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Noi speriamo che ce la caviamo

31 marzo, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

“We don’t need no education. We don’t need no thought control. Hey, teacher, leave the kids alone.” (Pink Floyd, “The Wall”)
Chi l’avrebbe mai detto che la frase di Eduardo De Filippo “gli esami non finiscono mai” sarebbe divenuta l’epigrafe da apporre al posto di “la legge è uguale per tutti” (ormai troppo comica ed eversiva),  a simboleggiare l’attualità italiana? Perché, se non ve ne siete ancora accorti, siamo tornati tutti a scuola con il preside, la vicepreside, i professori e, per non farsi mancare un pizzico di atmosfera d’accademia, gli assistenti saputelli e odiosi con il piglio del kapo.
Come nei peggiori incubi notturni degli ex-universitari, scopriamo con orrore che non siamo affatto dottori come pensavamo ma ci mancano ancora due o tre esami da superare, i più tosti. Diciamo un “Patologia generale” e un “Fisica 1″ come minimo. Chi di noi credeva di essersi lasciato le interrogazioni alle spalle ormai da anni, e di non dover più subire le paternali da sala dei professori, è servito. Tutti back to school con il grembiulino ed il fioccone, la cartella, i compiti, le interrogazioni, le scuse tipo “a casa la sapevo”, le note sul registro, le minacce d’espulsione per i più indisciplinati e il sei in condotta.
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Imprenditore non andare via

26 marzo, 2012 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani

Vedete, io sono d’accordo che sul’art. 18 la CGIL e la FIOM ci si sono un po’ amminchiate e ne stanno facendo una questione d’onore.
Però, d’altra parte, come fa “la” Fornero a rimanere seria quando sostiene che, fatta la Grande Riforma del Lavoro, gli investitori non fuggiranno più dall’Italia? A dire che “l’obiettivo della riforma del lavoro è quello di rendere l’economia italiana maggiormente attrattiva rispetto a disinvestimenti, ad aziende che magari chiudono qui per aprire in Serbia”?
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Non ci provate

22 marzo, 2012 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani

Eccoli là, tutti sorridenti meno quello che dovrebbe sorridere davvero (Angelino) e quello che, forse, non ha neppure l’apparato emotivo adatto per sorridere (Mario 9000). Colti dal telefonino di Pierferdy in un curioso remake di vecchi inciuci passati ma sempre attuali e che di nuovo vedono solo una più larga convergenza di figuri istituzionali nell’unico scopo che mette tutti d’accordo: le leggi ad personam e gli aiuti di Stato. Più che inciuci a due o tre, come nel 1994 appunto, stanno diventando vere e proprie ammucchiate. Squallidi incontri tra scambisti dove a Bersani tocca sempre la moglie altrui più racchia.
Che belli A, B, C, e il catalizzatore M, pronti a rimestare nel più zozzo calderone della politica la pozione malefica che avvelenerà ancora di più questo paese, se le voci che circola no sono vere.
Sinceramente non so se mi faccia più vomitare il caruso in missione per conto del boss a difendere il di lui culo;  il massimo dirigente del PD che, dopo aver gorgheggiato in ogni microfono “l’articolo 18 non si tocca”, non solo lascia che lo tocchino ma addirittura si presta a ben altre porcate; oppure il tecnico che, per non essere un politico, potrebbe mettere la firma su un atto di pura politica criminale come la cancellazione del reato di concussione mediante sua disgregazione in più reati. Atto che, guarda caso, metterebbe in serio pericolo l’impianto accusatorio del Processo Ruby a carico di B. e lancerebbe ad esso una provvidenziale ciambella di salvataggio; la quaranta o cinquantesima, ormai abbiamo perso il conto.
Perché lui mica si è tolto dai coglioni senza aver chiesto la contropartita.  Tolto il reato di concussione  bisognerà pure rendere non punibili i reati di prostituzione minorile. Incentivare con sgravi fiscali il turismo pedofilo in Thailandia, concedere bonus alle famiglie con ragazzine minorenni affinché possano frequentare stage di mignottaggio avanzato, con spulzellamento delle diplomande a carico dei politici stessi. Tutto legale e tutto cassato. Magari B., volendo proprio esagerare, potrebbe anche ammazzare qualcuno per vedere se quelli in parlamento depenalizzano anche il reato di omicidio volontario.
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critica volkswagen 2007 -

Si sta come la cronaca di una stampa annunciata, bellezza!

20 marzo, 2012 di  
Archiviato in Leggere, Oltre le Righe

Tre cose, tre luoghi comuni affollatissimi, tre banalità che non si possono proprio più sentire.

