Arriva Romano Prodi. Largo ai giovani! 49


Certo che ci vuole una bella faccia tosta. Il clima è cambiato, persone nuove sono entrate in Parlamento, i cittadini chiedono rinnovamento anche nella forma oltre che nella sostanza, i partiti tradizionali rischiano di collassare se non si adeguano al vento nuovo che tira da un po’… e cosa mi combinano?

PD e PdL si mettono d’accordo per candidare al Quirinale un ottantenne già iscritto alla DC poi al PPI poi alla Margherita poi al PD, già parlamentare per molti anni, già europarlamentare, già segretario del partito popolare italiano, già ministro del lavoro, già presindente del Senato; una persona cioè perfettamente integrata in quel sistema di potere che oggi si vorrebbe abbattere.

Dovrebbero prendere esempio dal M5S che ha invece fatto una scelta completamente diversa e molto coraggiosa. Per il Quirinale questi rivoluzionari in erba hanno candidato nientepopodimenoche un ottantenne già iscritto al partito radicale poi al PDS poi ai DS poi al PD, già parlamentare per molti anni, già europarlamentare, già presidente del partito democratico della sinistra, già presidente dell’autorità garante della privacy, già vicepresidente della Camera dei deputati; una persona cioè perfettamente integrata in quel sistema di potere che oggi si vorrebbe abbattere.

Ops! Mi sono confuso. Non trovo più le differenze.

No, non voglio dire che Marini e Rodotà siano uguali. Rodotà in effetti è più giovane di quasi due mesi, ma soprattutto non ha l’ombra di un’indagine per concussione per la quale il Parlamento nel 1995 rifiutò l’autorizzazione a procedere, bloccando il procedimento e lasciando quindi il dubbio che Marini possa essere colpevole.

A dirla tutta, e premesso che probabilmente sono entrambe persone oneste, ho una discreta stima di Rodotà; è una persona che ha dimostrato di avere notevoli competenze nel suo campo ed è stato anche capace, qualità rara in Italia, di abbandonare una poltrona non ricandidandosi al Parlamento dal 1994.

Di sicuro dal M5S mi sarei aspettato candidature altrettanto forti ma meno coinvolte con la politica degli ultimi trent’anni. Ma non si può avere tutto…

 

Cosa ci aspetta ora? Dopo che nelle prime votazioni Marini è stato silurato e Rodotà non sembra poter raccogliere il consenso necessario, Bersani (con un’ostinazione che sarebbe ammirevole se non fosse ormai patetica) propone Romano Prodi. Wow!

Un giovanotto di settantatre anni già iscritto alla DC poi al PPI poi al PD, già parlamentare, già presidente del partito democratico, già ministro, già presidente del consiglio dei ministri, già presidente della commissione europea, già presidente dell’IRI; una persona cioè perfettamente integrata in quel sistema di potere che oggi si vorrebbe abbattere. Anzi, molto di più degli altri due candidati.

La cosa veramente grave però non è che il PD candidi Prodi: ognuno è libero di suicidarsi come preferisce, e il PD è ormai ad un passo dall’autocombustione. La cosa grave è che Prodi non dispiace al M5S, tanto che il suo nome è incluso nella rosa che ha partecipato a quella farsa delle “quirinarie”. Per un movimento che fa del rinnovamento la sua bandiera non c’è male.

 

Chi sia Prodi è presto detto: è uno dei protagonisti, forse il principale, dell’ingresso dell’Italia nell’area Euro, una scelta di cui oggi vediamo le conseguenze. Ma, c’è chi ne è convinto, tutto questo allora non era prevedibile. Non solo era prevedibile, era stato previsto e con discreto anticipo da molti economisti di tutto il mondo. Economisti che non sono stati ascoltati.

Ma i nostri lo sapevano? Non solo lo sapevano i nostri economisti, lo sapeva anche Romano Prodi che il 04/12/2001, in un’intervista al Financial Times disse: “I am sure the Euro will oblige us to introduce a new set of economic policy instruments. It is impossible to propose that now. But some day there will be a crisis and new instruments will be created.”

Tradotto: “Sono sicuro che l’Euro ci obbligherà ad introdurre nuovi strumenti di politica economica. Oggi è impossibile proporli. Ma un giorno ci sarà una crisi e i nuovi strumenti saranno creati.”

Un giorno ci sarà una crisi. Non solo lo sapeva, lo aspettava con ansia per poter essere obbligato ad introdurre nuovi strumenti: i vincoli esterni, il pareggio di bilancio, l’austerità. E ora che tutto questo è finalmente arrivato è talmente soddisfatto da arrivare a sostenere che la situazione europea va benissimo perché la Germania (la Germania, non l’Italia) finalmente può accumulare un surplus nella bilancia dei pagamenti. Certo, “nella vita c’è anche il suicidio” ma lui è “ragionevolmente sicuro di un esito non disastroso”.

E questo dovrebbe essere il nuovo presidente della Repubblica. Aiuto…!


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