Astigmatiche visioni 2


Premessa: come da titolo, le seguenti righe sono la conseguenza distorta di un difetto nella visuale e nelle visioni di chi scrive e potrebbero non essere comprese da chi gode di una vista perfetta o da chi usa correggere il difetto con le lenti. Mi scuso se il risultato potrà apparire banale o privo di senso.

 §

Tra domenica e lunedì

Certo che a buttarsi da una finestra ci vuole un bel coraggio, più o meno lo stesso tipo di coraggio che non mi è mancato quest’estate per tuffarmi dalle alte e selvagge scogliere sarde. Però, buttarsi dalla finestra, significa spegnersi. Ricordo bene la particolare sensazione di peso e leggerezza insieme che ho provato ogni volta che mi sono buttata da un’altura. E’ una meraviglia, potenza e vita allo stato puro. Ora… se dovessi provare una sensazione del genere nel momento in cui sto per morire, desidererei tutto meno che la morte. Riconsiderando la cosa dal mio punto di vista, ci vuole anche una certa dose di follia per buttarsi da una finestra. A meno che questa non sia al piano terra.

Lunedì pomeriggio

Forse esiste un qualche universo parallelo che collega i miei pensieri a quello che succede là fuori, perché in una non troppo fredda mattina di febbraio uno dei miei tanti più o meno coetanei che popolano questo mondo ha deciso di porre fine alla sua vita tuffandosi dal quinto piano del suo palazzo. Forse dovrei fare meno pensieri di questo tipo, la mente potrebbe essere un’arma distruttiva. Spero almeno che il “desiderare tutto meno che la morte” di cui parlavo, sia una cosa solo mia e non abbia nemmeno sfiorato la mente di chi si è trovato nella situazione che casualmente avevo immaginato solo poche ore prima. Almeno, la soddisfazione di veder realizzato il proprio ultimo desiderio.

 

 

Martedì mattina

Ci sono dei momenti, nella mia vita, in cui non riesco a controllare al meglio quello che provo e, conseguentemente, quello che faccio. Ci sto lavorando, ma certe volte ho delle reazioni che mi fanno risultare insopportabile anche davanti ai miei stessi occhi. La cosa, oltretutto, tende a squilibrarmi ancora di più, e il più delle volte provo soltanto il desiderio di sparire, perlomeno dal mio campo visivo e cognitivo. In quei momenti mi sembra di avere qualcosa che non mi appartiene, mi risulto estranea e desidererei vivere una qualsiasi altra situazione diversa da quella che invece subisco. Poi subentra l’angoscia dell’irrevocabilità delle scelte: mi chiedo come ho fatto a toppare così malamente, e se non c’è un tasto-delete, un modo per cancellare e agire meglio. Mi sento attaccata dall’abitudine (tutta del 2000) di fare tante prove al computer, distrattamente, e tornare indietro e modificare, ControlZeta-MelaZeta. Di fronte alla quotidianità e unicità della vita, certe volte il mio spirito da terzo millennio si perde in un semplice bicchiere d’acqua da cui sul momento sembra impossibile riemergere vincitori. Poi, però, il mio giovane istinto tende a lottare e si accorge che quello in cui stavo affogando non era l’oceano sconfinato ma una semplice piscina per bambini, e che se anche fossi in mare aperto saprei nuotare e se non sapessi nuotare saprei imparare. Morire no, non lo saprei fare e tanto meno imparare. Ammesso che sia una cosa che si possa imparare.

 

Mercoledì pomeriggio

Da qualche giorno internet a casa mia non funziona, e io sono in una fase di indolenza che mi spinge ad aspettare che il problema si risolva da solo godendo nel mentre dei benefici che comporta una vita senza social network. Tra le altre cose, ho più tempo a disposizione per studiare e nessun post potenzialmente inutile da cui farmi distrarre. Anche se, si sa, ogni occasione è buona per distrarsi quando si tratta di svolgere un lavoro che risulta ingrato. E così penso a chi mi fa notare che ormai mancano pochi mesi per lasciarsi alle spalle questo pezzo di vita, lasciando intendere che ci sia una sorta di libertà illimitata dopo, dopo quella vigilata che sto vivendo. Palle, mi faccio notare da sola. Penso al lavoro che dovrò trovare e a chi mi dice che si è dovuto accontentare, al possibile capo cui dovrò sottostare. La mia mente si inerpica in vortici di vuoto, vicoli ciechi. Mi sa che mi sto perdendo di nuovo in un bicchiere d’acqua. Cerco almeno di convincermene.

 

Giovedì mattina

Qualche giorno fa ho scritto un tema per l’insegnante di italiano. L’argomento era la nostra personale visione di questi anni di scuola e come ci immaginavamo nel futuro. A me, quasi scontato da dichiarare, piace molto scrivere e quindi ho scritto. Avevo probabilmente già qualcosa da riciclare nel mio “repertorio”, ma ho scritto lo stesso. Ho scritto come sempre quello che pensavo come lo pensavo, senza farmi troppi problemi e lasciandomi prendere dal gusto delle parole e dal piacere di giocarci. Alla fine non ero nemmeno soddisfatta, ma ho imparato che i miei gusti non sempre sono in linea con quelli degli altri e quindi mi sono affidata al caso. Lui dice che devo scrivere, ma certe cose si evolvono da sole.

 

Giovedì pomeriggio

Internet adesso funziona, ma io non so se sono pronta a riutilizzarlo. In fondo è un po’ come una sigaretta, spesso ci si ritrova ad usarlo senza averne reale scopo o bisogno. Però al contrario della sigaretta se usato con consapevolezza e moderazione non è in alcun modo tossico, anzi si può dire che sia benefico e talvolta persino curativo. Ma c’è uno strano senso di libertà nel liberarsi, appunto, dalle abitudini, anche quando lo si fa per caso o controvoglia. Si delinea un po’ più precisamente il confine tra utile e superfluo, tra sano e insano. Viene quasi voglia di dire che ci si avvicina un poco di più alla verità, anche se probabilmente Nietzsche mi lancerebbe occhiatacce e frecciatine a sentir nominare quella sfrontata parola dal significato alquanto improbabile. In questo momento la verità è due giorni di scuola e uno di riposo, una dozzina di materie con relativi insegnanti da studiare e qualche altra piccola cosa che riesco ancora a coltivare ostinatamente nel tempo libero e talvolta in quello vigilato. Davanti a me l’infinito, alle spalle il nulla.


Informazioni su Contributo redazionale

A seguito di un attacco hacker il database degli autori degli articoli di MC è stato compromesso. Questo articolo è stato scritto da un contributore di MC, ma non è stato possibile risalire a chi. L'autore, se lo ritiene opportuno e necessario, può richiedere la ri attribuzione del contenuto via contatti del sito.

2 commenti su “Astigmatiche visioni

I commenti sono chiusi.