Azione e stile del governo Monti. Tutto si fa per loro: i Mercati
26 gennaio, 2012 di eppursimuove
Archiviato in Il Bello della Politica, Il Futuro è nei Giovani
Parte della stampa – non quella a libro paga Berlusconi -, parte dei politici che lo sostengono, nonché parte dell’opinione pubblica, riconoscono due caratteristiche al governo di Mario Monti:
1. in due mesi ha esaminato, proposto, disposto, più di quanto abbia fatto in tre anni Berlusconi;
2. il modo di porsi di Monti e dei ministri, il linguaggio, il cosiddetto ‘stile’ è ben diverso da quello di Berlusconi.
Le due caratteristiche sono oggettivamente reali.
Ovviamente, è facile comprendere come il “fare” non sia in sé sufficiente. Conta “cosa si fa”, “come lo si fa”, “perché lo si fa”.
Leggi il resto
Default Italia, 62 Giorni al Fallimento: I Maledetti Sindacati
9 settembre, 2011 di eppursimuove
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani
C’è chi, da centro-destra, da filo-governativo o da servo di Berlusconi, ha bocciato lo sciopero della Cgil e definito la Camusso una in “crisi d’identità che sciopera per un mondo che non c’è più”.
E’ vero. Un certo mondo non c’è più. Ma i lavoratori ci sono. Il mondo del lavoro, c’è. Con buona pace dei berlusconiani.
Si tratta di capire – onestamente – quale sia oggi il contesto specifico professionale di quel mondo e quello più ampio della società dove gli italiani lavorano, non trovano lavoro, hanno un lavoro precario.
Liquidare lo sciopero del 6 settembre 2011 proclamato dalla Cgil, e al quale hanno aderito anche lavoratori iscritti ad altre sigle sindacali o non iscritti, come il solo tentativo di sopravvivenza di una parte di rappresentanza sindacale significa non capire o, peggio ancora, non voler capire cosa sia il paese reale.
Qualcuno ha anche definito come “demenziale” lo sciopero proclamato dalla Cgil. Per un solo motivo: ne temeva la partecipazione estesa.
Costoro, come coloro che dal centro-destra hanno sminuito in buona o mala fede la scelta di manifestare, non hanno presente quale sia stata l’evoluzione o l’involuzione del lavoro in Italia.
Legge sulle Intercettazioni: Stampa e Berlusconi Sono Complici
25 maggio, 2010 di eppursimuove
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, latest
Il disegno di legge sulle intercettazioni “fortemente voluto” da Silvio Berlusconi è da giorni oggetto di scambi di dichiarazioni, di manifestazioni di pensiero, di raccolta di firme.
Il governo sostiene che le norme che riducono o escludono l’uso delle intercettazioni non limiteranno la lotta alla criminalità ma che bisogna porre fine all’invasione della privacy. La stampa, al contrario, ritiene trattarsi di una ‘legge bavaglio’ per impedire l’indipendenza dell’informazione.
I due “contendenti”: potere politico e potere mediatico non sono poi così diversi e, soprattutto, i media non sono certo esenti da difetti, in buona e mala fede.

- Le intercettazioni sono uno degli strumenti d’indagine che magistrati e forze dell’ordine dispongono per individuare e combattere la criminalità. In ogni sua forma ed “etichettatura”.
Non possono essere l’unico mezzo d’indagine, ma, non è pensabile e accettabile che si possono utilizzare per tempi limitati e solo se già presenti sufficienti indizi come stabilirebbe il testo normativo.
Il perché è presto detto: sono le intercettazioni spesso a fornire i sufficienti indizi per proseguire nelle indagini. Qualsiasi norma o cavillo normativo con relative interpretazioni di vario genere che impedisca l’avvio e la prosecuzione di intercettazioni, con le assunzioni di responsabilità da parte di giudici, s’intende, limita se non addirittura impedisce la lotta alla criminalità. - Il rispetto della privacy è un diritto. Fondamentale. Non è accettabile che i media pubblichino conversazioni telefoniche che sono inequivocabilmente fatti privati.
Non è accettabile né personalmente mi interessa sapere, per fare un esempio, che il figlio di Luciano Moggi voglia fare sesso con Ilaria D’Amico. Questa conversazione privata non è rilevante dal punto di vista penale e neppure rientra nel rapporto di delega tra me e il giornalista. - E qui arrivo al terzo punto.
