Il giuoco del pallone è, in Italia, fenomeno di costume. A differenza del nuoto. E tanto più gli italiani sono invasati di pallone, tanto più i pallonari (detti anche calciatori) sono pallonari. Non come una volta (o come in paesi del terzo mondo del pallone tipo le Isole Faoer), quando un calciatore era anche commercialista, autoferrotranviere o dottore (come Socrates che, bizzarria, era dottore in chirurgia e non in filosofia).
Il pallone è indubbiamente un bel diporto. Un giuoco molto tecnico sebbene fatto coi piedi e non villano come la pallavolo che è giuoco di mani. Il nostro paese poi è la patria dei commissari tecnici e sicuramente avremmo vinto molti più mondiali se tutti questi allenatori non si ostinassero a fare i barbieri e gli autisti di pullman.
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Sono sotto controllo. Stavolta sono certo di aver fatto mangiare la polvere a tutti i miei amici. Anche a quello coinvolto in una misteriosa vicenda di cronaca perché omonimo dell’autista del bancarottiere di riferimento. Persino al mio amico che si è portato a letto una modella: evento chimico scatenato dalle sostanze stupefacenti che albergavano nel di lei organismo, venute a contatto con le medicine per le mucche che lui si iniettava, con un ago da ippopotami, tra muscoli guizzanti e fegati in lacrime. Nessuno sa esattamente che cosa successe quella notte. Lui, uomo d’altri tempi, tace, per dignità e rispetto. Concede ogni tanto un gesto eloquente o un’espressione mista, tra il godereccio e l’incredulo, giusto per mantenere viva in noi l’ammirazione e spremere fino all’osso il ritorno sociale di cotanta impresa.

Ludwig Feuerbach era un filosofo dell’800, quindi tedesco. In Germania, in quegli anni, si pensava tantissimo, poi, nel novecento ci fu una maggiore propensione all’agire. Così come, nell’antichità erano i greci a chiacchierare fino allo spasmo faringeo. Poi però presero ad esercitare un democratico copulare promiscuo, sempre con maggiore enfasi, che li portò lentamente verso il declino della civiltà e la vittoria agli europei del 2004. Questo potrebbe far pensare che l’eccessiva elucubrazione porti a conseguenze nefaste, ma non voglio ragionarci su troppo. Del resto nell’antica Grecia non c’erano i televisori e passare la serata a guardare un filosofo non doveva essere divertentissimo.

Mentre smanopolavo frequenze in attesa che un semaforo divenisse di un colore acconcio al moto, mi è toccato in sorte di intercettare un’intervista al garante della privacy. Per ovvi motivi non farò il suo nome e, peraltro, egli ha concesso l’intervista riservandosi di parlare con una patata in bocca, la testa in un pentolone da polenta e abbozzando un accento svedese talmente ben modulato che era corredato da apposite chiavi a brugola.

Ambientazione: il diversamente igienico talamo di un pigro Grande Fratello.
Personaggi principali: un ometto che stereotipizza il suo essere milanese con una cadenza a biscione e una aspirante alla professione medica che stereotipizza la sua napolità con so pazza ‘e gelosia.
A margine: un Ordine dei Medici impettito, Ippocrate e una pugnetta.

Qui sul satellite la vita è difficile, per un telegiornale come me. Non mi ascolta più nessuno, nemmeno per potermi poi prendere in giro. Così mi sono ridotto a parlare da solo. Per colmo di follia orbitale, mi capita anche di non prestarmi attenzione, così mi devo ripetere quello che stavo dicendo. Sarà quest’aria poco respirabile, qui nella fascia di clark”
“Dicevi scusa?”
“Niente niente. Ho una telefonata da mandare in onda?”

Buongiorno siamo della Non solo sondaggi, ci potrebbe dire per chi ha votato?
Il voto è segreto
Lo sappiamo, ma non sarebbe un reato dirlo, se lei volesse
Signora guardia, aiuto vogliono violare la mia intimità politica!
D’accordo, d’accordo, non c’è bisogno di diventare Barbara Alberti. Le chiedo scusa, anzi se mi aspetta 10 minuti che finisco poi le do due colpi, così, per dimostrarle gentilezza
Va bene, aspetto

Io mento è il paradosso linguistico più breve che esista. Lo so bene perché all’esame di logica il mio professore non gradì la mia arguta obiezione che rivendicava la maggiore brevità di io naso. Esistono proposizioni che nascondono insidiosi trabocchetti, non solo logici, ma anche filosofici e spesso grammaticali. Per esempio io sono libero è una frase capace di smuovere le fondamenta stesse dell’esistenza, a meno che i vostri genitori non vi abbiano battezzato con l’aggettivo in questione.










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