Articoli di Saint

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Spesso la malapolitica ho incontrato:
era il finanziamento ai partiti che raddoppia,
era l’assegnazione segretariale della greppia
arida, era il capolista dell’UDC al senato.

 

Bene altresì non vidi fuori dal palazzo
che scatena la popolare insofferenza:
era il concorsista alla ricerca
dell’appoggio, e la superbia, e l’evasore tollerato.


Liberamente ispirata a Spesso il male di vivere ho incontrato.

Non chiederci la scelta che salvi il nostro Stato
moribondo, né il voto utile,
o chi abbia più a cuore
il futuro di tuo figlio appena nato.

Ah l’uomo a cui di tutto han raccontato,
che non vede e non sente,
e non ricorda niente, che esulta e fa gran
tifo di sopra a un muro scalcinato!

Non domandarci la lista che gli occhi domani possa aprirti
sul futuro di cui tutti più bisogno abbiamo.
Codesto solo oggi possiamo dirti:
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Liberamente ispirata a Non chiederci la parola

Constatare a poco più di due anni di distanza che, se non fosse stato per la brillante idea avuta da qualcuno di ripresentarsi alle elezioni ancora una volta con un nome nuovo, sfruttando per l’occasione la sofisticata tecnica detta del riscaldamento della minestra all’americana, avrei potuto scrivere ieri quanto segue, e che invece è conservato sul mio computer in un file che riporta la data del 22/02/2006, è, come al solito, disarmante.
L’ultima campagna elettorale. Dedicata a quelli, beati loro, che l’avessero già dimenticata; e a quelli che invece in questi giorni la rivivono.

Taci. Tanto
se parli non odo
parole che siano
umane; ma odo
soltanto grugniti
o suoni simili a versi
di cane.
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Marzo (2008)

Gemmeo il piano, così argentin le voci,
che tu avverti la fiducia in cuore,
e del futuro non di gioie avaro
già senti l’odore…

Ma vecchio è il quadro, e le adunche mani
di nere trame segno son foriero,
e vuoto è il nuovo, e cavo a chi è pensante
il cavaliero.

Silenzio, intorno: voci, solo sventate,
odi ogni sera dai telesalotti:
è un trito adescar di foglie fragili. E’ la campagna,
elettorale, dei morti.

Liberamente ispirato a novembre

Chiedo, il più umilmente possibile, scusa a J.L.B. Forse il modo migliore di mostrare il mio pentimento e la coscienza della pochezza di quanto scritto, sarebbe stato non pubblicarlo affatto e anzi distruggerlo, ma, da inane ed eterogeneo emulo degli sforzi del Menard, ho trovato difficile separarmi da questo stralcio faticosamente richiamato da uno degli scaffali della biblioteca di Babele, dove tra l’altro avrebbe continuato in ogni caso ad esistere; ed ho inoltre, dopo lunghe riflessioni, convenuto con me stesso che quanto segue è, comunque, solo il mediocre frutto di un’ispirazione di molto più nobile e ammirevole provenienza, frutto di cui io non ho colpa, se non forse quella di averlo sognato, troppo frettolosamente, e senza alcun metodo, in una sola notte.

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puttana.jpgMultare i clienti delle prostitute e notificarlo loro direttamente a casa. Tralasciando che nemmeno questo aiuterebbe ad eliminare il problema dei grossissimi guadagni della malavita derivati dallo sfruttamento di questo fenomeno, sembrerebbe una modalità non troppo malvagia di disincentivare molti di quelli che si sentono così poco squallidi e penosi da avere bisogno di pagare una donna per farsi toccare.

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terrax.jpgEstate: tempo di sole, di riposo, di autostrade ingolfate, di parossismo delle stragi del sabato sera, di uccelli canterini ad ogni goccia di verde, d’incendi malandrini, e la goccia si perde.

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Oppressi da un peso insondabile, il dolore del mondo offeso, o solo quello del nostro di mondo, troppo spesso camminiamo curvi, lo sguardo rivolto a terra, senza dare la possibilità a nessuno d’incrociarlo.

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