Basta
16 giugno, 2010 di dellefragilicose
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Italiani (per ora). Questo invito è rivolto a quelli tra voi che usano “Va Pensiero” al posto dell’inno nazionale, che bruciano il tricolore, che gufano contro la nazionale ai mondiali, che non partecipano alla festa del due giugno, che godono quando il sindaco toglie la refezione ai bambini di chi non paga la retta e che dicono “federalismo”, ma pensano “secessione”.
2 Giugno
1 giugno, 2010 di dellefragilicose
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Io rivendico il mio diritto civile e laico a odiare la repubblica, la degenerazione delle sue istituzioni, il tradimento operato nei confronti di quei cittadini (pochi o molti, non lo so) che hanno creduto che a onestà, dedizione e lavoro corrispondesse almeno considerazione.
Io odio la repubblica e la cattoipocrisia delle sue leggi sul lavoro, sull’amore omosessuale, sulla procreazione medicalmente assistita, sul divorzio e sulla libertà di votare per i simboli, ma non per gli uomini.
“Pentiti Arlecchino” Disse l’Uomo del Tic-Tac
26 maggio, 2010 di dellefragilicose
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Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…
Ogni giorno, senza fermarsi mai, il tic-tac scandiva i secondi regolati dall’Uomo del Tic Tac. Arlecchino, che era nato con l’orologio al polso, batteva il piede a tempo col tic-tac.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…
“Ora è questo ciò che devi sapere Arlecchino” diceva l’Uomo del Tic-Tac. “Ora è questo quello che devi fare Arlecchino” diceva subito dopo l’Uomo del Tic-Tac. E Arlecchino sapeva e Arlecchino faceva, perché era nato con l’orologio al polso e pensava che non se ne potesse fare a meno.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…

“Lavora Arlecchino perché ora mi servi” diceva l’uomo del Tic-Tac. E Arlecchino lavorava, perché pensava che che chi regola il tempo sapesse meglio di lui cosa fare.
“Smetti di lavorare Arlecchino, perché ora non mi servi più” disse un giorno l’uomo del Tic-Tac. E Arlecchino lasciò la leva, si sedette e aspettò che l’Uomo del Tic-Tac gli dicesse di nuovo cosa fare.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…
Manovra da 25 Miliardi: Italia Batte Grecia Zero a Zero
25 maggio, 2010 di dellefragilicose
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Quindici giorni fa erano tutte rose e fiori. L’Italia e le sue banche erano salde, il rapporto deficit/PIL stava migliorando, il peggio era passato e se qualcuno si lamentava perché, nonostante la ripresa, stava perdendo il lavoro si trattava del solito piagnone rompicoglioni.
Oggi, all’improvviso, si scopre che l’Italia per non affondare deve subire una manovra di 25 miliardi che se non equivale a quella della bancarottiera Grecia, poco ci manca.
All’improvviso tutto è cambiato. Il paese del bengodi dove tutti magnano senza faticare e nessuno paga le tasse si è scoperto sull’orlo di una crisi argentina. Sarà per questo che Il Sole 24 Ore on line ha fatto la home page nera che solo a vederla viene di grattarsi le balle. Quando è successo? Stanotte? Qualcuno mente oggi o mentiva due settimane fa?

Santoro e il Chiagni e Fotti
19 maggio, 2010 di dellefragilicose
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La fauna di questo paese è divisa in parlanti, facenti e chiavanti.
I parlanti(1) in genere hanno un impiego fisso, si credono buoni cittadini, insegnano l’educazione e l’onestà ai figli(2) e passano gran parte del tempo a parlare dei problemi del paese(3), a discutere di calcio, dell’ultimo bisticcio fra D’Alema e De Benedetti, ad indignarsi per lo stipendio dei parlamentari e a scrivere post di cazzo su blog sfigati che non legge nessuno(4).