Nel mestiere di giornalista è implicita una forma di delega. Siamo noi opinione pubblica che deleghiamo i media nella scelta degli argomenti e nel modo di porli. Qualcosa sta cambiando dall’avvento del web; il giornalismo lo tiene d’occhio e non è raro che lo segua nella scelta degli argomenti. Ma il giornalismo è essenzialmente e storicamente questo: qualcuno decide cosa e come dobbiamo essere informati. O disinformati.
La massima espressione di delega è il giornalismo televisivo. Tra l’altro, l’unico che si diffonde in milione di case. Mentre la stampa cartacea continua ad essere referenziale e autoreferenziale; conseguentemente: se le cantano e se le suonano tra quattro gatti.
Il compito del giornalista è quello di informare. Per farlo è indispensabile avere senso critico, essere oggettivi. Manipolare miscelando fatti e opinioni è disonesto, seppure, la distinzione netta – totale – tra fatti e opinione non esiste. Chi sostiene il contrario, truffa. Diffidate di questa gente. E coloro che sostengono questo purismo inesistente si leggano “Sei lezioni di storia” di Edward Carr. I loro neuroni ne trarranno giovamento.
Perché scegliere un argomento piuttosto che un altro, il modo di presentarlo, è già uno “schieramento” mentale. La correttezza e professionalità sta nel senso critico, nel racconto di più voci, nell’esposizione di elementi oggettivi, nel controbattere con argomenti a tesi ed affermazioni, così da consentire ad ognuno di noi di formare un pensiero che ha un fondamento logico.
Il principio basilare, non contrattabile, è la correttezza, il rispetto della persona, il senso del dovere d’informazione. Le leggi danno le regole. I controlli servono per verificarne il rispetto. Ma pur in presenza di leggi e controlli – quest’ultimi in realtà pressoché sconosciuti in ogni campo nella vita sociale italiana – vi sono inevitabilmente margini di autonomia, necessità di delegare e assunzioni di responsabilità che non si possono evitare. Perché sono logicamente, naturalmente, negli aspetti delle notizie e nel modo di trattarle.
Si deve accettare e si deve fare i conti con il fatto che la stampa ha e deve continuare ad avere autonomia su certi aspetti inerenti la raccolta e pubblicazione delle informazioni.
Cercherò di spiegarmi con un esempio.
Abbiamo letto della conversazione telefonica avvenuta la sera del terremoto in Abruzzo tra due “imprenditori”. Abbiamo sentito la loro sghignazzata. C’era trippa per gatti: cioè c’erano appalti a iosa con i quali fare business.
Quella conversazione non era penalmente rilevante. Quel ridacchiare mostrava solo la “sensibilità” di due mammiferi a due zampe. Era una conversazione privata.
Per il rispetto della privacy, quell’intercettazione doveva o no essere pubblicata? Se stessimo ai “puristi” della tutela della vita privata: no.
Dal punto di vista professionale, nel rispetto della correttezza nei confronti di chi legge ma anche dei soggetti intercettati che ancora non stati condannati da un tribunale, per dovere di informazione, quella conversazione doveva essere pubblicata o no? Io ritengo: sì. Perché se anche non penalmente rilevante, se anche privata, quella conversazione dimostrava lo squallore mentale di due “persone” che lavorano con una controparte pubblica e che traggono reddito proprio da quella controparte. Che siamo noi. I cittadini italiani non evasori.
Quella conversazione, che mostra un approccio ad una vicenda umana, un modo di reagire di fronte alla disgrazia di molti italiani, non può che creare un sospetto in chi ascolta.
Il sospetto è facilmente intuibile: chi reagisce verbalmente in questo modo, è probabilmente portato ad agire nella pratica giornaliera, con altrettanto disprezzo della persona umana e delle sue dolorose vicende. Un potenziale soggetto che non si farebbe scrupoli. Probabilmente. Potenzialmente. Da appurare.
E come si può appurarlo?
Un magistrato che ascolta questo genere di conversazioni ha il dovere – non il diritto – di procedere velocemente, senza ostacoli, senza impedimenti legislativi, nel disporre altre intercettazioni per appurare che non si tratti solo di squallore verbale. Un giornalista che conosca le legge, che non la eluda, onesto mentalmente, indipendente, ha il dovere di rendere pubblica questa conversazione.

