Bologna 11


Sono stato poche volte a Bologna e mai per divertimento. Da bambino ebbi uno strano tumore delle ossa. Nel quinto metacarpo della mano destra incominciò a formarsi una specie di pallina che cresceva divorando l’osso circostante. Era dolorosa ed aveva uno strano nome: encondroma. Si trattava di togliere questa cisti e riempire la cavità che si era creata nell’osso con un altro pezzo d’osso di un donatore. Erano i primissimi anni settanta e mio padre non sì fidava della disastrata sanità campana di allora e quindi mi portò all’ospedale “Rizzoli” di Bologna.
Ovviamente non esisteva l’alta velocità ed il viaggio da Salerno a Bologna si faceva preferibilmente di notte, viaggiando in cuccetta insieme a altri quattro sconosciuti che, inevitabilmente, diffondevano una feroce puzza di piedi.


La Bologna di allora mi parve una città dorata immersa nella nebbia. Gli autobus, in quella che era la capitale del comunismo italiano, trasportavano gratis i passeggeri fino alle 8.30 per consentire a operai ed impiegati di raggiungere il posto di lavoro senza spese. Poi, la sera, riaprivano le loro porte per riportarli a casa. Dai vetri appannati della vettura, vedevo le luci gialle dei portici silenziosi e vuoti, le tante piccole botteghe e i ristoranti dove si cucinavano le famose tagliatelle alla bolognese che io e mio padre mangiammo con il rispetto di chi è cresciuto all’ombra di un mito storico. Faceva freddo, la piazza mi apparve grandissima, l’ospedale pure, la gente un po’ distante, ma sempre gentile. Tornai a casa con la mia bella cicatrice che ora, dopo tanti anni, si vede solo se ci fai attenzione.

L’ultima volta che sono andato a Bologna, solo qualche settimana fa, faceva caldissimo. Ci sono arrivato passando per Viale Palmiro Togliatti. Una larga strada a quattro corsie con spartitraffico. Tanti cartelloni pubblicitari, l’immancabile Mc Donald’s, capannoni di magazzini e impianti industriali. Ai lati, verso la città, quei palazzoni tristi che fanno tanto periferia sovietica e che, forse, non sarebbero piaciuti nemmeno a “il Migliore”. Un po’ di troie di colore per la strada, nel caso che a qualcuno gli scappasse proprio. Agli incroci, più in città, tanti immigrati con il giubottino fosforescente a vender “Il Resto del Carlino”. Ho accompagnato una persona alla stazione. Intorno all’edificio oggi c’è una vera babele, un po’ come tutte le stazioni di ogni città di questo paese. Della Bologna che ricordavo non è rimasto nulla: gli operai, gli autobus gratis, il silenzio, le luci dorate sotto i porticati e perfino le tagliatelle, credo, siano scomparse nel nulla. Anzi, ora che vivo a Trento, Bologna mi si è presentata sudicia e incasinata senza più traccia di quella nobiltà severa che avevo percepito fortissima nelle mie visite infantili. Invecchiare non ha fatto bene ne’ a me ne’ a Bologna.

Dopo aver imbarcato la persona che era con me, sono passato per caso davanti alla famosa sala d’aspetto e sono entrato. C’è ancora il cratere circondato da transenne d’acciaio che lo fanno somigliare ad un cantiere abbandonato. La targa con i tanti nomi, guarda una sala enorme dove centinaia di persone bivaccano tra bagagli, colazioni, lattine di birra e coca cola e bottiglie di plastica, Nell’aria un frastuono incredibile e caldo, puzza di piscio e vomito.

Esco e torno lentamente verso la macchina schivando i tassì che sfrecciano e le onnipresenti merde di cane. Prima del parcheggio c’è un fast food, di fianco ad una libreria. Guardo per vedere se fanno le tagliatelle, così per curiosità, ma vedo le solite facce di cazzo di quei panini riscaldati alla piastra. Quando mi siedo e accendo il motore, ripenso ai bambini ed alla gente che ci ha lasciato la pelle, al modo con con cui questa città e tutti noi abbiamo dimenticato e al mondo di cacchio che abbiamo messo su.
Riprendo fiato solo quando sono lontano, finalmente fra le Dolomiti che scure e mute mi fanno strada verso casa.


11 commenti su “Bologna

  • maria

    Anche io sono stata un solo giorno, e non per divertimento… la stazione, più o meno, la ricordo così come è descritta, e non ho riferimenti, ricordi del passato… però, sarà che ho visto qualcosa, ma non quello che e quanto avrei voluto, (visto che ero appunto andata per situazioni mediche anch’io) non vedo l’ora di ritornarci… forse, per poter dire che è effettivamente come l’hai descritta tu, e non come la vedo io nei miei sogni…

  • Gabriele

    Bene, dopo Roma e Bologna ora tocca a Genova. Facciamo così, vieni e io non ti accompagno da nessuna parte, poi vediamo… Ciao nuovo Goethe, il grand tour deve continuare.

  • Marcello

    il sentimento e gli occhi con i quali guardiamo la nostra italia è profondamente cambiato.. torno a ripetere che un nazionalista come me negli ultimi anni si addormentava apolide
    ora mi risveglio e lo sono ancora e sempre più

    nella prossima gita bolognese visita la casa milionaria di prodi in centro oppure il degrado lungo il reno oppure.. oppure..
    la città accoglie con le prostitute sui viali e gli amici bolognesi si sentono più accerchiati ed indifesi. A bologna come a milano o torino (altre città che erano meravigliose)
    il post non regala speranze o incita alla ribellione
    è stanco come me
    grazie del momento di riflessione comandante.

  • Marcello

    dimenticato un pezzo
    A bologna come a milano o torino (altre città che erano meravigliose)
    regna degrado, diffidenza, cattivi odori e sensazioni.. soffro e non sono il solo..

  • Alfonso

    Mai stato a Bologna. Ma mi piace molto questo tipo di articoli. Non so se sono il solo ma, dove leggo quella specie di delusione e perdita come di un decoro o una dimensione perduta, sento con forza il peso di incontrollabili emozioni fanciullesche, determinanti nell’interpretazione del mondo in tenera età al punto che non c’è più modo, per gli occhi razionali di un adulto, di guardare le stesse cose senza provare una punta di perdita e decadimento.
    Senza sminuire l’esperienza di reale cambiamento di persone, popoli e conseguentemente delle città che abitano.
    Complimenti all’autore.

    Dii fa narativa. Romanzi. Opignone perzonale. Hai visto mai finisse st’epoca de storielle de vampiri a gruppi de tre…

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