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Avviamento al Lavoro. Di Corsa e per Legge



Due novità nel panorama politico nostrano. Non mi riferisco né al matrimonio notturno della Gelmini né al fiorire di candidature vecchie e nuove per le prossime regionali. Sto invece pensando a quanto è stato detto di recente a proposito dei giovani, o meglio, dei giovanissimi: gli adolescenti.
In primo luogo un ritorno al passato, all’avviamento al lavoro degli anni 40, 50 e 60. Visto che, ci dicono, l’obbligo di istruzione fino a 16 anni tiene sui banchi un numero altissimo di giovani, tanto vale dar loro la possibilità di andare a lavorare,o meglio, fare apprendistato durante l’ultimo anno al posto della frequenza a scuola.

Secondo me i soliti cervelloni avranno fatto due calcoli: visto che ci sono migliaia di insegnanti precari che presto resteranno addirittura senza neanche le supplenze riduciamo ancora il numero dei ragazzi e cioè l’esatto contrario di quanto servirebbe.

Ancora una volta ed in direzione (ostinata e contraria diceva De Andrè) completamente diversa da quelli che sono gli indicatori che ci vengono dal resto d’Europa del mondo, i nostri geniali governanti legiferano, macché dico legiferano, emendano le finanziarie in commissione lavoro fregandosene altamente del confronto con i diretti interessati (sindacati, parti sociali, opposizione) e poi arriveranno col disegno di legge in parlamento approvandolo a botte di fiducia o per decreto!

Che ci siano da sempre stati, nelle scuole d’ogni ordine e grado, gli scaldabanchi è cosa più che nota; che ci siano migliaia di braccia rubate all’agricoltura è ovvio ma ancora una volta, ricordando il bravo Silvio Orlando ne “La Scuola” del 1995 (mi pare) “ancora una volta abbiamo dimostrato che la nostra scuola è fatta per coloro i quali non ne hanno bisogno!”.
Ma come? Cosa nota che il nostro paese, rispetto ai nostri concittadini comunitari, è quello col il più alto tasso di -analfabetismo di ritorno --cosa si propone? Dar la possibilità ai più svogliati di avviarsi al lavoro e diventare ancora più ignoranti. Ma se ci sono leggi che impongono, ed era ora, persino ad un meccanico d’avere il diploma professionale per aprire un’officina? O, di contro, che il tutto serva ad alimentare le casse delle migliaia di cosiddette scuole private che a fronte di rette piuttosto alte offrono corsi per parrucchieri, estetisti e quant’altro?

E poi, mi chiedevo, quali potrebbero mai essere i lavori a cui avviare i ragazzini e le ragazzine quindicenni? Sciampista? Garzone di bottega? Banchista? E non sono forse questi i cosiddetti lavori umili che si dice in Italia nessuno vorrebbe più fare? Anzi, i lavori che qualsiasi extracomunitario aspira a fare nonostante la laurea che tantissimi di loro hanno. E infine: ma se ci sono laureati che devono umiliarsi ad accettare lavori completamente diversi da quello per cui hanno sgobbato come pensare che un 15enne possa trovare spazio anche come apprendista a gratis?

Da diversi anni ormai, soprattutto per cercare di restare al passo con il resto d’Europa in primo luogo, ma anche col resto del mondo alla lunga, un diploma è diventato, in termini di possibilità d’impiego, equipollente a ciò che poteva essere la licenza media negli anni 50 o 60. Per fare un esempio, una volta si avviavano alla carriera militare nel ruolo sottufficiali (da sergente a maresciallo per capirci) persone in possesso della sola licenza media e, a partire dai 16 anni, si poteva iniziare la scuola militare. Da diversi anni, per lo stesso ruolo, occorre essere diplomati. Si accede alla Scuola Marescialli e dopo tre anni si consegue una vera e propria laurea triennale uscendo col grado di Maresciallo Ordinario destinato a ruoli che possono anche comprendere quello di comandante di stazione dei Carabinieri. In analogia, nel ruolo ufficiali per il quale una volta bastava il diploma, adesso vengono preferiti i laureati! E’ un esempio un po’ ironico questo…se ne sono accorti persino nelle Forze Armate!

