Rivisto e corretto, atto 7 – Carceri, governo pone la questione di fiducia
9 febbraio, 2012 di serpiko
Archiviato in Cronache Italiane, Meccanica delle Cose
Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.
La notizia è questa.
Carceri, governo pone la questione di fiducia alla Camera. Proteste di Lega e Idv
Severino: «Fiducia necessaria per ostruzionismo». (…)MILANO – Il governo ha posto in Aula alla Camera la questione di fiducia per la conversione del decreto legge «svuota-carceri». Lo ha annunciato, tra le proteste dei deputati leghisti e di Idv, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, che è riuscito a fatica a parlare: dai banchi della Lega si sono levati gli urli «Vergogna! Vergogna!». Il decreto, su cui pendevano circa 500 emendamenti della Lega, che praticava l’ostruzionismo in discussione generale, scade il 20 febbraio. Il voto di fiducia si terrà giovedì a mezzogiorno, le dichiarazioni di voto cominceranno domani mattina alle 10,15. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio che ha fissato per martedì prossimo il voto finale sul provvedimento. Intanto anche l’Italia dei Valori ha già fatto sapere che voterà contro.
URGENZA – La richiesta del voto di fiducia per la conversione dello «svuota-carceri» «è una necessità alla quale non ci si poteva sottrarre», ha affermato il ministro della Giustizia, Paola Severino, interpellata dai cronisti in Transatlantico sulla decisione assunta dal Governo. Severino ha chiarito subito che l’unica motivazione che ha spinto l’Esecutivo è stata «esclusivamente quella dei tempi, di fronte al rischio» dell’ostruzionismo «preannunciato e già messo in atto» dalla Lega. «Comprendo le ragioni, dal loro punto di vista politico, della Lega – continua il ministro – ma credo che chiunque sia in grado di fare i conti circa i tempi di conversione, ci sono già circa 100 emendamenti con la Lega che aveva preannunciato attività ostili». Circa la scelta di intervenire con un decreto che «di fronte all’emergenza carceraria chiunque può comprendere» Severino ha osservato inoltre che esistono «i presupposti di necessità e urgenza». Il ministro ha spiegato che, attraverso il provvedimento all’esame della Camera per voto definitivo, il Governo ha inteso «contemperare l’esigenza di difesa sociale con quella di alleggerire il sistema carcerario». Comunque, ha assicurato, «nessun delinquente pericoloso sarà lasciato libero di camminare per strada».
ASTENSIONE RADICALI- Nel frattempo i radicali hanno fatto sapere che si asterranno alla Camera «per non negare esplicitamente la fiducia al Governo, come sarebbe necessario visto che il decreto sulle carceri conferma e prolunga il comportamento di uno Stato letteralmente criminale che viola costantemente leggi italiane ed europee e la nostra Costituzione repubblicana». E ancora: «Sarà astensione anche perché non vogliamo confonderci con le motivazioni veramente ripugnanti di chi, in primo luogo i deputati di Lega e Idv, negherà la fiducia».
(…)
8 febbraio 2012 | 21:23Fonte:
Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi.
Quegli Stronzi e Incompententi che Gestiscono il Nostro Gas
8 febbraio, 2012 di serpiko
Archiviato in Chiamiamola Economia, Meccanica delle Cose
Si chiama “pianificazione”.
E’ quell’arte di simulare possibili scenari futuri con ridotto margine di approssimazione, combinando tra loro tutta una serie di problematiche tanto più ampia quanto più largo è l’orizzonte spaziotemporale preso in esame. Serve a consentire a chi sta al vertice di una certa organizzazione di prendere decisioni in grado di orientarne, per il lasso di tempo preso in esame, esigenze ed opportunità in una certa direzione; e di far fronte agli imprevisti che, sulla base di queste previsioni, potrebbero manifestarsi nello stesso periodo.
A chiunque è capitato di pianificare qualcosa. Dalle cose più semplici alle più complesse. E chiunque sa come si tratti di una delle cose più difficili del mondo.
Difatti salvo il verificarsi di situazioni al limite dell’umana ponderabilità categorizzabili alla voce “eventi di sfiga”, nella vita si può finire nei guai per due soli motivi:
- aver pianificato il futuro con approssimazione;
- averlo pianificato optando per una direzione ad alto tasso di rischio.