Se fossi una giornalista, la mia correttezza, il mio senso dell’informazione, m’impedirebbe di pubblicare la conversazione telefonica di un maschio che vuole trombarsi una donna, salvo che, questo suo “desiderio” non sia indicativo di condizionamenti psicologici e fisici nei confronti dell’altra persona, di possibili di abuso del ruolo che riveste.
Se fossi una giornalista, pubblicherei intercettazioni che manifestano indizi di reato, posto che, la pubblicazione avvenga in tempi e modi da non intralciare le indagini.
Se fossi una giornalista, pubblicherei la conversazione di due pezzi di merda che se la ridono per un terremoto che sta devastando migliaia e migliaia di persone e andrei a cercare altre intercettazioni per capire se dietro a quell’esplosione di gioia non si stiano configurando reati o se, comunque, questo non sia che uno dei segnali del degrado morale di una parte del paese, nella fattispecie di chi maneggia soldi pubblici, di che trae ricchezza dal bene collettivo.
La legge in approvazione in Parlamento non è mirata a tutelare la privacy.
E’ mirata ad impedire che gli sfoghi personali di Berlusconi, le sue manifestazioni su cosa e chi eliminare siano rese pubbliche. Perché Silvio Berlusconi ritiene di essere l’unico in grado di sapere e agire per il bene pubblico. Ergo: nessuno può mettere in discussione ciò che pensa, ciò che dice, ciò che fa.
La legge in approvazione al Parlamento è un favore fatto alla criminalità proprio da quel governo che vuole gli sia riconosciuta un’incisività nella lotta al crimine. Perché ogni norma, ogni comma che stabilisce limiti nella tipologia di reati per i quali sono ammessi le intercettazioni e/o limiti temporali e/o macchinosità nell’avere l’autorizzazione e usare lo strumento, costituisce un regalo alla criminalità. E chi approva queste norme è complice di criminali.
Con tutto ciò, il livello professionale medio della stampa italiana è proporzionato alla classe politica che ci governa. Assenza di rispetto della persona, uso delle intercettazioni per scannamenti verso l’uno o l’altro, faziosità di un gruppo di potere contro altro gruppo di potere. Privare questa stampa della pubblicazione di intercettazioni significa privarli anche di un’arma. Ma privare i magistrati delle intercettazioni significa privarli di un’arma efficace per contrastare i reati.
La stampa professionista è responsabile di questa legge vergognosa come Silvio Berlusconi che la brama da tempo per raggiungere il suo obiettivo: sistemare le faccende private, le sue voglie, le sue rabbie, le sue presunzioni, i suoi conti personali.
Sivio Berlusconi, è vittima di se stesso. Ma la stampa italiana, tranne rare eccezioni, non sta cercando di limitare i danni della sua malattia. La sta coltivando.
Solo con correttezza, professionalità, senso della giustizia, e schiena dritta nei confronti di tutti i gruppi di potere – non solo quello di Berlusconi – si possono ridurre i danni della malattia del berlusconismo. Che non riguarda solo Silvio Berlusconi. E proprio perché non riguarda solo lui, ma parte del paese, ai media professionisti non resta che recuperare autonomia, senso critico, assunzione di responsabilità nel fare il proprio mestiere. Nell’essere delegati all’informazione.

Ho tralasciato, per quanto non marginale, anche se di facile battuta, il fatto che in assenza di pubblicazioni di intercettazioni telefoniche Claudio Scajola non saprebbe che gli hanno regalato una casa. E sarebbe ancora ministro.
Questo fatto, è semplicemente la dimostrazione del lato grottesco di un regime putrefatto. Che strapuzza.
E non è solo “merito” del berlusconismo se strapuzza. La stampa si assuma le sue responsabilità. Non solo quella al servizio di Berlusconi. Anche l’altra. Al servizio di chi? Degli italiani onesti e indipendenti o al servizio di gruppi di potere economico avversi a Silvio Berlusconi?
