Aprile


Nel film che mi hai fatto vedere hai un vestito blu, i capelli raccolti in due codine corte, le scarpine nere, quelle con occhietti e la fibbia. E corri e ti mangi la manina e qualcuno ti indica la cinepresa e nello sfondo c’è una vecchia porta di una casa di campagna. Ogni tanto un lampo di luce gialla, un fotogramma che salta e i tuoi piccoli occhi, già scuri e profondi, i due semi della donna che sarai.
Il tuo tempo è il mio stesso tempo, i tuoi luoghi sono i miei stessi luoghi, tua madre è la mia stessa madre, la tua lingua è la mia stessa lingua. Siamo nati lontani, ma alla fine, dopo tanto cercare, ci siamo trovati.

E’ domenica pomeriggio. Sei seduta in giardino lontana da me. Hai gli occhi fissi sul tuo tablet, le gambe rannicchiate e combatti una silenziosa battaglia con qualche mostro colorato. Il vento scuote la cima dell’albero e una pioggia di petali di ciliegio ci avvolge. In pochi giorni di quei piccoli fiori bianchi non sono rimasti che leggeri frammenti dispersi e lontani.
Tu alzi gli occhi, mi guardi e sorridi. Poi torni a combattere i tuoi nemici. Io cerco di fissare questo momento in una cella precisa della mia memoria e di bruciare i connettori in modo che non si possa cancellare mai più.
Mai come ora, mai come ora, giuro, ho paura di morire.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi. Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.