Tra le tante cose che mancano alla nostra nazioncina, da anni annoveravo la capacità di pianificazione a medio e lungo termine. Inconsapevolmente mi fidavo ancora di quella a breve.
Emergenza controllata per il gas. Consumi record, è allarme
Fonte:

Capito? Siamo nel bel mezzo di una crisi energetica.
Potrebbe essere accettabile in caso di terremoto, alluvione, tsunami, guerra termonucleare globale. Lo trovo meno accettabile se dovuta a un banale allerta meteo per neve e temperature molto rigide. Perché d’inverno solitamente fa freddo, le caldaie sono accese e il loro consumo è pari alla media più o meno il delta del gradiente termico da riscaldare sulla base delle temperature previste. A scongiurare qualsiasi emergenza sarebbero sufficienti un servizio meteorologico decente (e quello non manca, basti guardare lo spazio riservato al meteo sui tiggì nostrani), delle riserve adeguate e dei contratti di ferro coi paesi fornitori.
Ripensandoci, d’estate solitamente fa caldo, i condizionatori sono accesi in pieno giorno eppure i consumi d’energia elettrica dal 1° luglio al 15 agosto, tra le 12 e le 16, vanno in crisi con costanza certosina.
Mi viene il sospetto che non sia stata fatta una corretta pianificazione dei nostri consumi energetici.
L’Italia, succube del gas più di ogni altro paese europeo, incrocia le dita. Si fida delle promesse russe di un progressivo rientro dell’emergenza che ci taglia le forniture (in effetti ieri l’ammanco dalla direttrice nord si è ridotto a poco più del 15% rispetto al 30% della scorsa settimana).
Dunque, siamo nella merda col gas. Quale soluzione al problema, incrociamo le dita e soprattutto ci fidiamo delle promesse russe per venirne fuori. Le note “promesse russe”, sinonimo di certezza e affidabilità. Ora sì che mi sento tranquillo.
Ma come ci siamo finiti, questa volta, nella merda?
Proviamo a considerare la cosa così come la considererebbe un’impresa.
Da tempo si sapeva che la Libia avrebbe potuto dare problemi nell’erogazione del gas: la situazione politica, benché non se ne parli, non è ancora sfociata in un governo stabile del paese. Ma ecco la prima sorpresa.
Da Sud l’Algeria pompa il massimo, ma anche lì con qualche incognita legata all’insolito scenario glaciale che la sta martoriando. E pompa a pieno ritmo anche la Libia, riconnessa. Ma non abbastanza da sostituire gli ammanchi dalla Russia rispetto alla richiesta.
Il problema non è la Libia. E’ la Russia. Quella delle promesse di cui sopra. Quella che da diversi anni litiga con l’Ucraina per il dazio dovuto al passaggio dei metanodotti sul suolo di quest’ultima. Una situazione che non ha mai trovato un epilogo definitivo, passata attraverso , attentati, e situazioni che fanno tanto vecchio KGB.
.
In gergo aziendale si chiama “fornitura a rischio”. Quando si presenta una simile evenienza, la procedura standard prevede l’attuazione di tutte le contromisure necessarie a ridurre o quantomeno limitare l’incidenza di questa copertura sul fabbisogno totale. Incidenza che, in questi casi, non dovrebbe superare il 10/15%.
Dal sito del riesco non senza fatica a estrarre, in mezzo alla solita marea di puttanate, i dati relativi alle fonti d’approvvigionamento di gas naturale dell’Italia:
“l’88% del gas utilizzato in Italia arriva attraverso il tubo dei gasdotti e non via nave. Il che si traduce con una dipendenza per oltre i due terzi del fabbisogno nazionale da Algeria (37%) e Russia (30%). E se l’Eni non avesse riavviato la produzione libica (12,5%), come ha detto l’ad Paolo Scaroni, la situazione sarebbe ancor più drammatica.”
