Qualche giorno , sfogliando la Repubblica, ho trovato un simpatico articolo nel quale si dava notizia dell’entrata in vigore ad Assisi di un’ordinanza, firmata dal sindaco forzista Claudio Ricci, nella quale si vieta esplicitamente di fare elemosina “a meno di 500 metri da chiese, luoghi di culto, monumenti, piazze ed edifici pubblici”. Questo nell’ambito di un progetto di incremento della legalità, fortemente voluto e “sollecitato da turisti, cittadini e comunità religiose”. Qualche giorno prima, frugando nella rete in cerca di ispirazione, incappai in un interessante comunicato stampa proprio del Comune di Assisi, nel quale si sottolineava l’impegno delle forze dell’ordine, coadiuvate dal “gruppo volontari per la sicurezza (istituito dal Comune)”, contro “nomadismo e accattonaggio” e si annunciava l’imminente attivazione dell’ordinanza citata nel suddetto articolo.

Nonostante io sia profondamente ateo, ho sempre provato grande ammirazione per la figura di San Francesco, egli, infatti, fu portatore di un messaggio rivoluzionario ricco di una forza devastante che predicò, dal momento della conversione fino alla morte, attraverso la parola, ma soprattutto nell’esemplarità della sua vita. Il contenuto del messaggio era principalmente rivolto alla Chiesa Cattolica (si ricorda infatti l’episodio in cui Francesco, come egli stesso raccontò, udì per tre volte un crocefisso dirgli: “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”), che però rapidamente ne attutì la spinta innovatrice vanificando l’operato del Santo, ma più in generale all’intero genere umano, come segno di speranza, pace e fratellanza universale fra i popoli.
Tornando all’episodio dell’ordinanza comunale, letto il comunicato stampa, mi venne spontaneo scrivere al Sindaco per condividere con lui il mio turbamento, dovuto all’evidente contrasto fra l’oggetto della disposizione e la storia del Santo, i cui gesti e atti hanno reso celebre la città che egli ha l’onore di amministrare.

Mi sono permesso di ricordargli che Francesco, fra le tante cose mirabili che ebbe modo di compiere durante la sua vita illuminata, fondò l’ordine dei mendicanti, che porta il suo nome. I frati appartenenti all’ordine avevano come regola appunto quella di mendicare, sia per predicare alle genti sia per raccogliere quanto necessario al proprio sostentamento. A conclusione della mia missiva, ho azzardato una supposizione, mi sono chiesto che sorte toccherebbe a San Francesco se oggi, miracolosamente, si presentasse nella sua città natale per rivisitare i luoghi cari. Tralasciando ciò che potrebbe pensare dell’operato di chi lo ha succeduto, sicuramente si soffermerebbe a contemplare, contrariato, la sfarzosa cattedrale dedicatagli e, seduto sui gradini della chiesa, ne ammirerebbe l’imponenza, meditando su dove poteva risiedere l’origine di tali fraintendimenti.
Immagino che verrebbe immediatamente segnalato come accattone da uno zelante volontario della sicurezza. Le forze dell’ordine, in ottemperanza al provvedimento per la tutela dei cittadini e dei turisti (vera linfa vitale di Assisi), tempestivamente interverrebbero per rimuovere Francesco, indesiderato mendicante turbatore dell’ordine pubblico, allontanandolo con sdegno dal luogo sacro che con la sua presenza profanava.
Detto questo, stamattina ho ricevuto la risposta del Sindaco (o di chi ne fa le veci), che riporto integralmente di seguito:
“Gentile sig. Cambiamo Pianeta (nome sostituito con nick N.d.R.),
le osservazioni da Lei fatte in merito agli ordini mendicanti sono sicuramente giuste ma, come saprà, dal XIII secolo ad oggi i tempi sono molto cambiati e i mendicanti cui Lei fa riferimento sono scomparsi.
Pure i Frati Francescani infatti non vivono più di elemosine. Purtroppo la sicurezza è un tema molto importante a cui i cittadini riservano grande attenzione quindi, per tutelare sia loro che i turisti, a volte è necessario anche prendere decisioni forti.
Nella speranza di averLa di nuovo ad Assisi, riceVa i più cordiali saluti.Claudio Ricci
Sindaco di Assisi”
Direi che non posso esimermi dal commentare brevemente:

1) Che negli ultimi otto secoli le cose fossero cambiate è, ovviamente, cosa nota. Avrei però da obiettare che Francesco, nel suo disegno, temo non abbia evidenziato l’esistenza di differenti categorie di mendicanti e, conseguentemente, sostenuto che solo alcune di esse fossero degne della sua attenzione e destinatarie del suo amore. Temo che i mendicanti di allora e quelli di oggi sarebbero esattamente indistinguibili agli occhi del Santo;
2) Sono al corrente del fatto che pure i Frati Francescani oggi non vivano più di elemosine,anzi, sono ormai parte integrante della colossale macchina da soldi che è la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, e ciò, purtroppo, conferma quanto il messaggio originale di Francesco sia stato snaturato e violentato;
3) Il tema della sicurezza è indubbiamente molto importante, ne sono ben conscio e mi colloco fra coloro che ritengono indispensabile agire affinché la legalità torni ad essere rispettata in questo paese, ma che ciò, come altri episodi ben noti in svariati comuni italiani dimostrano, si riduca a provvedimenti di questo genere suona insopportabilmente ipocrita e scarsamente efficace. Il riferimento poi alla tutela dei turisti (che, ripeto, sono il vero business di Assisi e non solo), acuisce questa mia sensazione.