Realtà sociale, Porta Palazzo (Torino): Lega e Sinistra, Visioni Diverse
3 maggio, 2010 di eppursimuove
Archiviato in Appunti Italiani, latest, Meccanica delle Cose
Ieri sera ho fatto per un attimo zapping e sono finita su La7 mentre a Tetris mostravano un servizio sul rapporto Lega-Piemonte. Scorrevano le immagini di un leghista che accompagnava alle urne due anziani e di Borghezio a Porta Palazzo. Finito il servizio, in studio la parola è andata a Niki Vendola che ha manifestato la sua angoscia rispetto a ciò che aveva visto e sentito. Io, invece, seppure non angosciata ho ripreso atto nuovamente della distanza abissale tra politici di sinistra e realtà del paese. Evidentemente, è una realtà che non interessa e/o della quale in troppi, in quella fantomatica zona politica, non sono in grado di comprendere.
Infatti, vi sono politici di sinistra – e Vendola mi pare storicamente e ideologicamente uno di questi – che vedono la vita quotidiana, la realtà di quartieri, case, scuole, in modo completamente diverso da come la vede una parte della gente che ci vive. La domanda è: Vendola, dove e come vive? E’ mai stato a Porta Palazzo? Trova che abbia una conformazione civile, gradevole. Che sia a misura d’uomo?

L’errore sarebbe quello di ridurre la questione agli immigrati. L’errore è quello di non capire come sono visti gli immigrati. Come gran parte della gente che vive in zone popolari li percepisca come quelli a cui “spetta tutto al posto di noi italiani”.
Porta Palazzo non è certo mai stata una zona gradevole e civile, ma, rispetto ad anni fa, l’ho rivista (non in tv) e l’ho trovata “inquietante”. Non che Milano sia priva di zone di questo tipo. Certo. Perché il punto della questione, impossibile da comprendere a certa sinistra, è che sia Milano sia Torino hanno zone abbandonate al senso del vivere insieme nella diversità, a misura d’uomo. Il quartiere, una parte del quartiere, nasce e cresce brutto. Contro la persona. Poi arrivano gli immigrati che, piaccia o no a Vendola ed altri di sinistra, l’abbruttiscono ulteriormente. Perché non sono particolarmente “attratti”, giusto per fare un esempio, dall’”idea” del senso della pulizia. Ovviamente, non bisogna generalizzare. E gli italiani, del resto, sono un esempio di inciviltà planetaria. Cresce sempre più, quel che è peggio nei giovani e non certo per loro totale responsabilità, la mancanza di senso civico, di rispetto per il bene collettivo.
Gli immigrati si sono “inseriti” in questo contesto e hanno dato il loro contributo. Per peggiorare ulteriormente le condizioni ambientali. Intendiamoci: non è una regola. Ma una realtà facilmente rilevabile soprattutto nei grandi centri urbani. A Bari non sarà così. Manco a Lecce o Gallipoli. Ma a Milano e Torino è così.
Io non sono rimasta inquietata o angosciata nel vedere un’anziana grata ad un leghista che l’accompagnava al seggio a votare. E non mi sono neppure irritata per quella donna che si è rivolta a Borghezio dicendo: questo devo vedere quando apro la finestra.
Non so se a Porta Palazzo si commettano reati in pieno giorno, oppure la signora fosse solo infastidita dall’insieme, dai colori, dagli odori, dalla confusione. Se anche fosse solo. Se proprio fosse così…
Bisognerebbe cercare di capire e spiegare alla signora e a tutti coloro che la “pensano” come lei che ci sono persone che hanno mentalità e abitudini diverse. Ma bisognerebbe che qualcuno spiegasse agli immigrati che una via, un quartiere non è un perenne bazar né, tanto meno, una discarica.
Vi sembra razzismo questo?
Detto questo. Mesi fa sono stata alla Fiera dell’Artigianato che da qualche anno di svolge a Milano. Ci sono andata sia in un giorno festivo sia in un giorno feriale. Sapete quali erano gli stand più affollati? Quelli dei paesi africani e anche di alcuni paesi asiatici. Capito?
L’odore che c’era in quei padiglioni non era quello di certe vie di Milano e immagino, anche, Torino. Ma non c’era certo profumo di violetta. Eppure, erano stracolmi. Anche nei giorni feriali. Tutti a guardare, cercare, i loro prodotti. Di qualsiasi tipo. Per due motivi: più originali rispetto a certo artigianato italiano e, soprattutto, a costi inferiori.