A parte quell’8,5% di fornitura di cui non riusciamo a conoscere la provenienza, appare del tutto evidente
che un’importazione dalla Russia pari al 30% del consumo totale sia un fattore di enorme rischio. Cui va aggiunta, per l’appunto, la quota del 12,5% proveniente dalla Libia e non certo considerabile sicura. Che equivale a un totale del 42,5% della domanda italiana di gas naturale a rischio fornitura.

Torniamo al nostro articolo sul Sole.
Nonostante quest’analisi, il mio nazionalismo non incontra brecce e prosegue, solido come una roccia, nella fiducia per le istituzioni.
Un Paese degno di questo nome, mi dico, avrà certamente un piano d’emergenza.
E così la terapia preventiva è già, nei fatti, scattata. Con il via alle prime procedure rivolte alle utenze industriali “interrompibili” (quelle che pagano il gas di meno rendendosi appunto disponibili a tagliare se serve): prime riduzioni autonome ma obbligate.
Eccola, la soluzione.
Come per l’energia elettrica, vi sono delle utenze “interrompibili”: imprese i cui dirigenti hanno deciso di accettare uno sconto sulla bolletta in cambio del rischio d’interruzione in caso d’emergenza.
Va benissimo, ma a quanto ammonta questa quota “interrompibile” sul totale dei consumi?
Turandomi il naso, torno sul sito del Giornale dove scopro, a corollario di un simpatico tentativo di rilancio dell’energia nucleare, che “nel 2010 il 25,4% (dei consumi, ndr) è stato destinato agli usi industriali e il 41,7% (35,8 miliardi di metri cubi) alla produzione di energia elettrica.”.
La quota interrompibile è una frazione di quel 25,4% di consumi che, tutto insieme, è comunque una percentuale inferiore rispetto alla quota russa, molto inferiore rispetto alla nostra “fornitura a rischio”. Mi spiego meglio: nemmeno se in un momento di crisi come quello attuale decidessimo di tagliare tutto il gas “industriale” potremmo far fronte all’eventuale chiusura dei rubinetti da parte delle nostre forniture a rischio.
Significa non possedere una via di fuga, non avere un piano B.
E infatti…
E poi chissà. Il chissà per ora non esiste, rassicura per ora il Governo attraverso il “comitato di crisi gas” riunito ieri (e riconvocato ogni 24 ore) per concludere con una rassicurazione alle famiglie: distacchi mai. «Situazione critica ma ben monitorata» rimarca il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera -cut-
Insomma non abbiamo un piano B, non siamo padroni del nostro futuro ma state tranquilli, stanno osservando per benino tutto quel che succede.
Complimenti per la capacità di pianificazione.
Postilla.
Di fronte alla preoccupazione di trovarsi con le chiappe al gelo, passa quasi sotto silenzio l’ormai prossimo fallimento della Grecia, che trova finalmente una data: il 20 marzo, ultimo giorno d’inverno, è fissato l’inizio della fine dell’Occidente economico così come lo conosciamo.
Rivisto e corretto, atto 6 – Art. 18, governo a muso duro. Riforma anche senza accordo
4 febbraio, 2012 di serpiko
Archiviato in Censura dell'Informazione, Informazione
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Art. 18, governo a muso duro. Riforma anche senza accordo.
I ministri Fornero e Passera: “È un treno che non possiamo perdere”. Un sondaggio rivela: il 70 per cento degli elettori Pd sta con l’esecutivo. Posto fisso monotono? Lite Pd-Pdldi Antonio Signorini – 03 febbraio 2012, 13:00
Roma – Avanti con la riforma del mercato del lavoro, compresi i ritocchi all’articolo 18. Si farà con il consenso dei sindacati, ma anche senza. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero all’incontro di ieri con le parti sociali è stata più montiana di Monti e sui tempi (che per il premier devono essere «europei») non ha fatto una mezza concessione. «Faremo di tutto per prendere il treno della riforma. Se lo facciamo insieme siamo contenti, altrimenti il governo cercherà comunque di farlo». Un piglio decisionista che non ha disturbato più di tanto i sindacati. Qualche problema, semmai, lo ha creato alla sinistra, schierata contro le modifiche allo Statuto dei lavoratori, ma con il 70% degli elettori che – secondo sondaggi circolati nel Pd – apprezza il ministro del Lavoro.