Il ruolo dell’istruzione, qualunque essa sia, è fondamentale e indiscutibile, altro che avviamento al lavoro. Meglio un ragazzo che magari arriva al diploma a spintoni e con fatica che uno che a 14-15 anni molla tutto e tutti per restare talmente ignorante che ,magari, saprà anche leggere e scrivere, ma dopo aver letto una pagina di giornale (se mai lo farà) non avrà capito nulla di quanto c’è scritto o che non saprà compilare un modulo, un questionario. Tanto alla fine quello stesso ragazzo finirà comunque, selezionato dal filtro del mondo del lavoro, a fare quegli stessi lavori che qualcuno vorrebbe fargli iniziare a 15 anni!

La seconda novità sta in ciò che Brunetta ha detto e che lui stesso ha definito provocazione. Sarà. Prendendo spunto da una sentenza (talmente priva di senso da rasentare il surreale) che ha condannato un padre divorziato a continuare a passare gli alimenti alle figlia 32enne ancora iscritta all’università, ma fuori corso da 8 anni, il ministro ha asserito che cercherà di fare una legge che metta fuori di casi i figli a 18 anni.

Fuori di casa a 18 anni e per legge, manco i nazisti.
Successivamente, ha rincarato la dose fornendo ampie spiegazioni al vastissimo pubblico della nota trasmissione televisiva nazional popolare“Domenica In” suscitando al contempo le ire del suo collega ragioniere di stato Tremonti. Perché? Per via della sua proposta di aggiungere la fantasmagorica cifra di 500 € mensili come buonuscitacasa.
Stendiamo un velo pietoso sulle eventuali fonti aliene per ottenere queste risorse (le pensioni di anzianità). Anche se si vivesse in Olanda dove ai giovani disoccupati lo stato fornisce un sussidio accollandosi “la responsabilità” del non aver dato loro il modo di lavorare, ognuno di noi sa che oggi come oggi con quella cifra non si va lontano.

I bamboccioni ci sono e ci sono sempre stati. Il caro Brunetta si è dimenticato che, a fianco della minoranza che resta a casa perché gli fa comodo, la maggioranza lo fa perché costretta dalle attuali condizioni socio economiche. E’ innegabile che questa è la prima generazione in cui i figli stanno peggio dei padri dove è loro negato persino il sogno di poter realizzare un futuro. E questo, secondo me, si lega a quanto detto nella prima parte.

Ancora una volta, anziché non dico fare, ma almeno provare a mantenere una delle promesse elettorali, assistiamo attoniti e quasi rassegnati, alle iniziative personali, alle fanfaronate, alle proposte talmente insensate da risultare frutto di vaticinio e cabale irrazionali piuttosto che di menti pensanti.

Amaramente, continuo a cercar risposta: ma i miei connazionali in questi ultimi 15 anni dov’erano? E dove sono quelli che un tempo scendevano in piazza per molto meno?

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Giacomo
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Comments

13 Risposte a “Avviamento al Lavoro. Di Corsa e per Legge”
  1. ma i miei connazionali in questi ultimi 15 anni dov’erano? E dove sono quelli che un tempo scendevano in piazza per molto meno?

    Qualcuno al governo, qualcun altro all’opposizione, ma comunque quasi tutti a Roma.
    Quelli che ci credevano di più, a scontare qualche ergastolo per banda armata.

  2. fma scrive:

    Il ruolo dell’istruzione, qualunque essa sia, è fondamentale e indiscutibile, altro che avviamento al lavoro. Meglio un ragazzo che magari arriva al diploma a spintoni e con fatica che uno che a 14-15 anni molla tutto e tutti per restare talmente ignorante che ,magari, saprà anche leggere e scrivere, ma dopo aver letto una pagina di giornale (se mai lo farà) non avrà capito nulla di quanto c’è scritto o che non saprà compilare un modulo, un questionario. Tanto alla fine quello stesso ragazzo finirà comunque, selezionato dal filtro del mondo del lavoro, a fare quegli stessi lavori che qualcuno vorrebbe fargli iniziare a 15 anni!