La citazione del titolo del famigerato romanzo di Gabriel Garcia Marquez “Cronaca di una morte annunciata” in tutte le salse e tipicamente per accompagnare la notizia della quotidiana calamità naturale o criminale al telegiornale. (Es: “Cronaca di un disastro/crollo/ annunciato”. Oltre alla morte modello base, ovviamente.) Un classico del giornalismo fatto con il generatore automatico di luoghi comuni.
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Il triangolo no

17 marzo, 2012 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione

Nel panorama delle non-notizie con le quali i giornali ci distraggono per non darci quelle vere ed importanti, spiccava ieri quella del “misterioso triangolo sul Sole” di Repubblica.
Vediamo di fornire qualche spiegazione a questo inquietante fenomeno Kazzenger.
Non sarà il celeberrimo “occhio di Dio”? Un Dio ultimamente distratto perché impegnato nella costruzione del titanico triangolo fiammeggiante su una piccola ed insignificante stella della Via Lattea?
Da qualche parte lì vicino un telescopio ancora più potente scoprirà anche il nero cancello di Mordor? Leggi il resto

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Viva la pappa col pomodoro

14 marzo, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane

«L’Italia è un Paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l’anno e che con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro». (Il ministro Fornero rivolgendosi ad alcune precarie.)

Anche da queste piccole cose si può toccare con mano la crisi. Dalle fragranti e deliziose briosche di Maria Antonietta siamo passati alla squallida pasta al pomodoro della Fornero. Magari quella orrenda, scotta, senza olio e con il pomodoro in tracce che ti davano le monache a scuola. Con l’aggravante che, mentre Antoinette le briosche non le lesinava, anzi,  Ilse la belva del Welfare vorrebbe contingentarci il maccherone facendocelo prima guadagnare a suon di spaccaschiena.
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viva la pappa col pomodoro - fornero maria antonietta - PAPPA COL POMODORO - mastroianni perdere tempo con gli amici -

L’ammortizzatori vostri

13 marzo, 2012 di  
Archiviato in SMS senza T9

Problema

Il governo vuole modificare l’art. 18 e andare avanti con il TAV. Camusso si oppone alla modifica dell’art.18 però vuole il TAV perché crea posti di lavoro.
Calcolate il peso specifico che nella costruzione del TAV hanno le cooperative rosse, aggiungetelo alla probabilità che Angeletti e Bonanni firmino qualsiasi cosa gli mettano davanti e infine calcolate, tolto il valore degli ammortizzatori sociali meno il volume delle lacrime della Fornero raccolte in un recipiente di forma cilindrica alto 10 cm. x diametro 5 cm., quale sarà il prezzo della firma della CGIL sulla modifica dell’art. 18, meno il numero delle tessere restituite dagli iscritti per il SI al TAV, moltiplicato per 3,14.

Tu vuò fa’ l’americano

8 marzo, 2012 di  
Archiviato in Oltre il Confine

Spezzeremo le reni all’India. Dio stramaledica gli indiani. Dichiareremo guerra alla perfida Kali. Come si permettono quattro vacche sacre di insultare le nostre, che sacre non sono, ma vacche si e tanto?

E’ un tripudio di spocchia nazionale, di patriottismo da occasione speciale, da quando la scorta militare armata di una nave mercantile italiana ha fatto fuoco su un peschereccio indiano scambiato per la nave di Morgan il Pirata.
E non c’è nessuno che si renda conto della ridicolaggine di un paese che grida: “Ridateci i nostri due maro’!”
Qualche maligno potrebbe fare la battuta che una frase così sta proprio bene in bocca a coloro che hanno dimostrato di non averle le palle. Coloro che non le hanno tirate fuori con chi ha commesso reati sul nostro territorio, magari con quelli che tranciarono i cavi di una funivia con i loro aerei gridando “Yaa-hoo!”, finendo impuniti, alla faccia delle vittime, solo perché erano soldati imperiali.
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commento di tu vuoi fare l\americano -

No TAV, no party

6 marzo, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Cos’ha detto di tanto strano l’altra sera Travaglio? Che sul TAV ci sarebbero – il condizionale è quasi commovente – interessi da parte delle Cooperative Rosse che spiegherebbero la tenacia del PD nel difendere quest’opera costosissima e molto probabilmente inutile.
Bersani, che non mi risulta essere il presidente delle Cooperative Rosse ma solo il segretario del partito bestemmia, partito anticamente di sinistra, si è sentito insultato personalmente di persona e ha cominciato un patetico sketch di autodifesa a base di “esistono le persone perbene”, “attenzione”, “non si può insinuare sulla mia onestà” e via piccandosi. Una roba tipo ”no, te la mi’ mamma tu la lasci stare, vabbene?!”, un tiraculo in piena regola. Troppo e troppo scomposto per non sembrare effettivamente l’effetto di una discreta coda di paglia.
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Cercarsela e non trovarsela

