Arrakis: Morire per Vivere
20 giugno, 2008 di Vortexmind
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani
Quando una persona che ha subito una laringectomia dimostra la forza e la disponibilità necessarie ad esporsi davanti a una telecamera che trasmette al pubblico di internet, e di parlare per oltre due ore, io credo sia il caso di stare ad ascoltare. L’iniziativa riguardante il video Arrakis mi è giunta per caso, tramite passaparola (Ringrazio Elena per la segnalazione).
Arrakis è un video molto duro che lascia il segno, come le parole che lo accompagnano. Sono immagini forti: si vedono macchinari fuori uso e capannoni abbandonati. Una durissima ed eloquente metafora per gli esseri umani che hanno speso lì dentro la vita, a guadagnarsi il pane.
Questo video, girato da Andrea di Nardo, è stato distribuito in anteprima grazie all’azione di oscuramento dei blog aderenti, propagandosi viralmente attraverso le varie community online.
Il successo dell’iniziativa ha permesso ad Andrea di prolungare l’oscuramento per un altro giorno, che è stato sfruttato organizzando un’intervista alla voce narrante, l’ex-operaio della Breda Silvestro Capelli.
Il signor Capelli, dopo una vita di duro lavoro in fabbrica, è stato buttato via e dimenticato, come fosse un attrezzo difettoso (e come molti suoi colleghi). Cancellato da dirigenti, dai sindacati, dalle forze politiche e dalla Giustizia italiana, che si è voltata dall’altra parte a suon di assoluzioni e prescrizioni (fortunatamente con strascichi ancora pendenti). Per Silvestro, che ha inconsapevolmente respirato amianto per anni, il destino ha riservato un tumore e un’operazione devastante alla laringe. Paradossalmente, la sua sorte non è stata tra le peggiori, dato che, a differenza di tanti altri operai, è ancora vivo e può parlarci.
Intervista a Silvestro Capelli – Clip 1
Durante l’intervista Silvestro si è più volte soffermato su un punto fondamentale: la “sua” battaglia, ha ribadito più volte, è la battaglia di tutti, perchè questi inquinanti non fanno distinzioni di sesso, di razza, di età o di reddito. Queste microfibre di amianto sono mine vaganti, spesso rilasciate nell’aria nei centri abitati dove possono essere inalate da chiunque.
E poi, a ben vedere, non si parla solo di amianto. Esiste l’inquinamento da nanoparticelle (causa principale delle ancora poco conosciute nanopatologie), esistono le problematiche legate al benzene. Potrei andare avanti all’infinito.
Davanti a tutto questo è evidente che non si può far finta di nulla. Non è solo un problema di chi sta cercando di ottenere giustizia da decenni. E’un problema reale che potrebbe interessare da vicino noi o i nostri cari. Se non per aultruismo, almeno per spirito di conservazione.
Molte persone preferiscono rifugiarsi in fantasiose e romantiche teorie complottistiche non provate, con fantomatici aerei di agenzie governative che spargono sostanze per il controllo della mente. La realtà è molto meno pittoresca, più brutale. Purtroppo attorno a noi ci sono persone senza scrupoli che non riescono o non vogliono agire con lungimiranza, e non hanno interesse alle conseguenze di ciò che fanno. E spessissimo sono proprio queste persone a trovare alleati nei poteri forti, nelle lobby e negli organismi che dovrebbero controllare le violazioni (esempi ne abbiamo a iosa).
Che cosa si può fare? Io, come Silvestro, sono convinto che si otterrà ben poco tramite i canali tradizionali. La pratica mostra come, nella maggior parte dei casi, siano ben altri gli interessi a prevalere. Per cui occorre organizzarsi da sè (come hanno fatto gli operai di Sesto San Giovanni costituendo il “Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio“). L’unica alternativa che mi è venuta in mente sarebbe quella di ricorrere alla Corte di Giustizia della CE ma non ho assolutamente idea di come ci si dovrebbe muovere in un caso del genere.
Infine, penso che il danno maggiore (come sempre) sia causato dalla grande ignoranza che imperversa su questi argomenti. Forse si potrebbe creare del materiale da distribuire (anche in formato elettronico, stampabile) con riferimenti chiari e precisi riguardo alla pericolosità di certi materiali e alle normative. Sarebbe già qualcosa?
In contemporanea con Vortexmind
Articoli collegati:
- Gioacchino Basile – Verità sul caso Borsellino! Gioacchino Basile, palermitano di origine ed operaio in Fincantieri, da...
- C’è Furto e Furto In una normalissima giornata di lavoro, passeggiando, ci imbattiamo in...
- Giuseppe Gatì Prima di leggere questo articolo, guardate questo video. Non conosco...
