Articoli di Lexi Amberson

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E’ prevedibile che da qui a novembre saremo ogni giorno sommersi da sondaggi che, di volta in volta, ci diranno in che misura il tal candidato è in vantaggio rispetto all’altro.
Il mio consiglio è di lasciar perdere e di non dare eccessivo peso a questi dati.

I sondaggi, per lo più, sono stronzate che vanno bene per i giornali e per i lettori pigri.
Per chi è seriamente interessato a seguire lo sviluppo della campagna presidenziale americana, il sistema è un altro.

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Non ho visto They Shoot Horses, Don’t They?. I cavalli e la danza sono due tra le mie più grandi passioni. Associarle in qualche modo alla disperazione e all’idea della morte mi riesce incomprensibile, come leggere un ideogramma cinese. So che alla fine Jane Fonda si ammazza. Purtroppo solo nella finzione cinematografica.

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Intervistata da Argus Leader, quotidiano di Sioux Falls, South Dakota, la senatrice Hillary Clinton ha ribadito che non ci pensa proprio a ritirarsi dalla corsa elettorale, poiché: “come tutti ricordiamo, Bobby Kennedy fu assassinato in California nel mese di giugno”.

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immagine tratta da Lexi

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Fino a pochi giorni fa sul sito ufficiale di Barack Obama appariva una pagina (quella qui sotto) dedicata al profilo del signor Hatem Elhady, uno dei tanti finanziatori della campagna del candidato democratico.

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Immagine tratta da Lexi

Nell’elenco degli amici di Elhady compariva il nome di Michelle Obama. Non difficile da notare dal momento che gli amici erano solamente tre.

Poi, improvvisamente, gli amici restano due e il nome della moglie di Obama sparisce.

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E’ da qualche parte in Texas, appena dopo San Antonio, che il motore comincia a fare pant-pant puf-puf.
Poi, nel silenzio della notte desertica, il rantolo definitivo che sembra frenare quella corsa verso la libertà e toglie le ali al guagua, facendolo d’un tratto apparire per quello che è: una carcassa di ferro senza sogni e senza anima.

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A proposito delle elezioni, politicamente parlando la considerazione che mi viene da fare non è tanto sull’esito, che sinceramente sembrava annunciato, ma piuttosto sulla comparsa – inedita per il panorama politico italiano – di un effettivo bipartitismo.
E finalmente!, vorrei aggiungere. In tutte le nazioni democraticamente più evolute, a confrontarsi per conquistare il diritto a governare sono sempre due partiti o due blocchi omogenei.
Questo è un bene, poiché la semplificazione della scelta politica è garanzia di un’accresciuta governabilità.

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L’appuntamento è un po’ prima delle 11 sul prato del Mitchell Park, a Palo Alto, non troppo lontano dagli alloggi della Stanford e dalla casa che Condoleezza Rice tornerà ad abitare tra un anno.
E’ domenica mattina e accetto di accompagnare una coppia di conoscenti alla Humanist Community, dove il loro bambino, insieme ad altri coetanei figli di non credenti, frequenta un corso orgogliosamente definito dogma free.

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Tra i più divertenti momenti di contorno di questa campagna elettorale, un posto d’onore spetta a quella scena in cui un’anonima sostenitrice di John McCain, rivolgendosi al suo candidato di riferimento, domanda: “How do we beat the Bitch?”, come si batte la Stronza?
Da quell’istante, in tutti i programmi televisivi, dai Letterman e Leno shows in giù, è stato un fiorire di battute tendenti a descrivere Hillary Clinton senza nominarla: “The rhymes with rich is back”, “It rhymes with witch”… e via dicendo.

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