioni; io vissi un’eccezione: in 4a elementare cambiai maestra perchè la mia si sposò e lasciò l’insegnamento. Fu uno shock, non volevo più andare a scuola e altri compagni insieme a me. Eravamo abituati ad una vice mamma e non vederla più tutti i giorni ci sembrò come fosse morta. Mia nipote aurora (classe ‘99) ha avuto 3 maestre ed ha con loro un rapporto molto più libero, non ha sviluppato alcun attaccamento affettivo morboso, perchè le riconosce come insegnanti e non le confonde con sua madre. Il ruolo di un’unica maestra sarebbe inevitabilmente più materno (NB: non parlo di atteggiamento, ma di ruolo), che non fa bene alla maestra nè ai bambini.

    2) il dilemma: voto numerico o il giudizio
    per gli scolari in “formazione”, ritengo molto più opportuno ed esaustivo il giudizio e non il voto. Il giudizio restituisce il profilo dello studente, mettendone in luce le difficoltà, le attitudini, le necessità e i talenti. Un voto è solo un numero, piatto, arido, che ti racconta pochissimo dello studente. prendiamo una qualunque scuola media: i professori cambiano con grande frequenza, un insegnante che eredita una classe non potrebbe mai farsi un’idea completa dei suoi alunni basandosi sui voti dati dai colleghi, ha bisogno dei giudizi, per capire meglio chi ha difronte e relazionarsi nel modo migliore.
    Questa del voto/giudizio mi sembra nel complesso una gran cazzata; sapere che questa signora ha perso del tempo per decidere tra l’uno e l’altro mi fa veramente arrabbiare.
    Sig.ra Gelmini, ma lei non aveva davvero di meglio da fare?

    3) il dilemma: libri scolastici
    la proposta più spinta è quella di passare nell’arco di qualche anno ai testi on-line……..premesso che un ragazzo non può studiare su di un monitor……(io non lo permetterei mai), i libri andrebbero comunque stampati, rilegati e sicuramente PAGATI al momento dell’accesso on-line. Il risultato sarebbero dei libri più pesanti, più costosi, qualitativamente orrendi, sui quali far studiare i ns ragazzi. BENE, bella riforma, grazie.

    Nel complesso questi interventi sono una grande restaurazione, chiamarla riforma è davvero presuntuoso.

  5. ugasoft scrive:

    scusate, ma dal punto di vista occupazionale cosa cambia tra maestro unico e più maestri? viene percaso ridotto il monte ore complessivo?
    no perché a me risulta che 3 maestri su 3 classi o uno per classe faccia los tesso, dal punto di vista occupazionale…

    non che voglia difendere la riforma, che tra l’altro è l’ennesima rivoluzione ciclica che ripesca pratiche dal passato senza avere il coraggio di tentare nulla di nuovo, ma sicuramente il discorso occupazionale non sta in piedi.

  6. Iniquo scrive:

    Sarebbe però auspicabile che l’educazione civica la insegni chi ha una preparazione che includa almeno delle basi giuridiche.
    Dove ancora viene insegnata spesso si fanno più danni che altro, molto più evidenti quando nell’istituto c’è anche un insegnante di Diritto che si ritrova a dover rimediare ai danni fatti da altri professori.

    Bloccare le pubblicazioni sarebbe un intervento autoritario nel mercato dell’editoria che non passerebbe sotto silenzio da parte dell’Unione Europea; invece una cosa fattibile potrebbe essere agire tramite circolari per vincolare a precisi criteri i consigli di istituto nella scelta dei testi.
    Utilizzare gli ebook è un insulto all’intelligenza: non tutti hanno il computer a casa e comunque leggere un libro sul monitor è mille volte più scomodo e stancante. Altro discorso sarebbe se il Ministero finanziasse la fornitura di lettori di ebook, comodi e dotati di alto contrasto; ma considerando che non ci sono i soldi neanche per i computer delle aule di informatica la vedo parecchio dura, sempre che non ci sia qualche parente o amico dei politici dell’attuale maggioranza tra i fornitori.

