Aria
9 novembre, 2008 - 18:48 di dellefragilicose
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Il meccanico mi dice che la macchina è a posto. Mi viene in mente di chiedergli se ha controllato la pipetta della candela che faceva contatto ma poi sto zitto. Prima o poi mi faranno la cartella per il timore che ho di fare domande a un tipo incazzoso. Mentre lui si allontana per prendersi cura di una macchina molto più nuova e molto più bella, io mi dedico ai controlli che sulle macchine di ogni dimensione spettano al pilota. La pressione dei ruotini è un po’ bassa. Ieri ha piovuto parecchio ma il terreno ha drenato bene. Il supporto della vela è a posto. Il gancio di sicurezza attaccato. I bulloni sono tutti in segnatura, il serbatoio è pieno, i tiranti in ordine. C’è qualche centina della vela un po’ moscia, ma oggi non c’è vento. Temperatura 11 gradi, pressione in aumento. Niente termiche. Visibilità illimitata. Un gran giorno per volare.
Stamattina è un vero lusso. Martedì, giorno lavorativo, tutti a darsi da fare per l’aumento del PIL. Al campo siamo solo io e Lorenzo, ma lui con le macchine e i motori ci guadagna, quindi sta lavorando. Mi siedo nella culletta controllo cinture e casco, apro il carburante,do un occhiata e un urlo “Via dall’elica”, più per disciplina che per necessità. Uno strappo e il motore parte al primo colpo. Lorenzo non si volta nemmeno. Per lui era matematico.

Mi faccio una bella rullata fino a testata pista. La manica a vento non dà segni di vita. Col terreno pesante meglio un decollo frenato. Imballo il motore per provarlo un pò. Lorenzo e lontano, ma sono sicuro che sta scuotendo la testa. La pista è diritta davanti a me. Centosessanta metri di terra battuta. Una freccia marrone verso il cielo azzurro.
Volare mi fa paura, e volare su un deltaplano a motore mi fa paura ancora di più. Sei appeso a un ala di plastica, un motore da tosaerba e 4 o 5 tubi simili a quelli che sostengono il divieto di sosta. Non c’è protezione dal vento e dal rumore, soprattutto dal rumore. Però vi assicuro che ne vale la pena.
Mi ripasso cosa fare nel caso il motore si fermi in decollo. Mi dico per l’ennesima volta che se accadesse me ne dimenticherei sicuramente, do gas fino in fondo, lascio il freno e incomincia il balletto. Non mi preoccupo, tanto l’orologio l’ho perso già ieri e gli occhiali sono sotto il casco. La barra, lentamente, si allontana. Io l’accompagno e nel giro di pochi secondi le vibrazioni si arrestano di colpo. Ho staccato.
Il decollo è la parte più drammatica del volo. Si passa da un mondo all’altro nel giro di secondi e non ti ci abitui mai. Il motore gira bene, richiamo la barra, prendo velocità ed inizio una virata in salita. Senza vento e senza turbolenze mi sembra di scivolare su un binario. Faccio dei lenti e larghi 360. Grazie all’inclinazione quasi impercettibile, mare, montagna e campi mi sfilano davanti senza nessuna deformazione. Il sole è ancora basso e quando la prua punta a Est, mi abbaglia per un attimo. Mi sembra di aver visto degli uccelli a ore tre, guardo di nuovo. Non ho nessuna voglia di frullarne uno, scassare elica e cinghie e scendere a terra in avaria motore. Sono certo che Lorenzo mi farebbe pulire tutto a me prima di mettere mano e la cosa non mi entusiasma.
Ho fatto quasi milleduecento piedi di quota. Qui non potrei volare, è già regno di aerei veri. Ma fortunatamente da queste parti non passa mai nessuno e non riesco ad immaginarmi come potrebbero farmi la multa. Fermo il motore. Silenzio. Non lo faccio spesso ma ora ho quota, efficienza e condizioni meteo che me lo consentono senza rischi. Oltre al fruscio dell’aria sulla vela sento una moto, un clacson, un cane che abbaia e due persone parlare a voce alta. Cerco di individuarle, ma dall’alto la geografia è diversa e non riesco a vederle. Nel corso delle mie larghe virate discendenti mi appare il corso del fiume e il nastro dell’autostrada. Dietro le montagne c’è una servitù militare. Sorvolo interdetto. Qualche anno fa non c’era problema a farci un voletto su. Ora ho paura che mi abbattano con i missili. Le montagne sono azzurre e fredde. Sembra che il mondo sia deserto e silenzioso. Se ne avessi il coraggio chiuderei gli occhi e lascerei andare il delta dove vuole.
Prima di scendere sotto quota di sicurezza do uno strappo al motore per riavviarlo. Una volta, due volte. Niente. Mi incomincio a emozionare all’idea di un atterraggio di emergenza, e guardo il campo per stimare distanza e posizione. Probabilmente dovrei fare almeno un paio di virate per mettermi in sentiero e non sono certo di avere quota sufficiente per arrivarci. Mi sa che se il motore non parte mi tocca atterrare nel cortile di qualcuno. Aspetto un attimo prima di dare il terzo strappo e poi, pensando a Lorenzo, do un colpo secco. Uno sbuffo bianco è l’allegro rumore di falciatrice riprende ad assordarmi. Come amo i motori a scoppio. Dopo poco sono in linea con la pista, tiro leggermente la barra per prendere velocità, tolgo motore e scendo. Quando sono quasi a terra vado in stallo controllato. La macchina sobbalza un paio di volte. Il fatto del motore mi ha un pò scombussolato e ho stallato troppo alto. Quando rullo fino all’hangar e finalmente spengo il motore, Lorenzo che si è goduto tutta la scena, si toglie un attimo la sigaretta di bocca solo per dire: “Che atterraggio di merda”. Bello essere a casa.
