Arrakis: Morire per Vivere 24


Quando una persona che ha subito una laringectomia dimostra la forza e la disponibilità necessarie ad esporsi davanti a una telecamera che trasmette al pubblico di internet, e di parlare per oltre due ore, io credo sia il caso di stare ad ascoltare. L’iniziativa riguardante il video Arrakis mi è giunta per caso, tramite passaparola (Ringrazio Elena per la segnalazione).

Arrakis è un video molto duro che lascia il segno, come le parole che lo accompagnano. Sono immagini forti: si vedono macchinari fuori uso e capannoni abbandonati. Una durissima ed eloquente metafora per gli esseri umani che hanno speso lì dentro la vita, a guadagnarsi il pane.


Questo video, girato da Andrea di Nardo, è stato distribuito in anteprima grazie all’azione di oscuramento dei blog aderenti, propagandosi viralmente attraverso le varie community online.

Il successo dell’iniziativa ha permesso ad Andrea di prolungare l’oscuramento per un altro giorno, che è stato sfruttato organizzando un’intervista alla voce narrante, l’ex-operaio della Breda Silvestro Capelli.

Il signor Capelli, dopo una vita di duro lavoro in fabbrica, è stato buttato via e dimenticato, come fosse un attrezzo difettoso (e come molti suoi colleghi). Cancellato da dirigenti, dai sindacati, dalle forze politiche e dalla Giustizia italiana, che si è voltata dall’altra parte a suon di assoluzioni e prescrizioni (fortunatamente con strascichi ancora pendenti). Per Silvestro, che ha inconsapevolmente respirato amianto per anni, il destino ha riservato un tumore e un’operazione devastante alla laringe. Paradossalmente, la sua sorte non è stata tra le peggiori, dato che, a differenza di tanti altri operai, è ancora vivo e può parlarci.

Intervista a Silvestro Capelli – Clip 1

Durante l’intervista Silvestro si è più volte soffermato su un punto fondamentale: la “sua” battaglia, ha ribadito più volte, è la battaglia di tutti, perchè questi inquinanti non fanno distinzioni di sesso, di razza, di età o di reddito. Queste microfibre di amianto sono mine vaganti, spesso rilasciate nell’aria nei centri abitati dove possono essere inalate da chiunque.

Benzene - Fonti di Emissione ed Esposizione

E poi, a ben vedere, non si parla solo di amianto. Esiste l’inquinamento da nanoparticelle (causa principale delle ancora poco conosciute nanopatologie), esistono le problematiche legate al benzene. Potrei andare avanti all’infinito.

Davanti a tutto questo è evidente che non si può far finta di nulla. Non è solo un problema di chi sta cercando di ottenere giustizia da decenni. E’un problema reale che potrebbe interessare da vicino noi o i nostri cari. Se non per aultruismo, almeno per spirito di conservazione.

Molte persone preferiscono rifugiarsi in fantasiose e romantiche teorie complottistiche non provate, con fantomatici aerei di agenzie governative che spargono sostanze per il controllo della mente. La realtà è molto meno pittoresca, più brutale. Purtroppo attorno a noi ci sono persone senza scrupoli che non riescono o non vogliono agire con lungimiranza, e non hanno interesse alle conseguenze di ciò che fanno. E spessissimo sono proprio queste persone a trovare alleati nei poteri forti, nelle lobby e negli organismi che dovrebbero controllare le violazioni (esempi ne abbiamo a iosa).

Che cosa si può fare? Io, come Silvestro, sono convinto che si otterrà ben poco tramite i canali tradizionali. La pratica mostra come, nella maggior parte dei casi, siano ben altri gli interessi a prevalere. Per cui occorre organizzarsi da sè (come hanno fatto gli operai di Sesto San Giovanni costituendo il “Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio“). L’unica alternativa che mi è venuta in mente sarebbe quella di ricorrere alla Corte di Giustizia della CE ma non ho assolutamente idea di come ci si dovrebbe muovere in un caso del genere.

Infine, penso che il danno maggiore (come sempre) sia causato dalla grande ignoranza che imperversa su questi argomenti. Forse si potrebbe creare del materiale da distribuire (anche in formato elettronico, stampabile) con riferimenti chiari e precisi riguardo alla pericolosità di certi materiali e alle normative. Sarebbe già qualcosa?

