Ascesa, Apoteosi e Crollo del Grillismo 94


Su queste pagine, come è nostra triste consuetudine, abbiamo vaticinato con grande anticipo il declino del grillismo. Ora è evidente a tutti. Probabilmente il Movimento Cinque Stelle vivrà una sua lunga agonia per poi atterrare su quello zero virgola che, in Italia, non si nega a nessuno, ma il grillismo è morto.

Non parlo di Beppe Grillo, beninteso. A lui auguro vita lunghissima, una vecchiaia senza calvizie e belle abbronzature in qualche isola caraibica. Quando parlo del grillismo mi riferisco alla pretesa di fare la rivoluzione perculando il potere, alla convinzione che esistono i ladri (loro) e la gente per bene (noi),  al convincimento ingenuo che si possa essere padroni del proprio destino come masse e non solo come singoli.

Il crollo del grillismo ci consegna ad una serie di tristi consapevolezze:

  • Il potere non si abbatte con una battuta di spirito azzeccata, nemmeno con mille di seguito riuscitissime. Il potere consociativo e complice di chi si è malvagiamente radicato nelle postazioni di comando è una cancrena che si estirpa solo con il sacrificio delle cure violente come l’amputazione e la chemioterapia. Cure che richiedono tempra e coraggio. Non fanno per noi.
  • Gran parte della gente per bene è per bene solo perché non ha ancora avuto l’occasione di rubare.
  • Questo paese non ha la maturità culturale per determinarsi autonomamente. Ha sempre bisogno del tepore della “famiglia” che si incarna di volta in vola nel nonnino Sergio, nella faccia apatica del papà Mario, nelle malefatte malandrine dello zio Silvione, nell’espressione rassicurante di mamma Enrico, nella furberia monella del cugino Matteo o nei fianchi ubertosi della cugina Maria Elena. A questo confortevole schieramento di cari parenti amiamo affidarci nel morbido abbandono della delega in bianco mentre la nostra attenzione indulge su cure più urgenti. Primi su tutti, i cazzi propri.

Col tramonto del grillismo diventiamo tutti più vecchi: quelli che hanno creduto di usarlo come una bomba a mano da lasciar cadere nell’urna e quelli che lo hanno osteggiato del primo momento temendo che fosse, per davvero, un problema reale. Il riscatto morale di questa nazione non è di questa generazione, non è della prossima e nemmeno di quella che seguirà ancora. Più lontano non vedo nemmeno io che ho subito la trista maledizione della preveggenza.

Se questo, come credo, è un lento tramonto, godiamoci lo spettacolo della luce rossa senza dolerci troppo. Non è da tutti vivere con dignità di cittadini liberi e consapevoli. A noi non è toccato.


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