E’ semplice. Le città, le strade, le case dovrebbero essere questo: un padiglione di una fiera dove si incontrano persone con teste, modi di porsi, abitudini diverse, ma con una sensibilità comune: conoscere le rispettive differenze, apprezzarle, valorizzarle. Nel rispetto della legalità ma, anche, nel rispetto delle idee, degli usi altrui. Cosicché, quando una persona si affaccia alla finestra, possa vedere un universo legale, colorato, armonioso, rispettoso e si senta a suo agio.
Tutto ciò non si realizza in un giorno. Ma in anni. Solo che, se non si inizia, non si arriverà mai a realizzare un insieme comune. Né, ci si arriverà se l’unico sentimento di alcuni politici è il rigetto all’immagini e all’ascolto di gente che, in prevalenza, non è razzista. E’ che non ha la visione di Vendola. Non vive, in senso fisico, come Vendola. E la sinistra non è stata capace e continua a non essere in grado di capire, se si tratti esclusivamente di ignoranza, pregiudizio o, forse, peggio ancora. Credo che sia solo una questione di questo tipo e non anche un reale disagio, una rabbia, una delusione motivata. Perché una grandissima parte di italiani non è razzista. E’ che non ha la visione di Vendola. Non vive come Vendola.
La Lega non è la risposta a quella signora che apre la finestra su Porta Palazzo o agli anziani che devono andare al seggio. Questo è il nostro principale problema: che non può essere una certa concezione leghista ma neppure la sinistra astratta e immersa in un’ideologia fiabesca che si limita a dire: ci vuole integrazione.
Come, dove, quando e in che modo?
Italiani all’Estero Arrestati-Rapiti e Liberati: Come Funziona.
20 aprile, 2010 di eppursimuove
Archiviato in Appunti Italiani, latest, Oltre il Confine
Funziona così.
Sei uno di quelli che la crisi economica manco sa cosa sia. Anzi. Ti annoia questo parlottio sullo zerovirgolazerozerozero1 del prodotto interno o esterno che sparisce o non cresce o cresce solo dello zerovirgolaeccetera per non ripetere.
Sei uno di quelli che mentre slalomi nel traffico con il tuo suv da vero s.u.c.a.b.s (sono un coglione a bordo suv) clicchi su è giù nel web per cercare il nuovo modello del tuo prossimo fuoristrada (che guiderai sempre da sucabs) e delle “idee” per il tuo prossimo viaggio vacanza.Sì. Perché è ora di concedersi una pausa. Insieme alla tua compagna. Lasciando a casa il resto della famiglia allargata che durante i week-end torna al genitore biologico, ma, più spesso, veleggia al mare o fa una grigliata in montagna.
E poi, se rimangono qui ti potrebbero servire…
Hai già esplorato il mondo. Sei stato a Sharm El Sheik nel 1973 quando i rapporti tra egiziani e israeliani erano turbolenti.
Sei stato a Los Roques quando ancora i trasferimenti interni avvenivano con le liane di Tarzan. Certo. L’hai vista brutta; ma era proprio ciò che volevi.
Sei stato a fare un safari nel Botswana quando il tuo salumiere e l’estetista di tua moglie (la prima) andavano allo zoosafari di Fasano.
Sei stato in ogni dove e quando a rompere i coglioni agli indigeni locali che hanno ben altro a cui pensare che organizzare “percorsi insoliti e inesplorati”, e che quando vedono arrivare quelli come te pensano: ecco il solito coglione occidentale in cerca di avventura, facciamogli venire il tremor di culo.
Se sei uno di questi, e trovi qualche indigeno che ha superato l’era del cannibalismo ma gli rimane la voglia di spiegarti che gli stai rompendo i coglioni e insieme al suo gruppo Facebook (fisico non virtuale) ti rapisce, avrai ciò che cercavi: una “vacanza diversa, nuova, eccitante”.
A casa tua, nel paese occidentale, i tuoi figli e i figli della tua compagna ma anche la tua ex moglie se con lei hai rapporti civili e perché no, l’ex marito della tua attuale compagna se ha mantenuto rapporti civili con la sua ex moglie, faranno un appello in tv e ai giornali (capito adesso perché è sempre meglio che parte della famiglia allargata stia a casa) per la tua liberazione.