Aria è di

Wow! Ricordo quando andai a vedere mio fratello che portava un Cessna, praticamente una vecchia 500 volante. Ricordo quel suo urlo “via dall’elica!”, che ingenuamente, nel rumore del motore in accensione, mi arrivò come un “io do l’elica!”, e subito nella mia mente affiorarono domande tipo: ma chi la vuole? E cosa ci dovrebbe fare? …problemi di una mente bacata come la mia!
Ricordo anche, però, la bellissima sensazione che provai quell’unica volta che salii con lui: il motore assordante nell’orecchio e borbottante sotto di noi, l’elica che girava e, una volta tolti i freni, la corsa saltellante sulla pista, mentre dubitavo che quella carretta potesse riuscire anche a spiccare il volo. Ebbene, la 500 si alzò in volo, virò e sorvolò persone, strade, case, distese di verde e persino il lago…
Sono passati circa 8 anni da quel giorno, nel frattempo ho volato su aerei migliori (non che ci voglia molto, del resto!), ho raggiunto persino l’altra parte del mondo sorvolando i paesaggi più vari… ma non è stato minimamente paragonabile all’emozione provata sul Cessna!
Grazie dfc per avermi fatto ricordare!
Prego cara.
Il delta è biposto. Quando vuoi ti porto a fare un giro
Non me lo dire una seconda volta, potrei accettare!
PS: scusa, ho fatto un po’ di casini con l’indirizzo di posta..
Ah, già che ci sono, come si fa a cambiare l’avatar per metterne uno più personale?
Oddio questo pupazzetto è orrendo!!!
infatti
Hum.. me l’avrai mica messo apposta, nè?! :@
allora non te lo dico
per l’avatar
comunque per l’indirizzo meglio usare questo.
quell’altro è di lavoro, immagino.
Thanks per le info sull’avatar, appena rimedio una fotina degna del posto la metto!
Bè sì, userò questo comunque, considerando che l’altro ora non esiste più. Mi sono felicemente licenziata! E’ stata una bella esperienza, ma ho altri progetti per la mia vita!
accidenti. ci vuole coraggio …, quell’indirizzo non era mica pizza e fichi
Mah, dipende dai punti di vista. Di certo se avessi avuto la paga del dirigente ci avrei pensato un po’ di più nel dare le dimissioni!
Scherzi a parte, era un lavoro che non mi dava molte soddisfazioni, non perchè non ne fossi capace ma perchè mi sembrava di morire professionalmente e personalmente, piuttosto che migliorare. Avendone la possibilità, ho deciso di togliere le distrazioni e di concentrare tutta la mia attenzione sulla strada che ho scelto e che, decisamente, prediligo!
è da sfacciati chiederti, genericamente, quale strada hai scelto?
No, non è da sfacciati, ma mi pare che stiamo monopolizzando i commenti per uno spudorato OT, cosa che mi pare sia “vietata” qui dentro!
La mia mail ce l’hai, se mi fornisci un indirizzo valido ti rispondo in privato!
hai ragione. scusa.
orco giuda ora che la discussione diventava interessante… :-p
Il Comandante dalle mille attività!!!
Mitico!!!
L’hai intitolato aria ed è proprio una sensazione ariosa e di respiro quella che hai evocato!! Grazie, sono stata chiusa in casa tutto il giorno a studiare, mi hai fatto svagare un pò!
Ma uno che non ce l’ha sto aeroplanino come fa? Può fare dei giri pagando poco?
Adoro volare, quand’ero giovane uno dei miei sogni era quello di fare il pilota. Purtroppo è andata diversamente, o forse per fortuna vista la situazione di Alitalia..
Bellissimo articolo!
Anche io sono un pilota di VDS (della domenica), su un modesto Tecnam P92, però le emozioni sono esattamente le stesse, anche con la cabina chiusa.
Ora volo assai poco, ma il tuo stupendo racconto mi ha fatto tornare un po di voglia, e di sana paura ;o)
beh chiamare modesto il P92 mi sembra un po’ riduttivo.
E’ una splendida macchina.
Io ne ho pilotato una versione motorizzata con il 912. Molto soddisfacente.
poi, con un tre assi l’allineamento è più comodo che con l’aquilone
ripubblica pure terra e fuoco e acqua che mi erano piaciuti tanto (e non mi va di andarli a ripescare solo per farti vedere che me li ricordo)
Per vincere la mia paura dell’altezza mi sono fatto a sbafo una 60ina di ore insieme a un pilota di cesna (lui le doveva fare per forza), nelle pause pranzo quando facevo il commesso di giorno e il musico di sera… bei tempi.
HO ancora le vertigini però le controllo… …. non le controllo