Diario di un Assassino: Lei
No, non penso spesso alla morte. Si, mi rendo conto che possa sembrare strano, specialmente per me, ma no. Non penso spesso alla morte. Eppure dovrei. Un po’ per dovere: chi ha una famiglia sottoscrive un debito col futuro e si deve preoccupare di come pagarlo. Un po’ per mestiere, visto che è un dono che consegno a tante persone e che giunge, a volte inatteso e spesso sgradito.
Il Default dell’Occidente, 83 Giorni all’Apocalisse
19 agosto, 2011 di grp
Archiviato in Cuore di Tenebra
Ci abbiamo provato, ma a giocare con il fuoco alla fine ci si scotta. Quando si prende una strada si deve avere lo stomaco di percorrerla fino in fondo. Il tentativo di conciliare il Capitalismo con il Cristianesimo, l’accezione Calvinista che vede la ricchezza ed il benessere come un premio che Dio attribuisce all’uomo virtuoso e laborioso, non ha funzionato.
Non si può perseguire il profitto “eticamente” se non si hanno dei valori condivisi. Un prodotto che costa di più solo perché è realizzato rispettando la natura ed i diritti di chi lo produce è destinato al mercato di nicchia delle madame dal mignolo alzato. Vende chi produce cose che funzionano a prezzi bassi. L’acquirente, la massa degli acquirenti non le madame, se ne fottono di come è fatto, dove e da chi. Guardano solo il cartellino del prezzo.
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Altri Giorni, Altri Occhi
22 maggio, 2009 di grp
Archiviato in Cuore di Tenebra
Stanotte, ancora una volta, ho sognato del futuro.
E’ strano. Pensavo che alla mia età fosse più facile viaggiare nel passato, invece da quando c’è Valeria è come se avessi un cortocircuito con un tempo che non vedrò mai.
Il futuro è un luogo di luce, di vento leggero e salmastro.
In alto i gabbiani si librano sospesi in un cielo di cristallo trasparente e il mare è azzurro, calmo e muto come se ormai non celasse alcuna minaccia.
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Malysh
18 dicembre, 2007 di grp
Archiviato in Oltre il Confine
Isaac mi chiama Malysh. Lui dice che è perché con gli occhi scuri e le labbra grandi gli ricordo un bambino armeno che ha conosciuto a scuola. A dire il vero lui ha solo quattro anni più di me, ma gli ultimi due li ha passati qui e questo fa di lui un uomo. Non ci sono discussioni. Isaac è russo e gli altri, per prenderlo in giro, lo chiamano “il cosacco”. Io non ci ho mai provato. Lui comanda la compagnia, per me è semplicemente “il tenente”.
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