I chiavanti(5) ricoprono cariche pubbliche in istituzioni tipo parlamento, senato, regione, provincia, comune, municipio, università, ecc. Ufficialmente, la denominazione scientifica deriva dalla contrazione di “chi è avanti“, ma alcune dicerie popolari tenderebbero ad attribuirla al fatto che gli appartenenti a questo gruppo, composto quasi esclusivamente da esemplari maschi, esercitano il muscolo fecondatorio con non moderata frequenza(6) preferibilmente, ma non necessariamente, in compagnia di avvenenti giovincelle,figlie di parlanti, in cerca di notorietà, quattrini o entrambe le cose.
Note- circa l’80% degli esemplari [↩]
- in modo che un giorno possano diventare anche loro dei parlanti [↩]
- da qui la definizione di parlanti [↩]
- tipo www.mentecritica.net [↩]
- meno del 2% della popolazione [↩]
- Gabriele D’Annunzio, in un messaggio privato a Benito Mussolini [↩]
Ipse Dixit
17 maggio, 2010 di dellefragilicose
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18 maggio 2010, ore 07:35, autobus Salerno-Napoli. Partendo dalla necessità di reperire 25 miliardi per tamponare il bilancio, nasce una discussione animata tra sostenitori di Berlusconi e suoi oppositori.
Democrazia minacciata, Scajola, comunisti inconcludenti, strapotere della lega, commistione con la P2, utilizzo delle televisioni, Travaglio, Report. Via via che vengono proposti nuovi argomenti, la conversazione si fa sempre più concitata, le voci si alzano, i visi si infiammano.
Nel fondo della vettura, dal settore dormienti, si leva una voce calma, ma decisa:
“Voi parlate … loro chiavano”.
Tutti tacciono d’incanto. Il viaggio procede fino a destinazione in un silenzio mistico.
Il Crollo di Berluscopoli: Berlusconi Prende le Distanze da se Stesso
14 maggio, 2010 di dellefragilicose
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Anemone parla, il sistema scricchiola. Ora si scoprono altre liste della salute. Chissà quanti temono che il proprio nome possa spuntare fuori da un momento all’altro. Sono in vista notti insonni e confezioni di Maalox formato famiglia ordinate d’urgenza. Sono maligno. Godo.
Berlusconi chiama Bertolaso per chiedere la sua versione dei fatti. Ma come, gliela chiede solo adesso? Non lo aveva già fatto?
E allora perché lo aveva difeso a spada tratta e aveva rifiutato le dimissioni? Era un atto di fede?
Berlusconi parla di “licenziamenti”, come se invece del governo di un paese democratico si trattasse del consiglio di amministrazione di Canale 5, una sua proprietà privata.
E già, lui si sente tradito. Tradito dagli uomini di cartapesta di cui si è circondato. Come se lui fosse stato il portatore di ideali cristallini, l’uomo dalle grandi visioni sociali che aveva deciso di cambiare la storia nazionale. Una specie di Cavour 2 – Il Ritorno.

Uno che da vent’anni monopolizza la politica di questo paese per mettere a posto gli affari suoi, uno che pensa che il sesso si faccia infilando l’affare in un buco con una donna intorno, uno che si preoccupa più del cerone che si deve spalmare sulla faccia che di quello che deve dire, che amici pensava di essersi fatto? Ve la immaginate una persona che pensa alla politica come impegno, che vuole impegnarsi in nome della democrazia e dello sviluppo del nostro paese che si mette nel partito di Berlusconi?
Posso credere che se un nostalgico di questo tipo esiste si illuda di fare la scelta giusta mettendosi nei Radicali, con Di Pietro, nel movimento 5 stelle, addirittura nell’ectoplasma PD, ma con Berlusconi … no dai. Non scherziamo.
Berlusconi si dissocia, ma da chi e da che cosa? Bersusconi si dissocia dal sistema che è cresciuto intorno a lui con l”idea che il potere sia puramente ed esclusivamente fonte di profitto, dagli uomini che si sono educati prendendolo ad esempio e facendone il loro mito. Berlusconi si dissocia da se stesso.
Ora si erge solo, sulla cime del monte innevato, scosso dalle raffiche del vento gelido, ancora una volta vittima dell’ennesima congiura, ma indomito e col maschio viso fiero e onesto, pronto a rivolgersi nuovamente a questo gregge di pecoroni e recitare la parte del Cristo circondato da un paio di dozzine di Giuda.
