Aspettando Monti Arriva il Default

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Aspettando Monti Arriva il Default" è stato scritto da Eduardo Quercia

Che palle. Televisione e giornali ci annoiano ogni giorno preannunciandoci scenari apocalittici per il prossimo futuro, avvertendoci, però, affettuosamente che se sapremo accettare con il giusto spirito patriottico i sacrifici in cottura nel magico forno Monti, le cose si aggiusteranno. Ne consegue che nella maggior parte degli Italiani incomincia a montare un certo fastidio per il ritardo delle agognate misure salvifiche. E’ una questione di esperienza: tutti sappiamo che la sacrosanta preoccupazione del malato è destinata ad attenuarsi con l’arrivo del medico e l’inizio della cura, perché da quel momento il tempo gioca felicemente a tuo favore. E poi, non si era detto che i sacrifici saranno improntati all’equità? Allora, è evidente che riguardano soprattutto gli altri, perché non c’è nessuno che non ritenga in cuor suo di aver già dato molto più di quanto fosse giusto.

E’ questo il sentimento dominante nella maggior parte degli Italiani, non solo i ricchi, ma anche tutti quelli che hanno ricevuto regolarmente stipendio o pensione e quei fortunati più in generale che continuano a trarre dalla propria attività un discreto reddito. Certo, anche tutti questi cittadini immaginano che la situazione è molto più complicata per i connazionali disoccupati organici e per quelli che hanno perso il lavoro nel corso della crisi, ma, si dice dalle mie parti, “ò sazio non crede ò riùn” (nella circostanza non credo sia necessario svernacolare). Espressione colorita, che al di là del senso strettamente letterale, allude, anche senza scomodare le teorie di lord Hume, ad una visione della vita e delle cose del mondo imperniata su un egoismo naturale e schietto.

Insomma, per il momento sembra esserci uno scarto incolmabile fra le fosche previsioni dei media e la realtà della gente comune, sia fra quelli abituati da sempre a sacrifici e privazioni, , sia quelli che a tutt’oggi se la cavano ancora abbastanza bene. Una sensazione forte, tuttavia, si è lentamente insinuata nella testa della gente e cioè che nessuno di questi grandi soloni che parlano della crisi ci ha capito granché, al punto che anche i più audaci, che pure si distinguono dal coro delle banalità e provano a formulare analisi più convincenti e comprensibili, finiscono pietosamente col balbettare quando vengono invitati a passare dalle analisi alle proposte. Col che non si sfugge alla sgradevole impressione che tutti i libri studiati e scritti da questi luminari dell’economia non servano a molto, perché forse siamo di fronte ad una crisi con caratteristiche inedite e con troppe incognite. E allora ognuno cerca di tirare avanti per la propria strada e a chi ha intenzione di sposarsi  in estate non resta che cercare di raccordare la disponibilità della chiesa con quella del ristorante e sperare nel miracolo di Monti.

Oramai gl’Italiani, fatto salvo un drappello di patetici e romantici berlusconiani deberlusconianizzati, guardano a Monti come ad una specie di novello Cincinnato. A favore del professore bocconiano giocano obiettivamente parecchi fattori, a partire da un evidente deterioramento della normale dialettica democratica, che nel nostro Paese era oramai giunta all’asfissia, in parte per l’illusionismo ed i sofismi della vecchia maggioranza ed in parte per l’appiattimento sostanziale dell’opposizione (segnatamente del PD) su una visione della società di stampo liberista non dissimile da quella istituzionalmente propugnata dai loro avversari. Come sempre accade, la stanchezza per una democrazia molto più formale che sostanziale mortifica nei cittadini l’interesse e l’amore verso quella forma di governo e li sospinge sul terreno dell’apatia, terreno fertile per improvvise insorgenze di forme di governo non democratiche, percepite, almeno inizialmente, quasi con un senso di liberazione.

Ovviamente, non s’intende qui richiamare la stucchevole polemica sulla presunta sospensione della democrazia rappresentata dal governo Monti, né sostenere che questi abbia in animo d’introdurre misure liberticide, ma solo cercare di comprendere le ragioni di un così vasto consenso inquadrandolo nel contesto politico in cui si è sviluppato. A questo proposito non va dimenticato il generale favore, per così dire, sociologico verso la tecnica che da alcuni anni è sembrata incorporare le ragioni stesse della politica. Orbene, al di là delle riserve che possono legittimamente avanzarsi sull’opportunità di privilegiare la tecnica in danno della politica, non è dubitabile che il professore vanti in materia titoli di assoluto  prestigio e, comunque vada, gli andrà riconosciuto almeno il merito innegabile di averci tolto dalla nostra visione la faccia di quell’ebete di Bossi e di quel dito medio che dovrebbe aver trovato, nel frattempo, un più opportuno ricovero.

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un volgo disperso repente si desta; intende l'orecchio, solleva la testa... solleva la testa? di nessun interesse

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