In contemporanea con Vortexmind


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24 commenti su “Arrakis: Morire per Vivere

  • Giu

    E vogliamo parlare di tutti i lavoratori esposti negli impianti di depurazione delle acque di scarico all’acido solfidrico o solfuro di idrogeno oppure idrogeno solforato?
    Chiamatelo come volete, questo gas, che si forma a seguito della degradazione delle sostanze organiche, ha ucciso 10 persone in due mesi, in Puglia e Sicilia. Le spiegazioni di fantasia giornalistica in occasione di questi incidenti, nascondono ancora di più la vera ragione delle morti.

    L’H2S uccide e crea danni permanenti a basse concentrazioni, soltanto in Italia migliaia di persone sono esposte tutti i giorni a questo gas killer.

    Le tecnologie per prevenire queste morti o questi lenti avvelenamenti esistono, ma in mancanza di precisi obblighi non vengono applicate.

    Andatelo a spiegare alle famiglie di Mineo

  • diabolicoMarco

    Avevo già visto questo video in occasione dell’oscuramento. L’ho rivisto anche adesso. 22 minuti sono per il web un tempo infinito, millenni, troppo per molti.
    Invece no, invece bisogna dedicare 22 minuti alla riflessione perché purtoppo ognuno di noi deve essere attento e in allerta continua perché un bastardo senza scrupoli pronto a sacrificare noi e le nostre famiglie, i nostri amici e familiari sull’altare del profitto può essere molto vicino.

    Diamo ancora voce a Silvestro! Fate vedere questo video.

  • zippole

    Ho visto il video, stupendo.
    Commento solamente per un’altro argomento sorvolato dall’articolo:
    tu non credi nelle scie chimiche?
    Ne ho sentito parlare per caso giusto qualche settimana fa, sul lavoro, e mi sembrava un’idea per niente strana. Non mi sono documentato in merito..
    Da come lo dici, sembra che per te sia una “ca**ta pazzesca” (cit.)
    🙂

  • Vortexmind

    @giu: certamente queste problematiche sono tutte parte di un più ampio problema. Non per niente l’associazione di Silvestro è a difesa della salute “nei luoghi di lavoro e nel territorio”

    @zippole: allora, la mia posizione è un po’più complessa. Io non nego che esistano ricerche che mirano alla comprensione ed eventualmente al controllo dei fenomeni climatici. Esistono persino aziende che offrono servizi di questo tipo (come “cloud seeding” e similari). E, in tutta franchezza, penso sia ragionevole attendersi che parte di queste sperimentazioni siano fatte in ottica militare. Non è un mistero che poter controllare uno o più aspetti meteorologici possa fornire un discreto vantaggio in uno scontro militare.

    Io non riconosco come valide certe affermazioni esagerate e totalmente senza prove che vengono fatte, basate su documenti di origine incerta, prove sperimentali non ripetibili o di tipo totalmente soggettivo. Non seguo la tesi del complotto: che senso avrebbe un “complotto segreto” svolto sotto gli occhi di tutti, quando esisterebbero MILLE altri modi meno evidenti per ottenere la distribuzione di un dato “agente chimico” in un’area?

    In poche parole: io non mi riconosco nella metodologia totalmente ascientifica che trasuda da parecchi siti che trattano l’argomento.

    Non voglio addentrarmi nel discorso in questa sede perchè si andrebbe off topic e si toglierebbe spazio a Silvestro, per cui non mi pronuncerò più sull’argomento qui. Casomai passa sul mio blog se ti va di continuare la discussione in merito.

  • gigi

    Splendido post.
    grazie per la segnalazione e grazie a Vortexind per l’illustrazione.

  • gda

    @Marco Non so cosa significhi “22 minuti per il web sono un tempo infinito”
    ma scrivendo che è “troppo per molti” confermi la sensazione, mia, che non abbiamo mai tempo per gli altri.
    E nel voltare la faccia, i molti ,voltano la faccia a loro stessi perchè, come sottolinea Vortexmind, quello raccontato attraverso il video e le parole: “E’un problema reale che potrebbe interessare da vicino noi o i nostri cari. Se non per aultruismo, almeno per spirito di conservazione.”