Leggi anche
|
|
|
|
|
|
Lo stesso giorno gli anni scorsi
2009
2008
2007







E vogliamo parlare di tutti i lavoratori esposti negli impianti di depurazione delle acque di scarico all’acido solfidrico o solfuro di idrogeno oppure idrogeno solforato?
Chiamatelo come volete, questo gas, che si forma a seguito della degradazione delle sostanze organiche, ha ucciso 10 persone in due mesi, in Puglia e Sicilia. Le spiegazioni di fantasia giornalistica in occasione di questi incidenti, nascondono ancora di più la vera ragione delle morti.
L’H2S uccide e crea danni permanenti a basse concentrazioni, soltanto in Italia migliaia di persone sono esposte tutti i giorni a questo gas killer.
Le tecnologie per prevenire queste morti o questi lenti avvelenamenti esistono, ma in mancanza di precisi obblighi non vengono applicate.
Andatelo a spiegare alle famiglie di Mineo
Avevo già visto questo video in occasione dell’oscuramento. L’ho rivisto anche adesso. 22 minuti sono per il web un tempo infinito, millenni, troppo per molti.
Invece no, invece bisogna dedicare 22 minuti alla riflessione perché purtoppo ognuno di noi deve essere attento e in allerta continua perché un bastardo senza scrupoli pronto a sacrificare noi e le nostre famiglie, i nostri amici e familiari sull’altare del profitto può essere molto vicino.
Diamo ancora voce a Silvestro! Fate vedere questo video.
Ho visto il video, stupendo.
Commento solamente per un’altro argomento sorvolato dall’articolo:
tu non credi nelle scie chimiche?
Ne ho sentito parlare per caso giusto qualche settimana fa, sul lavoro, e mi sembrava un’idea per niente strana. Non mi sono documentato in merito..
Da come lo dici, sembra che per te sia una “ca**ta pazzesca” (cit.)
@giu: certamente queste problematiche sono tutte parte di un più ampio problema. Non per niente l’associazione di Silvestro è a difesa della salute “nei luoghi di lavoro e nel territorio”
@zippole: allora, la mia posizione è un po’più complessa. Io non nego che esistano ricerche che mirano alla comprensione ed eventualmente al controllo dei fenomeni climatici. Esistono persino aziende che offrono servizi di questo tipo (come “cloud seeding” e similari). E, in tutta franchezza, penso sia ragionevole attendersi che parte di queste sperimentazioni siano fatte in ottica militare. Non è un mistero che poter controllare uno o più aspetti meteorologici possa fornire un discreto vantaggio in uno scontro militare.
Io non riconosco come valide certe affermazioni esagerate e totalmente senza prove che vengono fatte, basate su documenti di origine incerta, prove sperimentali non ripetibili o di tipo totalmente soggettivo. Non seguo la tesi del complotto: che senso avrebbe un “complotto segreto” svolto sotto gli occhi di tutti, quando esisterebbero MILLE altri modi meno evidenti per ottenere la distribuzione di un dato “agente chimico” in un’area?
In poche parole: io non mi riconosco nella metodologia totalmente ascientifica che trasuda da parecchi siti che trattano l’argomento.
Non voglio addentrarmi nel discorso in questa sede perchè si andrebbe off topic e si toglierebbe spazio a Silvestro, per cui non mi pronuncerò più sull’argomento qui. Casomai passa sul mio blog se ti va di continuare la discussione in merito.
Splendido post.
grazie per la segnalazione e grazie a Vortexind per l’illustrazione.
@Marco Non so cosa significhi “22 minuti per il web sono un tempo infinito”
ma scrivendo che è “troppo per molti” confermi la sensazione, mia, che non abbiamo mai tempo per gli altri.
E nel voltare la faccia, i molti ,voltano la faccia a loro stessi perchè, come sottolinea Vortexmind, quello raccontato attraverso il video e le parole: “E’un problema reale che potrebbe interessare da vicino noi o i nostri cari. Se non per aultruismo, almeno per spirito di conservazione.”
E’ terribile quanto sto per scrivere ma credo sia giusto dirlo per risvegliare coscienze e senso di responsabilità:
Anche gli operai sono responsabili di quanto è accaduto loro.
Innocentemente responsabili.
Loro per primi avrebbero dovuto informarsi, capire cosa stava accadendo, cosa stavano “lavorando”, mentre tanti loro colleghi morivano…
Responsabilità innocente.
Ignoranza, come giustamente scrive Vortexmind, da combattere magari divulgando materiale informativo.