Giù lo spread, merito mio.
Ai sindacalisti che le hanno fatto notare come, vista la crisi, si potrebbe pensare a una moratoria, cioè a una sospensione degli effetti della riforma delle pensioni che è già stata approvata, Fornero ha dato una risposta in stile Margaret Thatcher: «La riforma delle pensioni ha determinato la riduzione dello spread». Stesso metodo per la riforma che cambierà i contratti di lavoro, gli ammortizzatori e anche l’articolo 18. Entro due, massimo tre settimane ci sarà un nuovo incontro, poi arriverà la legge. Non sono mancate le concessioni. L’impressione dei sindacati è che il governo voglia dialogare. Ma i margini di manovra sono strettissimi, per motivi economici («non ci sono risorse», ha ripetuto il ministro), ma anche perché la strada è più o meno segnata.
Licenziamenti e arbitrato.
Il tema dell’articolo 18, «è sul tavolo», ha ammesso la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Il governo sta procedendo lungo due strade. Una è quella dell’arbitrato per dirimere le controversie di lavoro, comprese quelle sui licenziamenti. L’altra è prevedere il licenziamento per motivi economici e limitare l’obbligo di reintegro solo per quelli discriminatori. E la novità è che su queste ricette di fatto ci potrebbe essere una disponibilità da parte dei sindacati. Luigi Angeletti, segretario della Uil non è contrario a quelli economici. Susanna Camusso, leader della Cgil, ripete da giorni che sui licenziamenti bisogna lasciare le tutele contro quelli «discriminatori», ma non cita la giusta causa. Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, chiede al governo «cautela sull’articolo 18», ma sembra più l’invito a evitare toni forti. Su questa linea anche l’Alleanza delle cooperative: «Bisogna prendere il treno, ma serve coesione sociale», è l’auspicio di Luigi Marino, presidente della confederazione.
Nuova disoccupazione. Scintille tra Camusso e Fornero sugli ammortizzatori. In particolare quando il ministro ha sottolineato come vadano salvaguardate le casse integrazioni, ma solo «quelle vere». Possibile preludio a una stretta sulle aziende che ne abusano, ma anche sui cassintegrati che lavorano in nero. Salve, per il momento quelle «in deroga». Possibili invece ritocchi alla indennità di disoccupazione per chi svolge lavori temporanei. Misura da finanziare con nuovi contributi a carico delle aziende. «Bisogna fare attenzione a cambiare i vecchi ammortizzatori, in questi tempi di crisi», spiega Guglielmo Loy della Uil.
Il tema dei temi resta quello dei contratti.
Il numero dei contratti sarà ridotto, ma solo poche tipologie ne faranno le spese, in particolare lo «staff leasig». Sul contratto unico bocche cucite. Ma leggendo tra le righe le parole di Fornero si fa strada una via di mezzo tra il modello Ichino e quello Boeri. In sintesi, tutele crescenti, possibile «accompagnare» il lavoratore fuori dall’azienda, ma solo se il datore si fa carico del ricollocamento. E poi il rafforzamento dell’apprendistato.Fonte:
Rivisto e corretto, atto 5 – Marchionne: sede Fiat-Chrysler in Italia? Dipenderà anche dai sindacati.
13 gennaio, 2012 di serpiko
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La notizia è questa.
Marchionne: sede Fiat-Chrysler in Italia?
Dipenderà anche dai sindacati.
A Monti chiedo solo pace socialeDETROIT – La sede di Fiat-Chrysler in Italia? Dipenderà dal clima favorevole o meno agli investimenti, e anche dal comportamento dei sindacati. Sergio Marchionne ha ribadito ieri sera, parlando al congresso di Automotive News a Detroit, la linea sulla futura sede del gruppo (che nascerà dalla fusione «tra il 2013 e il 2015»). «Non è stata presa ancora alcuna decisione sulla sede. Faremo quello che è giusto dal punto di vista del gruppo. Il problema è se vogliamo mantenere o meno una infrastruttura manifatturiera in Europa o no. Se i sindacati si impegnano in tal senso, e ci permettono di difendere tale infrastruttura dalla concorrenza internazionale, la sede potrà restare in Europa. Altrimenti, se continuano a bloccarci, Fiat non potrà che ridurre la sua esposizione». Per l’Italia «la sfida è decidere se tornare a essere un produttore manifatturiero o no».
