Asiago, 1921-2008
19 giugno, 2008 - 17:00 di Daniela Tuscano
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Nell’estrema naturalezza del suo ciclo vitale, Mario Rigoni Stern era, è, continuo, circolare, infinito. Prosegue il viaggio, solcando lande d’un rosa bigio, preannuncianti lo stupore delle aurore slave. Ma Mario era, è, soprattutto tundra, inverno, come ha notato Paolo Rumiz su “Repubblica”. L’ultima volta che l’ha visto, stringendo la sua mano ancor salda e scabra, ha avuto la percezione che stesse tramutandosi in bosco. Muschio, guazza, foglie bagnate, frulli di passeri, frugalità di camini accesi, questo e molto altro è stato Mario. La sua elementarità spaziale aveva un sentore cosmico. Una vicinanza biblica con la terra, permeata da un misterioso Tao. Mario era restituzione, senso della precarietà e roccia verso l’orizzonte. Saperlo lì, nel suo Veneto rorido di cielo, confortava. Dava la certezza del compattarsi del tempo, della regolarità del vivere, della rappacificazione col creato.

Sì, finché è stato uomo, Mario stava in simbiosi con la neve, i ciocchi, i rossori gelati. Eppure stamane, quando finalmente il sole è ricomparso dopo giorni autunnali, era come se la terra ringraziasse l’umano divenuto seme, senza il quale nulla sussisterebbe. E lo ha riaccolto nel grembo dal quale tutti usciamo, ma di cui egli solo aveva consapevolezza, con l’antico e semplice saluto: “Bentornato, Mario”.
Asiago, 1921-2008 è di

è andato avanti.
non sarà dimenticato.
un alpino continua a vivere nei suoi compagni
Bel post.
Uno dei rischi che corri quando muori é che chiunque ti possa cucire addosso un epitaffio, secondo il suo sentire, senza bisogno di chiederti il permesso.
Per quel poco che l’ho conosciuto io sono sicuro che sentendo parlare di sé in termini di “continuo, circolare, infinito”, Rigoni Stern sarebbe arrossito sotto la barba.
E se qualcuno gli avesse parlato di un “Veneto rorido di cielo” prima l’avrebbe guardato serio per capire se lo stava prendendo in giro, poi sarebbe scoppiato a ridere esclamando come Moreschi, il caporalmaggiore della pesante: “Poshibel, ’na cavra de het quintai?”
Ringrazio Silent e Bufalo. Ringrazio anche chi ha spedito alla nipote dello scrittore le mie poche righe.
Un saluto a tutti i “chiunque”, cui sono fiera di appartenere. Per questo non sento il bisogno di chiedere alcun permesso. Se non altro, mi firmo col mio nome umile e plebeo, assumendomene ogni responsabilità. Sono ben altri gli Arouet-Voltaire cui mi inchino.
@F.Maria Arouet
Uno dei rischi che corri quando vivi è che chiunque ti possa cucire addosso un’etichetta. Mi preoccuperei di questo e non della “Poesia” che Daniela ha cucito addosso a Rigoni Stern.
Daniela ha magnificamente, intensamente, raccontato l’essenza di un uomo secondo il il suo “sentire”; sono fermamente convinta che, ascoltandola, Rigoni Stern arrossirebbe si, ma per la gioia di sapersi “sentito” nel modo sopra descritto.
Per quel poco che lo hai conosciuto anche tu gli hai cucito addosso un epitaffio secondo il tuo sentire : Sarebbe arrossito sotto la barba, sarebbe scoppiato a ridere…
Nel vostro sentire (tuo e di Daniela) colgo la stima, l’affetto per una persona che sicuramente li merita..
Ed è bello, da questa mia prospettiva, leggerli (la stima e l’affetto).
Luna
Daniela, complimenti!
Luna
Grazie, GdA, sono felice tu mi abbia compresa, e mi sembra di averti già incrociata su queste pagine… A quando un tuo scritto?
Ho già scritto qualcosa firmandomi Luna.
In futuro chissà!
Intanto vi leggo. E mi piace
A presto
Luna