    E’ terribile quanto sto per scrivere ma credo sia giusto dirlo per risvegliare coscienze e senso di responsabilità:
    Anche gli operai sono responsabili di quanto è accaduto loro.
    Innocentemente responsabili.
    Loro per primi avrebbero dovuto informarsi, capire cosa stava accadendo, cosa stavano “lavorando”, mentre tanti loro colleghi morivano…
    Responsabilità innocente.
    Ignoranza, come giustamente scrive Vortexmind, da combattere magari divulgando materiale informativo.
    Noi per primi dobbiamo tutelarci, non è una novità la mancanza di scrupoli di “quelli che sapevano…ma nessuno ha parlato…”

    “Loro” quelli che sapevano, quelli che sanno, probabilmente continueranno ad infischiarsene della vita degli altri.
    Il nostro dovere umano/morale è fermarli.
    Come?
    Quello che sta accadendo in America con “Common Low”, la class action, per intenderci, è notevole.
    La class action oltre a ripristinare la giustizia sta diventando un deterrente per i disonesti, per tutte quelle compagnie che guadagnano sulla vita degli altri.

    In Italia è possibile?
    Nel 2006 diverse proposte di legge sono state presentate per istituire una “class action italiana” (azione giudiziaria collettiva), quella approvata sarebbe dovuta entrare in vigore il 30 giugno 2008…
    MA…al momento è stata “sospesa” per via delle molteplici difficoltà interpretative/applicative (credo di aver capito ma mi/vi invito ad approfondire) di alcuni articoli.

    Cosa possiamo/dobbiamo fare?

    Luna

  • diabolicoMarco

    Luna,
    dico che 22 minuti sul web sono un tempo infinito perché in genere il video più visti su Youtube e similari sono filmati brevi se non brevissimi.
    Tutto deve essere immediatamente fruibile mentre questo video richiede un tempo oggettivo (22 minuti) più altro tempo per riflettere (o piangere di rabbia e indignazione e quindi tempo per riprendermi, com’è capitato a me).
    Sai quanti “video divertenti” potresti vedere in tutto questo tempo? Sai quante “notizie curiose” potresti leggere?
    Per fortuna (e per merito nostro, di noi tutti che leggiamo e scriviamo qui) MenteCritica è diversa.

    Come dici giustamente tu è necessario (re)agire.

  • Vortexmind

    luna: Anche gli operai sono responsabili di quanto è accaduto loro. Innocentemente responsabili. Loro per primi avrebbero dovuto informarsi, capire cosa stava accadendo, cosa stavano “lavorando”, mentre tanti loro colleghi morivano…

    Hai ragione, ma fino a un certo punto.

    E’facile, a posteriori, ora che sappiamo cosa è successo, pensare che in fin dei conti era anche un dovere dell’operaio informarsi sui rischi di salute. Magari proprio perchè uno vede il vicino che sta male. Ricordiamoci però che la cosa è saltata fuori a lungo termine … quando cominciano a manifestarsi i sintomi, è già tardi.

    E anche quando si manifestano i sintomi, magari i primi casi, perchè uno dovrebbe necessariamente pensare che la causa sia il luogo di lavoro? Se voi siete in ufficio, e il collega di fianco a voi non sta bene, siete davvero sicuri che il primo pensiero che vi viene in mente è quello di cercare responsabilità nella situazione ambientale dell’ufficio? Non è più naturale pensare che sia un disturbo che, purtroppo, ha colpito il nostro vicino ma non deve per forza essere un malanno a noi trasmissibile?

    Io su questo punto la penso diversamente. In tutte le attività umane, esiste il principio di delega. Ognuno ha il suo compito, e gli altri agiscono “dando per scontato” (fin quando è ragionevole) che certe cose siano vere.

    Quando ci mettiamo a una fermata dell’autobus ad aspettare, noi diamo per scontato che ci sia un apparato che si preoccupa di far circolare gli autobus.

    Allo stesso modo esistono, non solo a livello di azienda ma anche a livello di organismi amministrativi statali, delle figure responsabili e degli uffici preposti (come le ASL) affinchè le attività lavorative si svolgano in sicurezza. Se questo non avviene, è un reato che va perseguito pesantemente.

    E’giusto combattere l’ignoranza, ma anche in presenza di essa non penso si possa incolpare il lavoratore per non aver controllato, in buona fede, quello che dovrebbe essere SCONTATO, e cioè che il luogo di lavoro sia il quanto più possibile sicuro per la persona.