La cosa peggiore è che in fondo a questo tunnel rischiano di esserci nuove elezioni. Da una parte l’ectoplasma, Di Pietro, Rutelli, Fini e forse Montezemolo, ciascuno per sé Dio per tutti. In mezzo l’UDC o Partito della Nazione con la politica dei due forni, dall’altra il purissimo Berlusconi Tradito e la Lega.
Come si dice dalle nostre parti, nun ce vo a zingara per sapere come andrà a finire. L’esplosivo bicomponente di un Berlusconi assediato e di una Lega finalmente padrona di di scassare il giocattolo sono una tetra promessa di disperazione e sconforto alla quale non voglio nemmeno pensare.
Scoop: Il Finale di Lost Anche su MenteCritica
6 maggio, 2010 di dellefragilicose
Archiviato in Cuore di Tenebra, E chi se ne frega?, latest
Se sei arrivato su questa pagina perché non riesci ad accedere a questo link per vedere il post originale di MacchiaNera a causa dello spropositato numero di tentativi di accesso, ma riesci tranquillamente ad accedere a questa pagina del Corriere dove c’è testualmente scritto che nei prossimi mesi corri il rischio di ritrovarti il Fuoco Greco sotto il culo e il bancomat tirerà fuori solo un bigliettino con scritto: Non hai vinto, ritenta, allora meriti di conoscere il finale di Lost in anticipo su tutti:

Jack riceve un messaggio dal suo ospedale che gli comunica l’avvenuta esternalizzazione del suo reparto. Passerà in una S.r.L. in attesa della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà.
Locke si ritroverà licenziato a cinquantatré anni senza nessuna prospettiva di ricollocazione e sarà talmente incazzato che gli uscirà il fumo nero dal culo.
Kate non troverà mai un lavoro dove il capo non voglia toccarle culo e tette.
Sawyer diventerà un camorrista e girerà per negozi a chiedere il pizzo.
Benjamin Linus si metterà a fare il caporale per gli extracomunitari che raccolgono le pummarole in provincia di Caserta.
A Sayid non rinnoveranno il permesso di soggiorno e sarà costretto a faticare a nero per una ditta di costruzioni a venti euro al giorno per 12 ore di lavoro. Senza caschetto.
Jin e Sun diventeranno due bambole con gli occhi a mandorla e con i nomi ridicoli per le figlie delle signore pernacchie che non adotterebbero mai un bambino nero, ma vogliono far vedere che le loro bimbe amano la diversità.
Hugo parteciperà all’isola dei famosi dicendo di voler perdere peso, poi si bisticcerà con Antonella Elia e finiranno a tirarsi i capelli.
Jacob aprirà un bar dove si può anche giocare al lotto, alle scommesse e ai videopoker. Si farà un sacco di soldi, si comprerà una villetta a Varcaturo, nel giardino metterà un cane feroce e si guarderà i mondiali sul suo plasma da 55 pollici bevendo birra e facendo i rutti.
Licenziamenti Telcomitalia: Te la do io la Censura!
27 aprile, 2010 di dellefragilicose
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Ora che, grazie all’oscuramento di zio Google, su questo sito di sfigati siamo rimasti in quattro gatti, per lo meno ci possiamo togliere lo sfizio di dirci le cose come stanno.
Da un paio di mesi Telecomitalia, l’azienda i cui vertici tecnici, secondo Oscar Giannino, vengono nominati su indicazione dei servizi segreti, ha deciso di efficientare il suo settore informatico. Certo, l’efficientamento (leggi esternalizzazione, cessione di ramo d’azienda, cassa integrazione, esuberi, licenziamenti) è stato necessario per mettere riparo ad errate scelte manageriali, ma si sa, cane non mangia cane e a prendere la stecca a culo rimangono i dipendenti. Quelli che non contano un cazzo.

Alice di Telecomitalia
Se Fossi Berlusconi
23 aprile, 2010 di dellefragilicose
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Se fossi Berlusconi andrei dal presidente della Repubblica Napolitano, gli scuoterei un po’ la spalla per svegliarlo e gli consegnerei le mie dimissioni.