Appello al quale non rimarrà insensibile il tuo ministro degli Esteri, che per sottrarre un coglione come te dal ritorno del cannibalismo pagherà un riscatto con i soldi di quelli che hanno visto diminuire il potere d’acquisto del loro reddito in misura maggiore dello zerovirgolazerozerozero1. Sai, quelli che si vedono ogni tanto in tv sopra un tetto, fuori da qualche cancello di un’azienda, in mezzo ad una tangenziale e che ti costringono a fermarti mentre slalomi a centocinquanta all’ora in culo al codice stradale.
Quelli che..nella migliore delle ipotesi, vanno in vacanza a Cesenatico.

Se invece sei un medico…
Di quelli che anziché lavorare in un ospedale milanese o lombardo, anche perché non sei ciellino, decide di mettere a compimento il giuramento di Ippocrate andando a esercitare la sua professione in Afghanistan. Per guarire, per salvare la vita a una popolazione che vive in povertà tra il fuoco degli ‘esportatori’ di democrazia e quello talebano.
Se sei uno di questi medici, ti potrebbero arrestare da un momento all’altro e accusarti di nulla. Il tuo ministro degli Esteri, tra una raccolta fondi per liberare il sucabs rapito dagli indigeni in lotta con i governativi o dai pirati a corto di contratti cinematografici, si “raccoglierà in preghiera” sperando che tu, medico di Emergency in Afghanistan, non sia colluso con il terrorismo talebano. Perché lui non ti conosce, non sai chi sei. Per lui sei uno che sta con un’organizzazione di “sinistra” che non vuole la presenza dei soldati italiani in Afghanistan.
Chissà di quale atto criminale ti potrai essere macchiato.
Se sei uno di questi medici dovrai solo sperare di avere, personalmente o tramite l’organizzazione con la quale lavori, qualche conoscente internazionale e una società civile italiana che crede che tu sei là non per girare una fiction, ma per salvare vite umane; per ridare alle persone – soldati e civili – dignità fisica e psichica.
Potrai solo contare su queste persone che faranno sentire la loro voce così forte che, guarda quanto è buffa la vita, il ministro degli Esteri potrebbe “riconsiderare” la sua inazione e rivedere i suoi piani.
E, magari, non attingere ai fondi per i sucabs.
Aboliamo le Elezioni: la Buffoneria Sintomo di Regime
9 marzo, 2010 di eppursimuove
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, latest
L’arroganza, l’ignoranza, la superficialità, la buffoneria, che è dimostrazione autentica che il sistema è diventato regime, ergo: antidemocratico, hanno prodotto l’esclusione delle liste da presentare per le elezioni regionali in Lazio e in Lombardia.
A Roma, non sono state presentate nei tempi previsti dalla legge. Evidentemente, la predisposizione delle liste elettorali nel centro-destra dev’essere stata un’operazione particolarmente complessa. Sarà rimasta esclusa qualche zoccola, qualche cognato, qualche pluri-indagato e la documentazione rifatta più volte sotto, sopra, è giunta in ritardo in Tribunale.
L’Aggressione a Silvio Berlusconi: Violenza Fisica, Violenza Morale. Le Vere Vittime.
17 dicembre, 2009 di eppursimuove
Archiviato in Cronache Italiane, latest
15/12/2009, luogo: Camera dei Deputati.
Dichiarazione del presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto in merito all’aggressione a Silvio Berlusconi:
”La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio il cui obiettivo è il rovesciamento del risultato legittimo di una campagna elettorale”, una campagna ”iniziata fin dal 1994″ e ”condotta dal network Repubblica-L’Espresso, da Il Fatto, dalla trasmissione di Santoro Annozero e da un terrorista mediatico di nome Travaglio“.
Secondo Fabrizio Cicchitto, craxiano ora alle “dipendenze” di Silvio Berlusconi, unitamente ad un responsabile fisico, perché è stata la mano di un uomo a colpire il viso del presidente del Consiglio, esisterebbe un “mandante morale”: la campagna di odio organizzata dal network Repubblica-L’Espresso.
“Interessante”. Tra apici perché non riesco a farmi una ragione del fatto che Cicchitto possa aver detto qualcosa di significativo.
E allora, vediamo di capire. Perché c’è qualcosa che non capisco.