Il manager italo-canadese ha parlato anche di attualità economica più stretta. (…) La congiuntura economica non lascia respiro, soprattutto in Europa: «In Italia c’è un mercato dell’auto con un volume di vendite sui livelli del 1985. A livello europeo, se è valida la nostra previsione di vendite stagnanti per tre anni, c’è spazio per un taglio della capacità produttiva fra il 10 e il 20 per cento. In queste condizioni c’è bisogno di una vera e propria rifondazione del settore». Di qui la proposta di un consolidamento, che per ora non è stata però raccolta da nessun concorrente.
Quanto agli Usa, Chrysler punta a guadagnare quote di mercato anche nel 2012 «spero non alle rivali di Detroit». Entro la fine dell’anno potrebbe arrivare, in aggiunta alla 500, anche la monovolume L-zero che verrà presentata a Ginevra e prodotta in Serbia; ma stavolta «faremo previsioni di vendita più prudenti che con la 500».
In tema di politica Marchionne ha fatto un battuta sulla convocazione da parte del ministro del Lavoro Fornero, e lo ha fatto rispondendo a una domanda sulle pressioni politiche sui costruttori francesi: «Anche noi subiamo pressioni. Il ministro del lavoro mi ha ammonito. Di nuovo. Ma io sono stato chiaro, non so cosa posso cambiare della mia storia. Sono stato molto, molto chiaro». Quanto ai rapporti con il presidente del consiglio Monti, «non ho nulla da negoziare. Non ho chiesto nulla, non ho chiesto supporto finanziario e non ho chiesto incentivi. Ho solo chiesto pace fra le parti per farci lavorare».Fonte: .
Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi.
Evadere Meno, evadere Tutti
31 dicembre, 2011 di serpiko
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C’è qualcosa di perverso e insulso nel modo con cui i mass media tentano d’accompagnare e d’indirizzare il professor Monti nel cammino verso la seconda parte della sua riforma. Nel suo articolo sull’evasione fiscale, La Repubblica propone con cantilenante litania un tema trito e ritrito, stanco, consumato dall’abuso di se stesso, come quelle storie che dovrebbero apparire scandalose e infami fino all’abominio ma dopo l’assediante tambureggiamento mediatico cui vengono sottoposte finiscono per risultare tristemente banali, all’insegna del “è così che van le cose” proferito da chi ormai a certe situazioni ha fatto il callo fino a considerarle ineluttabili e invariabilmente eterne.
Rivisto e corretto, atto 4 – La Fase 2, Fornero, l’ Articolo 18 e “Bisognerebbe alzare i salari”
30 dicembre, 2011 di serpiko
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Rivisto e corretto, atto 3 – Ultima notte di ritocchi, modifiche alla Camera
15 dicembre, 2011 di serpiko
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Niente liberalizzazione per le licenze dei taxi
Il governo presenta i suoi emendamenti. Nel pomeriggio il premier Monti interviene nelle commissioni di MontecitorioMILANO – Sono arrivati alla Camera gli emendamenti del governo alla manovra economica. Tra le novità più attese, le modifiche sulla riforma pensionistica, quelle relative ai costi della politica e quelle sulle liberalizzazioni, di cui è stato deciso uno slittamento. Una delle norme che più avevano fatto discutere, in questo contesto, era una possibile apertura del mercato per i taxi, per i quali in base ad una parte del precedente testo sarebbe venuto meno il vincolo territoriale, ovvero sarebbe stato possibile per ogni detentore di licenza lavorare anche in città diverse dalla propria. I conducenti delle auto bianche avevano subito preso posizione e organizzato mobilitazioni. Oggi l’esecutivo corregge il tiro e in un emendamento precisa che «il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea» è escluso «dall’ambito di applicazione» della disciplina prevista dalla manovra in tema di liberalizzazione delle attività economiche.