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29 Aprile, 2008 a 15:13
Iniquo
Se l’intento fosse stato davvero tutelare il patrimonio artistico sarebbe bastato vietare (a tutti) di sedersi sulle scalinate od a ridosso dei muri come si fece a Firenze molti anni fa.
In quell’occasione si tutelò il bene architettonico dai turisti, perchè certamente essi sono un pericolo oltre che una risorsa: comportamenti maleducati anche dentro le chiese, bivacchi, schiamazzi, radioline, inquinamento…
In questo caso i 500 metri sembrano frutto di un preciso calcolo per rendere impossibile ai mendicanti lo stazionamento all’interno di Assisi a causa del grande numero di siti “tutelati” dall’ordinanza.
Lo scopo non è quello dichiarato, quindi temo sia la solita speculazione fatta utilizzando la paura del popolaccio attaccando i “nemici pubblici che insidiano le nostre donne e rubano nelle nostre case” (frase attribuibile ad un qualsiasi politico/cittadinopecora di destra) : gli zingari.
Evitando commenti sull’ondata di odio etnico che monta grazie al comportamento criminale dei giornalisti italiani passo direttamente a criticare l’elemosina in quanto comportamento deresponsabilizzante che lava la coscienza al costo di poche monetine.
Basterebbe educare i cittadini a non dare un soldo a bambini, donne, finti storpi, handicappati veri spiegando che quel comportamento non cambierà mai la situazione di chi sta per strada che comunque potrà cibarsi e vestirsi grazie alle varie associazioni di volontariato (espressione di impegno sociale consapevole); anzi, dare una monetina ad un bimbo lacero che gira scalzo per strada legittimerà ancora di più i suoi sfruttatori.
Purtroppo molti di questi mendicanti lo fanno per scelta, a maggior ragione quindi si dovrebbe dire “no”, smettendola di sostenere qualsiasi squadrista che propone sgomberi o peggio; è terribilmente ipocrita rimuovere il disagio dalla vista per far finta che non esista.
La cura degli indigenti è compito dello Stato e, secondo il principio di sussidiarietà verticale ed orizzontale, degli enti locali e dell’associazionismo laico e religioso.
Chi non delinque, anche se sporco e puzzolente, può circolare liberamente e tendere la mano, sta a noi non riempirla.
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29 Aprile, 2008 a 17:56
daniela tuscano
L’aveva previsto Pasolini in “Francesco delle creature”. Questo tuo post è da diffondere e copiare. Permetti, vero? Un salutone.
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29 Aprile, 2008 a 18:01
Emanuele
@iniquo: ottima analisi del problema e ottima proposta per risolvere la situazione. il problema è che spesso le persone che chiedono la carità toccano l’anima delle persone (a volte anche la mia… Son troppo stup… ehm volevo dire sono troppo buono…) che purtroppo non riescono proprio a dire di no e quindi senza “accorgersi” si alimenta il fenomeno dell’accattonaggio. Infatti spesso si ignora che vi sono strutture apposite per tutelare le persone meno abbienti. Una sola cosa su San Francesco d’Assisi. E’ stato fatto santo solo perchè non ha “insistito” troppo sul fatto che la chiesa in se dovesse abbandonare gli aspetti economici e politici ma che il suo ordine lo avrebbe fatto. Se avesse inmsistito di più direi che ora sarebbe nominato come “Eretico” visto che lo avrebbero scomunicato sedutastante. Come successo per altri movimenti interni alla chiesa diventate eresie e condannate.
Ultima cosa (giusto per passare di palo in frasca) la tutela dei cittadini e dei turisti non si compie allontanando un individuo che chiede l’elemosina ma allontanando un individuo che se la fa da sola, l’elemosina, con scippi e rapine.
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29 Aprile, 2008 a 18:34
Cambiamo Pianeta
@iniquo: condivido la maggior parte di ciò che sostieni…ma, come il buon Emanuele, spesso purtroppo non ce la si fa a non allungare qualche euro!!
@daniela: grazie mille…certo che permetto!!
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29 Aprile, 2008 a 19:27
Doxaliber
Bel pezzo.
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29 Aprile, 2008 a 23:04
Cambiamo Pianeta
Grazie Doxaliber…in effetti ne vado particolarmente fiero.
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30 Aprile, 2008 a 2:58
BereniceVonCalypso
bel post. Anche io sono atea ma ammiro molto Francesco, anche perché sono nata proprio il 4 ottobre. Fino al 1977 era festa nazionale (in quanto S. Francesco sarebbe patrono d’italia) e poi la tolsero (sigh).