    Se ho capito bene il succo é questo, estremizzo: siccome il diplomato a spintoni finirà per fare lo stesso lavoro di colui che ha iniziato a lavorare a 15 anni, allora é meglio che si diplomi!
    E perché?
    Per chi é meglio ?
    Per il giovanotto che, arraffato il diploma obtorto collo, si ritrova a fare lo stesso lavoro che avrebbe potuto fare quattro anni prima?
    Per la famiglia che se l’é dovuto spupazzare per tutto quel tempo?
    Per la società, che ha pagato le tasse per pagare gli stipendi degli insegnanti, a beneficio a zero?
    Gli unici ad averne un vantaggio certo sarebbero gli addetti all’istruzione, che conserverebbero il proprio posto di lavoro. Che può essere una buonissima ragione. Ma bisogna dirlo.
    Altra storia se parliamo di diritto allo studio per tutti coloro i quali abbiano voglia di studiare. In questo caso é interesse di tutti che studino, il più a lungo possibile, a spese della collettività. Che ha nell’istruzione il suo unico strumento di miglioramento.
    Da troppo tempo, secondo me, si scambia il diritto all’istruzione col diritto al diploma.

    • doxaliber scrive:

      Concordo. Ho scritto il mio commento prima di leggere il tuo.

      • Non saprei.
        L’artigianato, ovviamente, ha una grande dignità professionale, specialmente se fatto con atteggiamento innovativo, nel rispetto della legge e della sicurezza. Però, noto che, mentre da una parte alcune figure si trasformano perché assorbite dalle grandi organizzazioni internazionali (vedi il caso dei meccanici spiazzati dall’elettronica nei motori e costretti a lavorare per le aziende in grado di investire sui dispositivi diagnostici) dall’altra i ruoli meno “tecnologici” tendono ad essere ricoperti da artigiani immigrati (falegnami, imbianchini, elettricisti, specialmente dall’est).

        Non è un po’ strano rimettersi a fare concorrenza agli immigrati dopo aver fatto di tutto per lasciare certe posizioni? E non sarà una corsa al ribasso nei prezzi, ma soprattutto nella qualità del lavoro e nella sicurezza?

        • doxaliber scrive:

          Il mio meccanico, tra l’altro un amico, ha sempre avuto la passione per le auto. Si è preso la qualifica, ha fatto anni di gavetta sotto un altro meccanico e poi (con grande fatica) si è messo in proprio. Già all’epoca aveva capito che il futuro delle auto sarebbe stata l’elettronica e quindi fin da subito si è specializzato nell’elaborazione delle centraline. Oggi ha un sacco di lavoro ed è senza ombra di dubbio uno dei migliori meccanici della mia città. Cultura, intraprendenza, intelligenza e spirito imprenditoriale non sempre viaggiano sullo stesso binario e credo che un giovane oggi abbia più possibilità nella rivalutazione di lavori oggi bistrattati che non in un diploma che non lo qualifica per niente e lo destina, ben che vada, al lavoro in un call center. Ragioniere? Per fare il loro lavoro ci sono i laureati. Geometri? Ci sono architetti ed ingegneri. Scientifico, Classico? No comment. Perito informatico: ci sono i laureati.

          Oggi lavora più facilmente un esperto restauratore (o costruttore) di muretti a secco che non un diplomato di qualsiasi scuola. Non la considero nemmeno un’involuzione perché i guadagni possono essere molto buoni e l’illusione che tutti siano “colti” allo stesso modo è, per l’appunto, una pia illusione. Continuare con la cultura del “diplomificio” comporterebbe soltanto costi inutili ed un abbassamento del livello medio.
          Quello che serve è:
          1) contributi e fondi per chi vuole progredire negli studi ma non ha possibilità;
          2) contributi e fondi per chi, avendo fatto il giusto praticantato, vuole iniziare un’attività artigianale in proprio;
          3) controlli severi sul praticantato nelle imprese artigiane;

          • quando al talento si associa la tenacia e un pizzico di fortuna, il successo nel lavoro è pressoché assicurato.
            La scuola serve a tutti quelli che, come nel mio caso, mancano di due degli elementi fondamentali (o anche solo di uno) :mrgreen:

  3. Giovanni Volpe scrive:

    Tanti personaggi che si occupano di politica nel nostro Paese, non hanno nei confronti delle problematiche inerenti il lavoro, la particolare dedizione, comprensione e volontà di varare leggi, inerenti la Riforma del Lavoro, che preveda una coraggiosa e moderna riorganizzazione e ridistribuzione del lavoro; con una Indennità di Sostegno, nei periodi di disoccupazione, di transizione da un lavoro al successivo.

    http://www.giovannivolpe.it/?p=488

  4. doxaliber scrive:

    Meglio un ragazzo che magari arriva al diploma a spintoni e con fatica che uno che a 14-15 anni molla tutto e tutti per restare talmente ignorante che ,magari, saprà anche leggere e scrivere, ma dopo aver letto una pagina di giornale (se mai lo farà) non avrà capito nulla di quanto c’è scritto o che non saprà compilare un modulo, un questionario. Tanto alla fine quello stesso ragazzo finirà comunque, selezionato dal filtro del mondo del lavoro, a fare quegli stessi lavori che qualcuno vorrebbe fargli iniziare a 15 anni!