3 marzo, 2012 di  
Archiviato in Oltre le Righe

Ripenso al sondaggio di “Libero”: “Lucca Abbà, il 37enne no-tav, fulminato su un traliccio mentre protestava, se l’è meritata?”
Quella frasetta è più esplicativa del pensiero papiminkia di dieci trattati e “Libero”, di questo pensiero semplice, elementare, quasi on-off, si avvia a diventare il DSM-IV, il manuale di psicopatologia.
“Se l’è cercata”. E’ la naturale conclusione del ragionamento che scatta loro ogni volta come il salvavita quando capita qualcosa al loro nemico. Carlo Giuliani, ricordate, se fosse rimasto a casa non gli sarebbe successo nulla. Enzo Baldoni si era meritata la morte perché voleva fare il pirla, il turista fai-da-te in zona di guerra.
Anche nell’ultimo caso recente, il “se l’è cercata” ha come sottosignificato: Luca Abbà non è rimasto fulminato perché è salito sul traliccio ma perché protestava.

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اخبار كرتيكا كارما 2012 -

Siamo stati fRAIntesi

28 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane

“RAI: NULLA E’ DOVUTO PER MERO POSSESSO COMPUTER, TABLET E SMARTPHONE
21/2/2012
La Rai, a seguito di un confronto avvenuto questa mattina con il Ministero dello Sviluppo Economico, precisa che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone.
La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali  imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più’ televisori. Cio’ quindi limita il campo di applicazione del tributo ad una utilizzazione molto specifica del computer rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro broadcaster (BBC…) che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone.
Si ribadisce pertanto che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore.” (Ufficio Stampa RAI)
Quel pasticciaccio brutto di Viale Mazzini. Ecco qua l’ennesima figura cacina rimediata dalla RAI, con l’aggravante della tentata estorsione – come chiamarla, altrimenti? – ai danni di aziende e professionisti per un ammontare che qualcuno ha stimato sarebbe stato di 980 milioni di euro.
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abbonamento rai speciale unita\ locale - figura cacina - rai per ogni unita\ locale - rotura tablet dopo - tentata estorsione da parte dell\agenzia delle entrate cosa fare -

Topa rulez!

25 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Diritto di Replica, Vere Donne

E’ stato molto istruttivo osservare la reazione, in maggioranza abbastanza violenta, al mio ultimo post (gentilmente ripreso, comme d’abitude, anche su  MenteCritica). Forse ha ragione il mio amico Gianalessio a sostenere che la cosa mi ha anche disturbato un po’ emotivamente, soprattutto per aver dovuto constatare ancora una volta come in Italia sia praticamente impossibile interagire, osando metterne in discussione i  capisaldi ideologici, con i gruppi che ragionano e si muovono rispondendo alle logiche del branco. Che siano lupi famelici, elefantesse al galoppo o brutte manze in transumanza, è lo stesso. Se nel tuo linguaggio non usi le loro parole d’ordine e te le fai bene girare in bocca per farti riconoscere, e osi andare controcorrente, magari portando solo una testimonianza o esperienza che mina il loro fideismo, concludono che non sei dei loro e quindi molto probabilmente un nemico, dunque da abbattere.

Però, che avrebbero usato il mezzuccio della messa in dubbio della professionalità e competenza in materia, come facevano gli Uomini Beta ai bei tempi, dandomi della “sedicente psicologa”, dico la verità, mi ha sorpresa.
Devo concludere che sono gli opposti estremismi di genere. Sia le Femministe che gli Uomini Beta parlano e ragionano con la stessa logica violenta anni ’70 dell’estremismo politico. Gratti, gratti e sotto c’è il lottacontinuismo, ci sono le guardie rosse e un pizzichino di Stalin a condire il tutto prima di infornare. Tristissimo che tutto questo si definisca progressista e che non si accorgano di quanto invece siano vecchi e reazionari i loro metodi dialettici. Quel linguaggio non trasmette nulla di propositivo ma solo fastidio. Sono cascami della sinistra ottusa che poi è finita miseramente nel revisionismo dei DonPepponi alla Bersani o nei Veltronne. Che ti chiedi come fai, tutto sommato, ancora a sentirti in fondo di sinistra nonostante La Sinistra.
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Del diritto di Belen di far vedere la topa (e del nostro di scherzarci su)