Iniquo sono d’accordo con te al 100% tranne che per una cosa: lo stato italiano ha da molto tempo rinunciato ad un opera sociale come quella fatta dai volontari e dalla Chiesa, permettendo a quest’ultima di entrare in maniera politica nella nostra vita…in accordo con il pensiero di S. Francesco penso che ai fortunati destinatari di questa carità arrivino solo le ultime briciole del grande business della chiesa. La quale non fa altro che dare un pesce invece che insegnare a pescare.
Se questo paese diventasse un paese forte dal punto di vista economico potrebbe riassumersi l’onere dell’assistenza togliendolo alla chiesa e ridimensionando il suo potere a quello spirituale destinato ai soli fedeli.
P.s. anche adesso s.Francesco sarebbe considerato un eretico….
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30 Aprile, 2008 a 10:11
Iniquo
A quei tempi bastava l’etichetta di eretico per sancire la morte civile (e non solo) di una persona, oggi si usa definire gli oppositori come terroristi.
Il primo maggio dell’anno scorso così fu definito un comico che ricordava quanto la Chiesa si fosse comportata in maniera aberrante negando i funerali ad una persona che aveva osato contraddirla rivendicando il diritto all’autodeterminazione (concedendoli poco dopo ad un famoso avvocato che aveva sparso il proprio cervello su muri e soffitto).
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30 Aprile, 2008 a 17:46
daniela tuscano
Segnalato. Ed ecco il corollario che ho aggiunto:
“Madonna” Povertà?…
I poveri. Come collocare i poveri? Poveri in che senso? Poveri chi?
Poveri. La logica, semplice preposizione “di”, che pure sottende il vocabolo, è diventata superflua. “Povero”, è di per sé un vuoto che riempie. Uno status definitivo. Un segno. E’ povero.
I poveri li avrete sempre con voi, si legge nel Vangelo. Ed è vero, sempre li abbiamo avuti, e in vari modi li abbiamo “letti”. Il povero, nell’età antica, era talora temuto come immagine della morte e del diavolo; del decadimento, dell’errore. Della perversione e della cecità. Talaltra accolto come incarnazione di Cristo: “Cristo povero viene a noi”. Quello per cui non c’è posto nell’albergo. L’ha ricordato anche il card. Martino. Ma la sua voce, qui, risuona lingua morta, saggezza sepolta.
I poveri li avrete sempre. Altri vi si rassegnavano fatalisticamente. Inguaribili, i dolori in questa valle di lacrime. Stava agli istituti religiosi e caritativi raccogliere i derelitti senza sale né terra. E anche nel in area islamica, i poveri erano chiamati “i meschini di Allah”.
I poveri li abbiamo ancora. Forse di più. Forse nuovi. Forse finti. Sicuramente non decorativi. Abbiamo aggiunto un aggettivo e reso meno assoluto il concetto. C’è povero e povero. La povertà non è più uno status. E’ un business.
Di tal fatta, forse, i pensieri del Sindaco forzista di Assisi, nell’emettere un’ordinanza che vieta ai “poveri” di mendicare davanti alle chiese e nel centro storico. Non mi dilungo troppo, e vi invito alla lettura di un bell’articolo di Mente Critica sul caso. Che il primo cittadino della città del Poverello sia un berlusconiano già vi stride, lo so. Eppure anche san Francesco, “prima”, era un mercante. Con un padre non meno attento all’estetica e infastidito dai “poveri” come e più del Sindaco attuale. Chissà, fosse vivo ai nostri giorni, l’avrebbe persino sostenuto in quest’opera di remaquillage.
E che vergogna, “dopo”, vedere il suo stesso figlio ciondolare a stracci per le strade, a elemosinare, accaldato e maleodorante, e poi spudoratamente nudo di fronte al satrapico vescovo…
“Non più Ascesi, ma Oriente” da allora in poi.
Il povero diventò Dio, nelle strade e in mano.
Adesso non più. L’abbiamo aggettivizzato e oggettivizzato. Immaginiamo che il Sindaco assisiate si professi buon cattolico (non cristiano, attenzione), come buon cattolico si dichiara Berlusconi, deliziando la consistente parte del clero che volentieri gli ha accordato il voto nell’ultima tornata elettorale. Non è storia recente. La storia è storia e basta. Persecutori che non colpiscono più la schiena, ma accarezzano il ventre con l’oro, denunciava Ilario di Poitiers già nel IV secolo.
Ma anche noi siamo diventati poveri. E la nostra povertà è anch’essa aggettivizzata, immiserita, sì, perché senza riscatto e senza sbocco. E’ la povertà afasica di chi ha perso il suo latino e il suo alfabeto, una sorta di deturpamento ermeneutico, che distingue tra “le” solidarietà (ormai parcellizzate e sbriciolate, perciò inani) come pareggia “le” libertà, così ridotte a meri arbitrii, pure formule prive di soluzione.
Nulla da stupirsi che, in questo neobarbarico compitare, qualche pio cattolico targato Mediaset scacci dal tempio vuoto di un Francesco di gesso i “poveri” old fashion. Abbiamo speranza che il seno del Francesco di carne già li accolga nel suo vivido tepore.
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