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Futuro ? Forse in un’Altra Vita

Non è molto, è una telefonata.

Una telefonata che ricevo, un mio collega di lavoro che mi vuole chiedere come sto.

Infondo non è niente di particolare, è un po che non mi vede e non mi sente, questo per via della mia cassa integrazione che prelude il mio licenziamento dalla mia praticamente ex azienda.

Quello che mi lascia perplesso, per dirla con un francesismo, è che questa azienda anche se come tutte ha risentito della crisi, non va male anzi sono quasi certo che le restrizioni che ha fatto sono puramente arbitrarie e di comodo (suo).

La faccio breve, con un po’ di buonismo ed un po’ di minacce velate ha convinto tre dei suoi dipendenti ad accettare, tramite un accordo interno, e ridurre il proprio orario di lavoro da 40 ore settimanali a 24 dimezzando in questo modo il loro stipendio di quasi la meta. Ha successivamente provato a farlo anche con me, con la differenza che il mio sarebbe passato da 40 a 20.

Quattro persone sono poche, ma sono le uniche quattro persone che lavoravano full time, l’impiegata è stata assunta  part time dall’inizio quindi il problema non si poneva per lei.

Cinque dipendenti, sono il 100% dell’organico di questa azienda.

Cinque dipendenti e relative famiglie messe in ginocchio senza tanti scrupoli.

L’ unico che non ha accettato sono stato io, il risultato è che mi ritrovo in cassa integrazione con il 60 % dello stipendio,  se avessi accettato prenderei forse il 50%.

La mia scelta di  non accettare equivale al mio suicidio lavorativo in quella azienda, ma sono fatto cosi che ci posso fare, se mi minacci io mi difendo come posso e, se devo sopperire cercherò di farlo in piedi e non in ginocchio.

Sono scelte.

Amaramente forzate.

L’amaro di questa scelta mi ha portato restrizioni, ma quello che mi fa scrivere qui è stata la telefonata del mio (ex) collega che, dopo qualche scambio di parole sul come stai tu e come sto io, con tono molto sommesso, mi ha informato che sta per diventare padre per la seconda volta.

Sono proprio le sue parole che mi fanno riflettere, in risposta alla mia espressione di gioia ed augurio, ha troncato ogni possibile mia altra effusione con queste testuali parole:

“Non lo abbiamo mica fatto apposta”.

Serissimo, come una persona che ha commesso un crimine.

Ho potuto solo provare ad immaginare come si possa sentire, e questo non mi piace, forse che in Italia diventare padre è una tragedia ?

No!

La tragedia la percepisco nel sistema che fa acqua da tutte la parti e, ti lascia solo ed in balia degli eventi nel pensare al proprio futuro e in quello dei propri figli.

Soliti discorsi, va bene, ma mettono paura e rabbia.

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