Beppe Grillo e la Meccanica di una Rivoluzione


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Ieri ci sono stati scontri in numerose città italiane. Molti se ne sono compiaciuti volendoci intravedere la scintilla di una rivolta che tutti auspicano, ma che nessuno ha il coraggio di iniziare. Io no, non me ne sono compiaciuto. Non mi piace che i ragazzi e le ragazze stiano a beccare legnate per strada mentre papà, mamma, fratello maggiore e nonni sono chi blindato in casa a farsi fottere il cervello dalla televisione, chi in una curva di stadio a combattere una guerra tanto cruenta quanto inutile e chi, in ufficio o alla linea di produzione, zitto zitto a leccare il culo al capoturno nella speranza di tutelare il suo sacro diritto a prenderlo fra le chiappe e a beccarsi un tumore a 1200 euro al mese.

Spettacoli televisivi a parte, in questi mesi siamo ad un bivio storico. Si può scegliere di rimanere nel solco tracciato dai Grandi Timonieri illudendosi di cambiare mettendo in campo nuove facce, ma continuando esattamente nella stessa direzione o rovesciare il tavolo, sparigliare le carte, fare una pulizia totale, riconciliarsi con il proprio orgoglio, lasciare casa dei genitori ed affrontare, finalmente, la vita senza qualcuno che decida cosa sia meglio per noi dopo aver salvato il culo a Chiesa, Sindacati e Istituzioni Bancarie.

In questo senso la Grande Occasione ce la offre Beppe Grillo. Ieri, per la prima volta, ha gettato la maschera. Grillo non vuole governare, Grillo vuole la rivoluzione, tant’è vero che chiede alla polizia di abbandonare la divisa e unirsi ai dimostranti

Polizia, chi stai difendendo? Chi è colui che colpisci a terra? Un ragazzo, uno studente, un operaio? E’ quello il tuo compito? Ne sei certo? Non ti ho mai visto colpire un politico corrotto, un mafioso, un colluso con la stessa violenza. Ti ho visto invece scortare al supermercato una senatrice o sfrecciare in moto affiancato ad auto blu nel traffico, a protezione di condannati in giacca e cravatta, di cosiddetti onorevoli, dei responsabili dello sfascio sociale che invece di occuparsi dello Stato si trastullano con la nuova legge elettorale per salvarsi il culo e passano le serate nei talk show. Di improbabili leader a cui non affideresti neppure la gestione di un condominio che partecipano a grotteschi confronti televisivi per le primarie. Loro “non tengono” vergogna, tu forse sì. Lo spero. Soldato blu, tu hai il dovere di proteggere i cittadini, non il Potere. Non puoi farlo a qualunque costo, non scagliando il manganello sulla testa di un ragazzino o di un padre di famiglia. Non con fumogeni ad altezza d’uomo. Chi ti paga è colui che protesta, e paga anche coloro che ti ordinano di caricarlo. Paga per tutti, animale da macello che nessuno considera e la cui protesta, ultimo atto di disobbedienza civile, scatena una repressione esagerata. Soldato blu, ci hanno messi uno contro l’altro, non lo capisci? I nostri ragazzi non hanno più alcuna speranza, dovranno emigrare o fare i polli di allevamento in un call center. Tu che hai spesso la loro età e difendi la tua posizione sotto pagata dovresti saperlo. E’ una guerra, non ancora dichiarata, tra le giovani generazioni, una in divisa e una in maglietta, mentre i responsabili stanno a guardare sorseggiando il tè, carichi di mega pensioni, prebende, gettoni di presenza, benefit. Soldato blu non ti senti preso per i fondelli a difendere l’indifendibile, a non schierarti con i cittadini? Togliti il casco e abbraccia chi protesta, cammina al suo fianco. E’ un italiano, un’italiana come te, è tuo fratello. è tua sorella, qualche volta, come ieri per gli operai del Sulcis, un padre che ha sputato sangue per farti studiare. Sarà un atto rivoluzionario.

Di questa Grande Occasione gli italiani dovrebbero essere infinitamente grati. Non gli viene chiesto di scendere per strada, incendiare automobili, invadere le prefetture e impiccare con le proprie mani sindaci, consiglieri regionali e segretari di partito. Non gli viene chiesto di rischiare la pelle assaltando le caserme o i posti di blocco delle truppe lealiste. Non gli viene chiesto di nascondersi nelle cantine a preparare bombe col salnitro o assalti a colonne corazzate. Gli viene semplicemente chiesto di entrare in una cazzo di cabina elettorale e affogare il sistema dei Bersani, Berlusconi, Casini, Alfani, Fini e compagnia bella con una cazzo di crocetta di merda fatta con una matita del cazzo che non devono nemmeno portare dalla loro cazzo di casa di merda ma che la trovano già lì temperata e buona.

Non mi piace Grillo, non mi è mai piaciuto, ma oggi Grillo, fino alla morte Grillo. Non mi interessa cosa pensa di Europa, euro, banche, diritti civili, immigrazione o ecologia. Me ne strafotto. Mi interessa solo ed esclusivamente la Grande Occasione che mi offre di giustiziare democraticamente e pacificamente in blocco un’intera classe dirigente, un sistema di potere, quel reticolo di legami che hanno imbrigliato ed inebetito questa nazione. Grillo, con la sua rivoluzione servita a domicilio ancora calda e croccante, rappresenta anche l’unica vera opportunità che abbiamo per capire chi siamo e quanto cazzo valiamo. Vota i Bersani, i Casini, gli Alfani, i Berlusconi, i Fini, i Rutelli e Tabacci e rimani a casa dei genitori, con l’obbligo di rientrare alle nove di sera, con la prospettiva di prendere il posto di papà quando andrà in pensione, a farti le pugnette chiuso in bagno guardando le foto della zizzona di turno su Panorama. Vota Grillo e sfonda la porta di casa con un calcio, esci per strada e metti il coltello alla gola a chi ti ha ridotto la merda che sei. Poi, magari, si finisce morti di fame sotto un ponte, ma la scelta è se vivere da capre o crepare da uomini. Scegli merda e poi non rompere il cazzo se ti tocca ingoiare la merda della Merkel come se fosse la migliore cioccolata spalmabile del mondo.

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Una delle personalità di Gianalessio Ridolfi Pacifici che non è uno schizofrenico. Su questo, tutte le sue personalità sono d'accordo. Abbiamo scritto una raccolta di racconti pessima. Leggile a questo link.

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