Articoli di Comandante Nebbia

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Secondo la mia personale esperienza ci sono due sistemi essenziali che gli uomini utilizzano per interagire tra di loro.
Il primo è quello naturale per eccellenza, la sopraffazione. La competizione per la risorsa viene risolta con l’applicazione della forza bruta fino alla definizione della questione.
Il secondo è quello della mediazione dove il risultato viene raggiunto attraverso un perfezionamento evolutivo della transazione ottenuto per via di dettagliate ripartizioni della risorsa o regolamentazione fine dell’accesso alla stessa.

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La cosa che sto per scrivere parte da un ricordo d’infanzia. Poi passa per un fatto di cronaca e infine sguazza nel pettegolezzo. Data la genesi, ciò che state per leggere non ha alcun valore informativo ed estetico. E’ da considerarsi inutile se non per se stessa in quanto la sua sola funzione nello spazio degli eventi è esclusivamente giustificare la propria esistenza.

Paradossalmente, questo è in totale analogia con l’oggetto della mia trattazione, quindi funzionale ad una trasmissione informativa, il che è ossimorico con l’affermazione precedente e, come tale, intrinsecamente affascinante.

Capito poco? Non è un vostro problema. Ultimamente scrivo con una mano sola il che mi rende criptico, incomprensibile, vacuo, superfluo. Un perfetto intellettuale.
Si parte.

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Napoli, nei pressi della stazione centrale. 16 settembre 2008

Il lavoro, nella sua accezione più nobile, è il mezzo attraverso il quale le persone possono usare il loro talento naturale per segnare il proprio passaggio nella vita e garantirsi un’esistenza piena e soddisfacente con beneficio per se e per gli altri.
Viceversa esso può essere una condanna attraverso la quale un uomo può trovarsi imprigionato in una condizione di schiavitù mentale o fisica.
Fra questi due estremi, come sempre, c’è un’infinità di di rappresentazioni fra le quali, apprendo con compiaciuta sorpresa, le “work exsperience” per gli ex detenuti facenti capo all’Unione Disoccupati Organizzati.

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Chi avesse avuto la ventura di collegarsi ieri pomeriggio sui siti delle principali testate d’informazione italiana le avrebbe trovate dominate dal faccione gommoso di Walter Veltroni e dalle sue roventi dichiarazioni. Finita la vacanza in spiaggia, lasciata la casa al mare, sistemata l’urgente faccenda dell’abbronzatura, parte la grande campagna autunnale. Parole di fuoco. Chi lo conosce sa che, dopo averle pronunciate, per dormire stanotte avrà dovuto prendere le goccine di valeriana.
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Non voglio entrare e non entrerò nel ginepraio delle versioni sulle responsabilità dell’11 settembre. Non intendo affrontare qui per l’ennesima volta la questione su chi sia il vero responsabile dell’attentato. Personalmente propendo per la versione ufficiale solamente perché io in certe cose sono un occamista e la versione ufficiale è quella che spiega più cose nella maniera più semplice. Nello stesso tempo sono abbastanza vecchio per essere convinto che tutto ciò che sia fisicamente possibile possa accadere, se non altro perché non credo all’esistenza un deus ex machina che possa imporre perimetri morali alla fenomenologia.

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Stamattina leggendo Repubblica on Line, apprendo con laico disappunto che nel museo “Al Mathaf” di Gerusalemme, è stato ritenuto inopportuno esporre una splendida Afrodite di origine Romana perché

L’Islam vieta la riproduzione della figura umana nell’arte, accetta solo elementi floreali e decorativi nella pittura. Figurarsi la meravigliosa statua di Afrodite risalente al periodo romano, gioiello della sua collezione. La dea dell’amore è a seno nudo. Davvero troppo per Hamas.

dall’articolo di Fabio Scuto, inviato di Repubblica a Gerusalemme.

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Ho riflettuto a lungo prima di scrivere queste righe che segnano il mio ritorno, almeno parziale, all’attività di volontariato sociale di MenteCritica.
Ho incominciato a scrivere sulla rete quasi due anni fa, nel settembre del 2006. Allora la scrittura aveva una forte valenza liberatoria per il prepotente disagio che mi agitava. Poi, quasi inconsciamente, mi sono scoperto il talento della divulgazione e questo, più che le mia mediocre e noiosa vita, mi ha consentito di creare la meravigliosa macchina di MenteCritica.
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L’intellettuale di sinistra si evolve come specie a se nei tardi anni settanta, quando definirsi comunista incominciava ad assumere un significato sinistro a causa dei “compagni che sbagliano” e della sgradevole abitudine sovietica di fare propaganda all’estero con i carrarmati.

L’intellettuale di sinistra, ad esclusione di qualche caso sporadico, incomincia immediatamente a prendere le distanze dalla realtà dei fatti e dalle esigenze sociali, rifugiandosi nella elaborazione dell’iperuranio platonico in una straordinaria anticipazione del pallogramma che avrebbe trovato la sua definitiva consacrazione solo con l’avvento di Power Point.

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A Sofia Valeria, Selina, Gaia e Haize. Quattro piccoli semi piantati nel futuro.

Luce Dallo Spazio Profondo

La meteora è infinitamente piccola. Il suo ingresso nell’atmosfera terrestre viene a stento registrato da tre satelliti che riescono a triangolarne la posizione. Una volta calcolata massa, velocità e traiettoria, i dati finiscono in un file dimenticato dove nessuno li leggerà mai.
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Questo posto non è un albergo. Almeno per me. Anche se MenteCritica è e rimane un servizio di puro volontariato, cerco di seguirlo professionalmente. Sono stato addestrato anche ad allacciarmi le scarpe professionalmente e MenteCritica non fa eccezione.
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