Arbitrato Al Posto del Giudice: In Pericolo l’Articolo 18 25


Giunge oggi, in colpevole ritardo, l’attenzione dell’informazione mainstream (( definizione )) sul disegno di legge 1167-B di cui ci siamo occupati su MenteCritica oltre due mesi fa in un articolo dal titolo colorito, ma molto esplicativo: Sotto, Sotto, Mentre Parli del Complotto, Io ti Fotto l’Articolo 18.

Il quotidiano on line che ne parla è La Repubblica, che apre la sua edizione web proprio con questa notizia, anteponendola addirittura alla vuota quanto insipida querelle sulla presentazione delle liste PDL nel Lazio e nella Lombardia.

La cosa è tanto più suggestiva quando si riflette sul fatto che l’articolo di MenteCritica prese spunto proprio da un’intervista di Repubblica a Luciano Gallino che non fu mai pubblicata sul sito di Repubblica e che fu necessario recuperare sulla rassegna stampa della Camera in formato PDF. Chissà per quali oscuri motivi una questione che meritava sicuramente un’attenzione più significativa è stata rispolverata solo oggi quando l’iter legislativo è praticamente concluso e poco o nulla si può fare se non indignarsi a vuoto per l’ennesima volta. Ancora oggi, il nostro approfondimento sulla questione ci appare più completo e documentato dell’articolo di Repubblica. Sperando di non eccedere nella presunzione, vi invitiamo a leggerlo.

Nel merito, sembra evidente chi detiene il potere nel nostro paese, quello reale e non la pallida sicumera del voto, ritiene di avere ancora ampi margini operativi per modificare il rapporto di forze tra imprenditori e prestatori d’opera già profondamente ed irrimediabilmente compromesso dall’introduzione della precarietà mascherata bellamente da flessibilità.

Già nel contratto di assunzione, anche in deroga ai contratti collettivi, potrebbe essere stabilito (con la cosiddetta clausola compromissoria) che in caso di contrasto le parti si affideranno a un arbitro. Strada assai meno garantista per il lavoratore che in un momento di debolezza negoziale (quello dell’assunzione, appunto) finirebbe per essere costretto ad accettare. E il giudizio dell’arbitro sarà impugnabile esclusivamente per vizi procedurali.

Questo un estratto dell’articolo di oggi di Repubblica, ma la questione è più complessa. Citando il nostro pezzo di due mesi fa, in particolare l’opinione di Gallino

In ogni caso, la neo occupata o l´ex disoccupato i quali abbiano rifiutato di firmare all’atto dell’assunzione il suddetto compromesso, e volessero correre il rischio, o permettersi il lusso, di adire al giudice del lavoro perché qualcosa non va nel loro contratto, troveranno un giudice che a loro favore, se il disegno di legge in questione diventa legge, potrà fare ben poco. Questo perché al potenziamento dell’arbitrato fa riscontro il depotenziamento del giudice. Difatti l´art. 32 (commi 1 e 2) del disegno stesso statuisce che esso giudice, a fronte di una controversia di lavoro, deve limitarsi unicamente a stabilire se il contratto tra il datore di lavoro e il lavoratore sia stato stipulato in forma legittima o no. La nuova legge gli vieta espressamente di intervenire in merito a valutazioni tecniche, organizzative e produttive.
In tal modo la possibilità per il giudice di esercitare giustizia, e per il lavoratore di ottenerla, è definitivamente mutilata.

La questione, quindi, riguarda tutti, non solo quelli che aderiscono alla clausola dell’arbitrato.

Nei tardi anni settanta, negli ambienti della sinistra estrema sconvolti dalla degenerazione della lotta armata, circolava un detto molto significativo: Se non ti occupi di politica, la politica si occuperà comunque di te.

I poteri reali di questo  paese (partiti, confindustria, stampa)si occupano di politica nell’indifferenza e nella sostanziale inazione dei cittadini, convinti colpevolmente di godere di garanzie che ormai sopravvivono solo sulla carta e che, fra poco, saranno cancellate anche da lì.