(…)
PENSIONI E IMU – Non sono invece ancora stati presentati gli emendamenti più attesi, quelli su Imu e pensioni. I relatori nelle Commissioni Bilancio e Finanze e il governo, dopo una giornata d’attesa, rinfocolata anche dalle dichiarazioni del ministro del Lavoro Elsa Fornero («Le novità sulle pensioni stanno arrivando») si sono presi una nottata di riflessione e di lavoro per mettere a punto le proposte e depositarle in mattinata alle Commissioni. L’iniziale deadline delle 8,30 è stata rimandata alle 10, ma ancora non sono trapelate indiscrezioni.
(…)
LE PARTI SOCIALI – I sindacati per ora si mostrano cauti: il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, apprezza le dichiarazioni del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sulle possibili modifiche del blocco delle indicizzazioni delle pensioni oltre due volte il minimo. «Quando avremo le modifiche, le apprezzeremo. Speriamo siano congrue. Chiediamo però ci sia anche la modifica sull’Ici sulla prima casa». Il leader della Cgil, Susanna Camusso, torna a puntualizzare che sui patrimoni non c’è stata certo la stessa attenzione che sulle pensioni e l’Ici, e il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, sottolinea più genericamente: «oltre all’Italia bisogna salvare gli italiani». La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, non entra nel merito, incita a fare presto, ma sottolinea ai sindacati in sciopero: «bisogna tener conto che qui o ci salviamo tutti o non si salva nessuno». (con fonte Ansa)
13 dicembre 2011 | 10:45
Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi. Le parti “tradotte” sono in corsivo.
Prove di miseria – ASL 13 senza fondi fino a gennaio 2012
13 dicembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane
E’ notizia di mercoledì 7 dicembre.
I medici e gli operatori dell’ sono stati informati in via ufficiale che la struttura ha esaurito i fondi a disposizione per il 2011.
Niente più risorse disponibili fino al 12 gennaio, data in cui l’azienda sanitaria potrà disporre dei fondi per il 2012. Da qui ad allora gli operatori dovranno farsi bastare i farmaci e gli equipaggiamenti che già ci sono. Ovviamente questa condizione vale per tutto: dall’acquisto dei più banali “janitorials” a quello dei farmaci salva-vita in uso nel reparto di rianimazione.
Rivisto e corretto, atto 2 – S&P’s, a rischio le 6 triple A
6 dicembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Censura dell'Informazione, Chiamiamola Economia, Informazione, Meccanica delle Cose
Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.
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La notizia è questa:
S&P’s, sotto osservazione 15 Paesi di Eurolandia. A rischio le 6 triple A, comprese Germania e Francia
L’agenzia internazionale Standard & Poor’s mette sotto osservazione i rating di 15 Paesi di Eurolandia. A rischio downgrade anche le triple A di Germania e Francia, oltre a quelle di Olanda, Lussemburgo, Austria e Finlandia (in sostanza tutte le 6 triple A dell’area euro). Il rating dell’Italia è di nuovo nel mirino dell’agenzia americana e anche il giudizio sul Belgio potrebbe subire un taglio di un gradino. Confermato l’outlook negativo su Cipro mentre viene esclusa una revisione la Grecia. S&P’s cita cinque fattori di rischio tra cui quello di «recessione economica» nel 2012 e conclude che l’esame verrà concluso «il prima possibile», dopo il summit europeo dell’8-9 dicembre.
Il dato (in)comprensibile
3 dicembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Censura dell'Informazione, Chiamiamola Economia, Informazione, Meccanica delle Cose
L’economia è fatta di leggi fisse: vi sono teoremi, corollari e lemmi che ne governano l’andamento e che rendono i trend di mercato prevedibili a lungo termine. Questa materia è molto più simile a una scienza che a una dottrina. Molto vicina al metodo della meteorologia, se vogliamo, che utilizza la fisica per elaborare simulazioni aventi un ottimo margine di approssimazione.
Tra queste leggi si possono inserire, in determinati momenti, alcune variabili che hanno il potere di turbare le sinusoidi per frazioni di tempo. Variabili che tutto sommato si riducono a due sole eventualità: la mancata o parziale immissione sul mercato di informazioni e il verificarsi di eventi naturali. Le prime sono guidate dall’uomo per fini ben determinati; le seconde no, di conseguenza non sono quasi mai prevedibili.