  • gda

    Si, è sacrosanto quello che scrivi ma non viviamo in Utopilandia. Non ho parlato di colpe ma di “autotutela”.
    In media 3 persone al giorno muoiono sul luogo di lavoro per la mancata attuazione delle norme di sicurezza.
    Gli uffici preposti non hanno mezzi e persone sufficienti per effettuare i controlli dovuti (diciamo così), le aziende “se possono” sorvolano,le morti bianche sono il segno della sconfitta dei sindacati…
    Chi secondo te, se non il lavoratore,è il soggetto principale, colui che deve con forza far valere il diritto ad essere tutelato nella salute e nell’incolumità fisica?
    Questo volevo intendere, dando per scontato che i luoghi di lavoro non siano poi così sicuri…
    Quando si tratta della “mia vita” non delego nessuno.

    Con stima

    Luna

    • Marco Bastianello

      E se l’imprenditore, magari consapevole menefreghista, gli rispondesse “O mangi ‘sta minestra o salti la finestra”, ovvero “Io ti posso far lavorare così, sennò va altrove”?

  • gda

    …resta, intatto, il dolore per quelle persone, non chiedevano altro di lavorare per vivere…
    Per le quali tutti, troviamo il modo, dovremmo volere “giustizia”.
    Luna

  • Fully

    @Vortexmind
    @gda
    Credo che abbiate ragione entrambi. VM quando sostiene che il luogo di lavoro dovrebbe essere intrinsecamente luogo sicuro, gda quando sottolinea che vi è anche una parte di responsabilità nell’atteggiamento del lavoratore.

    Nella mia lunga esperienza di cantieri edili non ho mai visto un solo operaio indossare con piacere il casco, che pure può salvargli la vita. Se ci provaste vedreste che è fastidioso: si suda, dopo mezzora che lo indossi pare che ti si appiccichi alla testa e d’estate ti fa bollire il cervello. Anche la cinta di sicurezza può salvarti la vita, ma ti limita terribilmente nei movimenti.
    Subentra allora la propensione a credere “tanto a me non serve, questo casco, questa cinta: sono bravo, io”. Si ripropone il falso mito di coloro che non indossano la cintura di sicurezza quando vanno in automobile: “tanto a me non serve”.
    Quale rimedio? L’informazione, innanzitutto (e la legge la impone) e l’applicazione di una sanzione anche al lavoratore che non adempia al dovere di autotutela. Fin qui la responsabilità del lavoratore e il dovere dei sindacati di sollecitarla.

    Il resto tocca al datore di lavoro che DEVE fornire gli strumenti e le predisposizioni idonei e vigilare che essi vengano correttamente utilizzati: sapeste quanti ponteggi non montati a regola d’arte ancora oggi che le statistiche ci dicono che la caduta dall’alto è il primo dei motivi di lesione nei cantieri edili!
    Però per fare questo occorre che le imprese acquisiscano quella cultura della sicurezza che ancora oggi troppo spesso viene meno di fronte alla rincorsa al profitto. Di qui una possibile soluzione: quella che in un mio pezzo precedente mi sono permesso di proporre: la “patente a punti” delle imprese sicure e la progressiva emarginazione dal mondo del lavoro di quelle che lavorano fuori standard.
    http://www.mentecritica.net/il-diritto-di-lavorare-il-diritto-di-vivere/cronache-italiane/fully/3763/

    Utopilandia? Forse sì, ma forse no.

  • Vortexmind

    Rispondo a entrambi: sono d’accordo che il lavoratore debba essere chiamato in causa per quanto riguarda i rimedi “immediati”, ma non penso sia realistico (visto che parliamo di utopia) aspettarsi che un lavoratore sia al corrente di tutti i rischi che, per essere compresi, richiedono un bagaglio di conoscenze non banale.

    Ripeto, ad oggi tutti (o per lo meno buona parte dell’opinione pubblica) sappiamo che cosa succede con l’amianto, perchè ci sono stati scandali saliti alla ribalta che hanno permesso di parlare del problema. Ma quando il fenomeno non è direttamente comprensibile a meno di non sapere dove andare a cercare (prerogativa di uno specialista), non ci si può aspettare che una persona “comune” dotata di un bagaglio di conoscenze “nella media” possa preoccuparsi anche di questi aspetti.