Noi per primi dobbiamo tutelarci, non è una novità la mancanza di scrupoli di “quelli che sapevano…ma nessuno ha parlato…”
“Loro” quelli che sapevano, quelli che sanno, probabilmente continueranno ad infischiarsene della vita degli altri.
Il nostro dovere umano/morale è fermarli.
Come?
Quello che sta accadendo in America con “Common Low”, la class action, per intenderci, è notevole.
La class action oltre a ripristinare la giustizia sta diventando un deterrente per i disonesti, per tutte quelle compagnie che guadagnano sulla vita degli altri.
In Italia è possibile?
Nel 2006 diverse proposte di legge sono state presentate per istituire una “class action italiana” (azione giudiziaria collettiva), quella approvata sarebbe dovuta entrare in vigore il 30 giugno 2008…
MA…al momento è stata “sospesa” per via delle molteplici difficoltà interpretative/applicative (credo di aver capito ma mi/vi invito ad approfondire) di alcuni articoli.
Cosa possiamo/dobbiamo fare?
Luna
Luna,
dico che 22 minuti sul web sono un tempo infinito perché in genere il video più visti su Youtube e similari sono filmati brevi se non brevissimi.
Tutto deve essere immediatamente fruibile mentre questo video richiede un tempo oggettivo (22 minuti) più altro tempo per riflettere (o piangere di rabbia e indignazione e quindi tempo per riprendermi, com’è capitato a me).
Sai quanti “video divertenti” potresti vedere in tutto questo tempo? Sai quante “notizie curiose” potresti leggere?
Per fortuna (e per merito nostro, di noi tutti che leggiamo e scriviamo qui) MenteCritica è diversa.
Come dici giustamente tu è necessario (re)agire.
Hai ragione, ma fino a un certo punto.
E’facile, a posteriori, ora che sappiamo cosa è successo, pensare che in fin dei conti era anche un dovere dell’operaio informarsi sui rischi di salute. Magari proprio perchè uno vede il vicino che sta male. Ricordiamoci però che la cosa è saltata fuori a lungo termine … quando cominciano a manifestarsi i sintomi, è già tardi.
E anche quando si manifestano i sintomi, magari i primi casi, perchè uno dovrebbe necessariamente pensare che la causa sia il luogo di lavoro? Se voi siete in ufficio, e il collega di fianco a voi non sta bene, siete davvero sicuri che il primo pensiero che vi viene in mente è quello di cercare responsabilità nella situazione ambientale dell’ufficio? Non è più naturale pensare che sia un disturbo che, purtroppo, ha colpito il nostro vicino ma non deve per forza essere un malanno a noi trasmissibile?
Io su questo punto la penso diversamente. In tutte le attività umane, esiste il principio di delega. Ognuno ha il suo compito, e gli altri agiscono “dando per scontato” (fin quando è ragionevole) che certe cose siano vere.
Quando ci mettiamo a una fermata dell’autobus ad aspettare, noi diamo per scontato che ci sia un apparato che si preoccupa di far circolare gli autobus.
Allo stesso modo esistono, non solo a livello di azienda ma anche a livello di organismi amministrativi statali, delle figure responsabili e degli uffici preposti (come le ASL) affinchè le attività lavorative si svolgano in sicurezza. Se questo non avviene, è un reato che va perseguito pesantemente.
E’giusto combattere l’ignoranza, ma anche in presenza di essa non penso si possa incolpare il lavoratore per non aver controllato, in buona fede, quello che dovrebbe essere SCONTATO, e cioè che il luogo di lavoro sia il quanto più possibile sicuro per la persona.
Si, è sacrosanto quello che scrivi ma non viviamo in Utopilandia. Non ho parlato di colpe ma di “autotutela”.
In media 3 persone al giorno muoiono sul luogo di lavoro per la mancata attuazione delle norme di sicurezza.
Gli uffici preposti non hanno mezzi e persone sufficienti per effettuare i controlli dovuti (diciamo così), le aziende “se possono” sorvolano,le morti bianche sono il segno della sconfitta dei sindacati…
Chi secondo te, se non il lavoratore,è il soggetto principale, colui che deve con forza far valere il diritto ad essere tutelato nella salute e nell’incolumità fisica?
Questo volevo intendere, dando per scontato che i luoghi di lavoro non siano poi così sicuri…
Quando si tratta della “mia vita” non delego nessuno.
Con stima
Luna
E se l’imprenditore, magari consapevole menefreghista, gli rispondesse “O mangi ’sta minestra o salti la finestra”, ovvero “Io ti posso far lavorare così, sennò va altrove”?
…resta, intatto, il dolore per quelle persone, non chiedevano altro di lavorare per vivere…
Per le quali tutti, troviamo il modo, dovremmo volere “giustizia”.
Luna