In questo contesto semiperfetto, dove l’assenza di eventi imponderabili e la presenza delle informazioni fondamentali dovrebbe consentire una determinazione piuttosto accurata dei numeri, ci sono dati che parlano da sè e che sono tristemente preoccupanti, per quanto possano apparire strani.
Posto un’immagine orribile. Agli occhi di un economista sta come l’immagine delle vivisezioni a quelli di un animalista.
Rivisto e corretto, l’informazione interpretata per voi – atto 1
2 dicembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Censura dell'Informazione, Il Bello della Politica, Informazione
La notizia è questa:
Passera: suddivideremo benefici e sacrifici. Titoli di Stato alle Pmi per pagare i debiti arretrati della Pa
«Siamo in un momento molto difficile, stiamo sicuramente rischiando di rientrare in recessione». L’allarme è arrivato dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, intervenendo alla tappa romana degli Stati generali di Confcommercio. «Questo è quello ci sta succedendo – ha
proseguito il ministro – e dobbiamo fare di tutto per recuperare il più
velocemente il segno positivo».Mentre ieri, in un incontro tra il ministro Passera, imprese, banche, assicurazioni e cooperative, era emersa l’ipotesi di pagare la montagna di debiti arretrati della pubblica amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese – circa 90 miliardi – con titoli di Stato.
«Li ho solo ascoltati: sono nella fase di ascolto», ha replicato oggi il titolare dello Sviluppo economico.fonte:
Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi. Le parti “tradotte” sono quelle in corsivo.
Passera: prima l’uccello di fuoco, poi l’anestesia. Carta da culo alle Pmi per pagare i debiti arretrati della Pa
«Siamo veramente nella merda, almeno fino alle ginocchia, stiamo sicuramente rischiando di giocarci i pochissimi progressi che abbiamo fatto finora». L’allarme è arrivato dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, intervenendo alla tappa romana degli Stati generali di Confcommercio. «Questo è quello ci sta succedendo – ha proseguito il ministro – e dobbiamo arrangiarci con quello che passa il convento per non finire nella merda fino al bacino».
Mentre ieri, in un incontro tra il ministro Passera, imprese, banche, assicurazioni e cooperative, era emersa l’ipotesi di pagare la montagna di debiti arretrati della pubblica amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese – circa 90 miliardi – con carta da culo.
«Mi hanno urlato istericamente contro il concetto che non ci sono più soldi nemmeno per comprare il pane ma non ho ancora potuto dire alle PMI che non vedranno il becco di un quattrino e che verranno pagate con una serie di rotoli di carta da culo», ha replicato oggi il titolare dello Sviluppo economico.
Altrettanto interessante.
Ma decisamente più chiaro.
Mario l’Alieno -2-
1 dicembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Appunti Italiani, Cronache Italiane
Credo che il marchio FIAT non stia troppo simpatico agli italiani. Per tante (buone) ragioni, che vanno dall’abuso perpetrato da decenni nell’utilizzo della cassa integrazione, ormai diventata parte integrante delle voci di profitto dell’azienda (e altrettanto parte integrante delle voci di debito dello stato), all’immagine dei rampolli succedutisi nei decenni al vertice della casata che ne controlla le quote.
Nondimeno si tratta, nostro malgrado, dell’unico gruppo produttore di automobili di massa su suolo italico. Naturale, quindi, che ogni ordine passato alla casa torinese si traduca in un aumento del prodotto della nazione, che ogni Fiat/Alfa/Lancia in più sulle strade significhi ore di lavoro per la catena italiana che le produce(1).
Note
- Eccezion fatta per la 500. Il simbolo della casa italiana, quello pubblicizzato con la poesia dell’amministratore delegato sui valori nazionali e sul futuro, con la colonna sonora romantica di Allevi, viene prodotto in Polonia. [↩]
Default Italia – Il Destino Nelle Parole
18 novembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Informazione, Strange Days
“La vittoria è vicina.” (…) “Sara’ una battaglia lunga e pesante ma il risultato finale sarà la vittoria. Bisogna essere pazienti: piu’ il nemico subira’ perdite, piu’ ci bombarderà. La lezione che state dando al nemico gli impedira’ di riprovarci di nuovo”.
