Aspetti della Solidarietà
23 novembre, 2008 - 8:00 di osvitol
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Il tema della solidarietà negli ultimi anni è diventato un argomento troppo abusato dai mass media.
Ricordate il “successone” che ebbero negli anni ‘80 le prime iniziative sul tema come il famoso “Live Aid” organizzato da Bob Geldoff o le prime maratone televisive “Telethon “?

Analizziamo gli aspetti positivi e negativi di questa overdose pubblicitaria.
Aspetti Positivi
- Introduzione della positività del concetto dell’aiuto ( “I CARE”) a tutti i livelli
Ormai il termine di solidarietà è entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo, soprattutto nelle scuole, con i bambini, si può guardare al futuro con più ottimismo, sperare nel futuro e nell’introduzione di culture diverse basate meno sull’arricchimento individuale e più sul benessere collettivo - Coinvolgimento delle istituzioni e delle figure pubbliche, dei personaggi famosi sul tema
Proprio la diffusione del tema ha portato e stimolato le istituzioni ad occuparsi sempre più di questi aspetti generando anche nei personaggi pubblici uno spirito di emulazione/competizione, quasi una gara (questa volta positiva) a chi opera di più sull’argomento
Aspetti negativi
- Rischio di overdose e confusione generalizzata sul tema
L’inflazione delle iniziative sul tema ha generato nella gente ormai una confusione collettiva. Questa confusione porta a generalizzare e a non distinguere più le iniziative lodevoli da quelle velleitarie, le iniziative organizzate con successo da quelle fallimentari e deficitarie (“Vedi ARCOBALENO”) con il rischio di fare di ogni erba un fascio e penalizzare proprio il fine primario delle iniziative - Dilettantismo e pressappochismo generalizzati
Il proliferare delle iniziative sul tema ha determinato una crescita spontanea di associazioni, enti e persone con l’intento sulla carta buono di raccogliere fondi necessari per questi scopi.
In realtà anche il volontariato se non parte dai presupposti dell’organizzazione, dei metodi di lavoro, della programmazione finisce per produrre sforzi solo fini a sé stessi. Fermo restando poi, purtroppo, l’avvicinarsi di persone malintenzionate e senza scrupoli che, approfittando appunto della scarsa organizzazione e della buona fede generalizzata hanno approfittato di queste iniziative per arricchirsi od ottenere tornaconti personali.
Aspetti della Solidarietà è di

”In realtà anche il volontariato se non parte dai presupposti dell’organizzazione, dei metodi di lavoro, della programmazione finisce per produrre sforzi solo fini a sé stessi.”
Credo che questa affermazione sia frutto dei tempi tanto quanto gli aspetti positivi/negativi che enumeri e che sia fuorviante.
La solidarietà è sempre esistita – un sostegno reciproco della comunità è stato necessario fin dalla preistoria, per la sua continuità.
Passi enormi nella storia ci portano nelle comunità montane, dove le condizioni di vita erano così dure che senza l’aiuto reciproco era impossibile far fronte ad alcuni disagi. (Da qui derivano Soccorso Alpino e varie associazioni solidali).
La strutturazione è venuta in seguito, la razionalizzazione e la gestione di associazioni ed ong è diventata anche oggetto di studio e fonte di guadagno. Ma è una sorta di ‘soprabito’, non scevro di interessenze.
Sia che si tratti di solidarietà internazionale che locale.
Io non confonderei la solidarietà diretta da quella indiretta. Le comunità montane fanno della solidarietà per necessità, perché vivono nelle medesime situazioni e empatizzano direttamente quanto accade. Per questo una strutturazione dall’alto può non essere necessaria. La solidarietà indiretta, per esempio verso le vittime dello tzumani el 2006 o per le carestie subsahariane, è mediata dalle strutture che la sostengono, e senza le quali avrebbe molte meno chance di proseguire per i suoi fini. Il detto “occhio non vede, cuore non duole” ha pur sempre una radice reale.
Non capisco dove intendi collocare la discriminante fra solidarietà ‘diretta’ e ‘indiretta’ – Non è vero che nelle comunità tutti empatizzano.
Può anche semplicemente essere che siano consapevoli della necessità di queste attività e che sappiano bene che ‘oggi a te domani a me’, unire le forze serve a tutti. E infatti è un discorso che ho sentito fare sia da comunità in Trentino che in Brasile.
Il discorsoè molto pericoloso, perchè l’ottica occidentale della cooperazione pecca spesso di superbia ed è più o meno consapevolmente portatrice di logiche che possono diventare perverse: siamo davvero certi che tutti coloro che fanno della cooperazione non ci speculino e ambiscano alla ‘emancipazione’ di chi vanno ad aiutare? Senza i poveri del mondo le ong & co. NON esistono.
Inoltre, ci vogliamo chiedere seriamente perchè praticare cooperazione nord-sud e sbattercene altamente le balle del barbone che muore dal freddo sulla panchina sottocasa?
Per favore, non rispondermi con dei proverbi, che mi sale il sangue alla testa.
Ottequi
DC
L’impressione è che siano operazioni in cui l’apetto comunicativo o, cn un’espressione triste oggi di gran moda, “d’immagine” sia troppo presente e il rischio è che sia presente a danno dell’aspetto pratico, fattuale. Non parliamo poi del managerismo che confonde la necessità dell’organizzazione col suo dominio nei confronti dell’attività (come funzionerebbe una fabbrica con tre lavoratori e dieci amministrativi?)
sembra che la tua perplessità sia proprio legata a quale sia l’aliquota di incidenza delle organizzazioni rispetto alla ricaduta reale
Quando si parla di solidarietà, aspetti negativi non esistono.
Quando si parla di criminali, truffatori e speculatori esistono tantissimi aspetti negativi, i crimini le truffe e le speculazioni hanno tantissime sfaccettature, la solidarietà ne ha pochissime, e quelle poche che ha sono tutte positive.
Tutto sta nell’attribuire il giusto sostantivo ad ogni cosa.
Hai ragione, ma all’atto pratico non se ne fa nulla delle definizioni. Potremmo dire che la situazione economico-politica in Italia non sia dovuta alla classe politica perché non c’è politico che rientri nella corretta definizione di tale categoria. Salvaguardare la parola solidarietà non aiuterà a risolvere i problemi che vi si possono nascondere dietro.
“Hai ragione, ma all’atto pratico non se ne fa nulla delle definizioni”
All’atto pratico si riesce a distinguere la solidarietà dalla truffa, e distinguendole riesci a definire sia l’una che l’altra.