    Il voto di condotta deve poter determinare una bocciatura, però servono criteri seri per la sua determinazione, la votazione a maggioranza qualificata degli insegnanti e la motivazione obbligatoria. Ricordo che dove ho fatto le superiori si usava dare otto a chi osava far valere le proprie opinioni in modo pacato, sette ai meno pacati, nove a tutti gli altri (comprese persone che chiacchieravano spesso durante le lezioni, arrivando anche alla risata sguaiata).

    Poi ci sono le voci sulla volontà di trasformare gli istituti in fondazioni private, roba che secondo la propaganda dovrebbe ottimizzare i costi e secondo il buonsenso ucciderebbe il diritto allo studio. Infatti ci sarebbe la corsa al ribasso per attirare i caproni, le spese verrebbero ridotte ulteriormente con conseguenti disagi per gli studenti e a quelli che chiederanno migliore qualità verrà risposto di rivolgersi ai privati (circa 91% cattolici, quindi insegnamenti non proprio caratterizzati dal civismo democratico che si sbandiera tanto in questa riforma).

    Una vera riforma della scuola ridarebbe dignità all’art 33 della Costituzione togliendo alle scuole private le regalie concesse sia dal centrosinistra sia dalla destra, introdurrebbe controlli periodici della preparazione dei docenti ed alzerebbe lo stipendio degli insegnanti di qualche centinaio di euro. Ma l’attuale Presidente del Consiglio è uno che ha criticato come se fosse assurda la volontà di rendere uguali i figli degli operai e quelli dei professionisti(si parlava di redistribuzione del reddito, pilastro delle politiche economiche di una democrazia), i meno abbienti l’hanno votato in massa e vissero tutti felici e contenti.

  7. Monica scrive:

    Il maestro unico sostituirebbe i due attuali, non i dieci o mille attuali.
    La presenza di due, solo due, insegnanti nelle elementari garantisce i bambini sotto molti aspetti, nulla togliendo all’importanza del “punto di riferimento più “stabile” per i ragazzini fino alla V elementare.
    Non credo i bambini si stordiscano molto nell’avere DUE punti di riferimento stabili, piuttosto che uno solo, in fondo anche in famiglia i genitori sono due, e chi ha figli sa quanto sia importante poter contare sull’appoggio dell’altro genitore.

    Nell’attuale situazione i bambini sono solo più garantiti nella loro esigenza di avere dei punti di riferimento stabili cosa che non sarebbe con il maestro unico.
    Una qualsiasi malattia, o lunga assenza, nel primo caso vedrebbe i bambini comunque accompagnati da una presenza nota e di fiducia, nell’altro caso invece si troverebbero completamente in mani estranee, e questo per qualsiasi assenza dell’unico insegnante!
    Spesso divisi nelle altre classi visto che le supplenze in molti casi sono autorizzate solo al di sopra di un certo numero di giorni…
    L’attuale situazione inoltre consente in caso di assenze prolungate (malattie, aspettative, ecc.) di lasciare i bambini in

  8. ilBuonPeppe scrive:

    Condivido tutti i punti citati nell’articolo tranne il ritorno al maestro unico: i bambini non hanno alcun bisogno di una vice-mamma, ma di insegnanti.
    Non sono assolutamente d’accordo invece con quello che l’articolo non dice: i tagli ai finanziamenti, la riduzione del personale, i contributi alle scuole private, la volontà di privatizzare la scuola. Questi sono i veri problemi sul tappeto, il resto è fumo.

  9. Marcoilbuono scrive:

    Il fumo vale 7+, il resto non vogliamo guardarlo come spesso accade.

  10. Monica scrive:

    A proposito di voti, soprattutto alle elementari, mi trovo decisamente in disaccordo e vi rimando per una trattazione completa dei motivi alle opere di Maria Montessori, grande pedagogista, almeno all’estero.
    Un’altra interessante lettura è l’esperienza dei bambini di [url=http://www.disinformazione.it/summerhill.htm]Summerhill[/url], il metodo Vygotskij, il metodo Steineriano e quanto stanno facendo a [url=http://zerosei.comune.re.it/italiano/reggiochildren.htm]Reggio Emilia[/url], i profeti di oggi in campo educativo, premiati ovunque al mondo ed ignoti ai ministri della Repubblica.