Poi, tomo tomo chiatto chiatto, dopo aver rifiutato il mandato esplorativo, mi siederei al mio posto in parlamento (o al senato, mo non mi ricordo) e mi farei due risate a vedere se quei quattro stronzi sono in grado di fare un mezzo governo.
Subito dopo, appena sciolte le camere e indette le nuove elezioni, incomincerei una di quelle campagne elettorali alla Armaggedon: “io, l’innovatore, l’imprenditore, il benefattore, osteggiato dai comunisti, picchiato a sangue, colpito alle spalle e tradito dai rappresentanti della vecchia partitocrazia che mi hanno impedito in quindici anni (no, i quindici anni no. Tagliare, tagliare) di portare a termine le riforme istituzionali, il federalismo, la riduzione delle tasse e il progetto segreto “figa depilata just turned eighteen per tutti”, ora vi chiedo di scegliere tra me e la vecchia politica dei Fini e dei Bersani, una scelta definitiva, totale e senza compromessi”.
E l’Italia sceglierebbe, sceglierebbe. Al Nord sceglierebbe la Lega, perché sono tempi di crisi, si prospetta un futuro greco e nessuno vuole avere un paio di napoletani sulle spalle da dare a mangiare anche perché i napoletani magnano, magnano molto e fanno casino. Al Sud sceglierebbero Berlusconi perché fa pena, poveretto, e soprattutto perché si è saputo fare gli amici giusti dalle parti di Casal di Principe e di Palermo. Gente che sa riconoscere i perdenti, specialmente se hanno la faccia lunga da cavallo, e li molla subito.
Al centro, quei quattro fessi che sono rimasti si dividerebbero tra i nostalgici pippamentali della sinistra antagonista, i sostenitori della biowashball a cinque stelle, quelli che “Vendola è il futuro” e quelli che votano PD perché il padre era iscritto alla sezione del partito comunista sotto casa dove già da vent’anni hanno aperto una lavanderia a gettone.
Se fossi Berlusconi vincerei le elezioni, ma le vincerei a sangue, senza remissione e insieme al papà della trota mi tromberei l’Italia fino alla gola, una volta e per sempre.
Federalismo, secessione, presidenzialismo, abolizioni dell’articolo 18 e pure del 17 e del 19, se ci sono. Senza pietà.
Se fossi Berlusconi darei una mazziata a questo paese che Mussolini con le sue leggi razziali e una guerra mondiale persa sembrerebbe un dilettante del cazzo. Scaraventerei l’Italia e gli italiani un un cesso profondissimo e puzzolente e passerei finalmente alla storia, in un modo o nell’altro.
Se fossi Berlusconi morirei non prima dei 97 anni, di overdose di Viagra/Cialis e iniezioni di ormoni africani nei testicoli. Felice, soddisfatto e consapevole di aver dato a un gregge di pecoroni la lisciata di pelo che meritava.

Invece non sono Berlusconi. Stanotte ho fatto una lunga telefonata a Katy Perry. Io le parlavo in inglese e facevo un sacco di battute spiritose. Lei cercava di rispondermi in un italiano stentato che faceva ridere entrambi. Ci siamo messi d’accordo che l’avrei raggiunta oggi, vulcano permettendo, per fare colazione insieme a Los Angeles.
Alle sei mi sono svegliato. Pioveva e avevo la pressione bassa. Mi sono pentito di aver smesso di fumare, perché prima di iniziare questa cazzo di giornata, una sigaretta ci sarebbe stata benissimo.