Una Tromba d’Aria e un Barcone
10 giugno, 2009 di eppursimuove
Archiviato in latest, Meccanica delle Cose
Guardavo alcune delle persone intervistate dopo la tromba d’aria che ha colpito sabato alcune zone del trevigiano e mi venivano in mente gli immigrati che cercano di sbarcare sulle nostre coste. I barconi respinti.
Che c’entra? C’entra eccome..
L’Appello di Eugenio Scalfari: il Senso
28 maggio, 2009 di eppursimuove
Archiviato in latest, Meccanica delle Cose
Scriveva, tra l’altro:
“Il problema dei democratici è quello di mobilitare gli elettori che hanno lasciato il Partito democratico e si sono rifugiati nell’area dell’astensione. Se c’è un momento in cui non ha senso astenersi è questo. Non ha senso criticare Berlusconi e astenersi. Non ha senso proclamarsi di sinistra e astenersi. Non ha senso avvertire sulla propria pelle l’imbarbarimento sociale e astenersi. Non ha senso temere una svolta autoritaria che è sotto gli occhi di tutti e astenersi.
…L’altra sera, in una trasmissione televisiva, mi sono imbattuto prima di cambiar canale in Borghezio e nella Santanché. Dico la verità: dopo averli ascoltati m’è venuta la voglia di espatriare.
Poiché Scalfari usa una parola a me molto cara: senso, e da persona che non si proclama di sinistra ma crede nel libero pensiero e nella virtù profonda e unica dell’esercizio del spirito critico, andiamo di senso.
Tralascio di discernere sul concetto di sinistra. Mi limiterò a due banali domande: c’è ancora la sinistra? cos’è la sinistra?
Berlusconi, Lario: l’”Avvenire” & la Cei
7 maggio, 2009 di eppursimuove
Archiviato in Cronache Italiane, latest
L’editore del quotidiano cosiddetto cattolico Avvenire – da cattolica mi sia consentito l’uso della parola “cosiddetto” – è la CEI: Conferenza episcopale italiana. Vescovi, per dirla in una sintetica parola.
Il direttore Dino Boffo sostiene, di fatto, di essere l’unico a non dover fare riferimento al suo editore. Il direttore Dino Boffo sostiene, di fatto, che il quotidiano che dirige è l’unico che non pubblica articoli in linea con l’editore.
Berlusconi: Gioco di Rimessa su Franceschini
16 marzo, 2009 di eppursimuove
Archiviato in Cronache Italiane, latest
Berlusconi ha risfoderato l’unico slogan che poteva far riemergere contro Franceschini: è un cattocomunista. Appellativo che qualifica qualcuno di più orticante, puzzolente, ecc..nella testa dell’unto dal Signore. Insomma: peggio di un lebbroso.
Come mai ha riesumato questo pezzo “originale” del suo repertorio “classico”? Perché si è immediatamente reso conto che due recenti proposte di Franceschini avevano una connotazione che lui ben conosce: hanno presa negli italiani.
E allora, l’unto dal Signore, è corso ai ripari.
Eutanasia o No: Perchè non ho Certezze…
23 gennaio, 2009 di eppursimuove
Archiviato in Democrazia e Diritti, latest
Inizierò con domande che per la Chiesa, Sacconi e altri risulteranno banali e inutili. E’ che non sono dotata come loro, per quanto, ritengo che Dio – nel quale credo – mi abbia dato il dono dell’intelligenza. Una persona subisce un evento traumatico per effetto del quale viene ricoverato in ospedale in condizioni cosiddette gravi. Ed entra in coma. I medici non sanno valutare o non si esprimono in merito a quando il malato potrà uscire dallo stato di incoscienza. Ovviamente, non essendo autonomo né fisicamente né cerebralmente, viene sottoposto a cure adeguate e alimentato forzatamente per vivere.
Elezioni in Abruzzo: Seguiranno Altre Sconfitte
17 dicembre, 2008 di eppursimuove
Archiviato in Il Bello della Politica
Il problema della sinistra o centro-sinistra (perché la sinistra non si esiste più) è che storicamente ha una vocazione al karakiri. Hanno sempre amato farsi del male da soli. Prima ancora che fossero gli avversari a randellarli sui gioielli di famiglia erano loro a darsi delle tafazzate sui coglioni. Quando e se li avevano, ovviamente.