Saddam Hussein ad Al Jazeera, 23 marzo 2003.

Saddam Hussein, Baghdad, 30 dicembre 2006.
Default Italia – I Conti in Svizzera, l’Estero e il Faro nella Tempesta
17 novembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Chiamiamola Economia, Consumo CriticaMente
Settimana scorsa ho pensato a lungo a come mettere i miei averi quanto più al riparo possibile da situazioni critiche. Dopo aver raccolto opinioni e averle intersecate con le informazioni a mia disposizione, ho tratto alcune conclusioni. Le elenco di seguito premettendo due importanti specificazioni.
Tali conclusioni sono le mie. Quelle di serpiko. Uno che si sceglie un nick così sa di non essere un profeta ed è ben lontano dall’infallibilità. Sto inseguendo un avversario nella nebbia e senza mappa del territorio. Se lo troverò, ingaggerò un combattimento. Se il nemico è in agguato, sarà un nuovo Trasimeno ben prima del 21 giugno.
In più, tali conclusioni potrebbero essere soggette a revisioni repentine. La nebbia talvolta si alza e non sempre ci s’accorge d’aver preso la strada giusta o quella migliore. Probabile quindi ci siano periodici update.
Italia Fallita – Sentirsi Totalmente impreparatI
1 novembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Chiamiamola Economia, Meccanica delle Cose
Ancora pochi giorni fa nutrivo la profonda convinzione che questa crisi si sarebbe potuta affrontare mantenendo inalterati o quasi i propri sistemi di vita, mettendo in atto poche manovre giuste.
Convinzione supportata da dati oggettivi, quali la totale impreparazione del sistema economico occidentale a un radicale cambiamento; l’impossibilità di realizzare questo cambiamento a un qualsiasi livello inferiore a quello globale; l’impossibilità di far accettare a popoli benestanti il concetto che il loro benessere si basi non più su una strutturalità che ne consentirà il mantenimento ma su riserve in via di rapido esaurimento.
Default Italia, Prossima Fermata: Capolinea
14 ottobre, 2011 di serpiko
Archiviato in Cronache Italiane, Oltre il Confine
Tempo fa Antonio, il padre di un amico, mi raccontò della sua esperienza di leva a fine anni ’70. Come poi ho sperimentato di persona, partire per naja non è esattamente un bel momento. Sei giovane, un po’ spaventato dai racconti sui “nonni”, lasci a casa famiglia, morosa, amici e ti scontri con un mondo rigido, freddo, formale. Col tempo ci s’abitua ma i primi giorni sono difficili, e lo sono in misura direttamente proporzionale alla distanza che la chiamata alle armi interpone tra i propri affetti e la destinazione finale. Egli partì da una cittadina di provincia del Nord per recarsi al Car nel profondo Sud, esattamente a Trapani, ultima fermata del treno che prese con l’azzurrina gentilmente offerta dal Ministero della Difesa. Finchè il treno era in movimento, disse, tutto gli pareva ovattato, lontano, quasi se stesse accompagnando qualcun altro. Ma quando il controllore passò ad annunciare che Trapani sarebbe stata la prossima fermata, avvertì il tuffo al cuore che qualche secondo dopo lesse in fondo agli occhi di tutti i futuri commilitoni sulla stessa carrozza.
Default Italia, 28 Giorni al Fallimento: Disinformare per Sedare il Panico
14 ottobre, 2011 di serpiko
Archiviato in Censura dell'Informazione
IPOTESI
Le maggiori delusioni sono frutto di aspettative disattese. Il punto è se tali aspettative siano frutto di un’invenzione della poliedrica mente di chi le nutriva oppure se derivino da una specifica soggetto che le ha sapute creare in altre persone. Nello specifico, parlando di un quotidiano economico d’importanza (inter)nazionale, attendersi articoli oggettivi, moderati e puntuali credo non fosse una pretesa troppo elevata. Evidentemente la necessità di ottimismo di questo periodo rende veramente pretenziosa la mia aspettativa.
TESI