    Non so se mi sono spiegato (scusate ma ho la febbre 😛 )

  • gda

    E’ vero “ho ragione fino ad un certo punto”…da questo punto in poi:

    -Ma quando il fenomeno non è direttamente comprensibile a meno di non sapere dove andare a cercare (prerogativa di uno specialista), non ci si può aspettare che una persona “comune” dotata di un bagaglio di conoscenze “nella media” possa preoccuparsi anche di questi aspetti.-

    Hai ragione tu! 🙂

    Luna

  • Vortexmind

    @CN: evidentemente il plugin ha colto la mia propensione a sbroccare e si cautela. Comunque era tutta scena per fare lo splendido, in realtà parlare di “dolce mar” per riferirmi a colleghi di laboratorio influenzati mi pare decisamente eccessivo.

    @Luna: si, ho ragione (è bello auto incensarsi), però fatte le dovute “distinzioni” è senz’altro vero che occorre più informazione anche a partire dai singoli. Per questo pensavo che forse sarebbe utile del materiale divulgativo: si raccolgono informazioni, le si riadatta per il pubblico destinatario, e poi abbiamo visto che con un po’di volonta c’è anche il mago della grafica che le mette insieme in un bel pdf 🙂 Non so, pensate che sia una cosa sensata? E come distribuirle poi? A chi?

  • Andrea

    Ciao sono Andrea, il videomaker di Arrakis

    @vortex
    grazie Vortex per l’articolo, molto articolato e ben strutturato.
    ha sollevato una discussione interessante.

    @gda
    più che comprensibili le tue riserve,
    mi limito solo a rimarcare quanto già detto: i tumori amianto-correlati hanno generalmente tempi di latenza molto alti. si parla di decenni.

    a presto,
    andrea

  • Marco Bastianello

    Capisco perchè si chiama Arrakis. La musica malinconica, il paesaggio irreale delle fabbriche abbandonate, la voce quieta ma difficile da comprendere perchè alterata dell’operaio. Tutto, almeno all’inizio che ho visto io, sembra avere un fascino evocativo onirico, fantascientifico. Poi è naturale che venga da pensare quando si realizza che invece è vero, è un documentario

  • Marco Bastianello

    “documentario poetico”. Già, se fosse un racconto immaginato mi complimenterei per le atmosfere, per la storia, per le parole così profonde e ben scelte, così incisive, come in un teatro. Ma, al di la’ della poesia, la storia è vera e quasi mi vergogno a fare apprezzamenti “artistici”, da sano, distaccato, un po’ egoista telespettatore, su qualcosa di così crudamente fattuale.

    • Rodolfo

      Marco, hai colto una sfumatura importante. Andrea, l’autore del video, nella sua presentazione, leggibile nel sito Arrakis, si autodefinisce come una persona che è interessato alla realtà, non all’arte.

      La realtà dell’abbandono industriale italiano, la realtà dell’abbandono a se stessi dei tanti Silvestri d’Italia sono i veri protagonisti del video.

      Chissà se almeno Nessuno TV lo trasmetterà. Tra l’altro è gratuito.

      Rodolfo

      • Marco Bastianello

        Arte e realtà.In realtà è molto bello che si possa interessarsi sia all’una che all’ altra in un solo movimento. Ho mandato una segnalazione a Report, della RAI. E’ ben fatto, come ho già detto, avvincente, affascinante, decisamente teletrasmissibile. Se l’arte può avvicinarci anche ad un tema pur pesante come questo, è un bene. Nessuno ha mai detto che “serio” vada in coppia con “noioso e autopunitivo”, anche se è difficile, almeno per me, che una parte del mio, forse del nostro animo, vi mescoli un poco di curiosità morbosa per l’avvenimento negativo.Come tale ha sempre avuto una certa attrattiva, a volte persino una certa oscura grandezza, ma va bene per fantasticare, per i voli pindarici, poi è giusto contrapporvi la prosaica tristezza delle dimensioni e conseguenze reali.

        Forse ha tempi dilatati e rilassati, non troppo adatti al ritmo veloce della televisione degli ultimi anni, ma, accidenti, se “Vajont” sì, perchè non “Arrakis”. Sperem…

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