    Se volgiamo una società nuova, ecologica, solidale, felice, collaborativa, in luogo di competitiva forse sarebbe il caso di iniziare anche a cambiare i metodi educativi e quelli di valutazione, o no?

    Tanto per informazione riporto alcuni passaggi di un sito dedicato alla Montessori, potrete trovare molto di più sia su internet che in libreria.

    [i]Il 6 gennaio 1907, nel quartiere San Lorenzo, uno dei quartieri più poveri e degradati di Roma, la Montessori aprì il suo asilo, la “Casa de bambini”, nel quale dovette affrontare problemi pedagogici e didattici estremamente complessi, che richiesero un risanamento civile, sociale ed educativo.
    Il metodo educativo fu molto innovativo: [b] il bambino era visto come un individuo laborioso, impegnato attivamente nei suoi lavori[/b]; il gioco non doveva essere visto solo come divertimento, ma come impegno, come coinvolgimento nelle sue attività. Non si sarebbe trattato di metodo duro, impositivo, coercitivo, ma di un metodo che tenesse conto del rispetto dei bisogni e degli interessi del bambino, lasciando che, divertendosi, si impegnasse spontaneamente, facendo di ogni cosa una nuova scoperta su cui concentrarsi ed esercitarsi. In tutto questo, seppe anticipare i tempi.
    (…)
    Con questo metodo veniva insegnato il senso del dovere, la responsabilizzazione, perché le maestre insistevano sulla pulizia, l’ordine, il rispetto dei compagni. Era il materiale stesso che insegnava, e [b]da nessuna parte si vedevano voti, premi o castighi. Il bambino non veniva corretto a parole, ma gli veniva concesso il tempo e l’occasione di verificare da solo se sbagliava.[/b]
    (…)
    Ancora oggi, se si va in una scuola che usa il metodo Montessori, si resta colpiti dalla diversità di tutto quello che si vede in quelle classi. Tutto è a misura dei bambini; nelle aule non esistono nemmeno le cattedre per le insegnanti, le quali stanno accanto ai bambini, in piedi o sedute. I bimbi, tranquilli e concentrati, lavorano da soli o in piccoli gruppi, e ognuno sceglie in autonomia cosa fare e per quanto tempo. Lì nessuno dà ordini; [b]è una scuola che asseconda le capacità del bambino, ha molta attenzione per quello che egli è, insegnando anche a non subire. [/b][/i]

    • tritumbani scrive:

      Vox populi dalle mie parti dice che la montessori è quella che da il maggior numero di delinquenti minorili

      • Monica scrive:

        Mai sentito dire, ma bello scoprirne di nuove.

        Quali sono le tue parti, se non sono indiscreta?

        Sono transitata per due scuole ed entrare in una scuola Montessori è un’esperienza che vi invito a fare come genitori prima di bollare quel metodo senza conoscerne nulla.
        Se poi vi interessa sapere qualcosa di più alcuni libri sono particolarmente belli ed essendo una scienziata la prosa di Maria Montessori è asciutta e potente. Tra le altre, leggendo i suoi lavori, ho scoperto che tutti quelli che ogni tanto si riaffacciano alla ribalta promuovendo la nascita dolce (senza scosse, luci non accecanti, ecc.) non hanno inventato nulla, avendo Maria Montessori spiegato la stessa cosa almeno cento anni prima.
        • Il bambino in famiglia, Garzanti 1956
        • Educazione e pace, Milano, Garzanti, 1949.
        • La scoperta del bambino, Milano, Garzanti, 1950 (I edizione inglese con il titolo The discovery of child, 1948).
        • La mente del bambino. Mente assorbente, Milano, Garzanti, 1952 (I edizione originale inglese con il titolo The absorbent mind, 1949).
        • Educazione per un mondo nuovo, Milano, Garzanti, 1970 (I edizione originale inglese con il titolo Education for a new world, 1947).

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