Roma 2007
13 giugno, 2010 di Billie
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest
Lunedì mattina, 10.30, suona il citofono. “Sono donna di pulizia scale”, apro. Passano due minuti e suona il campanello di casa, vado alla porta e vedo chi è, senza aprire. Riconosco la signora rumena che da una ventina di giorni pulisce le scale e l’androne del mio condominio.
Una volta ero salita in ascensore con lei, le avevo fatto una domanda e mi aveva detto “non capito, arrivata da poco”.

Apro la porta e la donna mi chiede “hai chiavi cantina?”, è dove tiene scope stracci detersivi. Sì, ma veramente stavo lavorando e non ho voglia di interrompere, penso, scendere al piano terra e aprirle la porta. Il suo sguardo però mi inquieta, sembra inutilmente disperato, i suoi occhi silenziosi mi implorano. Qualcosa mi dice che non posso fare a meno di accompagnarla. Prendo le chiavi e scendo. Quando entriamo in ascensore ha un’incertezza, ma inizia a parlare: “forse perso chiavi, puoi fare copia?”. Sono infastidita, senza ragione. “Non può chiedere all’amministratore?”, le dico. La donna lascia passare qualche secondo e con la stessa intonazione ripete: “puoi fare copia? Io pago”. Rispondo di sì, ma non subito, la prossima volta gliele faccio trovare. “Venerdì”, va bene, venerdì. Posso fare la copia, posso fare le chiavi, posso non farmi pagare, gliele faccio trovare venerdì. Vado dal ferramenta, perdo dieci minuti del mio preziosissimo tempo, spendo due euro del mio preziosissimo denaro. Ora sono qui, è venerdì e aspetto quella donna. Ma torno indietro a pensare, voglio capire cosa mi è successo quella mattina, adesso per me è molto importante. Devo capire cosa è stato, di cosa mi sono sentita derubata, da cosa sono stata violata quando una donna ha bussato alla mia porta. È una persona, non vuole vendere niente, non è un testimone di geova, non deve leggere il gas, non mi consegna multe da pagare. Non reggo quello sguardo, ecco cos’è, non posso tollerare gli occhi della disperazione di una donna che forse ha perso le chiavi di una stupida cantina e per questo rischia di perdere il lavoro.
Una donna che deve decidere bene a chi chiedere di fare copia. C’è sempre qualcuno dietro una porta che non sa che farsene di tanta disperazione, e preferisce spostare lo sguardo quando incontra la paura negli occhi di un altro.
Nomi per la Vita Nomi per la Morte
6 giugno, 2010 di Billie
Archiviato in latest, Oltre il Confine, Vere Donne
Mi sono fatta spiegare da Maka come si compongono i nomi di persona in Somalia.
Maka mi dice: il nome ha tre elementi (Maka – Muddei – Muse è il suo, per esempio) e prende tre generazioni, la propria, quella del padre, e del padre di tuo padre. In particolare, vi è un ordine cronologico con il quale – nelle situazioni ufficiali – si dà il proprio nome; l’ordine, a dire il vero, è invertito e farebbe dire Muse Muddei Maka (nonno, padre, figlia), per rispettare il tempo.
Appartengo a quegli uomini – questo è il mio nome per la vita.
Tram n. 8 – 2 -
16 maggio, 2010 di Billie
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest, Leggere, Vere Donne
Sabato mattina. Sono sul tram con i miei due cani.
Una signora sale alla fermata del Ministero. Mi colpisce perché devono piacerle i cani, mi sorride e sceglie il posto vicino a me. Strano, in genere mi evitano.
La signora ha un cappottino verde di taglio piuttosto antico. Mi chiede la razza dei cani, sono cani fantasia le dico sorridendo, belli, ma preferisce i grossi, dice, e intanto accarezza i miei.
Le chiedo di dov’è.
Albanese.
Le chiedo dove ha imparato il suo italiano perfetto.

Tram N. 8
9 maggio, 2010 di Billie
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest, Suoni & Musica
La mattina sale spesso una bambina, avrà 8 anni e una fisarmonica pesante sulle spalle. Fino a qualche mese fa girava con un uomo adulto, ma ora ha imparato il mestiere, può lavorare da sola. La bambina è svogliata, quando sale sul tram suona qualcosa, ma con poca convinzione. Però rispetta tempo e armonia e le sue mani sulla tastiera si muovono sicure.
Ha gli occhi neri piccoli, e quando finisce di suonare chiede il denaro con un bicchiere Coca Cola mezzo scolorito; qualcuno ci butta dentro una moneta, altri girano lo sguardo, c’è chi le sorride e chi la ignora. A quest’ora dovresti essere a scuola, le dice una signora indignata. Lei avanza lentamente, non si scompone mai. Non insiste, non indugia.

L’Ago
24 maggio, 2007 di Billie
Archiviato in Caffè nel Deserto

Volevo scrivere una biografia, la mia magari, e raccontare di quante cose successe – quante. Per scrivere una biografia, però, bisogna trovare l’inizio, una cosa successa prima delle altre, più delle altre.
Il Muro
18 maggio, 2007 di Billie
Archiviato in Caffè nel Deserto
Ho passato alcune ore immobile, a chiedermi come sia possibile far sì che il muro non crolli. Avrei dovuto chiudere piano le porte, chiedere che i cani sulla terrazza non ballassero. Sarebbe bastato un po’ di silenzio, come adesso. Ma come alleggerire una porta o fermare la danza di un cane? Il muro deve reggersi da sé, trovare energia nel cilindro vuoto del mattone.