    Io non sono d’accordo. I “diplomifici” hanno prodotto solo danni. In primis non hanno risolto l’analfabetismo, come dici tu c’è un’altissima percentuale di analfabeti di ritorno. Come si può distinguere un ragazzo competente e preparato da un ignorante quando tutti e due possono vantare un diploma? Conosco ragazzi portati al diploma a tappe forzate che faticano a leggere un testo ed a comprenderne il significato. Il lavoro in sé non è un male e credo che “imparare un mestiere” dia a questi ragazzi poco propensi allo studio occasini di riscatto sociale superiori a quelle che darebbe un’istruzione “forzata”. A 16 anni si può tranquillamente andare sotto un “maestro” e diventare idraulici, carrozzieri, elettricisti.

    • Giacomo scrive:

      Non temere che un diplomato da studio ed uno da spintoni si riconosce al volo! Ho fatto selezione personale per parecchio tempo e molto spesso un prefiltro veniva applicato anche a coloro i quali presentavano diplomi conseguiti in quegli istituti di recupero tipo 2, 3 o magari 4 anni in uno! E nella mia esperienza di insegnamento ho fatto spesso il commissario agli esami di maturità ed i cosiddetti “privatisti” (che magari volevano il diploma per far carriera al ministero) venivano trattati molto più selettivamente degli studenti regolari.

      • doxaliber scrive:

        Ok, un filtro esiste ove vi sia un selezionatore. Tuttavia non sempre è così e rimane il fatto che per colpa dei diplomifici un incapace si ritroverà con lo stesso titolo di un capace e potrà concorrere alle stesse selezioni e concorsi (ove selezioni e concorsi ci siano in un paese dove l’amico conta più del titolo). Risultato: tutti diplomati nessun diplomato. Tutti colti nessuno colto ed il mercato del lavoro diventa un recinto per bestie in attesa di essere marchiate dal negriero di turno.
        Dov’è il guadagno per la collettività? Perché uno che si è diplomato a forza di calci nel sedere, controvoglia e spesso senza alcun merito è e rimarrà sempre e comunque un ignorante con tendenze all’analfabetismo, diploma o non diploma. Ciò che deve preoccupare è formare i ragazzi che non hanno voglia di studiare ad una professione, non farli diplomare e poi abbandonarli a loro stessi, con l’aggravante di lasciarli nella convinzione di essere “diplomati” o, peggio (visto l’andazzo attuale) “laureati” e quindi di meritare di più.

  5. Giacomo scrive:

    Applicando un filtro a larga scala ai commenti ricevuti, tutti meritori pur nel contrasto col mio e con altri, ricadono nell’ambito più generale che è il metodo e la scuola che non funzionano più a partire dal ‘68, triste a dirsi.

    E ogni volta che qualcuno ha tentato di metterci le mani ha fatto solo disastri.

    Quando scrivevo di evitare gli abbandoni e portare i ragazzi almeno ai 18/19 anni è perché da una parte, a 15 o 16 anni si potrebbero prendere, come spesso accade, decisioni di lasciare la scuola di cui poi ci si pentirà e lo scrivevo con la speranza (chimera) che una scuola “migliore” possa farlo dando a tutti la possibilità di avere una minima base culturale.

    Molti ragazzi che oggi pur volendolo non mollano la scuola lo fanno perché appunto preoccupati del “cosa fare?” e magari l’anno dopo trovano la voglia di studiare, quanto basta. Se incentivati a farlo mollerebbero sicuramente!

    Parafrasando infine la scritta che campeggiava all’ingresso dei lager nazisti è la cultura che rende liberi, non il lavoro.

  6. anna scrive:

    Comoda la vita per certi capofamiglia di oggi! Con la moglie che lavora e i ragazzi per possono lavorare a 16 anni, chissà quanti se ne staranno in panciolle!

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