Berlusconi: Il Pensiero Disobbediente 61


In mezzo ai tanti commenti relativi alla conferma sostanziale della sentenza Berlusconi, non essendo sinceramente in grado di discriminare sulla base di dati inequivocabili se è stata fatta giustizia o se si è perseguitato un innocente, vorrei fare una considerazione terza, che prescinde dal fatto in sé e si pone ad un livello intellettuale differente.

Le modalità con le quali si esplicherà l’applicazione della sentenza ed il modo con il quale vi si è pervenuti sono una dimostrazione inequivocabile che nel nostro paese si è fallito l’obiettivo di assicurare parità di trattamento ai cittadini in ambito giudiziario.

E’ impensabile che l’autore (conclamato ed indefettibile secondo la legge) di un reato che ha comportato gravissimi danni alla comunità in termini di mancati introiti finanziari debba ripagare il suo debito con l’equivalente di una sorta di riposo forzato nel lusso delle disponibilità accumulate anche attraverso il reato per il quale è stato condannato.

Un paese nel quale chi è debole viene schiacciato dalla legge e chi è potente viene carezzato a prescindere è un paese triste nel quale più che sopravvivere nel rispetto delle regole viene automaticamente voglia di arrangiarsi in modo da trasferirsi nell’eletta schiera che si pone al di sopra della legge e che può fare ciò che vuole nella consapevolezza dell’assenza di ogni conseguenza pratica.

Questa anomalia medievale per il quale l’appartenenza di sangue indirizza la vita lungo un binario privilegiato è il vero motivo per il quale la nostra nazione è meritatamente a disagio in un mondo che evolve rapidamente e nel quale il valore dei singoli, a prescindere dalla provenienza, è la vera ricchezza di un aggregato sociale.


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