Big Snow 3


Questa nevicata ha nome e cognome. Ormai usa così. Più si creano personaggi e più si bruciano velocemente. Alla fine ci si ritrova costretti a dare i nomi alle perturbazioni, come se fossero personaggi di “Uomini e Donne”.
A proposito di “uomini e donne”, oggi non sono dell’umore giusto e ho deciso di non tornare in ufficio. Mia madre ha acceso la televisione e si è messa a guardare “uomini e donne over” dove tizi e tizie della mia età chiacchierano, ballano e litigano mentre cercano l'”anima gemella”. Se fosse possibile, loro che sono della mia generazione, mi sembrano ancora più alieni dei ragazzi. Ieri, mentre prendevo il caffè da G che di anni ne ha meno della metà dei miei, se non fosse stato per quel cazzo di cane che pretendeva per forza di portarmi a letto, mi sarei sentito a mio agio come non capita da tempo visto che non parlo più con nessuno. Invece questo Antonio che è innamorato di Maria, ma battibecca con Rossella, mi sembra una specie di marziano, con i suoi capelli grigi impomatati e mocassini 48 alla ultima moda romana.


Apperò, che bella sta Rossella, me la googlo in mezzo secondo. Si chiama Rossella Bova, ha due occhi assassini e un corpo eccezionale. Peccato che abbia la voce e gli atteggiamenti di una quattordicenne. Peggio per lei. Non avrà mai l’occasione di uscire a cena con un q.i. 160 che le avrebbe potuto narrare indifferentemente di morte e infinito senza soluzione di continuità Si dovrà contentare di Renato, giovanotto ipertrofico personal trainer che viene da Napoli e che ha ancora tutti i capelli. Però, meglio così. Non avrei saputo che cazzo dirle, con buona pace del 160.

Nevica, quasi ininterrottamente da ieri. Stamattina per fare quella breve affacciata silenziosa al lavoro, ho passato mezz’ora a spalare il cortile. Poi mi sono avviato lentamente, fra le strade soffuse di grigio. Ora, nel piccolo giardino di casa, c’è il pupazzo di neve della mia bambina. In testa ha un cappellino giallo, al collo una specie di collana. La carota che gli faceva da naso è caduta quando la neve ha iniziato a squagliarsi. La principessa sta dormendo nella stanza accanto. Poco fa mi sono affacciato e le sue piccole guance rosse quasi brillavano nella penombra.

Mia madre partirà sabato. La porto fino a Bologna per evitare di farle cambiare treno. Non dovrebbe essere così, in fondo abbiamo trascorso lontani lunghi anni della nostra vita, eppure al pensiero di non vederla più per mesi mi prende una solida inquietudine. E’ da poco che ho iniziato a percepire veramente il trascorrere del tempo. E’ un dono della maturità.

A Rossella piacciono tutti e due i “corteggiatori”. Uno perché è bello, dice lei, un altro perché le ha trasmesso qualcosa. Non dice cosa, ma mi piacerebbe sapere che cosa. A me nessuno più trasmette nulla, forse ho l’antenna rotta o semplicemente perché non mi fila nessuno.

Più tardi giocheremo tutti insieme. Io, mia figlia, sua madre, mia madre. Abbiamo un nuovo gioco di società. Sarà la solita cosa di scimmiette, coniglietti o altri animaletti che devono andare da una parte all’altra, saltare o comporre strani disegni colorati.
La neve che copre la siepe di fronte alla finestra del soggiorno riflette una luce vivida che anticipa il rapidissimo tramonto di Luna. Gli occhi azzurri di Rossella mi fissano dalla tv. Sta dicendo qualcosa, ma io non capisco. Non capisco più.


3 commenti su “Big Snow

I commenti sono chiusi.