Amen.
iPugnett
6 aprile, 2010 di dellefragilicose
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Questo lunedì dell’Angelo è bizzarro. Pioggia, vento, freddo, poi improvvise schiarite che portano una luce torrida. Mentre aspetto che la mia bimba si svegli dal suo (breve) sonnellino pomeridiano, leggiucchio la Repubblica: il coccodrillo sui morti dell’Aquila cinicamente riciclati un anno dopo, la storiella di cronaca nera sul lago di Como con velati accenni a Clooney(1), quattro astronaute in orbita insieme(2), il papa con i Sacerdoti angeli(3), la solita stoccatina a Berlusconi. Passo al Corriere. Il Corriere sa già chi ha ucciso la donna sul lago di Como. Purtroppo non è Clooney. Probabilmente è il marito, lo hanno tradito gli sms. Bene. Io non ne faccio quasi mai. Se avessi una moglie potrei ucciderla tranquillamente. Il Papa con i sacerdoti angeli(4), il coccodrillo sul terremoto d’Abruzzo, i camorristi cacciati dalla processione … che palle.

- che manna se Clooney c’entrasse in qualche modo. Più di un giornalista darebbe un rene per scriverne [↩]
- un soggetto perfetto per un porno lesbo chic [↩]
- ah, ah, ah risata sardonica [↩]
- vedi nota precedente [↩]
Risultati Elezioni: Poche Chiacchiere, Chi ha Vinto e Chi ha Perso Veramente
30 marzo, 2010 di dellefragilicose
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Abbiamo passato anni a guardarli litigare in televisione, prendersi a pugni in parlamento, usare le loro cariche per sistemare parenti, amici, zoccole e puttani. Ci siamo deliziati ad infilarci nelle loro storie di droga, di prostituzione, di malaffare, di vizio. Ci siamo indignati nel vederli trattare camera, senato e commissioni come una specie di ufficio legale privato al quale delegare la cura dei propri interessi. Li abbiamo considerati come dei personaggi di reality le cui storie si dipanavano aldilà del vetro dello schermo della televisione: lontane, effimere, estranee, vagamente inverosimili.

Giulio Andreotti: Senatore a vita, 70 anni di potere ininterrotto in Italia. Ha vinto le regionali
Elezioni: Oltre il Ridicolo, ai Confini col Pietoso
24 marzo, 2010 di dellefragilicose
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Bin Laden e i terroristi sarebbero contenti se alle prossime elezioni regionali vincessero Bersani e Di Pietro. In quel caso avrebbero una strada molto più facile, mentre il governo Berlusconi è loro nemico giurato.(1)
30 marzo 2010 ore 06.22 MET da qualche parte nel Toba Kakar, Afghanistan Nord Occidentale
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Vecchi Stizzosi: DelleFragiliCose vs. Comandante Nebbia
21 marzo, 2010 di dellefragilicose
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Dellefragilicose
Che vecchiaia d’inferno
Che vecchiaia d’inferno. Nonostante i milioni, le trombate, i viaggi, gli orologi da centomila euro, le ville in Sardegna, gli aerei privati e la torma di leccaculo che ti circondano a me dai l’impressione di essere un vecchio solo, stizzoso ed infelice. Spero di sbagliarmi.
Mi ti immagino attaccato a quel telefono mentre chiami uno per raccomandare un paio di zoccole, quelli dell’Agcom per lamentarti di Santoro, il comandante dell’Arma dei Carabinieri per chiedergli di denunciare Santoro, di nuovo quelli dell’Agcom per parlar male della Dandini e poi il direttorissimo per suggerigli cosa dire al TG1. Ore e ore al telefono, a lamentarti, chiedere, convincere.
Art by inta on DeviantArt
E l’Orchestrina Suona
17 marzo, 2010 di dellefragilicose
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Mentre il paese affonda dopo essersi spaccato in due su un iceberg gigantesco, mentre la gente affoga perché non riesce a guadagnarsi la vita né col lavoro dipendente né con l’imprenditoria, mentre il fisco strozza chiunque riesca a beccare e se non becca, presume, mentre negli ospedali iniziano a mancare disinfettanti, ovatta e bende, mentre le fabbriche chiudono o si trasferiscono all’estero, mentre le macchine della polizia restano ferme perché non hanno benzina, mentre la gente si suicida(1) perché non sa più che fare, sul ponte del Titanic che sfoggia la bandiera tricolore l’orchestrina continua a suonare e i passeggeri di prima classe ballano e discutono di liste, ispezioni(2), talk show(3), telefonate tra padroni e servi(4)e di parole politicamente corrette(5).
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