Arrivederci Clemente, a Presto

Clemente, permetta che la chiami così. Credo che oggi mi perdonerà questa piccola confidenza, questo ignorare la differenza di rango che ci divide anche perché lei ha deciso di tenere un sito internet e, quindi, almeno in questo, ci possiamo definire “colleghi“.

Lei ha deciso di ritirarsi da questa competizione elettorale. Lo ha fatto perché le sue scelte, o meglio i suoi piani, l’hanno condotta in una posizione di isolamento. Lei abbandona “amareggiato dalle porte in faccia ricevute (prima Berlusconi, poi Pizza, infine Pezzotta) e dai voltafaccia degli amici, a partire dal capogruppo al Senato, Tommaso Barbato (l’uomo dello sputo).” Ci lascia con “una lunga nota piena di amarezza per sottolineare un addio a 32 anni di vita parlamentare (nove legislature alle spalle). E’ la fine di un partito, nato da un ribaltone parlamentare nel 1988, e finito dieci anni dopo con un altro ribaltone.” (fonte).

Purtroppo, Clemente, lei ha pescato la pagliuzza corta. Ogni tanto questo sistema politico, di cui lei ha fatto lungamente parte e che ha contribuito attivamente a creare, deve dare un esempio, una sorta di dimostrazione della sua capacità di auto epurarsi in modo che a nessuno venga di nuovo in mente di epurarlo dall’esterno come accadde negli anni terribili in cui Tonino, il suo avversario preferito, fu l’artefice di una sorta di golpe istituzionale.

Secondo me, Clemente, lei non è dissimile da nessuno degli uomini politici che gestiscono questo paese. La lottizzazione che si spinge fino al punto di determinare i vincitori di concorso che mette in palio una collaborazione a termine di 6.000 euro non è un’esclusiva dell’UDEUR. Chiunque legge in questo momento sa che, a prescindere da ciò che affermano in televisione o scrivono sui giornali, ogni partito politico italiano, dai democratici al partito dei pensionati passando per la sinistra arcobaleno, gestisce una fetta di potere reale che non deriva dagli incarichi istituzionali, ma da un controllo del territorio che è difficile distinguere da quello operato da altre organizzazioni che vengono definite criminali.

Questo controllo, ovviamente, non si esplicita con la richiesta del pizzo o con la gestione dello spaccio della droga, ma attraverso la penetrazione di ogni struttura burocratica di controllo, per mezzo dell’appropriazione di strutture dello stato e tramite l’elargizione di favori. Un’istituzionalizzazione della massoneria suddivisa in tante logge la cui potenza è determinata dal numero di voti che riescono a raccogliere ad ogni tornata elettorale. Elezioni che, appunto, sono diventate solo ed esclusivamente un sistema per attribuire più o meno potere alle logge, anche se i cittadini si ostinano a pensare che votare sia un “diritto/dovere, frase ripetuta come un mantra, ma di cui nessuno più conosce il vero significato.

A lei, Clemente, oggi è toccata la parte del cattivo, di quello che aveva il “partito famiglia“, come se per gli altri la famiglia non esistesse. Il fratello di Pecoraro Scanio, la moglie di Fassino, quella di Bassolino (candidata dal PD in Emilia, per evitare l’imbarazzante candidatura in Campania) e perfino la figlia di Fatuzzo (il segretario del partito dei pensionati) sono solo degli esempi di quanto la famiglia sia tenuto in conto dalla politica italiana. La propria, ovviamente.

Clemente, se le si può imputare un difetto personale, non quelli sistemici che condivide con ogni altro politico di spicco del nostro paese, è un certo modo di fare che ho già avuto modo di evidenziare in passato.
A differenza degli altri che preferiscono assumere un tono dimesso e celare il modo con il quale esplicitano il loro potere, lei lo esibisce, se ne bea, quasi che il rango a cui si è collocato discenda da diritto divino e che non esista autorità, se non quella papale, che abbia il potere di contestarlo.

Lei è fuori, Clemente. Lei è fuori, ma solo per il momento. Come sappiamo entrambi, non c’è da essere tristi. Al paese non mancherà la sua attività di statista. Attività di cui è possibile rinvenire scarse e leggerissime tracce. La sua assenza sarà breve. Un po’ come il monopoli. Lei è in prigione per tre turni, ma se tira i dadi doppi uscirà anche prima.
Il nostro è un paese senza memoria e lascia tornare tutti. Persino Craxi, morto all’estero per sottrarsi al giudizio, alla fine è diventato un martire ed ora ci sono strade e piazze a suo nome, come se fosse Garibaldi.

Quindi non può che essere solo un arrivederci il mio. Si riposi e torni presto. C’è sempre il rischio che il suo posto lo prenda qualcuno peggiore.

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Autore: Comandante Nebbia

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freccione

Bravo comandante!
Condivido tutto, dalla prima parola all’ultima.

Un rischio che si avvicina asintoticamente alla certezza. O sono troppo pessimista?

Chissà se il vero tradimento sta davvero nel “non voto”…

Marco il buono

Nell’attesa del suo ritorno, godo non poco, una piccola vittoria per il simbolo non per l’uomo.

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