18 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Oltre le Righe, Strange Days, Vere Donne

Io non ce la faccio più, davvero. Sono al limite, allo stremo delle forze e chiedo pietà. Posso dire che non sopporto più la parola “sessismo” e la relativa monomania ossessivo-depressiva a carattere epidemico che imperversa su Facebook e nei blog cosiddetti “di genere”?
Ogni giorno leggo anatemi contro la pubblicità dei cartelloni (addirittura “l’Unità”, che ha cacciato la sua direttrice donna, ci ha fatto una rubrica fissa), arrivando al punto di definire sessiste le pubblicità dei perizomi e reggiseni perché fanno vedere tette e culi. Eh già, per vendere un bel push-up che ti fa le tette da urlo o quei deliziosi brasiliani di pizzo che ti fanno sentire, sotto la divisa da lavoro, una Dita Von Teese, per evitare di utilizzare in maniera sessista il corpo femminile, sarebbe meglio utilizzare l’immagine di una chiave inglese. No, anzi, che chiave poi ti fa pensare a chiavare ed è sessismo. (Capito come si innesca il loop maniaco-ossessivo?)
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L’importante non è vincere ma appaltare

15 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Strange Days

“Questa è una partita Roma-resto del mondo. Come squadra-Roma abbiamo bisogno di alleanze per vincerla. Ma Roma si dichiara pronta a fare il proprio dovere e affrontare una sfida che si può vincere, nell’interesse della città e del Paese.” (Olimpiadi 2020, Francesco Rutelli (Api) 14 – 7 – 2011).

L’uomo Monti ha detto no. Più realistico di un quadro iperrealistico, Mario 9000 ha bocciato la candidatura di Roma come futura sede olimpica, negando la firma sulla garanzia finanziaria necessaria.
“L’Italia sta attraversando una grave crisi e non può permettersi distrazioni o rischi economici.” Tradotto dal linguaggio macchina, è il vecchio “Bambole, non c’è una lira (euro)”, oppure “l’Italia ha le pezze ar culo, altro che fare i cazzoni con le Olimpiadi”, scegliete voi.

Mario nega la fidejussione e, mentre campioni come Mennea dicono che è stata la scelta giusta e responsabile per questi tempi, il fascistume piange la grande occasione perduta, neanche fossero saltati i Littoriali.
Ma, soprattutto, pianto a dirotto del comitato organizzatore, non tanto per la morte della pecora ma per la perdita irreparabile della lana. Ma avete visto che parterre de roi nel comitato?  Montezemolo, la Marcegaglia, Geronzi, la Caltagirone in Casini, allenatore Gianni Letta da Roma, e poi il solito soviet supremo dello sport italiano: Pescante, Carraro, Abete, Matarrese e Petrucci. Mancano solo Bertolaso, Giorgetto e Giulia Sofia. I soliti, insomma. Squadra che vince (l’appalto) non si cambia.
Aperta parentesi. A proposito di Carraro, non era quello che, in occasione del Mondiale di Calcio di Giappone-Corea 2002 – che un libro ha definito il primo mondiale interamente truccato dalle mafie asiatiche delle scommesse – all’indomani della porcata di Moreno ai danni della squadra italiana aveva giurato, appena tornato a Roma, di parlare e vuotare il sacco? Stiamo ancora attendendo. Chiusa parentesi.
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Ragazze che si fanno toccare le tette di fuori immagini - appaltatore stronzo - foto culi in spiaggia - lo sport ai tempi di pinochet -

Nepotismo acuto

11 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Asciugatasi la lacrimuccia d’ordinanza e sguainando un artiglio felino da mamma gatta alla quale dei monellacci hanno stropicciato i cuccioli, la ministra del Welfare ha risposto che sua figlia sa difendersi benissimo da sola dall’attacco mediatico dovuto alla scoperta dei suoi innumerevoli crediti accademici in odor di nepotismo. Un bel riassunto del come questa genia praecox, solo casualmente figlia di baroni universitari, abbia fatto carriera in Università alla velocità della luce, tra un conflitto di interessi e l’altro, si trova in questo articolo.
Certo che sanno difendersi i cuccioli. Difatti la praecox, assai piccata dalle domande maliziose dei giornalisti sulla sua fulminante carriera accademica, ci ha fatto sapere, miagolando e soffiando, che non ha niente da dire e che “per lei parla il suo curriculum”. Immagino si riferisca alle famose pubblicazioni delle quali si riempiono la bocca tutti i ricercatori e docenti del mondo, per vomitarcele addosso a tradimento ogni volta che li si punge nel vivo. Eccheppalle, mi consenta. Leggi il resto

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