Avere vent’anni

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Avere vent’anni" è stato scritto da Gilda

Chissà perché nella vita ogni età sembra essere la più difficile. Certe volte mi chiedo se sia una questione umana, generazionale, famigliare o più semplicemente personale. Non sono mai riuscita a trovare la risposta e probabilmente non la troverò mai.

Ho finito la scuola con un anno di ritardo, per la precisione quasi due visto che sono dei primi mesi dell’anno e i miei genitori hanno deciso di non farmi fare la primina per non dovermi mandare alla scuola privata. In questi anni di scuola ogni  tanto ho lavoricchiato, l’estate, per fare esperienza e avere la soddisfazione di comprare qualcosa che per una volta fosse veramente mio: qualcosa che i miei non avrebbero potuto minacciare di togliermi per nessun motivo al mondo, perché l’avevo comprata lavorando e buttando sudore, fatica, impegno mentale e serietà. Lavorare è stata una delle soddisfazioni più grandi che ho provato nella mia ancora breve vita, e non era una questione di soldi perché la soddisfazione è arrivata appena iniziato il lavoro, la busta paga mi è stata invece gentilmente elargita solamente alla fine del contratto. La paga era la più bassa legalmente possibile, il mio impegno è andato oltre i confini del ragionevole, tanto che la notte non facevo altro che sognare il posto di lavoro. Insomma, avrebbero dovuto pagarmi anche gli straordinari notturni. Non devo essere una persona troppo sana.

Adesso, a vent’anni, ho voglia di imparare un lavoro un po’ più serio e così ho deciso di iscrivermi all’università. Me lo avessero chiesto quattro o cinque anni fa, avrei escluso l’opzione senza pensarci due volte: la scuola dell’obbligo, a volte, sa essere talmente dell’obbligo da renderla agli occhi di uno studente medio quasi come un campo di concentramento nazi-fascio-catto-comunista.

Da oggi sono ufficialmente in debito con i miei genitori dei venticinque euro che l’università mi ha chiesto per avere l’accesso ai test d’ingresso che si terranno a settembre. Se tutto va bene il mio debito aumenterà sproporzionatamente nel giro di pochi mesi, sempre che non succeda un miracolo a cui non credo che mi doni un lavoro più che decentemente retribuito. Effettivamente, non so se avrò l’umiltà di accrescere così tanto questo mio debito: forse l’orgoglio prenderà la meglio, rinuncerò agli studi, troverò un lavoro e salderò il mio piccolo debito. Nessuno mi chiede i soldi indietro, ma non mi piace avere conti in sospeso con nessuno. Neanche con chi mi ha messo al mondo, soprattutto con chi mi ha messo al mondo.

Sono una persona perennemente frustrata, se non trovo un motivo per esserlo non sono in pace con me stessa. Il che equivale a dire che non lo sono mai, ma questo è un problema che per il momento rimane solo mio. In questi giorni la mia frustrazione è dovuta a un micidiale senso d’impotenza che mi divora dalle doppie punte dei capelli che ho tagliato da sola qualche mese fa, fino alle unghie dei piedi che ho invece tagliato ieri sera con un tagliaunghie comprato dai miei genitori in una casa pagata dai miei genitori avvolta in un pigiama regalatomi sempre dagli stessi genitori. Anche il computer con cui sto scrivendo questa puttanata è pagato dai miei genitori, così come il collegamento ad internet che quando mi girerà mi permetterà di inviare queste righe a quello che considero il miglior luogo internettiano su cui sono quasi casualmente capitata da otto anni a questa parte. Speravo che il senso d’impotenza fosse una prerogativa tutta al maschile, invece mi tocca tristemente constatare che la questione va infinitamente oltre i generi. Anzi, fossi un maschio adesso farei qualcosa che somigli vagamente allo scaricatore di porto e forse mi libererei dell’impotenza. Invece mi ritrovo con queste braccine inutili che a stento tirano su gli scatoloni preparati per il trasloco, indebolita dallo sfaldamento mensile del mio endometrio e con la pressione che ogni due per tre cala a picco costringendomi a sedere o a fermarmi come un’idiota in mezzo alla strada, aspettando che il nero abissale intorno a me si diradi lasciandomi intravedere il mondo che c’è dietro. Certe volte mi sembra che la mia vista se ne vada perché schifata dal mondo circostante, un po’ come succedeva a Ada in Novecento di Bertolucci.

In realtà ho scritto una grandissima cazzata: se fossi un maschio e facessi lo scaricatore di porto, il senso d’impotenza sarebbe lo stesso o forse ancora più pesante di quello che conosco. Lo sarebbe anche se fossi una persona con una cultura a trecentosessanta gradi, e anche se facessi un lavoro che mi permettesse di rendere migliore la mia vita e quella delle altre persone.

Fulmine Bolt è ancora re dei 100 e Bill Gates sbadiglia sugli spalti, Hollande fa le vacanze in spiaggia con la compagna e Lele Mora esce di prigione, Antonija Misura viene incoronata come la più sexy dei giochi e qualcuno alza l’Irpef delle regioni disastrate in campo sanitario. Monti si preoccupa dei toni anti-tedeschi e Aleppo viene bombardata. Quattro ragazzi più piccoli di me finiscono dentro dopo aver ammazzato un coetaneo e l’ormai ex nano malefico salta l’appuntamento con i magistrati. Lo spread è a 483 e a quanto pare di questo passo non riuscirò mai a dare il bacio perfetto della mia vita.

Quando leggo le notizie mi sembra di guardare le cento milioni di stelle che mi sovrastano quotidianamente, e l’unica cosa che mi sembra sensato desiderare è di unirmi a loro per non dover più sentire l’impotenza di una microscopica esistenza a senso unico.

Tempo fa guardavo le formiche, mi sono sembrate minuscole. Adesso mi rendo conto che sono molto più grandi di me.

Se ti è piaciuto questo posta aiuta MenteCritica concretamente. Finanzia la diffusione di questo articolo.Il denaro raccolto con le donazioni verrà esclusivamente utilizzato per pagare i costi di gestione del sito e per propagandare gli articoli di MC utilizzando lo strumento di promozione di facebook. I numeri per la diffusione sono stime di facebook per la pagina facebook di MenteCritica. Le donazioni risulteranno intestate al curatore del sito: Gianalessio Ridolfi Pacifici.
Donazione per diffusione contenuti MC



About

I governi non mi piacciono in generale, che siano produttivi o fallimentari. Non mi aggrada che pochi scelgano per molti, anche quando i pochi siano scelti dai molti in una più che utopica unanimità. Fatta questa premessa, se non ti piace, ti invito a: smettere di leggere, catalogarmi sotto il termine che ritieni più adatto e dimenticarti di me e di queste poche righe che hai letto per caso.

Taggato con:
Pubblicato in Cuore di Tenebra
Pubblicità da Liquida
Pubblicità Locale
Pubblicità Google
Diffondi i contenuti di MC
Il denaro raccolto con le donazioni verrà esclusivamente utilizzato per pagare i costi di gestione del sito e per propagandare gli articoli di MC utilizzando lo strumento di promozione di facebook. I numeri per la diffusione sono stime di facebook per la pagina facebook di MenteCritica. Le donazioni risulteranno intestate al curatore del sito: Gianalessio Ridolfi Pacifici.
Donazione per diffusione contenuti MC



Cerca in MC
Loading
Archivi
Generata in 0,492 secondi. Effettuate 41 query al database e 23 query nella cache. Memoria usata - 24.25MB